Basta conigli in gabbia; guarda il video e firma la petizione

22 ottobre 2014

Il benessere animale consiste nell’assicurare lo “stare bene del singolo animale” dal punto di vista dell’animale stesso. Include la salute dell’animale e comprende sia il suo stato psicologico che quello fisico.

Il benessere dell’animale può essere descritto come buono o elevato se l’animale sta bene, è sano e libero da sofferenza.  Per dirla con altre parole, gli animali sono sani e hanno quello di cui hanno bisogno.

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Leggo sul sito di CIFW Italia che in Belgio sono riusciti a modificare in meglio gli allevamenti di conigli, il che vuol dire che la cosa è fattibile.

Anche volendo fregarsene delle condizioni degli animali, resta il fatto che animali stressati, imbottiti di farmaci, cresciuti in maniera forzata, non daranno un prodotto sano e di qualità.

Ed infatti i conigli ruspanti costano molto di più, ma hanno una resa qualitativa decisamente superiore. Meglio mangiare meno, ma mangiare meglio, e nel contempo far vivere meglio l’animale.

In Belgio, in seguito alla pressione dell’opinione pubblica e in Germania , su iniziativa di una importante catena della grande distribuzione, sono stati sviluppati dei sistemi di allevamento alternativi che garantiscono almeno una parte dei bisogni comportamentali dei conigli, assicurando condizioni sicuramente migliori di quelle delle gabbie di batteria.

Questi sistemi, che ospitano i conigli in recinti invece che in gabbie, consentono agli animali di esprimere buona parte dei loro comportamenti naturali, come saltare, balzare, nascondersi e riposare distesi lateralmente, grazie anche ad elementi come tubi e piattaforme che servono da arricchimento ambientale.

Anche lo spazio a disposizione di ogni animale è molto maggiore rispetto alle gabbie. In queste condizioni più rispettose del loro benessere, i conigli non sono sottoposti a profilassi antibiotica e vengono curati solo se si ammalano.

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La nuova campagna di CIWF International, End the Cage Age. Animali in gabbia. È ora di dire basta vuole porre fine all’uso delle gabbie nella zootecnia in tutta Europa.

A partire dai conigli.

L’Italia è il primo produttore di carne di coniglio in Europa e il secondo a livello mondiale. Secondo FAOstat nel nostro Paese vengono macellati approssimativamente 175 milioni di conigli macellati ogni anno.

Circa il 99% di questi animali viene allevato in gabbie di batteria: un metodo crudele e primitivo che priva l’animale della sua libertà e della possibilità di esprire qualsiasi comportamento naturale.

I conigli sono animali sociali che, in condizioni naturali, vivono in gruppi, scavano tane per nascondersi e allevare i loro piccoli. Si muovono per lo più correndo o facendo balzi che possono arrivare fino ad 1 metro di altezza.

Sfortunatamente, l’allevamento intensivo li confina in gabbie spoglie e squallide, dove milioni di animali vedono la loro breve vita consumarsi in spazi inferiori ad un foglio A4.

Nell’estate di quest’anno i nostri video-operatori hanno visitato alcuni allevamenti di conigli in Italia, scelti a caso. CIWF ritiene che essi siano tristemente rappresentativi della situazione del nostro Paese.

In tutti gli allevamenti venivano utilizzate solo gabbie di batteria con pavimentazione in rete metallica: nessun arricchimento, ovvero nessun oggetto o adattamento degli spazi in grado di consentire ai conigli di esprimere i propri comportamenti naturali.

Alcune fattrici (madri dei conigli) partorivano, a causa della selezione genetica, più conigli di quanti ne potessero fisicamente allattare. Per questo i coniglietti in “eccesso” – in alcuni casi fino a 6 in una nidiata di 16 – venivano abbattuti. 

I capannoni erano sporchi, malsani, pieni di mosche: la sopravvivenza degli animali dipendeva dall’uso preventivo di farmaci – un allevamento ha dichiarato di spendere €25,000 all’anno solo per antibiotici e farmaci.

Nonostante questo, la maggior parte dei conigli avevano infezioni agli occhi, oltre ad infezioni della pelle. Alcuni conigli tenevano la testa sempre inclinata su un lato per le infezioni alle orecchie.

Tutta una vita trascorsa in gabbia di batteria in condizioni indegne.

La gabbia è la peggiore pratica d’allevamento ed è lo strumento che più di ogni altro caratterizza i sistemi intensivi di produzione. Non consumando carne proveniente da allevamenti di conigli in gabbia e dicendo basta all’uso delle gabbie, cambierai milioni di vite.

Unisciti a noi e chiedi al Parlamento Europeo e ai 28 Ministri dell’Agricoltura degli Stati Membri di introdurre una legislazione che vieti l’uso delle gabbie per l’allevamento dei conigli. Firma subito!

 


L’obbligo di gomme invernali scade ora che fa freddo. Si può continuare a usarle, ma…

16 aprile 2014

gomme invernaliPer quanto mi riguarda le invernali le ho tolte a metà marzo, quando la temperatura ha cominciato a stabilizzarsi sui 15 gradi, con punte pomeridiane di 20-22 °C.

In anticipo, certo, rispetto agli obblighi di legge, contando sul fatto che da quando monto le invernali non ho mai avuto (e visto) un controllo in tal senso da parte delle F.d.O. e, soprattutto, confidando nel buonsenso degli agenti (che spesso non c’è) nel caso il controllo fosse fatto in giornate da 20 gradi e più.

In ogni caso la foto inclusa nell’articolo di Caprino la dice lunga sull’allungamento degli spazi di frenata quando fa caldo e si montano le invernali; le norme non possono coprire tutte le situazioni, per cui fra un improbabile controllo (e sanzione) ed un abbassamento della sicurezza, preferisco la prima opzione.

Resta il fatto che c’è disinformazione, visto che questa mattina in radio, citando La Stampa, parlavano di obbligo di smontaggio delle invernali, pena una multa. Se non fosse che come spiegava tempo fa Caprino: non esiste alcun divieto di utilizzare le gomme invernali “fuori stagione”. Tanto che finora sono state fatte campagne di sensibilizzazione per spiegare alla gente che usarle col caldo provoca una maggiore usura e peggiora le prestazioni: sono gli unici argomenti validi, perché multe non ce ne sono. Dunque, la Motorizzazione dice di tollerare fino al 15 maggio una pratica che non si potrebbe punire nemmeno il 15 agosto.

E questa a è una puntualizzazione, non certo un invito a tenere le invernali anche quando fa caldo, cosa che fa solo danni, all’automobilista che risparmia lo smontaggio ed in cambio consuma prima le gomme ed abbassa il livello di sicurezza, cosa questa che è un controsenso, dato che le invernali le monti proprio per aumentare la sicurezza.

di Maurizio Caprino

Da oggi torna ad essere legale circolare con le sole gomme estive sui tanti tratti stradali in lui ente proprietario impone gomme invernali o catene a bordo: usciamo dal periodo per il quale la direttiva ministeriale in materia presume che faccia freddo.

Ma il meteo non ubbidisce alle norme e così proprio da oggi ha deciso che debba tornare a fare freddo, dopo un mese abbondante in cui buona parte d’Italia viaggiava di giorno sui 20 gradi e più.

Cioè proprio sulle temperature alle quali le gomme invernali aggiungono al loro difetto di tutto l’anno (la minor sensibilità di guida) la maggior usura e la peggior frenata:

Confronto-spazio-frenata

Nell’impossibilità di fare monta-e-smonta come se fossimo in un rally, un compromesso decente è rimettere le estive quando si vede che le temperature si alzano con una certa stabilità, tenendo le catene nel bagagliaio (per chi le ha e sa davvero come montarle perché si è allenato a farlo).

In ogni caso, va chiarito che da domani non scatta alcun divieto di circolare con gomme invernali. Nemmeno per chi le ha con un codice di velocità inferiore a quello riportato sulla carta di circolazione: una recente circolare ministeriale, per quanto criptica, ha autorizzato la circolazione fino al 15 maggio anche in questi casi prima soggetti al divieto.

Dunque, diffidate da alcune mail e annunci pubblicitari che giocano sull’equivoco, facendo capire che scatta un divieto: potete circolare comunque, nella peggiore delle ipotesi, per almeno un mese. Fermo restando che, se farà caldo, sicurezza ed economia consigliano di rimettere le estive.


Il traffico di Natale e la distanza di sicurezza

22 dicembre 2013

di Maurizio Caprino

Con l’esodo di Natale si rivede tanto traffico anche in autostrada, dopo un autunno che ha confermato la “bonaccia” dovuta alla crisi. Dunque, in questi giorni molti italiani tornano a rivedere carreggiate piene di veicoli, un incubo normalmente riservato solo ai pendolari delle metropoli.

E si sentono raccomandare di mantenere la distanza di sicurezza. Raccomandazione giustissima, per carità. Ma assolutamente impraticabile quando c’è traffico: si bloccherebbe tutto.

Infatti, per viaggiare davvero sicuri, dovremmo lasciare tra noi e il veicolo che ci precede un tempo di 5- secondi, che è quello mediamente necessario per arrestarsi partendo dai 130 km/h. Solo così saremmo certi di poterci fermare in tempo nel caso in cui chi ci precede sbatta improvvisamente contro un altro veicolo o un ostacolo che lo fa schiantare sul posto.

distanza_sicurezza

Ma ora provate a immaginare un’autostrada con un flusso di traffico così diluito: molti resterebbero fuori a guardare, esclusi da questo esasperato “effetto contagocce”. Un po’ come quando c’è nebbia in un aeroporto: i controllori di volo aumentano i tempi tra il movimento di un aereo e quello del successivo (le cosiddette “separazioni”) e così cominciano ad accumularsi pesanti ritardi.

Certo, abbiamo descritto la situazione peggiore, quella del maggior rischio possibile, che spesso è solo teorico: di fatto, può verificarsi senza che chi viene da dietro se ne accorga solo nei casi in cui qualcosa di pesante piomba improvvisamente sulla carreggiata (accade soprattutto quando un veicolo sfonda lo spartitraffico).

Così si accetta una buona parte del rischio (quella considerata poco probabile) e si ritiene sufficiente mantenere una distanza equivalente al tempo di reazione. Il principio è semplice: se succede qualcosa, il guidatore davanti frenerà prima lui e io dovrò solo essere pronto a fare altrettanto.

Questa prontezza si concretizza in un tempo di reazione che varia molto da persona a persona e può essere influenzato anche da problemi temporanei (stanchezza, condizioni di visibilità, caratteristiche del veicolo eccetera). Convenzionalmente si indica un tempo di reazione di un secondo.

Tradotto nel nostro viaggio, in mancanza di strumenti e dispositivi di bordo che indichino la distanza o la mantengano in automatico (come i rari cruise control attivi, gli Acc), significa tenere sott’occhio chi ci precede, individuare il momento in cui passa in corrispondenza di un punti di riferimento (un segnale, un’ombra, un cavalcavia eccetera) e subito mettersi a contare lentamente: “uno, due”. Solo dopo il “due” dovrete arrivare voi a traguardare quello stesso punto di riferimento.

Se provate a farlo in mezzo al traffico, anche tralasciando il fatto che rischiate di distrarvi rispetto a tutto il resto cui invece dovreste badare per guidare sicuri, scoprite che riuscirci è una pia illusione: tutti viaggiano più attaccati di quanto questo conteggio suggerisca.

Non solo nei “rodei” che si vedono in Italia (pure quando c’è il Tutor, che non mi pare abbia influito molto sul mantenimento della distanza di sicurezza), ma pure in Paesi generalmente più disciplinati, come Svizzera e Germania.

D’altra parte, quando c’è traffico, l’istinto suggerisce a tutti di serrarsi, il che aumenta anche la capacità teorica della strada, proprio quella capacità di smaltire i flussi veicolari di cui c’è tanto bisogno in momenti del genere. Quindi, la raccomandazione sulla distanza di sicurezza diventa pura ipocrisia.

La verità vera è che il problema non è risolvibile. Cerchiamo almeno di limitarlo, guardando il più possibile ben più in là rispetto al veicolo che ci precede, in modo da anticipare le eventuali frenate che il flusso di traffico richiederà.

Il tutto sperando di non avere davanti un furgone, un monovolume, un suv o un crossover, che non la loro altezza (e spesso larghezza) “fuori catalogo” fanno muro rispetto alla vista di chi guida un’auto normale.

Ps: qualcuno obietterà che marciare serrati comporta lo stesso la formazione di una coda anche al minimo rallentamento, perché il distanziamento insufficiente induce chi segue a frenare più del necessario e così il numero X della sequenza frenerà fino a fermarsi, bloccando tutti quelli dietro.

Come sapete, poi ci vuole almento qualche secondo per poter ripartire. Tutto vero. Però sono peggiori le code che si creerebbero in entrata per i veicoli che non riescono a inserirsi in un teorico flusso dove le distanze venissero rispettate rigidamente


Test gomme invernali – Risultati ottimi, ma non è tutta la verità

28 ottobre 2013

Le gomme invernali aiutano, ma non risolvono, ma questa affermazione non deve essere intesa come una limitazione delle invernali, anzi; intendo dire che se non si adatta lo stile di guida alle condizioni della strada (e meteo), neanche le gomme invernali vi tireranno fuori da situazioni pericolose nelle quali vi siete andati a ficcare da soli.

Esp, Abs, gomme, tutto inutile se non usate anche il buonsenso. Buonsenso la cui mancanza la si nota anche partendo dalle piccole cose.

E’ assolutamente necessario avere l’occhio lungo per cercare di leggere al meglio sia il traffico sia le mosse degli altri automobilisti. Invernali si, invernali no, la frenata brusca non è mai un affare se guidi su un fondo insidioso.

E sarebbe il caso (e non solo in questo caso) di evitare le distrazioni (vedi alla voce: cellulare, gazzetta appoggiata sul volante, trucco per le donne ed il girarsi a guardare il pupo sul sedile posteriore, regolarmente allacciato nel seggiolino, mi auguro.)

In seconda battuta, ricordiamoci che noi abbiamo le invernali, gli altri non è detto, il che può portare a situazioni pericolose (evitabili se l’altro usa il buonsenso).

Articoli correlati:  Le gomme invernali – Le regole per guidare in sicurezza in inverno Emergenza Gelo -  Il ghiaccio vetrone ovvero il Rischio gelicidio E ricordiamoci che le Gomme invernali aiutano, ma non risolvono.

° ° °

Un articolo di Maurizio Caprino

Un bombardamento di articoli e pubblicità. Anche quest’anno l’inizio della brutta stagione è segnato dal gran battage mediatico sulle gomme invernali. Stabilizzatisi in qualche modo gli aspetti giuridici dell’obbligo di montarle (come alternativa più comoda e fattibile rispetto al portarsi le catene a bordo), si punta soprattutto a mostrare le virtù del prodotto.

Che ci sono tutte, per carità. Ma a volte le si esagera, creando nel guidatore medio aspettative pericolose.

Questo potrebbe essere accaduto nei test svolti da Assogomma al Passo dello Stelvio. La prova più importante è stata la prova di frenata comparata fra le gomme invernali, quelle estive e alcuni “ibridi sperimentali” che incrociano le caratteristiche dei primi due tipi (mescola estiva con disegno dei tasselli invernale – con le lamelle – e viceversa). Assogomma ha fornito solo una media delle rilevazioni effettuate..

Sembra che alla base di tutto ci sia la variabilità delle temperature e delle altre condizioni climatiche durante le giornate dei test, che ha portato a far cambiare anche il fondo stradale (da semplice bagnato a innevato, con tutte le possibili sfumature intermedie).

Peccato “annegare” tutta questa variabilità riassumendola in semplici medie. Perché, in fondo, è la stessa variabilità che tutti noi troviamo sulle strade d’inverno. Avere i risultati dei test nei dettagli avrebbe potuto farci capire proprio che cosa cambia se la temperatura sale o scende, se la neve si sta sciogliendo o se sta ghiacciando eccetera.

Trovo che potesse essere un’ottima occasione per spiegare agli automobilisti a cosa vanno incontro. Oggi che le gomme sono prodotti sempre più sofisticati e specialistici, sulle nostre vetture si riproduce (in piccolo, ovviamente) quello che si vede sulle vetture da corsa: il meteo può esaltare o stroncare il tipo di gomma che il pilota e i suoi ingegneri avevano scelto prima della partenza. Con la grande differenza che l’automobilista normale non può fermarsi ai box a far cambiare le gomme ogniqualvolta cambi il tempo.

Dunque, bisogna sapere che il comportamento di ogni modello di pneumatico varia secondo le condizioni del tempo e dell’asfalto. Solo così si può avere una guida davvero responsabile.

Visto che la maggior parte della gente ignora tutto questo, era il caso di spiegarglielo.

Invece si è preferito fornire dati medi, utili solo a confermare ciò che agli automobilisti si racconta da tempo. E cioè che con le gomme invernali va sempre tutto bene.

Certo, in fondo questo è un po’ il mestiere di Assogomma. Ma così si creano aspettative eccessive nella gente. Che penserà di poter risolvere di colpo qualsiasi problema di aderenza legato alla stagione semplicemente facendo montare le gomme invernali.

Si creerà così la convinzione che per guidare in tutta sicurezza basti solo questo. Come vent’anni fa ci si riteneva immortali per il solo fatto di avere l’airbag, si pensava che con l’Abs scomparissero i tamponamenti eccetera.

Succede sempre, quando per ignoranza, pigrizia o senso pericoloso per la sfida si delega la propria sicurezza in auto solo ai nuovi ritrovati della scienza e della tecnica. Tra cui le gomme invernali.


Storie, sentimenti, memoria…

3 ottobre 2013

Ho ricevuto una mail con la quale mi si chiedeva visibilità sul Blog per il Progetto ” FeelMemory” che offre uno spazio sul web dove “potrai scrivere LA TUA STORIA, caricando foto e filmati ordinandoli per mese ed anno, creando così il diario della tua vita dalla nascita ad oggi e conservarlo per sempre.”

Non so se siate d’accordo o meno con la mia visione delle cose, tuttavia questa la mia risposta:

“sono spiacente, ma in realtà non mi sento in linea con il vs. progetto, in quanto sono dell’idea che sul web si condividano fin troppe cose e non vedo l’utilità di immagazzinare in uno spazio online tutta la storia di una persona.

Certo, ognuno è libero di farlo se vuole, io sicuramente no e dato che questa mia filosofia è ben conosciuta dai miei Bloggers va da sè che dare spazio a questo progetto cozzerebbe non poco con la mia coerenza.

I ricordi di una persona, di un’emozione, di un dolore, sono racchiuse dentro ognuno di noi, non mi serve scrivere o caricare una foto per ricordare, in ogni momento della mia vita, un caro amico che ci ha lasciati troppo presto. E meno che mai mi serve uno spazio sul web per condividere tutto questo con le persone cui voglio bene, che mi vogliono bene. “


Spazio: rifiuti cinesi mandano in tilt satellite russo

12 marzo 2013

I rifiuti della Cina hanno davvero superato qualsiasi confine immaginabile, creando seri problemi anche nello spazio. Il satellite russo Blits (Ball Lens In The Space) è stato colpito e mandato fuori rotta da alcuni micro detriti “dell’avversario” cinese  Fengyun 1C.

Si tratta, in realtà di piccoli frammenti – con una massa non superiore agli 0,08 grammi – appartenenti al satellite asiatico distrutto nel 2007 nel corso di un test anti-missile; eppure questi minuscoli detriti si sono rivelati capaci, con la collisione, di modificare i parametri dell’orbita di Blits: l’urto ha infatti sia alterato la velocità di rotazione su se stesso che abbassato il semiasse maggiore dell’orbita di ben 20 metri. Due elementi che lo hanno reso inutilizzabile, dal momento che il satellite russo era impiegato in sistemi internazionali di sondaggio laser ad alta precisione.

Si tratta della seconda volta che un oggetto orbitante viene colpito da un detrito spaziale. Il primo caso fu segnalato nel 2009 quando un satellite americano di telecomunicazioni venne messo fuori uso stavolta da un satellite militare russo in dismissione, provocando con la collisione, una nuvola di altri detriti spaziali.

Il problema sta preoccupando non poco le agenzie spaziali, soprattutto in considerazione della crescente quantità di “spazzatura spaziale” in orbita. Si pensa vi siano circa 600.000 oggetti più grandi di 1 cm di diametro e  almeno 16.000 maggiore di 10 cm nell’orbita terrestre.

Fonte


“Come e dove” le disegnate le strisce blu?

28 gennaio 2013

Nel numero di Quattroruote di febbraio c’è un servizio che segnala l’abuso di strisce blu fatto da diversi comuni; ad esempio mostrano le strisce che arrivano fino in curva, dove di solito saresti sanzionato se parcheggiassi lì, ma va tutto bene se paghi, perchè a quel punto non sei più un ostacolo alla viabilità ed alla visibilità… salvo poi dimenticarsi che se arriva un autobus;-)

Tutte cose che scrivo da mesi, ma ho toccato con mano che lamentarsi e segnalare le cose che non vanno, non serve a nulla, anzi, scrivendo al Comune e leggendo le loro inutili risposte, ti senti anche preso in giro, soprattutto quando addomesticano il Codice della Strada a loro piacimento ovvero citano quale giustificazione il contrario di quello che dicono le norme.

Ed allora anche questo articolo di Quattroruote, così come le loro Campagne a difesa dell’automobilista, faranno poca strada.

Chi ha il potere di cambiare le cose, in realtà non le vuole cambiare, per cui…

Quattroruote segnala tra l’altro, le strisce blu disegnate con un palo in mezzo all’area (ma io ho visto anche strisce blu disegnate intorno ad un albero) ed allora dato che tempo fa segnalavo le strisce blu adatte solo alle auto triangolari, ecco che sabato mi sono trovato alle prese con la striscia blu che cozza su uno spicchio di marciapiede che, se non ci fosse, permetterebbe di sfruttare al meglio lo spazio disponibile.

Va da sè che un’auto normale non potrebbe parcheggiare, ma fortunatamente la Kmobile mi ha aiutato ad usufruire dell’unico spazio disponibile, anche se purtroppo non sono riuscito ad accostare al meglio al marciapiede.

DCIM100MEDIA

Se dobbiamo parcheggiare nelle strisce blu, non varrebbe la pena di disegnarle al meglio e, nel caso, di modificare il marciapiede?

DCIM100MEDIA

 


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