Stop alla vendita all’aperto di frutta e verdura, è polemica

24 febbraio 2014

Da come la vedo io, mi sembra che si faccia un pò di confusione ovvero se la merce esposta dal fruttivendolo era deteriorata, mi vien da pensare che il problema fosse la frutta e la sua conservazione piuttosto che l’inquinamento che, in ogni caso, può essere fonte di problemi, anche se prima di consumare frutta e verdura ritengo sia tassativo  lavare il tutto con cura.

La presa di posizione di Coldiretti però mi sembra pretestuosa e troppo di parte. In un mondo perfetto sarebbe più logico ridurre l’inquinamento piuttosto che vietare l’esposizione sulle strade di frutta e verdura, ma purtroppo siamo costretti ad adeguarci al mondo in cui siamo. Sarebbe forse sufficiente prevedere che i prodotti esposti siano protetti da una copertura trasparente.

In ogni caso io compro la verdura (e parte della frutta) da Cortilia.it ;-)

leggo su Rinnovabili.it

Si inasprisce la polemica dopo la sentenza della Cassazione di dare lo stop alla vendita all’aperto di frutta e verdura.

I fruttivendoli sorpresi a esporre sulle strade cassette piene di arance piuttosto che pere o mele, infatti, ora rischiano una condanna penale (punibile però con ammenda) per violazione della legge 283/1962, in materia di “disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”.

Lo ha deciso la terza sezione penale della Cassazione, confermando la condanna alla pena dell’ammenda inflitta dal tribunale di Nola ad un esercente che aveva esposto per la vendita 3 cassette di verdure di vario tipo, “ma in cattivo stato di conservazione”.

Il commerciante si era rivolto alla Suprema Corte sostenendo che il giudice del merito, nella sentenza, aveva sottolineato la sola collocazione all’aperto degli alimenti, senza rilevare invece la presenza di segni evidenti di cattiva conservazione o di inosservanza di particolari prescrizioni igieniche.

Dura la replica della Coldiretti alla sentenza della Cassazione. “Dalle strade delle città non vanno tolte le cassette di frutta, ma lo smog che non danneggia solo i prodotti alimentari ma anche la salute degli italiani”.

“L’obiettivo – sottolinea una nota dell’associazione – deve essere quello di rimuovere le cause dell’inquinamento nelle città e non certo quello di ostacolare il consumo di cibi sani come l’ortofrutta che sono necessari per la salute dei cittadini”.

“Gli acquisti di frutta e verdura degli italiani nel 2013 sono crollati al minimo da inizio secolo con le famiglie che – precisa l’associazione agricola – hanno messo oltre 100 chili di ortofrutta in meno nel carrello, rispetto al 2000. Le famiglie hanno portato sulle tavole appena 320 chili di ortofrutta al disotto dei 400 grammi al giorno che l’organizzazione mondiale della sanità consiglia per mantenersi in forma”.

La sentenza della Cassazione “rischia però anche di favore i grandi centri commerciali e accelerare nei centri urbani la chiusura dei piccoli negozi alimentari che hanno fatto segnare un calo record delle vendite del 3% nel 2013 – conclude Coldiretti – un fenomeno che oltre ad effetti economici ed occupazionali determina un impatto negativo legato alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani”.

 


Omicidio stradale – Cancellieri cambia (silenziosamente) idea: non ci sarà, ma…

4 febbraio 2014

di Maurizio Caprino

Ha ancora cambiato idea, pare.
Adesso Anna Maria Cancellieri non crederebbe più nel reato (doloso) di omicidio stradale, che appena un mese fa aveva annunciato di voler istituire: stando a quanto comunica l’Aifvs (Associazione italiana familiari vittime della strada), che l’ha incontrata l’altro giorno, la discussa ministra della Giustizia ora riterrebbe più opportuno lasciare che chi causa la morte di una persona in un incidente stradale venga ancora punito nell’ambito dell’omicidio colposo, sia pure alzando i minimi di pena rispetto a quelli attuali (già più elevati di quelli base, perché l’incidente stradale è considerato già da qualche anno come un’aggravante).
A conferma del cambio di opinione della Cancellieri c’è il fatto che siamo ormai a febbraio: a Capodanno la guardasigilli aveva annunciato che avrebbe portato entro gennaio in Consiglio dei ministri la sua proposta di istituzione del reato di omicidio stradale.

Con la possibile retromarcia rispetto a questa intenzione, la Cancellieri si riallinea con quanto aveva dichiarato due anni fa, quando era ministro dell’Interno del governo Monti: l’omicidio stradale sarebbe tecnicamente sbagliato e rischierebbe di essere dichiarato incostituzionale tra qualche anno, con tutte le difficoltà che ne conseguono nel gestire i casi di chi verrebbe condannato nel frattempo.

Ora la Cancellieri si è impegnata a portare avanti la proposta dell’Aifvs, che anch’essa è diversa dal precedente orientamento dell’associazione (che era favorevole a introdurre il reato di omicidio stradale). Dunque, pare si vada verso una soluzione più gestibile.

Ma attenzione: non per questo si può parlare di proposta più blanda. Infatti, l’aggravante dell’omicidio colposo scatterebbe in diversi casi (Download Cancellieri Aifvs condiviso sentito ufficio stampa Ministro), molti di più rispetto a quelli di alcol e droga che invece erano alla base dei testi sull’omicidio stradale finora visti.
Parliamo, per esempio, di tutti i casi di velocità inadeguata (quindi in teoria anche quando uno esce di strada nonostante stesse rispettando il limite generale) e di passaggio al semaforo quando il rosso è scattato da almeno due secondi (ma come si farà ad accertarlo, se il semaforo non è abbinato a telecamere di controllo, magari dell’ultima generazione?).
Insomma, spesso sono casi in cui sono necessarie vere e proprie indagini, approfondite e magari ampliate ad aspetti che vanno oltre quello che viene generalmente rilevato e preso in considerazione dopo un incidente.
Le stesse indagini che, se svolte abitualmente, avrebbero forse consentito di condannare per omicidio volontario (con dolo eventuale) i protagonisti di alcuni casi che hanno colpito media e opinione pubblica negli ultimi anni.

Per questo non stupisce che la proposta dell’Aifvs venga appoggiata dai periti ricostruttori di incidenti, che sono un po’ un’elite nel variegato mondo delle perizie.
Ovviamente, fanno i loro interessi e quindi nella proposta il loro ruolo è citato espressamente, per cui non potrebbero scattare le aggravanti se non ci fosse un accertamento fatto da un ricostruttore.

Non c’è tanto da scandalizzarsi, anzi: per far scattare conseguenze così gravi per il colpevole, è necessario che l’indagine sia seria.
Bisognerà però vedere se il sistema sarà in grado di digerire una novità del genere: i ricostruttori sono pochi e probabilmente non sarebbe serio se il loro numero crescesse improvvisamente solo per l’esistenza di una legge come quella proposta ora.
E questo potrebbe anche essere un motivo per eliminare i ricostruttori dal testo destinato a diventare legge. Oppure per far naufragare tutto.

Un libro: Il cammino immortale. La strada per Santiago

23 gennaio 2014

Con oltre un milione di visitatori dal 2005 ad oggi, Santiago di Compostela è senza ombra di dubbio una delle mete di pellegrinaggio più gettonate dei nostri tempi. Tra viandanti, mistici, coppiette in scarpe da ginnastica e turisti seduti sui sedili di comodi pullman, il medico e autore di best seller Jean-Christophe Rufin affronta il suo personale “apprendistato del vuoto”.9788868330194

Ottocento chilometri da Hendaye, all’estremo sud-ovest della Francia, fino alla maestosa Cattedrale di San Giacomo. Tra dettagli concreti, riflessioni storiche e religiose e il desiderio di smascherare gli impostori degli ultimi chilometri, l’autore restituisce al Cammino per antonomasia la sua verità.

Si tratta di una verità fatta di organizzazione capillare ed esasperante improvvisazione; di fango, case sbilenche e meravigliose coste battute dalle onde; di pellegrini solitari ingabbiati in una lunga sequenza di mode e tic alla ricerca di se stessi.

È un percorso che può cominciare ovunque, e finire nella piazza dell’Obradoiro o tra le pagine di un libro. Perché anche se la caratteristica del Cammino è far dimenticare in fretta le ragioni per cui si è partiti, la strada continua ad agire su chi l’ha percorsa.

Un’ “alchimia dell’anima” che non necessita di spiegazioni. Basta partire, lungo i sentieri o sulla carta poco importa. Come Rufin ben sa, il Cammino immortale è fatto per chi va alla ricerca di niente. Tranne la voglia di continuare ad andare.


Un libro: Street food d’autore. Il cibo di strada in chiave gourmand

13 gennaio 2014

cibo

Chi l’ha detto che il cibo di classe sia solo quello dei ristoranti stellati. Beniamino Nespor ed Eugenio Roncoroni sono due chef che hanno scelto un’altra via del gusto: quella della strada.

Reinterpretando i piatti della cultura popolare americana e asiatica hanno sperimentato nuove forme e sapori. Dall’hamburger al taco dog, dai bành al turkey sandwich.
Classici dello street food rivisitati con un pizzico di fantasia e con un tocco d’autore in grado di renderli speciali.

I due, titolari del ristorante Al mercato, hanno raccolto le loro esperienze in un libro, Street food d’autore, con una prima parte in cui vengono suggerite ricette semplici e piccoli accorgimenti per renderle speciali, e una seconda in cui si attraversa l’universo dei due chef, con piatti più elaborati e creativi come il blackened salmon, la ricciola thai, il ceviche di agnello.

Un viaggio affascinante in una cultura culinaria troppo spesso snobbata e considerata di serie B, che invece ha tanto da offrire.


Omicidio stradale – Lo strano dietrofront della Cancellieri

2 gennaio 2014

di Maurizio Caprino

Chissà che cos’ha spinto Annamaria Cancellieri a dichiarare ieri al Tg5 che a gennaio porterà in Consiglio dei ministri un pacchetto che comprende pure l’introduzione del reato di omicidio stradale?

Una spiegazione avrebbe dovuto darla innanzitutto lei: meno di due anni fa, il ministro della Giustizia (che allora era responsabile dell’Interno) aveva bocciato un’ipotesi simile dicendo davanti alla commissione trasporti della Camera (4 aprile 2012) che “ci sono perplessità tecniche che attengono all’inquadramento giuridico della nuova fattispecie, con rischi di sovrapposizione”.

 

In quell’occasione, la Cancellieri aggiunse che “una direzione in cui si può e si deve intervenire è quella di rendere effettiva la sanzione cautelare o definitiva che abbia colpito il guidatore che ha commesso omicidio stradale, facendo sì che l’interdizione alla guida venga ad essere in ogni caso assicurata, anche se il conducente dovesse aver conseguito successivamente una nuova patente in un altro Stato”.

Di qui l’ipotesi di “avvio di una riflessione comune con il ministero delle Infrastrutture, anche per valutare, come ha già rilevato il ministro (dell’epoca, ndr) Corrado Passera, la compatibilità delle misure con i principi richiamati di ragionevolezza, proporzionalità e non discriminazione in ambito europeo”.

 

Insomma, la Cancellieri sa perfettamente che è meglio trovare alternative alla “semplice” introduzione del reato di omicidio stradale. D’altra parte, nella sua lunga carriera di prefettura, avrà deciso – direttamente o indirettamente – le sorti di migliaia di patenti di gente che aveva commesso gravi infrazioni o causato incidenti rilevanti.

E allora perché adesso ha cambiato idea?

 

Su giornali e agenzie di stampa, la proposta della Cancellieri è stata accostata all’appello dall’inasprimento delle pene fatto dal padre di Stella Manzi, la bambina romana di otto anni uccisa perché investita la sera di Santo Stefano da un automobilista ubriaco, sotto effetto di droga e senza patente.

Si è parlato anche delle due donne morte sull’A3 la notte di capodanno, investite da un automobilista che non si è fermato. Ma in quest’ultimo caso giova ricordare che le due donne erano sull’asfalto perché sbalzate a seguito di un incidente precedente, quindi probabilmente non avevano le cinture allacciate e non è detto che l’ignoto investitore avesse altre colpe oltre a quella – gravissima ma ben diversa da quelle di cui si parla nel reato di omicidio stradale – di non essersi fermato.

Insomma, per farla breve, si pensa che dietro la proposta della Cancellieri ci siano banali esigenze di effetto-annuncio per dare un contentino all’opinione pubblica…

…continua la lettura QUI


Nuovo Codice della Strada: il Ministero chiede il tuo suggerimento

10 dicembre 2013

È iniziato in Parlamento l’iter di riforma del Codice della Strada. L’obiettivo del Governo è di arrivare ad un nuovo testo, più leggero e leggibile, nel minor tempo possibile.

Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha deciso di coinvolgere cittadini, associazioni e tutti coloro che vorranno partecipare per avere suggerimenti, considerazioni, proposte di modifica, utili per arrivare ad un testo che tenga conto di diritti e doveri di tutti gli utenti della strada.

Per questo fino al 31 maggio 2014 sarà aperto e disponibile per tutti questo spazio dal quale è possibile inviare suggerimenti, che saranno raccolti e analizzati dal Ministero con l’obiettivo di arrivare ad una riforma più completa e partecipata possibile.

Clicca QUI per dire la tua opinione (purtroppo in soli 220 caratteri).


Omicidio stradale: (forse) ora ci siamo

20 novembre 2013

autoblogHo supportato da subito la raccolta di firme per l’omicidio stradale, non appena venuto a conoscenza della tragica (e criminale) vicenda che ha causato la morte di Lorenzo Guarnieri;  con la Signora K invece ci sono state un tot di discussioni in merito, in quanto lei è del parere che le leggi ci siano, ma poi vengano applicate male.

In realtà il problema al momento è che la legge per un incidente mortale o con grave lesioni provocato da un guidatore sotto l’effetto di alcol e/o droghe prevede il reato di omicidio colposo, come se lo stesso fosse stato causato da imperizia, imprudenza o negligenza.

Per quel che mi riguarda non è abbastanza, tanto più che molto spesso i conducenti che guidano in stato di alterazione sono recidivi, per cui se la prima volta gli va relativamente bene, magari senza scontare un giorno di carcere, va da sè che non sono certo incentivati a fare attenzione e la cronaca riporta molti esempi in proposito.

Parlandone più volte mi è parso di capire che lei interpretasse l’Omicidio stradale per qualsiasi morte a causa incidente, in pratica come succede in Inghilterra, cosa che non vorrei vedere applicata in Italia, dato che come scriveva a suo tempo Caprino “Occorrerebbe una seria indagine su ogni sinistro mortale. Ma chi la fa”

Ma la mia linea di pensiero è uguale a quanto espresso da SicurAuto ovvero l’incidente esiste, la fatalità pure, non intendo assolutamente di fare di tutta un’erba un fascio e pur rispettando il dolore di chi ha perso una persona cara in un incidente, resta il fatto che ogni incidente (e morte) è storia a sè:

Scrive SicurAuto: Ovviamente, il reato di omicidio stradale si configurerebbe solo in casi certi e ben definiti. Sussisterebbe solo se la morte di una o più persone fosse determinata da una condotta di guida azzardata, tecnicamente accertata.

In più, occorrerebbe la concomitante violazione di alcuni articoli del Codice della strada, quali la guida in stato di alterazione psicofisica (anche questo un punto suscettibile di diverse modifiche: per l’alcol, si parla di almeno 0,8 grammi per litro di sangue contro un limite di legge di 0,5), gare in velocità, la guida in stato di ebbrezza, elevata velocità, non rispetto dei posti di blocco, passaggio col rosso, utilizzo di dispositivi elettronici alla guida (cellulari o navigatori), sorpasso azzardato (su dossi o in curva) e marcia contromano.

Non sussiterebbe il reato di omicidio stradale qualora venisse accertato il concorso di colpa o si dimostrasse che – pure rispettando il Codice della strada – si sarebbe potuto verificare il decesso.

Con il nuovo reato di omicidio stradale, si creerebbe un reato di omicidio quasi volontario: anzitutto, la reclusione prevista sarebbe molto più estesa. E la patente verrebbe ritirata a vita.

E quindi ritengo che serva una legge più punitiva verso chi ci mette del suo per aggravare la situazione; una legge che magari non preveda quelle attenuanti che hanno permesso ad un guidatore sotto l’effetto di droghe di investire ed uccidere 8 (OTTO) ciclisti e cavarsela poi con 7 (SETTE) anni di carcere.

Mi verrebbe da dire che anche in questo caso è d’attualità  il post ispirato da una riflessione di Michele Serra dove si evidenziava il fatto che manca del tutto la cognizione del fatto ovvero che esiste, cioè, un rapporto di causa ed effetto tra un’infrazione ed una punizione. 

E quindi se vai a fare una rapina, metti in conto che un carabiniere ti spari e se ti piace bere fino all’orlo metti in conto che potresti farti 20 anni di carcere se ammazzi qualcuno.

Su SicurAuto ho letto recentemente le dichiarazioni del sottosegretario ai Trasporti, Erasmo D’Angelis, che parla di:

un obbligo morale prima che politico: fermare le stragi sulle nostre strade aggiungendo poi che La riforma del Codice della strada avrà come priorità la sicurezza e il sistema sanzionatorio cambierà radicalmente: non la passerà più liscia chi provoca incidenti mortali guidando in stato di ebbrezza o sotto gli effetti di droghe.

E’ già un passo avanti; devo ammettere però che ho visto D’Angelis intervenire giorni fa a Mi Manda Rai 3 e mi ha restituito un’immagine positiva, rispetto ai soliti politici e/o burocrati che per prima cosa si parano le spalle e/o negano l’evidenza dei fatti, tuttavia tra una dichiarazione ed una legge e la successiva applicazione della stessa, ce ne passa,infatti sempre SicurAuto scrive che:

Anche una volta approvato il reato di omicidio stradale, ci si troverà a dover lottare con un sistema giudiziario da Terzo mondo, in cui le cause durano spesso più di 10 anni e in cui il troppo spazio lasciato alla libera interpretazione del Giudice fa sì che, a fronte dello stesso reato, si arrivi a condanne troppo diverse le une dalle altre.

Non mettiamo in dubbio la serietà di D’Angelis, ma il rischio concreto è di vedere il solito ritocchino in alto per le pene che poi però non verranno applicate bene se non si cambia qualcosa nei procedimenti.


Vittime della strada: nella “Giornata del ricordo” delle 40 vittime di Acqualonga non parla nessuno

19 novembre 2013

di Maurizio Caprino

Ai tanti che non se ne sono accorti, ricordiamo che domenica scorsa si è tenuta la Giornata mondiale del ricordo delle vittime della strada.

Ho atteso tutta la giornata di lunedì per accertarmi che fosse andata come negli anni precedenti: celebrazioni religiose, grida contro alcol e droga, richieste che si istituisca nel Codice penale il reato di omicidio stradale.

Come se quest’anno, anzi soli quattro mesi fa, non fosse successa una tragedia che dovrebbe far cambiare prospettiva ai ragionamenti: la strage di Acqualonga.

Furono 40 le vittime, il numero più alto mai registrato in Italia per un incidente stradale.

E non furono certamente ammazzate né dall’alcol né dalla droga, ma da un guasto meccanico (che difficilmente si capirà se sia stato fortuito o legato a carenze nelle revisioni) e da un guard-rail in condizioni tanto deteriorate da attirare subito i sospetti degli inquirenti.

Subito dopo è diventato finalmente pubblico quello che finora solo una ristretta cerchia di addetti ai lavori sapeva: sulle autostrade italiane, che ci costano un pedaggio tutte le volte che percorriamo, le carenze strutturali non sono rare. Anche in opere recenti, in alcuni casi perché affidate a imprese in odor di camorra.

Ce n’è abbastanza per riflettere, nella Giornata del ricordo. Tanto più in un Paese come l’Italia, dove a far crollare infrastrutture ci si mettono pure le alluvioni, come accaduto stanotte in Sardegna. Altro che le solite storie su droga e alcol.

Però le 40 vittime che ci raccontano quest’altra verità scomoda non sono state ricordate. E alle condizioni delle strade sono stati dedicati solo accenni fugaci, come ha fatto Giordano Biserni che le ha definite “intollerabili”.

Perché questa sottovalutazione?

Certamente c’è un problema culturale, ben rappresentato da chi per definizione rappresenta il Paese: il Presidente della Repubblica.

Infatti, Giorgio Napolitano fu tanto pronto a proclamare il lutto nazionale e dichiarare che quella tragedia era inaccettabile (Download EstrazionePdf5) quanto adesso è stato sciatto nel limitarsi a proclamare una fredda e formale adesione alla Giornata, senza spendere una parola su Acqualonga.

Dell’unica alta autorità che ha scritto un messaggio vero e proprio per l’occasione, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, si può solo immaginare con quanta attenzione lo abbia fatto, vista l’incresciosa vicenda giudiziaria con la famiglia Ligresti che proprio in questi giorni sta rischiando di travolgerla.

Dal ministero delle Infrastrutture, invece, silenzio tombale. Eppure, il dicastero fa parte dello stesso Governo il cui capo, Enrico Letta, dichiarò commosso da Atene (dove fu raggiunto dalla notizia della strage) che la sicurezza stradale era una priorità.

D’altra parte, non ci si poteva attendere altro che il silenzio da un ministero che non apre nemmeno un’inchiesta di maniera sulla strage di Acqualonga.

E che – addirittura per bocca del ministro, Maurizio Lupi – dopo pochi giorni dalla tragedia magnifica le sue strutture di controllo (Download EstrazionePdf1), quando si tratta di tranquillizzare il Senato sulla serietà dei gestori autostradali, passati quasi immacolati al loro vaglio.

Salvo poi dichiarare di non poter controllare, perché un controllo davvero serio non rientra fra i suoi poteri (e, se vi rientrasse, non avrebbe più gli uomini per provvedere).

Insomma, qui più che di carenza culturale c’è una sorta di acquiescenza a un sistema in cui i controllori non fanno tanta paura ai controllati, anzi a volte manifestano una certa vicinanza. E sulla tragedia di Acqualonga i controllati hanno solo interesse che se ne parli il meno possibile, facendo passare in fretta la buriana.

Si spera sia invece per pura carenza culturale (nel senso sia di competenza tecnica sia di sensibilità verso il tema) che lo stesso oblio ha pervaso i giornali e i media in generale: a questa tragedia Bruno Vespa non ha sentito il dovere di dedicare non dico un plastico “modello Cogne” ma almeno qualche minuto, mentre le testate più prestigiose hanno schierato ad Acqualonga i loro migliori inviati. Cavandone pochino (di certo non più di quanto abbia cavato io dalla mia scrivania di Milano, occupandomi della vicenda in solitudine e praticamente nel tempo libero) e talvolta scrivendo cose fuorvianti.

Per esempio, descrivendo come scandaloso il fatto che il bus precipitato dal viadotto aveva sulle spalle un milione di chilometri, cosa che invece è del tutto normale – anzi pure sottostimata – in un veicolo del genere con 18 anni di età, perché i bus sono un po’ come aerei e navi, cioè fatti per essere usati a lungo, a patto di ricevere una manutenzione regolare.

Carenze culturali ci sono state anche all’inizio delle indagini: come troppo spesso accade, il luogo di una tragedia stradale non è stato trattato come la scena di un crimine (compatibilmente con l’esigenza di soccorrere i feriti e trovare i morti, è ovvio), tanto che non si è trovato il disco del cronotachigrafo del bus ( Download EstrazionePdf) e questo sta compromettendo la ricostruzione dell’accaduto.

Fortuna che c’è ancora un gruppetto di servitori dello Stato (quello vero, nel quale dobbiamo riconoscerci nonostante tutto) che per la magra paga che riceve (e che stride con gli onorari di altri esperti) sta ancora facendo di tutto per far emergere la verità. Voglio indicarveli come esempio, per credere ancora nelle istituzioni. Altrimenti è la fine.

La gente stessa continua ad emozionarsi di più per il naufragio della Costa Concordia, che ha fatto meno vittime e ben difficilmente potrà toccare in modo diretto l’italiano medio, visto che le persone che vanno in crociera non sono poi tantissime (sono comunque meno di quelle che percorrono – abitualmente o saltuariamente – le autostrade).

E allora ricordiamo qui l’emozione di quei giorni di fine luglio. Guardate questa foto, scattata sotto il viadotto Acqualonga.

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Legge di stabilità – L’emendamento “ad personam” per il Segway

18 novembre 2013

di Maurizio Caprino

Nella sarabanda degli emendamenti presentati in questi giorni al disegno di legge di stabilità, è passato inosservato quello mirato a rendere legittimo l’uso del Segway su strada.

Rispetto a un analogo tentativo fatto la scorsa estate, ora lo hanno reso un po’ meno “ad personam”, aggiungendovi sanzioni per chi circola con bici a pedalata assistita il cui motore elettrico spinge anche oltre i 25 km/h consentiti dal Codice della strada.

Ma la sostanza è che è in corso un’iniziativa per sbloccare la situazione del Segway, venduto per anni a consumatori che – a giudicare da qualche testimonianza apparsa su questo blog quando (solitario come spesso mi capita) ho sollevato il problema – non erano stati sufficientemente informati dell’impossibilità di usare il mezzo su strada (marciapiedi e isole pedonali comprese)

Diciamolo chiaramente: sono passati tre anni da quando denunciai che il Segway PT non si può usare su strada e non è cambiato nulla.

Già all’epoca denunciavo che la questione si trascinava da quattro anni, perché tra Motorizzazione e Parlamento nessuno prendeva la decisione di autorizzare la circolazione su strada di un mezzo che è pure geniale, ma non è esente da incidenti, tanto più su strade strette e/o sconnesse come sono quelle italiane.

In ogni caso, sarà difficile che ora tutto si risolva con l’emendamento alla legge di stabilità: si va a toccare una materia troppo estranea a questa norma e chi vende il Segway finora non ha dimostrato di godere in Parlamento di appoggi tanto forti (quando si dice “i poteri forti”) da consentire uno strappo alle regole.


Una morte evitabile, quella di Alessia (e non solo) se la giustizia fosse stata tale

14 ottobre 2013

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Questa è, era, Alessia Calvani, 15 anni, uccisa il 2 settembre 2012, mentre stava attraversando la strada.

alessia

Ma uccisa da chi? Da un pirata della strada come tanti?

Si, forse. Se non fosse che l’investitore, Emanuele Fiorucci, 44 anni, aveva già subito la revoca della patente nel 2006 a seguito di un incidente avvenuto a Livorno, quando, alla guida del suo camion, uccise una persona. In quel momento era sotto effetto di sostanze stupefacenti. Per quel fatto è stato già processato e condannato con l’accusa di omicidio colposo.

Leggendo questa storia si capisce benissimo che non c’è giustizia per le vittime, ma neanche prevenzione per tutti noi. Fiorucci aveva già ucciso una persona eppure rieccolo sulle strade, ad uccidere ancora.

Alessia Calvani è morta. Era evitabile e dovrebbe pesare su più di una coscienza, così come quella di tanti altri, uno per tutti cito Lorenzo, simbolo della raccolta firme per la richiesta dell’Omicidio stradale.

E per non fare torto a nessuno vediamo anche il carnefice, reo confesso ed indagato a piede libero. E poi mi vengono a parlare di amnistia ed indulto…?

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Aggiornamento del 19.10.2013

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