L’obbligo di gomme invernali scade ora che fa freddo. Si può continuare a usarle, ma…

16 aprile 2014

gomme invernaliPer quanto mi riguarda le invernali le ho tolte a metà marzo, quando la temperatura ha cominciato a stabilizzarsi sui 15 gradi, con punte pomeridiane di 20-22 °C.

In anticipo, certo, rispetto agli obblighi di legge, contando sul fatto che da quando monto le invernali non ho mai avuto (e visto) un controllo in tal senso da parte delle F.d.O. e, soprattutto, confidando nel buonsenso degli agenti (che spesso non c’è) nel caso il controllo fosse fatto in giornate da 20 gradi e più.

In ogni caso la foto inclusa nell’articolo di Caprino la dice lunga sull’allungamento degli spazi di frenata quando fa caldo e si montano le invernali; le norme non possono coprire tutte le situazioni, per cui fra un improbabile controllo (e sanzione) ed un abbassamento della sicurezza, preferisco la prima opzione.

Resta il fatto che c’è disinformazione, visto che questa mattina in radio, citando La Stampa, parlavano di obbligo di smontaggio delle invernali, pena una multa. Se non fosse che come spiegava tempo fa Caprino: non esiste alcun divieto di utilizzare le gomme invernali “fuori stagione”. Tanto che finora sono state fatte campagne di sensibilizzazione per spiegare alla gente che usarle col caldo provoca una maggiore usura e peggiora le prestazioni: sono gli unici argomenti validi, perché multe non ce ne sono. Dunque, la Motorizzazione dice di tollerare fino al 15 maggio una pratica che non si potrebbe punire nemmeno il 15 agosto.

E questa a è una puntualizzazione, non certo un invito a tenere le invernali anche quando fa caldo, cosa che fa solo danni, all’automobilista che risparmia lo smontaggio ed in cambio consuma prima le gomme ed abbassa il livello di sicurezza, cosa questa che è un controsenso, dato che le invernali le monti proprio per aumentare la sicurezza.

di Maurizio Caprino

Da oggi torna ad essere legale circolare con le sole gomme estive sui tanti tratti stradali in lui ente proprietario impone gomme invernali o catene a bordo: usciamo dal periodo per il quale la direttiva ministeriale in materia presume che faccia freddo.

Ma il meteo non ubbidisce alle norme e così proprio da oggi ha deciso che debba tornare a fare freddo, dopo un mese abbondante in cui buona parte d’Italia viaggiava di giorno sui 20 gradi e più.

Cioè proprio sulle temperature alle quali le gomme invernali aggiungono al loro difetto di tutto l’anno (la minor sensibilità di guida) la maggior usura e la peggior frenata:

Confronto-spazio-frenata

Nell’impossibilità di fare monta-e-smonta come se fossimo in un rally, un compromesso decente è rimettere le estive quando si vede che le temperature si alzano con una certa stabilità, tenendo le catene nel bagagliaio (per chi le ha e sa davvero come montarle perché si è allenato a farlo).

In ogni caso, va chiarito che da domani non scatta alcun divieto di circolare con gomme invernali. Nemmeno per chi le ha con un codice di velocità inferiore a quello riportato sulla carta di circolazione: una recente circolare ministeriale, per quanto criptica, ha autorizzato la circolazione fino al 15 maggio anche in questi casi prima soggetti al divieto.

Dunque, diffidate da alcune mail e annunci pubblicitari che giocano sull’equivoco, facendo capire che scatta un divieto: potete circolare comunque, nella peggiore delle ipotesi, per almeno un mese. Fermo restando che, se farà caldo, sicurezza ed economia consigliano di rimettere le estive.


Il traffico di Natale e la distanza di sicurezza

22 dicembre 2013

di Maurizio Caprino

Con l’esodo di Natale si rivede tanto traffico anche in autostrada, dopo un autunno che ha confermato la “bonaccia” dovuta alla crisi. Dunque, in questi giorni molti italiani tornano a rivedere carreggiate piene di veicoli, un incubo normalmente riservato solo ai pendolari delle metropoli.

E si sentono raccomandare di mantenere la distanza di sicurezza. Raccomandazione giustissima, per carità. Ma assolutamente impraticabile quando c’è traffico: si bloccherebbe tutto.

Infatti, per viaggiare davvero sicuri, dovremmo lasciare tra noi e il veicolo che ci precede un tempo di 5- secondi, che è quello mediamente necessario per arrestarsi partendo dai 130 km/h. Solo così saremmo certi di poterci fermare in tempo nel caso in cui chi ci precede sbatta improvvisamente contro un altro veicolo o un ostacolo che lo fa schiantare sul posto.

distanza_sicurezza

Ma ora provate a immaginare un’autostrada con un flusso di traffico così diluito: molti resterebbero fuori a guardare, esclusi da questo esasperato “effetto contagocce”. Un po’ come quando c’è nebbia in un aeroporto: i controllori di volo aumentano i tempi tra il movimento di un aereo e quello del successivo (le cosiddette “separazioni”) e così cominciano ad accumularsi pesanti ritardi.

Certo, abbiamo descritto la situazione peggiore, quella del maggior rischio possibile, che spesso è solo teorico: di fatto, può verificarsi senza che chi viene da dietro se ne accorga solo nei casi in cui qualcosa di pesante piomba improvvisamente sulla carreggiata (accade soprattutto quando un veicolo sfonda lo spartitraffico).

Così si accetta una buona parte del rischio (quella considerata poco probabile) e si ritiene sufficiente mantenere una distanza equivalente al tempo di reazione. Il principio è semplice: se succede qualcosa, il guidatore davanti frenerà prima lui e io dovrò solo essere pronto a fare altrettanto.

Questa prontezza si concretizza in un tempo di reazione che varia molto da persona a persona e può essere influenzato anche da problemi temporanei (stanchezza, condizioni di visibilità, caratteristiche del veicolo eccetera). Convenzionalmente si indica un tempo di reazione di un secondo.

Tradotto nel nostro viaggio, in mancanza di strumenti e dispositivi di bordo che indichino la distanza o la mantengano in automatico (come i rari cruise control attivi, gli Acc), significa tenere sott’occhio chi ci precede, individuare il momento in cui passa in corrispondenza di un punti di riferimento (un segnale, un’ombra, un cavalcavia eccetera) e subito mettersi a contare lentamente: “uno, due”. Solo dopo il “due” dovrete arrivare voi a traguardare quello stesso punto di riferimento.

Se provate a farlo in mezzo al traffico, anche tralasciando il fatto che rischiate di distrarvi rispetto a tutto il resto cui invece dovreste badare per guidare sicuri, scoprite che riuscirci è una pia illusione: tutti viaggiano più attaccati di quanto questo conteggio suggerisca.

Non solo nei “rodei” che si vedono in Italia (pure quando c’è il Tutor, che non mi pare abbia influito molto sul mantenimento della distanza di sicurezza), ma pure in Paesi generalmente più disciplinati, come Svizzera e Germania.

D’altra parte, quando c’è traffico, l’istinto suggerisce a tutti di serrarsi, il che aumenta anche la capacità teorica della strada, proprio quella capacità di smaltire i flussi veicolari di cui c’è tanto bisogno in momenti del genere. Quindi, la raccomandazione sulla distanza di sicurezza diventa pura ipocrisia.

La verità vera è che il problema non è risolvibile. Cerchiamo almeno di limitarlo, guardando il più possibile ben più in là rispetto al veicolo che ci precede, in modo da anticipare le eventuali frenate che il flusso di traffico richiederà.

Il tutto sperando di non avere davanti un furgone, un monovolume, un suv o un crossover, che non la loro altezza (e spesso larghezza) “fuori catalogo” fanno muro rispetto alla vista di chi guida un’auto normale.

Ps: qualcuno obietterà che marciare serrati comporta lo stesso la formazione di una coda anche al minimo rallentamento, perché il distanziamento insufficiente induce chi segue a frenare più del necessario e così il numero X della sequenza frenerà fino a fermarsi, bloccando tutti quelli dietro.

Come sapete, poi ci vuole almento qualche secondo per poter ripartire. Tutto vero. Però sono peggiori le code che si creerebbero in entrata per i veicoli che non riescono a inserirsi in un teorico flusso dove le distanze venissero rispettate rigidamente


Test gomme invernali – Risultati ottimi, ma non è tutta la verità

28 ottobre 2013

Le gomme invernali aiutano, ma non risolvono, ma questa affermazione non deve essere intesa come una limitazione delle invernali, anzi; intendo dire che se non si adatta lo stile di guida alle condizioni della strada (e meteo), neanche le gomme invernali vi tireranno fuori da situazioni pericolose nelle quali vi siete andati a ficcare da soli.

Esp, Abs, gomme, tutto inutile se non usate anche il buonsenso. Buonsenso la cui mancanza la si nota anche partendo dalle piccole cose.

E’ assolutamente necessario avere l’occhio lungo per cercare di leggere al meglio sia il traffico sia le mosse degli altri automobilisti. Invernali si, invernali no, la frenata brusca non è mai un affare se guidi su un fondo insidioso.

E sarebbe il caso (e non solo in questo caso) di evitare le distrazioni (vedi alla voce: cellulare, gazzetta appoggiata sul volante, trucco per le donne ed il girarsi a guardare il pupo sul sedile posteriore, regolarmente allacciato nel seggiolino, mi auguro.)

In seconda battuta, ricordiamoci che noi abbiamo le invernali, gli altri non è detto, il che può portare a situazioni pericolose (evitabili se l’altro usa il buonsenso).

Articoli correlati:  Le gomme invernali – Le regole per guidare in sicurezza in inverno Emergenza Gelo -  Il ghiaccio vetrone ovvero il Rischio gelicidio E ricordiamoci che le Gomme invernali aiutano, ma non risolvono.

° ° °

Un articolo di Maurizio Caprino

Un bombardamento di articoli e pubblicità. Anche quest’anno l’inizio della brutta stagione è segnato dal gran battage mediatico sulle gomme invernali. Stabilizzatisi in qualche modo gli aspetti giuridici dell’obbligo di montarle (come alternativa più comoda e fattibile rispetto al portarsi le catene a bordo), si punta soprattutto a mostrare le virtù del prodotto.

Che ci sono tutte, per carità. Ma a volte le si esagera, creando nel guidatore medio aspettative pericolose.

Questo potrebbe essere accaduto nei test svolti da Assogomma al Passo dello Stelvio. La prova più importante è stata la prova di frenata comparata fra le gomme invernali, quelle estive e alcuni “ibridi sperimentali” che incrociano le caratteristiche dei primi due tipi (mescola estiva con disegno dei tasselli invernale – con le lamelle – e viceversa). Assogomma ha fornito solo una media delle rilevazioni effettuate..

Sembra che alla base di tutto ci sia la variabilità delle temperature e delle altre condizioni climatiche durante le giornate dei test, che ha portato a far cambiare anche il fondo stradale (da semplice bagnato a innevato, con tutte le possibili sfumature intermedie).

Peccato “annegare” tutta questa variabilità riassumendola in semplici medie. Perché, in fondo, è la stessa variabilità che tutti noi troviamo sulle strade d’inverno. Avere i risultati dei test nei dettagli avrebbe potuto farci capire proprio che cosa cambia se la temperatura sale o scende, se la neve si sta sciogliendo o se sta ghiacciando eccetera.

Trovo che potesse essere un’ottima occasione per spiegare agli automobilisti a cosa vanno incontro. Oggi che le gomme sono prodotti sempre più sofisticati e specialistici, sulle nostre vetture si riproduce (in piccolo, ovviamente) quello che si vede sulle vetture da corsa: il meteo può esaltare o stroncare il tipo di gomma che il pilota e i suoi ingegneri avevano scelto prima della partenza. Con la grande differenza che l’automobilista normale non può fermarsi ai box a far cambiare le gomme ogniqualvolta cambi il tempo.

Dunque, bisogna sapere che il comportamento di ogni modello di pneumatico varia secondo le condizioni del tempo e dell’asfalto. Solo così si può avere una guida davvero responsabile.

Visto che la maggior parte della gente ignora tutto questo, era il caso di spiegarglielo.

Invece si è preferito fornire dati medi, utili solo a confermare ciò che agli automobilisti si racconta da tempo. E cioè che con le gomme invernali va sempre tutto bene.

Certo, in fondo questo è un po’ il mestiere di Assogomma. Ma così si creano aspettative eccessive nella gente. Che penserà di poter risolvere di colpo qualsiasi problema di aderenza legato alla stagione semplicemente facendo montare le gomme invernali.

Si creerà così la convinzione che per guidare in tutta sicurezza basti solo questo. Come vent’anni fa ci si riteneva immortali per il solo fatto di avere l’airbag, si pensava che con l’Abs scomparissero i tamponamenti eccetera.

Succede sempre, quando per ignoranza, pigrizia o senso pericoloso per la sfida si delega la propria sicurezza in auto solo ai nuovi ritrovati della scienza e della tecnica. Tra cui le gomme invernali.


Storie, sentimenti, memoria…

3 ottobre 2013

Ho ricevuto una mail con la quale mi si chiedeva visibilità sul Blog per il Progetto ” FeelMemory” che offre uno spazio sul web dove “potrai scrivere LA TUA STORIA, caricando foto e filmati ordinandoli per mese ed anno, creando così il diario della tua vita dalla nascita ad oggi e conservarlo per sempre.”

Non so se siate d’accordo o meno con la mia visione delle cose, tuttavia questa la mia risposta:

“sono spiacente, ma in realtà non mi sento in linea con il vs. progetto, in quanto sono dell’idea che sul web si condividano fin troppe cose e non vedo l’utilità di immagazzinare in uno spazio online tutta la storia di una persona.

Certo, ognuno è libero di farlo se vuole, io sicuramente no e dato che questa mia filosofia è ben conosciuta dai miei Bloggers va da sè che dare spazio a questo progetto cozzerebbe non poco con la mia coerenza.

I ricordi di una persona, di un’emozione, di un dolore, sono racchiuse dentro ognuno di noi, non mi serve scrivere o caricare una foto per ricordare, in ogni momento della mia vita, un caro amico che ci ha lasciati troppo presto. E meno che mai mi serve uno spazio sul web per condividere tutto questo con le persone cui voglio bene, che mi vogliono bene. “


Spazio: rifiuti cinesi mandano in tilt satellite russo

12 marzo 2013

I rifiuti della Cina hanno davvero superato qualsiasi confine immaginabile, creando seri problemi anche nello spazio. Il satellite russo Blits (Ball Lens In The Space) è stato colpito e mandato fuori rotta da alcuni micro detriti “dell’avversario” cinese  Fengyun 1C.

Si tratta, in realtà di piccoli frammenti – con una massa non superiore agli 0,08 grammi – appartenenti al satellite asiatico distrutto nel 2007 nel corso di un test anti-missile; eppure questi minuscoli detriti si sono rivelati capaci, con la collisione, di modificare i parametri dell’orbita di Blits: l’urto ha infatti sia alterato la velocità di rotazione su se stesso che abbassato il semiasse maggiore dell’orbita di ben 20 metri. Due elementi che lo hanno reso inutilizzabile, dal momento che il satellite russo era impiegato in sistemi internazionali di sondaggio laser ad alta precisione.

Si tratta della seconda volta che un oggetto orbitante viene colpito da un detrito spaziale. Il primo caso fu segnalato nel 2009 quando un satellite americano di telecomunicazioni venne messo fuori uso stavolta da un satellite militare russo in dismissione, provocando con la collisione, una nuvola di altri detriti spaziali.

Il problema sta preoccupando non poco le agenzie spaziali, soprattutto in considerazione della crescente quantità di “spazzatura spaziale” in orbita. Si pensa vi siano circa 600.000 oggetti più grandi di 1 cm di diametro e  almeno 16.000 maggiore di 10 cm nell’orbita terrestre.

Fonte


“Come e dove” le disegnate le strisce blu?

28 gennaio 2013

Nel numero di Quattroruote di febbraio c’è un servizio che segnala l’abuso di strisce blu fatto da diversi comuni; ad esempio mostrano le strisce che arrivano fino in curva, dove di solito saresti sanzionato se parcheggiassi lì, ma va tutto bene se paghi, perchè a quel punto non sei più un ostacolo alla viabilità ed alla visibilità… salvo poi dimenticarsi che se arriva un autobus;-)

Tutte cose che scrivo da mesi, ma ho toccato con mano che lamentarsi e segnalare le cose che non vanno, non serve a nulla, anzi, scrivendo al Comune e leggendo le loro inutili risposte, ti senti anche preso in giro, soprattutto quando addomesticano il Codice della Strada a loro piacimento ovvero citano quale giustificazione il contrario di quello che dicono le norme.

Ed allora anche questo articolo di Quattroruote, così come le loro Campagne a difesa dell’automobilista, faranno poca strada.

Chi ha il potere di cambiare le cose, in realtà non le vuole cambiare, per cui…

Quattroruote segnala tra l’altro, le strisce blu disegnate con un palo in mezzo all’area (ma io ho visto anche strisce blu disegnate intorno ad un albero) ed allora dato che tempo fa segnalavo le strisce blu adatte solo alle auto triangolari, ecco che sabato mi sono trovato alle prese con la striscia blu che cozza su uno spicchio di marciapiede che, se non ci fosse, permetterebbe di sfruttare al meglio lo spazio disponibile.

Va da sè che un’auto normale non potrebbe parcheggiare, ma fortunatamente la Kmobile mi ha aiutato ad usufruire dell’unico spazio disponibile, anche se purtroppo non sono riuscito ad accostare al meglio al marciapiede.

DCIM100MEDIA

Se dobbiamo parcheggiare nelle strisce blu, non varrebbe la pena di disegnarle al meglio e, nel caso, di modificare il marciapiede?

DCIM100MEDIA

 


La Nasa studia come conservare per 5 anni il cibo degli astronauti

2 maggio 2011

Un articolo di Mariateresa Truncellito che trovi su Il Fatto Alimentare

Le ricerche per migliorare la qualità e il contenuto del cibo destinato agli astronauti potrebbero aprire nuovi orizzonti all’industria alimentare. E’ questa  l’opinione di Michele Perchonok, ricercatrice e dirigente del settore della NASA che si occupa delle nuove  tecnologie  per gli alimenti da usare nelle missioni spaziali, riportata in un’intervista di Stephen Daniells per Food Navigator.

L’esperta fa parte di un team che sta studiando nuovi alimenti validi sotto il profilo della qualità, quantità e varietà destinati agli astronauti che restano per mesi nelle navicelle spaziali senza la possibilità di rifornimenti.

Secondo l’analisi pubblicata sul Journal of Food Science, una missione su Marte richiederebbe per il viaggio una provvista di cibi preconfezionati simili a quelli attualmente usati sulla Stazione spaziale internazionale (ISS) e un “magazzino” sul Pianeta Rosso in attesa dell’equipaggio.

Cibo che, all’arrivo degli astronauti, dovrebbe avere un’età compresa tra 3 e i 5 anni. Michele Perchonok ha spiegato che sulla ISS sono disponibili oggi circa 180 alimenti. Ma la varietà si riduce  nel giro di due anni  perché alcuni sono più graditi di altri.

L’esperta, membro anche dell’Institute of Food Technologists (IFT), ammette che la messa a punto di prodotto con una data di scadenza di 5 anni non interessa molto   l’industria alimentare, visto che i consumatori  non hanno bisogno di conservare il cibo per così a lungo.

Gli  studi sul prolugamento della durata proseguono e sono abbinati alla ricerca della qualità….

Continua la lettura QUI


Stop al “pc-lumaca”; qualche consiglio…

14 febbraio 2011

Pubblico in sintesi un articolo tratto da Il Portale del consumatore; io ho testato alcuni programmi gratuiti segnalati a suo tempo da Hi-Test (Altroconsumo) ed anche il Pupo Alpinista, nonostante il PC ormai stanco che si ritrova, con l’utilizzo regolare di CCleaner e di Defraggler, (gratis, facili da usare, in italiano. che vuoi di più?) ha notato un netto miglioramento.

°°°

Attese interminabili all’accensione, programmi che si avviano con tempi biblici, blocchi del sistema che costringono inevitabilmente a riavviare di continuo il computer. Sono solo alcuni dei problemi con cui molti utenti che usano il pc per lavoro o per svago devono fare i conti quotidianamente.

Se il vostro computer, dotato del sistema operativo Windows, ha qualche anno sulle spalle e rallenta le prestazioni non vuol dire però che sia venuto il momento di metterlo da parte. Anzi. Spesso e volentieri, senza spendere soldi, bastano alcuni semplici passaggi per ritrovare le prestazioni di una volta.

Il ragionamento del resto è semplice: col passare del tempo si installano numerosi programmi – spesso inutili – e si riempie la memoria con foto, musica, film e quant’altro. Il computer quindi deve gestire una notevole quantità di dati facendo leva però sempre sulle stesse risorse (processore, memoria Ram, disco rigido, ecc).

Il risultato, nel peggiore dei casi, è una lentezza disarmante anche per svolgere le operazioni più elementari. Ecco quindi una serie di consigli, a costo zero, per ritornare alle perfomance di un tempo.

Ogni volta che si accende il computer vengono avviati automaticamente una serie di programmi. Maggiore è il loro numero, maggiore sarà il tempo di attesa. Occorre quindi fare una selezione e scegliere sono quelli indispensabili, tralasciando gli altri che si possono comunque avviare in un secondo momento.

Come si fa? Premete il pulsante Start e scrivete msconfig nella barra di ricerca di file e programmi (nelle versioni di Windows meno recenti al posto della barra cliccare su Esegui). A quel punto si aprirà una finestra con diverse voci (generale, opzioni di avvio, servizi, avvio, strumenti).

Nella sezione avvio è presente una lista più o meno lunga di programmi che si possono escludere quando si accende il pc. Basta disabilitarli singolarmente (spuntando la casella corrispondente) prestando un minimo di attenzione a non escludere ad esempio strumenti importanti come l’antivirus e il firewall.

Se questa procedura appare troppo complicata, è possibile affidarsi a una serie di strumenti gratuiti, scaricabili da internet e che fanno quasi tutto in automatico o comunque attraverso una grafica intuitiva e spiegazioni a prova di errore.

Tra i più conosciuti ci sono CCleaner, EasyCleaner, Magic Speed, Disable Startup o Startup Delayer. Quest’ultimo non disabilita i programmi dalla lista, ma ne ritarda l’avvio in un secondo momento quando il pc è già acceso.

Il secondo passo riguarda il registro di sistema (detto anche registry), cioè il database in cui sono custodite le impostazioni del sistema operativo e delle applicazioni. Molti utenti forse non sanno che ogni volta che si installa un nuovo programma sul computer, viene inserita una certa mole di dati nel registro di sistema.

Nel corso del tempo questo può “intasarsi” con dati non validi o errori di codice, rallentando il pc. Per ovviare a questo incoveniente è opportuno fare un po’ di pulizia rimuovendo quel che non serve.

Metter mano al registro di sistema – tasto Windows+R e poi scrivere regedit – senza avere le competenze informatiche può essere rischioso. Per fortuna esistono diversi strumenti che consentono di operare in sicurezza.

Oltre ai programmi già citati, molti dei quali prevedono questa opzione, sono disponibili applicativi specifici come Regseeker, Regcleaner e Registry Mechanic, anche qui tutti rigorosamente gratuiti.

Un altro dei fattori che rallenta le performance del computer è la cosiddetta frammentazione del disco rigido, cioè della memoria fissa del computer. Per semplificare basti sapere che col passare del tempo tutti i dati accumulati occupano la memoria in modo più o meno disordinato. Occorre quindi deframmentare il disco rigido – cioè ricostruirlo – migliorando così l’archiviazione delle informazioni e recuperando spazio. Questa operazione può essere svolta direttamente tramite Windows, senza dover installare alcunché.

Basta premere Start, cliccare su Tutti i programmi, aprire la cartella Accessori, poi Utilità di sistema e infine avviare Utilità deframmentazione disco. La procedura può durare anche diversi minuti, in base alle condizioni del computer, ma è comunque possibile continuare a usare il pc normalmente.

Windows consente inoltre di programmare questa operazione a intervalli regolari (è consigliato farlo circa una volta al mese). Rimanendo nell’hard disk di sistema infine si può fare anche la Pulizia del disco (il percorso da seguire è: Start>Tutti i programmi>Accessori>Utilità di sistema>Pulizia disco) che cancella partizioni della memoria fissa occupate inutilmente.

Ricapitolando, in sintesi .

  1. Facilitare l’avvio. Selezionare i programmi da avviare quando si accende il pc escludendo quelli non necessari. Premere Start e scrivere “msconfig” nella barra di ricerca di file e programmi (nelle versioni di Windows meno recenti al posto della barra cliccare su Esegui). A questo punto occorre cliccare su Avvio e deselezionare i programmi da escludere ricordando di lasciare attivi antivirus e firewall.
  2. Pulire il registro di sistema.Per accedere premere il tasto Windows + R e scrivere “regedit”. In alternativa scaricare gratuitamente da internet programmi specifici come CCleaner, Regseeker e Regcleaner.
  3. Deframmentare il disco rigido. Migliorare cioè l’archiviazione dei file memorizzati nel computer. Premere Start, cliccare su Tutti i programmi, aprire la cartella Accessori, poi Utilità di sistema e infine avviare Utilità deframmentazione disco (l’operazione può richiedere alcuni minuti ma è comunque possibile continuare a usare il pc).
  4. Pulizia del disco rigido. Se la memoria del computer scarseggia è consigliato pulire il disco rigido cancellando partizioni della memoria fissa che nel corso del tempo sono state occupate inutilmente (il percorso è: Start>Tutti i programmi>Accessori>Utilità di sistema> Pulizia disco).

Lettura integrale dell’articolo QUI


Un libro: I marziani siamo noi

27 dicembre 2010

di Giovanni F. Bignami

Ediz. Zanichelli – Pagg. 207 – € 10,20

Che cosa fa più paura? Credere di essere soli nell’universo, o pensare che ci sia qualcun altro là fuori? L’umanità se lo domanda da sempre, guardando il cielo stellato. Ma da qualche decennio siamo passati dall’immaginazione all’azione.

Questo libro racconta la storia delle esplorazioni svolte finora con risultati spesso sorprendenti, che incoraggiano a proseguire nella ricerca di vita nel cosmo.

Sapevate per esempio che ogni anno cadono sulla Terra molti pezzi di Marte? E che nella chioma di una cometa si è trovato uno dei nostri aminoacidi? Dietro l’angolo ci sono scoperte importanti, che getteranno luce anche sull’altro grande enigma: com’è nata la vita sulla Terra?


Un visitatore artificiale dallo spazio profondo

16 agosto 2010

La risposta è sì, e la vedrebbero persino gli astrofili. Sarebbe quindi impossibile mantenere il segreto sul suo avvicinamento, come ipotizzano invece molti ufologi, anche se l’astronave fosse piccola. Lo sappiamo perché è già successo.

Non sto delirando. Le capacità di rilevamento dei tantissimi appassionati d’astronomia in giro per il mondo sono già state messe alla prova in questo senso il 3 settembre 2002.

Quel giorno, infatti, l’astrofilo canadese Bill Yeung si accorse di aver rilevato quello che inizialmente credette essere un semplice asteroide. Uno dei tanti che orbitano nello spazio.

Un puntino fioco che si spostava sullo sfondo della costellazione dei Pesci, all’epoca del primo avvistamento. Altri astrofili e astronomi confermarono la sua osservazione, ma l’ipotesi dell’asteroide fu scartata molto presto.

Certo, l’oggetto era luminoso quanto un frammento di roccia interplanetaria largo circa 30 metri e si muoveva alla velocità tipica di un asteroide. Però era strano che non fosse già stato rilevato dai telescopi professionali adibiti alla ricerca automatica e continua di asteroidi: questo voleva dire che l’oggetto era arrivato poco prima dallo spazio profondo.

Quindi non poteva essere un pezzo di qualche veicolo spaziale terrestre recente, perché nessun lancio spaziale aveva traiettorie compatibili e aveva lasciato in giro pezzi non catalogati così grandi.

Eppure l’oggetto orbitava indiscutibilmente intorno alla Terra una volta ogni 48 giorni circa, avvicinandosi alla distanza Terra-Luna e poi allontanandosi fino al doppio di questa distanza.

Quest’orbita intorno alla Terra fu uno dei dati che stupì maggiormente gli astronomi. Non era mai successo prima che la Terra catturasse un asteroide, perché la Luna fa da “spazzina”: il suo campo gravitazionale, combinato con quello terrestre, impedisce ad altri oggetti di assumere orbite stabili intorno al nostro pianeta.

La natura dell’oggetto divenne ancora più intrigante il 12 settembre 2002, quando…

Continua la lettura qui > Un visitatore artificiale dallo spazio profondo.


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