Alieni si portano via la mente di Voyager, poi la restituiscono

28 maggio 2010

di Paolo Attivissimo (che non è Paoblog)
I commenti sono graditi, ma se vuoi contattare Paolo Attivissimo, è inutile che scrivi qui; clicca sul link in calce al post e troverai i riferimenti necessari.

La sonda spaziale Voyager 2, in viaggio da 33 anni e ora a circa 14 miliardi di chilometri dalla Terra, oltre il pianeta più lontano del nostro sistema solare, dal 22 aprile scorso ha iniziato a trasmettere segnali alterati perché è stata sabotata dagli alieni, che stanno cercando di rispondere ai messaggi di benvenuto registrati a bordo del veicolo. Così dice un “esperto”, Hartwig Hausdorf.

Esperto di cosa? Di progettazione di sonde interplanetarie, penserete. Perché se uno ha un problema di denti chiede consulto a un dentista, se l’automobile non va ci si rivolge a un meccanico e quindi se c’è un problema con una sonda spaziale si chiede il parere di uno che mastica pane e telemetria siderale. Ovvio.

Tuttavia il Bild, La Stampa e Tiscali, oltre a vari media in altre lingue (per esempio il Telegraph inglese) e l’immancabile trasmissione televisiva Voyager della Rai (video qui), la pensano diversamente e propongono infatti il suddetto Hartwig Hausdorf. Che è un esperto, sì, ma di UFO: un dettaglio che per esempio Corrispondenti.net dimentica di precisare. E gli regalano un bel po’ di pubblicità, citando dettagliatamente il titolo del suo ultimo libro.

I fatti sono ben diversi, e per capirli sarebbe stato sufficiente informarsi presso le persone realmente competenti. Il sito della NASA dedicato alle sonde Voyager spiega esattamente come sono andate le cose. Il sistema di bordo che si occupa della formattazione dei dati scientifici ha avuto un problema: un singolo bit nella memoria del computer di bordo ha cambiato valore per errore e ha scombinato i dati scientifici. Cose che càpitano, considerato che il computer risale a 33 anni fa e non è mai stato portato in assistenza.

Il 20 maggio il bit è stato riportato al suo valore originale grazie a una serie di comandi inviati via radio da Terra. Tenete presente che il segnale radio ci mette, alla velocità della luce, tredici ore per arrivare a destinazione; eventuali reazioni a bordo ci mettono altre tredici ore per essere ritrasmesse a Terra.

Immaginate di dover fare manutenzione remota a un computer che ci mette ventisei ore a rispondere, sapendo che se sbagliate qualcosa non potete andare sul posto a sistemarlo: queste sono le condizioni in cui lavorano i tecnici del Jet Propulsion Laboratory della NASA, che da oltre trent’anni segue l’odissea della sonda Voyager 2 e della sua gemella Voyager 1. Quindi non lamentatevi della latenza della vostra linea ADSL.

Tre giorni dopo, il 23 maggio, si è avuta la conferma che l’intervento aveva avuto successo e la sonda ha ripreso a inviarci dati scientifici correttamente formattati.

Niente alieni calvi dalle gambe mozzafiato, dunque, ma soltanto un normale problema tecnico risolto dall’intelletto umano. Quello che storie pseudoufologiche come questa vogliono sempre sminuire, attribuendo ogni evento agli extraterrestri, come se noi fossimo tutti mentecatti.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com

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Valanghe: il bollettino nivo-meteo non basta per stare tranquilli

3 marzo 2010

Un articolo tratto dal Salvagente -  www.ilsalvagente.it

L’intera rivista è scaricabile, ad 1,00 €, cliccando qui > http://www.ilsalvagente.it/NegozioVetrina.jsp?idFamiglia=2

Quali sono gli accorgimenti fondamentali per affrontare in modo più responsabile la montagna innevata?

Abbiamo girato la domanda all’Aineva, l’agenzia interregionale che si occupa di prevenzione
e informazione sulle valanghe. E dal responsabile tecnico nazionale, Igor Chiambretti, riceviamo subito una descrizione della fenomenologia delle slavine più complessa dell’idea che i profani solitamente se ne fanno.

Info > http://www.aineva.it/

“I fattori che determinano le valanghe sono molteplici”, ci spiega Chiambretti. “L’ingrediente base è la pendenza: si verificano su versanti di inclinazione superiore ai 30-35°.Ma non è solo la nuova neve (più di 20 cm) accompagnata da un rialzo delle temperature a causarle.Anche temperature molto basse possono nascondere insidie se, per esempio, ci sono strati di brina di profondità o di superficie (cioè strati sui quali la nuova neve scivola via, ndr)”.

La prima cosa da fare prima di avventurarsi fuori pista dunque,è consultare il bollettino nivo-meteo (si accede a quelli di tutta Italia dal sito dell’Aineva). Ma il bollettino non garantisce l’affidabilità totale. Anche ai primi 2 gradi (che corrispondono al minor rischio sulla scala internazionale a 5) le valanghe sono tutt’altro che impossibili (ben 25% dei casi registrati in condizioni di grado 2).

Sul rischio pesano sempre anche elementi valutabili solo in loco e al momento, come per esempio gli accumuli di neve portata dal vento o l’andamento della temperatura. Il bollettino dunque va letto attentamente e integrato con l’esperienza e l’osservazione sul luogo: se non si è accompagnati da chi ne sa di più o non si è frequentato un corso sulle valanghe (tutte le sezioni
del Cai ne organizzano per soci e non soci), è meglio evitare di avventurarsi fuori pista. “Anche per chi crede di capirne qualcosa – mette in guardia Chiambretti – il rischio è di cedere a fattori, come l’euforia, la competitività o la familiarità coi luoghi, che portano a sottovalutare il pericolo”.

Ed è al corso che si approfondiranno i comportamenti per minimizzare i rischi. “Tenendo conto che il90% delle valanghe è provocato dalle stesse persone travolte, uno dei comportamenti più importanti è mantenere una buona distanza di sicurezza tra i membri della comitiva”, ci spiega Chiambretti. “In questo modo si evita di sovraccaricare il manto nevoso e ci sono più possibilità,
in caso di slavina, che qualcuno del gruppo resti illeso e possa prestare soccorso agli altri. Altro punto fondamentale: se si sente quel suono tipo ‘whaaam!’, che indica un vuoto sotto la neve che si sta calpestando, non indugiare e togliersi immediatamente da lì”.

Essenziale per la sicurezza sulla montagna innevata è, infine, avere la capacità e i mezzi per l’autosoccorso, ossia per trovare i compagni di gita sepolti dalla neve e tirarli fuori: “Le possibilità di estrarre viva una persona travolta calano dall’80% dei primi 15 minuti dal travolgimento
al 20% di quelli immediatamente successivi: non si può aspettare il soccorso. Chi si avventura fuori pista deve dotarsi di un trasmettitore Arva per trovare o essere trovato nella neve, della sonda (un lungo paletto pieghevole, ndr) per individuare il travolto e della pala per estrarlo rapidamente. Si tratta di materiali che in alcune regioni è sempre obbligatorio portare con sé quando si abbandonano i tracciati. Ma soprattutto bisogna saperli usare, il che significa anche
esercitarsi con regolarità nella ricerca”.

Fonte: www.ilsalvagente.it


In diretta dalla Luna

23 giugno 2009

Potete seguire adesso, in tempo reale, presso questa pagina della NASA, le immagini trasmesse dalla sonda lunare LCROSS mentre effettua uno swingby: si avvicina alla Luna per poi allontanarsi e “prendere la rincorsa” per il suo impatto previsto per ottobre. L’immagine a sinistra è trasmessa in diretta dalla sonda, a oltre 360.000 km dalla Terra; quella a destra è un’animazione basata sulla telemetria reale del veicolo. C’è anche un buffo feed di Twitter in cui la sonda “parla” in prima persona.

Nel frattempo, la sonda LRO lanciata contemporaneamente è entrata correttamente in orbita intorno alla Luna. Manterrà quest’orbita provvisoria per circa 60 giorni, mentre da Terra vengono attivati e collaudati tutti i suoi strumenti, e poi riaccenderà i motori per raggiungere l’orbita definitiva a 50 chilometri d’altezza sopra la Luna, dove resterà per circa un anno.

Fonte > http://attivissimo.blogspot.com


Sonda spaziale che fotograferà i luoghi degli allunaggi

19 giugno 2009

E’ partito con successo poche ore fa da Cape Canaveral il veicolo spaziale automatico LRO/LCROSS, che renderà difficile la vita a chi insiste a credere che gli sbarchi lunari degli astronauti furono falsificati in studio. Come bonus, la missione schianterà sulla Luna ad altissima velocità uno stadio del veicolo di lancio, producendo un enorme pennacchio di polvere che sarà visibile dalla Terra. Per ragioni scientifiche, certo, ma questa è comunque scienza col botto, in stile Mythbusters.

La missione della NASA è infatti duplice: il razzo Atlas Centaur lanciato ieri (alle 23:32 ora italiana) trasporta due sonde distinte. Una, la LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter), arriverà sulla Luna fra tre giorni (arriverà martedì, nella migliore tradizione di Star Trek) e verrà collocata in un’orbita polare intorno al nostro satellite naturale, a 50 chilometri d’altezza.

Da lì eseguirà una serie di rilievi termici, altimetrici e fotografici di alta precisione per creare una mappa precisa del suolo lunare e cercare eventuali tracce d’acqua e luoghi ottimali per i futuri allunaggi umani, soprattutto ai poli della Luna, oggi poco conosciuti, dove si spera di identificare zone permanentemente illuminate e zone permanentemente in ombra, utili per le missioni successive.

Interessante, ma c’è di più: LRO è la prima sonda lunare che volerà abbastanza bassa, ed avrà una fotocamera sufficientemente potente, da poter fotografare i luoghi dove sbarcarono gli astronauti delle missioni Apollo con dettaglio sufficiente a mostrare le tracce degli sbarchi. La LROC (Lunar Reconnaissance Orbiter Camera) è infatti in grado di risolvere oggetti fino a un metro di dimensioni, per cui nelle sue foto saranno ben visibili i veicoli lunari e specialmente le loro lunghe ombre nel mattino e nel tramonto selenico. Questo dovrebbe rendere un po’ più difficile la vita di coloro che sostengono che non siamo mai andati sulla Luna, anche se sicuramente la loro fervida fantasia s’inventerà qualche scusa.

Peccato che le prime foto di questo genere non arriveranno in tempo per il quarantennale del primo sbarco umano del 20 luglio 1969; sarebbe stato un bel modo di celebrare l’evento. Ma arriveranno. Il sito dedicato a questa parte della missione, con foto e video esplicativi, è http://lro.gsfc.nasa.gov. La fotocamera LROC ha anche un sito tutto suo (http://lroc.sese.asu.edu).

Ancora non basta: la seconda sonda, LCROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Spacecraft), inseguirà il secondo stadio del missile di lancio durante il suo schianto sul suolo lunare. L’impatto di questo secondo stadio, previsto fra circa tre mesi (l’8 ottobre), solleverà una nube di polvere e detriti che sarà visibile da Terra con qualunque buon telescopio (ne basta uno da 25-30 cm) e potrà essere alta fino a 50 chilometri. Spettacolare, ma anche utile: l’impatto è il modo più efficiente per scavare un buco nel suolo lunare ed analizzarne il contenuto alla ricerca di ghiaccio d’acqua. Quattro minuti dopo, la sonda LCROSS volerà attraverso la nube, analizzandola in tempo reale prima di schiantarsi anch’essa. Il sito di questa parte della missione è http://lcross.arc.nasa.gov.

La cosa bella delle missioni spaziali moderne è che grazie a Internet non siamo più costretti a dipendere dai capricci dei palinsesti televisivi, che magari preferiscono dedicarsi all’esplorazione dei rilievi della starlette di turno o propinarci l’ennesima acrobazia politica invece di festeggiare questi successi dell’ingegno umano. Il lancio è stato infatti trasmesso in streaming ieri sera da Spaceflightnow.com e la NASA offre blog, Facebook e Twitter aggiornati in tempo reale; tutte le immagini e i dati saranno pubblicati su Internet, e c’è una campagna osservativa internazionale online per le migliori immagini della nube di polvere.

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com


Per ADNKronos la Luna è abitata

15 giugno 2009

Oggi ho trovato questa divertente notizia  su http://attivissimo.blogspot.com
Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di Luca Canteri, citato con il suo permesso, e grazie alle segnalazioni di numerosi lettori. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Finalmente nero su bianco la notizia che tanti ufologi aspettavano: l’ammissione che gli alieni esistono e sono sulla nostra porta di casa, sulla Luna. E saranno pure un po’ seccati che facciamo piovere satelliti sulle loro teste.

Adnkronos infatti scrive che la sonda spaziale giapponese Kaguya, partita per la Luna a settembre del 2007, si è schiantata al termine della propria missione, ma per fortuna lo ha fatto “in un’area disabitata”. Perché, sulla Luna ci sono anche zone abitate?

Non paga di questa perla, Adnkronos aggiunge anche che “Gli strumenti della sonda hanno scoperto che l’ultima eruzione di magma vulcanico nei ‘mari lunari’ prima di quanto si ritenesse. E’ accaduto 2,5 miliardi di anni fa e non 3 come gli scienziati avevano ipotizzato.” A parte lo sprazzo d’ermetismo ungarettiano nell’omettere il verbo nella prima frase, se l’ultima eruzione è avvenuta 2,5 miliardi di anni fa anziché 3, vuol dire che è avvenuta dopo, non “prima di quanto si ritenesse”.

Ci sarebbe anche da dire qualcosa sull’occhiello “Riscritta la toponomastica del luogo”. La toponomastica si occupa dei nomi dei luoghi, che però Kaguya s’è ben guardata dal cambiare. Non è andata in giro per la Luna a modificare i nomi dei crateri e dei monti. Non dovremo ristampare tutte le mappe seleniche. Kaguya aveva a bordo un sensore altimetrico che ha eseguito dettagliatissimi rilievi della superficie della Luna, per cui la parola che sfugge all’estensore dell’articolo di Adnkronos come un’anguilla insaponata vorrebbe sfuggire a Valeria Marini è semmai topografia.

E’ troppo chiedere che le notizie scientifiche vengano scritte da qualcuno che abbia una vaga conoscenza dell’argomento? Non pretendo che sappia risolvere equazioni di terzo grado usando gli stuzzicadenti, ma che almeno conosca il concetto di “prima” e “dopo” e sappia che la Luna non è abitata.

O almeno questo è quello che vogliono farci credere.


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