Pratica sportiva non agonistica: l’elettrocardiogramma non serve

28 novembre 2013

Leggo su Altroconsumo

Benché la legge non sia precisa in merito, è consuetudine che per praticare un’attività sportiva non agonistica (palestra, danza, ginnastica artistica…) si debba presentare un certificato medico, rilasciato di solito dai medici di base, non gratuitamente, ma a carico dell’assistito.

Per rilasciare il certificato di idoneità, il medico fino a oggi non è stato obbligato dalla legge a richiedere che il paziente si sottoponga a un elettrocardiogramma (può farlo a sua discrezione).

Si  levano però da più parti voci che – in particolare quando si verifica un incidente mortale in un campo sportivo – chiedono che sia reso obbligatorio l’elettrocardiogramma per chiunque voglia praticare attività sportiva non agonistica.

Qualche mese fa, un decreto ministeriale aveva in effetti introdotto questo obbligo, con spesa a carico del paziente. Ma un successivo decreto ha sospeso la questione, rimandando l’esecuzione dell’elettrocardiogramma a linee guida apposite, che dovranno essere approvate in futuro dal ministero della Salute.

Bisogna però dirlo con chiarezza: i dati scientifici dicono che l’elettrocardiogramma per chiunque voglia praticare uno sport agonistico, bambini inclusi, è una pratica inutile e scorretta. Infatti:

  • non ci sono prove scientifiche che dimostrino che l’elettrocardiogramma è utile in assenza di fattori di rischio;
  • le morti sul campo, incidenti con enorme impatto emotivo, ma per fortuna rarissimi, sono nella maggior parte dei casi legati a problemi che un elettrocardiogramma ben difficilmente è in grado di evidenziare e dai dati non risulta che la pratica dell’elettrocardiogramma possa ridurne l’incidenza;
  • l’utilità di un elettrocardiogramma preventivo è discussa persino per chi pratica sport agonistico e per i bambini che devono essere sottoposti a un intervento chirurgico.

Non a caso, il progetto Usa Choosing Wisely , che si propone di valutare in base alle evidenze scientifiche le pratiche mediche più comuni, ha incluso l’elettrocardiogramma preventivo in assenza di sintomi tra le pratiche inappropriate.

Come tutti gli esami non appropriati, l’elettrocardiogramma obbligatorio per legge avrebbe una serie di conseguenze negative:

  • disincentivare la pratica sportiva, per problemi di costo e scomodità, dando oltretutto l’idea che si tratti di un’attività pericolosa, quando al contrario è salutare;
  • portare a falsi positivi, ovvero alla diagnosi di problemi in realtà inesistenti, con la conseguenza di ulteriori indagini mediche inutili;
  • portare a sovradiagnosi, cioè a identificare piccole anomalie che non avrebbero mai portato a problemi, ma che una volta trovate richiedono ulteriori accertamenti e cure.
    Insieme all’associazione Slow Medicine e a Partecipasalute, che hanno preso posizione contro l’obbligatorietà dell’elettrocardiogramma per chiunque voglia praticare un’attività sportiva, chiediamo che non si proceda a una ulteriore medicalizzazione della vita quotidiana né a ulteriori costi addossati alle famiglie.

Una corretta informazione che spinga a uno stile di vita sano è il miglior sistema di prevenire le malattie cardiovascolari, in campo e fuori.

Per calcolare il rischio cardiovascolare nei dieci anni a venire, utilizza il nostro servizio online. Inserendo fattori come l’età e il sesso, è possibile stimare il rischio di infarto o ictus nei prossimi dieci anni.


Integratori per atleti al cloramfenicolo in vendita on line. Il Ministero avverte i consumatori. L’azienda ritira

22 novembre 2013

un articolo di Sara Rossi che leggo su Il Fatto Alimentare

images-1Il Ministero della salute ha diramato un’allerta per alcuni integratori venduti on line che contengono residui di un antibiotico chiamato cloramfenicolo (CAF) il cui uso è vietato dalla legislazione europea.

La notizia è stata diffusa dalle autorità sanitarie canadesi, tramite il sistema INFOSAN.

 

Secondo le indagini la ditta “Specialità Enzymes & Biotecnologies” avrebbe fornito materie prime contaminate ad  aziende canadesi produttrici di integratori alimentari provocando così la produzione di  integratori contaminati.

Le analisi hanno evidenziato  concentrazioni non elevate dell’antibiotico in due  linee di integratori venduti sotto forma di bevande e prodotti liquidi per migliorare le prestazioni sportive.

Si tratta di Vega One Vanilla Chai (437 g e 874 g) e Vega Sport Performance Chocolate.

In Europa questi prodotti si possono acquistare on line. L’azienda ha avviato una campagna di richiamo. La lista delle varie tipologie di integratori della linea Vega si trovano nel sito canadese.


Le videocamere (action cam) ideali per il Pupo Alpinista

10 luglio 2013

leggo su Altroconsumo

Se sei protagonista di azioni rocambolesche o sport estremi, che vuoi documentare dal tuo punto di vista e, ad esempio, condividere sui social network, le action cam sono il prodotto ideale e sempre più diffuso.

Sono adatte a chi vuole filmare le proprie imprese: basta agganciarle agli indumenti, alla tavola da surf, al manubrio o al casco della bicicletta. Dalle nostre prove risultano resistenti, ma a livello tecnico essenziali e non eccellenti per qualità dell’immagine.

Comparse sul mercato tra il 2011 e il 2012, le action cam hanno registrato un vero e proprio boom con un volume d’affari in Italia di oltre 5 milioni di euro.

Hanno la caratteristica di essere leggere, resistenti agli urti, in molti casi impermeabili e – soprattutto – hanno il pregio di lasciare chi le usa a mani libere, perché si indossano, fissandole, per esempio, al casco, agli occhiali, agli indumenti o all’asse del surf.

La qualità delle immagini non è la priorità di questi prodotti e lo si vede dai nostri giudizi su questo aspetto, che non vanno oltre la sufficienza. Generalmente, inoltre, le action cam sono più semplici e con meno funzionalità delle videocamere tradizionali.

Una volta accese, non c’è modo di intervenire sulla registrazione: non c’è la funzione zoom e spesso mancano anche mirino e schermo. Inoltre non è quasi mai possibile rivedere il filmato direttamente nella videocamera, bisogna collegarla alla tv o al pc.

Nelle nostre ultime prove ne abbiamo valutate 13, sottoponendole anche a duri test di resistenza.


Comunicato stampa delle Federazioni Sportive Aeronautiche

4 luglio 2013

fivl-logoFederazione Italiana Volo Libero – Federazione Italiana Aviazione Popolare – Federazione Italiana Aeromodellismo – Federazione Italiana Paracadutismo Sportivo Federazione Italiana Volo Ultraleggero

Vicenza-Roma, 3 luglio 2013

In data odierna le associazioni suddette hanno depositato alla Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per il Lazio – atto di intervento nella procedura promossa dalla Procura Regionale presso la Corte dei Conti avverso il già Senatore Giuseppe Leoni.

Il procedimento è incardinato per danno erariale a seguito di atti dispositivi di oneri posti indebitamente a carico dell’ente Aero Club d’Italia, di cui il Senatore Leoni è Commissario Straordinario e per il quale si è candidato alla presidenza alle prossime elezioni del 6 luglio.

Le indagini svolte dalla procura presso la Corte dei Conti, anche tenuto conto delle difese già inviate dal Senatore. Leoni, hanno permesso di contestare l’utilizzo di fondi pubblici di proprietà dell’ente per il pagamento di spese personali.

In particolare è emerso, secondo quanto contestato dalla Procura, che il Senatore Leoni ha  utilizzato fondi dell’Ente per pagare proprie spese legali personali con l’aggravante di aver esposto il falso nella delibera n. 234 del 20/07/2011, laddove affermava che il proprio legale lo avrebbe difeso nella qualità di presidente dell’Aero Club d’Italia quando ogni evidenza, comprese le motivazioni stesse della sentenza del Tribunale di Roma che ha visto il Leoni soccombente, certificava che la causa civile venne promossa in proprio.

E’ altresì emerso che il Senatore Leoni ha acquistato con il denaro dell’Ente un orologio (con delibera commissariale che incaricava la dott.ssa Annamaria Cancemi, segretaria particolare del Presidente, di effettuare l’acquisto presso una gioielleria di Piazza di Spagna – Roma) asseritamente destinato all’attore Luca Ward, senza tuttavia sussistere alcuna evidenza né della consegna dell’orologio stesso all’attore (che peraltro, intervistato, ha negato d’averlo mai ricevuto), né alcuna documentazione circa il programma dallo stesso offerto, né dell’apporto artistico ricevuto dall’AeCI.

L’udienza dibattimentale è fissata per il 17 ottobre 2013.

La Procura presso la Corte dei Conti ha chiesto una proroga per le indagini, ad oggi ancora in corso, per il  danno erariale a seguito della nota vicenda delle “anime morte” di gogoliana memoria. Ci si riferisce alla spesa annua di 95.000,00 CHF per l’iscrizione alla FAI di oltre 200.000 atleti italiani, dei quali oltre 190.000 non accertati dalla Corte dei Conti nel rapporto annuale sulla gestione dell’Ente.

Le Federazioni Sportive Aeronautiche, preso atto che alla prossima assemblea della FAI voteranno i designati dei Ministeri vigilanti e del CONI per le cariche elettive, per le quali è candidato anche il Senatore Leoni, vogliono credere che i rappresentanti delle istituzioni ometteranno di dare il proprio voto a favore di colui che lo Stato persegue per sottrazione delle proprie risorse.

Avv. Luca Basso (Federazione Italiana Volo Libero) – http://www.fivl.it/
Prof. Alberto Folchini (Federazione Italiana Aviazione Popolare) – http://www.federazionecap.it/
Dott. Adolfo Peracchi (Federazione Italiana Aeromodellismo) – http://www.fiamaero.it/
Gen. Alberto Notari (Federazione Italiana Paracadutismo Sportivo) – http://www.fipas.it/
Angelo Montalti (Federazione Italiana Volo Ultraleggero) – http://fivu.it/

 


Sei regole per non sbagliare l’acquisto della scarpa da corsa

6 maggio 2013

I rischi cui va incontro chi sbaglia la calzatura sportiva non sono di poco conto.

Il dott. Giancarlo Fratocchi, fisioterapista, ha indicato gli infortuni più ricorrenti:

“A parte le distorsioni della caviglia, in cima alla classifica c’è la tendinite dell’achilleo (o tallonite) che è sicuramente l’effetto più comune di un’attività podistica effettuata con le scarpe sbagliate.

Ed è anche l’infortunio più difficile da risolvere perché tende a recidivare o a cronicizzare. Più rare sono le fasciti plantari (infiammazioni della pianta del piede),  mentre tanti podisti lamentano la metatarsalgia (il dolore nel punto di attacco delle dita dei piedi).

In aumento, infine, sono i casi di sindrome della bandelletta ileotibiale che riguarda l’articolazione delle ginocchia. Per quest’ultima, però, non è solo una questione di calzature errate, ma anche di pre­disposizione anatomica”.

In questi casi la miglior cura è il riposo, per poi riprendere gradualmente l’attività con le scarpe giuste. Se nonostante questo il disturbo persiste, è meglio consultare il medico specialista.

Vietato il fai-da-te

Assicurarsi di essere entrati in un negozio specializzato in running. Affidarsi al commesso (quello ideale è lui stesso un podista) e sottoporsi alla prova di appoggio del piede.

Uomo o donna?

Ormai tutte le aziende propongono dello stesso modello di scarpa sia la versione per uomo che per donna (che di norma ha  il piede più affusolato e il bacino più largo).

Il peso

È uno degli elementi importanti per scegliere la scarpa giusta. In linea di massima, a podisti leggeri (intorno ai 70 kg) scarpe meno protettive, a podisti pesanti (oltre i 90 kg) scarpe ben strutturate e con massimo ammortizzamento.

Quanto, dove e a che ritmo corro

Chilometraggio settimanale, tipo di percorso normalmente affrontato (sterrato, asfalto, pista, tapis roulant) e velocità sono informazioni utili al commesso per selezionare la scarpa ideale.

Quando cambiarle

La regola generale dei 7-800 chilometri percorsi o dell’anno di vita è sempre valida, ma bisogna personalizzarla: se si è pesanti e si corre prevalentemente su percorsi irregolari, le scarpe probabilmente andranno sostituite prima.

Attenzione al numero

Le calzature sportive richiedono almeno una misura in più rispetto al numero di scarpa normale. Ovviamente solo la prova potrà dire qual è il numero giusto. E per le donne meglio sapere che dopo una gravidanza a volte il piede prende anche 2 numeri in più.


Energy drink? Meglio il succo di pomodoro

19 febbraio 2013

leggo su Newsfood

Chi pratica sport, potrebbe bere succo di pomodoro: per quanto meno pubblicizzato, tale alimento è più efficace nel far recuperare le forze dei più pubblicizzati energy drink.

A spiegarlo, una ricerca del General Chemical State Laboratory of Greece (Atene, Grecia), diretta dalla dottoressa Christina Tsitsimpikou e pubblicata su “Food and Chemical Toxicology”.

Gli scienziati si sono attivati in seguito ad un comportamento diffuso, sia tra sportivi professionisti che tra dilettanti. Dopo aver svolto un esercizio, o nei momenti di recupero i soggetti assumevano energy drink. Loro obiettivo, favorire il recupero dei muscoli e di alcune sostanze (in primi sali minerali) perdute in seguito allo sforzo.

Allora, il team del General Chemical ha voluto verificare se gli energy drink fossero necessari, mettendoli a confronto con del comune succo di pomodoro.

A tale scopo, sono stati selezionati 15 volontari, tutti sportivi praticanti, divisi a caso in due gruppi. I soggetti hanno svolto esercizi fisici: dopodiché, il primo gruppo (9 persone) ha consumato succo di pomodoro, mentre il secondo (6 persone) un energy drink.

La procedura si è ripetuta due mesi, durante i quali gli atleti hanno subito esami sui test vitali, lo stato dei muscoli e l’effetto dello stress ossidativo.

Questi controlli hanno provato come il primo gruppo (succo di pomodoro) mostrasse recupero muscolare e ripristino dei livelli di glucosio più rapidi. Inoltre, i livelli di proteine ed enzimi nocivi, scarti causati dall’attività fisica, erano inferiori rispetto ai consumatori di energy drink.

Per la capo-ricercatrice, il merito del pomodoro sta nel licopene, antiossidante già protagonista di ricerche passate per la sua azione contro cancro e malattie cardiache.

Allora, conclude la dottoressa, il succo di pomodoro può essere doppiamente utile. Per gli sportivi, come mezzo di recupero più efficace (ed economico) degli energy drink. Per i medici, come potenziale componente di terapie contro ossidazione ed eccessi di composti nocivi.


Sport drink: l’acqua di cocco è meglio delle bevande isotoniche di sintesi

31 agosto 2012

un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare e che consiglio al Pupo Alpinista ed a Paolino2

Un bicchiere di acqua di coccodopo l’attività fisica è meglio di uno sport drink, perché assicura un quantitativo di potassio molto più alto, e fornisce meno zuccheri e più antiossidanti.

Quando poi l’esercizio è stato molto intenso, l’acqua di cocco resta un’ottima sostituta delle bevande energetiche, a patto che si aggiunga una piccola quantità di sale da cucina.

Esce promossa questa bibita del tutto naturale, da non confondere con il latte di cocco (estratto dalla polpa e ricco di grassi), da un’analisi dettagliata della sua composizione presentata a un meeting dell’American Chemical Society svoltosi nei giorni scorsi a Filadelfia, presentata da un gruppo di ricercatori dell’Indiana University di New Albany.

L’acqua di cocco negli ultimi anni ha acquisito una popolarità crescente come sostituto naturale delle bevande formulate specificamente per gli sportivi soprattutto da quando, nel 2010, il tennista John Isner, durante la partita più lunga della storia di Wimbledon, protrattasi oltre undici ore e cinque minuti, ha retto lo sforzo contro Nicolas Mahut, e vinto il match, bevendo appunto acqua di cocco salata.

Da allora viene proposta in vari formati come energetico a tutti gli sportivi, ma fino a oggi non era stata ancora resa nota un’analisi dettagliata della sua composizione, tale da giustificare tanto entusiasmo.

Ci hanno pensato i ricercatori di New Albany, verificando come l’acqua estratta da cocchi ancora verdi, giovani, contiene in media ben 1.500 milligrammi per litro di potassio, il minerale che più va perso durante lo sforzo, contro i 300 mg/l medi di Gatorade e Powerade.

Inoltre la bevanda è ricca di antiossidanti e a basso contenuto calorico (da 45 a 60 calorie per 250 millilitri, contro le 130 medie degli sport drinks), e costa (almeno negli Stati Uniti) quanto Gatorade e Powerade, dai 3 ai 5 dollari per lattina e bottiglie da 250-500 ml.

Tuttavia, contiene meno sodio rispetto alle bevande di sintesi, circa 400 mg/l, contro i 600 mg/l di Gatorade e simili, e per questo, in caso di sforzo prolungato o intenso, che può depauperare le riserve di sodio dell’organismo, andrebbe corretta con un po’ di sale da cucina.

In generale, comunque, gli autori sottolineano che quando l’esercizio dura meno di un’ora e non ha una grande intensità, l’acqua è più che sufficiente a reintegrare i liquidi persi con il sudore. Sempre che l’organismo possieda le giuste quantità di potassio, assicurate senza bisogno di supplementi da un apporto adeguato di vegetali (soprattutto a foglie verdi) e frutta (in primo luogo le banane).


Mille Miglia: vietato sbandare nei centri storici

8 maggio 2012

di Maurizio Caprino

Tra due weekend la rievocazione storica della Mille Miglia torna in strada. Sarà la prima volta dopo l’incidente dell’anno scorso. Dunque, un banco di prova per capire se anche la rievocazione rischia di fare la fine della corsa originaria, bellissima perché fatta tutta su strada ma proprio per questo troppo pericolosa. Tanto che fu soppressa dopo l’incidente del 1957 alla Ferrari di Alfonso de Portago ed Edmund Nelson, che sul rettilineo di Guidizzolo (Mantova) costò la vita ai due concorrenti e a nove spettatori.

Auguriamoci che vada tutto bene. Anche perché in una rievocazione storica un incidente grave sarebbe molto stupido: non stiamo parlando di bolidi impegnati ben oltre i 200 all’ora, come invece accadeva alla Mille Miglia “vera”. Certo, anche in una gara di regolarità si può essere costretti a superare i limiti di velocità (non siamo ipocriti), ma una corsa di velocità è ben altra cosa.

E allora diventa fondamentale catechizzare a dovere i guidatori. Divertirsi va bene, derapare – se lo si sa davvero fare – anche. Ma non nei centri storici, come accaduto l’anno scorso in piena Modena. Perché c’è gente, tanta gente. E le strade sono strette. Inoltre, come ben sa chi con le derapate ha confidenza, in luoghi così c’è più probabilità di trovare una superficie più liscia o sporca del normale, che, a parità di gas dato con l’acceleratore, trasforma una sbandata controllata (da un magistrale controsterzo) in un’ingloriosa e pericolosa uscita di strada.

Non è questione di migliorare il servizio d’ordine: quando ci sono tanta gente e tante macchine, è impossibile controllare tutto e tutti. E infatti, testimoni oculari dei fatti dell’anno scorso riferiscono che il servizio d’ordine era encomiabile. Dunque, tutto sta alla testa dei guidatori. Come ricorda il promemoria agli organizzatori scritto da quel testimone. Ve lo riporto qui.


I programmi TV per dimagrire destinati a bambini obesi possono aiutare? Gli esperti dicono di no

20 febbraio 2012

in sintesi un articolo di Valentina Murelli che leggo su Il Fatto Alimentare

È boom in tv di reality che abbiano per protagonisti bambini o adolescenti in sovrappeso oppure obesi.

Su MTV, per esempio, va in onda Teenager in crisi di peso, programma made in Usa dedicato – si legge sul sito – a “ragazzi un po’ in carne che vogliono perdere peso prima di iniziare il college”.

Come? Con l’aiuto di un coach che li incita a seguire uno schema durissimo di dieta e di esercizi fisici. Josh, per esempio, pesa 143 kg, è molto goloso e un po’ pigro. Un giorno, però, nella sua vita irrompe “l’energumeno tatuato” Joey, il trainer, e tutto cambia: niente più hamburger e pancake al cioccolato e bando alla pigrizia.

In palestra, Josh comincia a sollevare pesi, correre, salire scale e così via. Dopo 110 giorni, la prova bilancia è un trionfo: il ragazzo andrà al college con 53 kg in meno.

Su RealTime un altro programma americano, Adolescenti XXL, segue le vicende di un gruppo di giovani obesi in una scuola particolare, in cui non solo si studia ma si sta anche a dieta e, di nuovo, si fa della grande attività fisica.

E ancora, su FoxLife è arrivato a fine novembre Tesoro, salviamo i ragazzi, programma di rieducazione sul modello del fortunatissimo SOS Tata. Il format è della BBC, ma adattato alla produzione italiana, con un’atmosfera visibilmente meno competitiva ed esasperata di quella dei reality americani.

Punto di forza del programma è il conduttore Marco Bianchi, autorevole figura di “scienziato-chef”, con un lavoro all’Istituto europeo di oncologia e una passione per cucina e alimentazione naturale. In ogni puntata Bianchi guida una famiglia con un bambino o una bambina con problemi di peso a scelte più consapevoli in fatto di stile di vita, assistendo nella spesa di cibo e proponendo ricette più salutari.

La vasta offerta di programmi di questo tipo risponde evidentemente a una domanda, del resto anche in Italia l’obesità infantile ha raggiunto livelli preoccupanti: si stima che nel nostro paese il 23% di bambini tra gli 8 e i 9 anni sia in sovrappeso e il 12% sia obeso. Più di uno su tre.

Ma un reality che ruoti attorno a una bilancia può davvero fare qualcosa per curare o prevenire l’obesità?

O magari anche soltanto per promuovere la consapevolezza delle famiglie sul tema?

Il Fatto Alimentare lo ha chiesto ad alcuni esperti che si occupano di obesità e disturbi del comportamento alimentare (DCA), specialmente sul fronte infantile.

Il loro giudizio nel complesso non è affatto positivo. Se può essere importante parlare del problema (e non è detto che sia così) e magari presentarlo in tv anche attraverso le modalità narrative del reality, più accattivanti, i contenuti proposti da quello che passa oggi sullo schermo non sono adeguati, quando non addirittura controproducenti.

«L’obesità infantile è una malattia grave e complessa, di origine multifattoriale», spiega Alessandro Sartorio, che è anche promotore del sito educativo www.cresceresani.it. «Sono coinvolte componenti genetiche, psicologiche, sociali: non la si può ridurre a una questione di peso da affrontare con una dieta drastica e un’attività fisica estenuante, con il solo aiuto di un coach.

Ci vuole un approccio multidisciplinare, che segua il piccolo paziente in un percorso lungo e lento: un aspetto che non emerge affatto dai reality».

Pienamente d’accordo Simone Pampanelli: «L’unica possibilità per vincere la malattia è lavorare contemporaneamente su più fronti: non basta un trainer che inciti a fare del proprio meglio, né un cuoco che consigli ricette, neppure le migliori del mondo».

Ben vengano gli sforzi per proporre alle famiglie nuove idee in cucina, ma attenzione che siano davvero fattibili e ben accolte: il tempo a disposizione per cucinare è comunque poco e se è vero che un panino integrale con crema di tofu e olive è sicuramente più sano di un hamburger con salse e patatine, bisogna poi essere sicuri che i bambini lo mangino davvero.

Soprattutto nei reality di matrice americana, la parte sull’attività fisica sembra tratta da un programma di allenamento per campioni olimpici.

«Eppure quelli che si sforzano a correre e a saltare non sono campioni e neanche sportivi: anzi, non sono neppure persone sane, ma malati», precisa Sartorio.

«Per di più, le nostre ricerche hanno mostrato che, per essere davvero efficace nel bruciare i grassi, l’attività fisica fatta dai ragazzini deve essere a bassa intensità: proprio il contrario di quello che si vede in tv».

Tanta forza di volontà: per dire no a gelato e patatine e per resistere all’ennesima flessione. Sembra questo, alla fine, l’ingrediente fondamentale della maggior parte dei reality sull’obesità, in cui il coach ha proprio il ruolo di convincere il protagonista di turno che se si impegna può farcela davvero.

Ma non c’è messaggio più sbagliato, per Simone Pampanelli e Laura Dalla Ragione. «L’abbiamo detto: l’obesità una malattia multifattoriale, spesso con una forte componente psicologica. La forza di volontà del singolo non basta affatto», precisano. Per di più, puntare tutto sulla volontà del singolo significa lasciarlo ancora più frustrato se non riesce a perdere peso.

«Certi programmi esaltano la forma fisica come rinforzo del legame tra aspetto e felicità», spiega Dalla Ragione. «Si rischia che nella mente dei giovani spettatori si rinforzi l’equazione perdere peso uguale a essere sexy e felici. Ma se il peso in eccesso è, tra le altre cose, il sintomo di un disagio psicologico profondo, dimagrire non serve a far sparire quel disagio. Per questo noi lavoriamo piuttosto sull’accettazione del corpo, come unico e speciale».

Anche chi studia l’obesità attraverso la lente dell’epidemiologia, come fa Adriano Cattaneo, ha qualcosa da ridire sull’efficacia dei programmi di cui abbiamo parlato come deterrente per arginarne la diffusione.

«Tutti puntano a prevenire o ridurre l’obesità modificando i comportamenti individuali, ma ormai sappiamo che quando si ragiona in termini di popolazione questo approccio è sbagliato», afferma l’esperto.

«In generale, i comportamenti individuali dipendono solo in piccola parte dalle decisioni individuali e in misura maggiore da una serie di fattori detti determinanti sociali che possono andare dal livello d’istruzione al reddito, dall’occupazione alla possibilità di accesso a informazioni o a pubblicità, dalla disponibilità di sistemi di trasporto attivo ai sistemi di tassazione e così via.

Sono proprio gli interventi sui determinanti sociali a cambiare collettivamente i comportamenti: nel caso del fumo, per esempio, hanno fatto di più certe leggi e il cambiamento di certi modelli (come il cinema di Hollywood) del counseling dei medici di famiglia ai singoli pazienti.

Per l’obesità è lo stesso: meglio una bella legge che proibisca la pubblicità di alimenti per bambini o tassi al 500% le bibite zuccherate, piuttosto che un reality con personal trainer».

 


Internet: acquistare sostanze proibite è facilissimo e mancano i controlli

16 dicembre 2011

un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare

Da anni giovani e adulti che frequentano le palestre comprano integratori alimentari su Internet per procurarsi sostanze dopanti il cui utilizzo è vietato in Italia e in molti Paesi europei.

Acquistarli è semplice: basta collegarsi al sito di Amazon.co.uk e scegliere il prodotto desiderato tra centinaia di barattolini presenti nel vastissimo assortimento. Il problema è che in molti casi non si tratta di semplici integratori, ma di pillole con principi attivi utilizzati per i farmaci.

Secondo stime attendibili, la sezione degli integratori alimentari comprende 148.000 referenze acquistabili senza problemi da qualsiasi cittadino italiano. L’operazione è consentita perché gli integratori risultano conformi alla normativa inglese (come il sito di Amazon), che su alcuni aspetti differisce in modo sostanziale da quella in vigore nel nostro paese.

Ci sono anche società di e-commerce specializzate in integratori che operano indisturbate in Spagna e in Slovenia, perché vendono in altre nazioni e questo impedisce alle autorità locali l’adozione di misure restrittive. Gli acquisti on line crescono continuamente perché l’acceso alla rete è semplice, i prodotti funzionano e il mercato è poco controllato.

Navigando nel sito di Amazon si notano barattoli di multivitaminici (spesso con dosaggi da cavallo) e molti prodotti dai nomi strani a base di principi attivi ben conosciuti dagli giovani atleti.

La normativa prevede anche per la vendita on line di questi prodotti la presenza di informazioni precise sull’integratore, con la descrizione completa delle diciture riportate sull’etichetta. Questo però non succede.

Su Amazon si trovano centinaia di barattoli privi di indicazioni sugli ingredienti, sulla composizione e senza le modalità d’uso. In linea di principio, ci sono tutti gli elementi per intervenire e censurare questi siti appellandosi alle norme sulla pubblicità ingannevole, anche se il percorso non è proprio agilissimo.

«Stiamo monitorando insieme ai Nas la situazione - spiega Simona Pichini ricercatrice del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto superiore di sanità.  Il problema non riguarda solo gli integratori ma anche psicofarmaci, ormoni, Viagra e anche sostanze classificate come droghe. Le questioni sono complesse perché il  dosaggio sovente risulta diverso rispetto a quello dichiarato (sia in eccesso sia in difetto).

La situazione degli integratori è forse quella meno grave, visto che il 90%  dei prodotti venduti su internet sono mutivitaminici e altri prodotti correnti, mentre nella rimanente quota troviamo pre-ormoni e sostanze dopanti.

Il mercato è in espansione perchè le pilloline costano meno rispetto ai listini italiani, non bisogna  andare dal medico per la ricetta e si può fare l’autoprescrizione. Per contro c’è il grosso problema  dei dosaggi scorretti e quello della  purezza di principi attivi oltre all’assenza del controllo medico  assolutamente necessario quando si usano certi prodotti».

L’ultimo elemento di criticità del sistema di vendita ondine di integratori riguarda l’identificazione del produttore. In caso di problemi chi deve rispondere  all’autorità? Il proprietario del sito o il marchio dell’azienda presente sulla confezione, che però il più delle volte è collocato in un Paese extra-europeo?

 

Ecco alcuni esempi di integratori acquistabili on line.

1) Uno dei prodotti più venduti nella sezione Health-Supplements di Amazon è Pre Work Oyt Powder, ed è presentato come potenziatore della massa e della forza muscolare. Contiene metilexaneamina, una sostanza vietata in Italia perché dopante (il Decreto 26 luglio 2011 la elenca tra quelle proibite).

2) Il DHEA, una sigla ben nota agli addetti ai lavori perché indica uno steroide endogeno utilizzato illegalmente per ingrassare i bovini negli allevamenti.
3) Stimolanti del testosterone senza informazioni sugli ingredienti o sulle avvertenze d’uso.
4) Integratori con efedrina, un farmaco broncodilatatore considerato sostanza dopante, vietata anche in USA .

 

In rete troviamo anche il sito in italiano Prozis che ha sede in Portogallo, ma opera a livello mondiale. È curioso che la sezione dedicata agli integratori per lo sport sia  classificata con la frase “malattia prevenzione e trattamento” che è assolutamente vietata dalla normativa di legge.

Un altro sito italiano, però allocato in Slovenia, è Musclenutrition, da dove vende un ricco campionario di integratori proibiti.

 


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