Valanghe: il bollettino nivo-meteo non basta per stare tranquilli

3 marzo 2010

Un articolo tratto dal Salvagente -  www.ilsalvagente.it

L’intera rivista è scaricabile, ad 1,00 €, cliccando qui > http://www.ilsalvagente.it/NegozioVetrina.jsp?idFamiglia=2

Quali sono gli accorgimenti fondamentali per affrontare in modo più responsabile la montagna innevata?

Abbiamo girato la domanda all’Aineva, l’agenzia interregionale che si occupa di prevenzione
e informazione sulle valanghe. E dal responsabile tecnico nazionale, Igor Chiambretti, riceviamo subito una descrizione della fenomenologia delle slavine più complessa dell’idea che i profani solitamente se ne fanno.

Info > http://www.aineva.it/

“I fattori che determinano le valanghe sono molteplici”, ci spiega Chiambretti. “L’ingrediente base è la pendenza: si verificano su versanti di inclinazione superiore ai 30-35°.Ma non è solo la nuova neve (più di 20 cm) accompagnata da un rialzo delle temperature a causarle.Anche temperature molto basse possono nascondere insidie se, per esempio, ci sono strati di brina di profondità o di superficie (cioè strati sui quali la nuova neve scivola via, ndr)”.

La prima cosa da fare prima di avventurarsi fuori pista dunque,è consultare il bollettino nivo-meteo (si accede a quelli di tutta Italia dal sito dell’Aineva). Ma il bollettino non garantisce l’affidabilità totale. Anche ai primi 2 gradi (che corrispondono al minor rischio sulla scala internazionale a 5) le valanghe sono tutt’altro che impossibili (ben 25% dei casi registrati in condizioni di grado 2).

Sul rischio pesano sempre anche elementi valutabili solo in loco e al momento, come per esempio gli accumuli di neve portata dal vento o l’andamento della temperatura. Il bollettino dunque va letto attentamente e integrato con l’esperienza e l’osservazione sul luogo: se non si è accompagnati da chi ne sa di più o non si è frequentato un corso sulle valanghe (tutte le sezioni
del Cai ne organizzano per soci e non soci), è meglio evitare di avventurarsi fuori pista. “Anche per chi crede di capirne qualcosa – mette in guardia Chiambretti – il rischio è di cedere a fattori, come l’euforia, la competitività o la familiarità coi luoghi, che portano a sottovalutare il pericolo”.

Ed è al corso che si approfondiranno i comportamenti per minimizzare i rischi. “Tenendo conto che il90% delle valanghe è provocato dalle stesse persone travolte, uno dei comportamenti più importanti è mantenere una buona distanza di sicurezza tra i membri della comitiva”, ci spiega Chiambretti. “In questo modo si evita di sovraccaricare il manto nevoso e ci sono più possibilità,
in caso di slavina, che qualcuno del gruppo resti illeso e possa prestare soccorso agli altri. Altro punto fondamentale: se si sente quel suono tipo ‘whaaam!’, che indica un vuoto sotto la neve che si sta calpestando, non indugiare e togliersi immediatamente da lì”.

Essenziale per la sicurezza sulla montagna innevata è, infine, avere la capacità e i mezzi per l’autosoccorso, ossia per trovare i compagni di gita sepolti dalla neve e tirarli fuori: “Le possibilità di estrarre viva una persona travolta calano dall’80% dei primi 15 minuti dal travolgimento
al 20% di quelli immediatamente successivi: non si può aspettare il soccorso. Chi si avventura fuori pista deve dotarsi di un trasmettitore Arva per trovare o essere trovato nella neve, della sonda (un lungo paletto pieghevole, ndr) per individuare il travolto e della pala per estrarlo rapidamente. Si tratta di materiali che in alcune regioni è sempre obbligatorio portare con sé quando si abbandonano i tracciati. Ma soprattutto bisogna saperli usare, il che significa anche
esercitarsi con regolarità nella ricerca”.

Fonte: www.ilsalvagente.it


In diretta dalla Luna

23 giugno 2009

Potete seguire adesso, in tempo reale, presso questa pagina della NASA, le immagini trasmesse dalla sonda lunare LCROSS mentre effettua uno swingby: si avvicina alla Luna per poi allontanarsi e “prendere la rincorsa” per il suo impatto previsto per ottobre. L’immagine a sinistra è trasmessa in diretta dalla sonda, a oltre 360.000 km dalla Terra; quella a destra è un’animazione basata sulla telemetria reale del veicolo. C’è anche un buffo feed di Twitter in cui la sonda “parla” in prima persona.

Nel frattempo, la sonda LRO lanciata contemporaneamente è entrata correttamente in orbita intorno alla Luna. Manterrà quest’orbita provvisoria per circa 60 giorni, mentre da Terra vengono attivati e collaudati tutti i suoi strumenti, e poi riaccenderà i motori per raggiungere l’orbita definitiva a 50 chilometri d’altezza sopra la Luna, dove resterà per circa un anno.

Fonte > http://attivissimo.blogspot.com


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