Non sono contrario a priori all’utilizzo di termini stranieri che magari possono essere intraducibili in italiano e/o scomodi da utilizzare, tanto più in certi ambiti lavorativi, e capisco bene la decisione del Politecnico di fare le lezioni in inglese, anche se ci sarebbe da dire sulla qualità dell’insegnamento (e dell’apprendimento) durante le scuole medie e superiori che mettono molti fuori gioco in partenza.
(Che gioia sentire Beppe Severgnini a Quelli che il calcio esprimersi contro quelli che usano ed abusano di termini inglesi, quando c’è il vocabolo in italiano…
)
Ieri mi raccontava la Silvietta, che è costretta ad imparare l’inglese (sempre utile) per comunicare con i suoi colleghi inglesi; vero anche che dall’Inghilterra non fanno tanto così per migliorare le comunicazioni con la sede italiana, non dico sforzandosi in egual maniera per imparare un pò d’italiano, ma ignorando di fatto anche ogni richiesta di parlare in inglese, ma lentamente.
Così come è vero che ci sono aziende di Bergamo dove il Purchasing Manager mi invia l‘Inquiry e chiede la risposta Asap… e quando arriva l’ordine scopri che l’imballo è Not required, che l’ordine è Approved by questo e quello … e che in ogni caso l’azienda è Certified (cosa questa che non vuol dire nulla, come ben sappiamo…)
Scrive Beppe Severgnini: L’abuso della lingua inglese in campo economico/finanziario fa ridere tutti: meno gli interessati.
Ecco la traduzione di alcuni vocaboli con equivalenti italiani attuali, comprensibili ed efficaci.
assessment = valutazione // brand = marchio // brainstorming = scambio d’idee // competitor = concorrente // long, short term = lungo, breve termine // meeting = riunione // stage = tirocinio // workshop = laboratorio
Torno tuttavia sul mio solito pallino ovvero sull’abitudine che vede politici & simili, utilizzare sempre più terminologia straniera per (non) comunicare con i cittadini. Il che fa danni due volte, sia perchè per l’appunto non si riesce a capire di che cosa si stia parlando, sia perchè sempre più parlano un cattivo inglese, senza neanche saper parlare un buon italiano.
Detto questo, resta il fatto che la maggior parte dei politici italiani ha carenze imbarazzanti nella conoscenza delle lingue straniere … (Mastella docet: ai em parlamentari europei) ed allora non so se ridere o piangere leggendo questo titolo sul sito del comune di Milano:
Coworking all’Urban Center – Il coworking al centro del dibattito – “Milano sia no tax area per start up“
successivamente si legge: “… ridurre i costi di gestione individuali, scambiando know-how e competenze pur mantenendo un’attività indipendente.”
Non credo di essere particolarmente rompipalle affermando che si poteva benissimo scrivere “conoscenze” al posto di know how …
D’altro canto tempo fa ho sentito il Presidente dell’Accademia della Crusca sollevare le medesime obiezioni, facendo riferimento ad User (Utente?), password e via dicendo; e se poi guardiamo al di fuori dei nostri confini, scopriamo che il mouse gli spagnoli lo chiamano raton, i tedeschi maus, i francesi souris e gli italiani… mouse.
Divertente leggere su un Forum l’esempio citato da un utente: se uno per dirmi “sono svenuto” mi dice “ho crashato” non va tanto bene …
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Qualche giorno fa ho preso all’Esselunga l’ultimo numero di News (Traducibile con Notizie o Notiziario?) e già in copertina ecco che si comincia: si parla infatti di Estate e di Food. Food? Ovvero cibo o alimentazione?
A questo punto perchè non scrivere Summer & Food?
Andiamo avanti nella lettura. Ecco che si parla di Happy drink e Cocktail. Nel riquadro che parla degli attrezzi del mestiere per la prepazione di questi drink, si parla di spremiagrumi, frullatori e centrifughe.
Poi si arriva alle ricette spiegate in dettaglio e scopro che si deve mettere il ghiaccio nel Blender (miscelatore?) … successivamente versare il tutto nel Tumbler (questa la so: bicchiere senza stelo) … ed in un’altra preparazione bisogna mescolare con il bar spoon (bar è…bar
e spoon è cucchiaio).
Divertente quanto ho letto nell’articolo sulle albicocche (in inglese Apricot, capirete presto perchè indico la traduzione) ed ecco che scopro che è a base di albicocca la glassa impiegata per lucidare o apricottare le torte.
Apricottare?
Tra un pò il pane sarà tomatizzato (in italiano: pomodorizzato) per preparare la bruschetta?
Certo che poi anche la pubblicità ci mette del suo quando lo slogan di uno stuzzichino di formaggio è: Ready to cheese?
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Leggo su una rivista un breve articolo sulla protesta delle prostitute spagnole nei confronti dei banchieri e nel quale si evidenziano le modalità di lavoro e rischi connessi.
Il sottotitolo è composto di tre brevi frasi:
Dalla protesta anticrisi delle escort (prostitute? accompagnatrici?) spagnole alle nuove leggi sui condom (profilattici? preservativi?) a New York. A Calcutta si tiene il raduno mondiale dei Sex Workers. (lavoratori del sesso?)
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Uscendo per un attimo dall’abuso di terminologia inglese, un piccolo aneddoto: Al posto di giochi erotici ormai è diffuso l’uso del termine Sex Toys, e vabbè, tuttavia l’altro giorno in un romanzo letto da qualcuno che non è addentro all’argomento SexToys, era presente il termine Dildo che volendo potrebbe essere tradotto in vibratore in modo che la maggior parte delle persone capisca al volo.
Ed infatti potrete capire che quando è arrivata la domanda: Ma tu sai cos’è un dildo? si sia poi creato un attimo di imbarazzo….
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Un aiuto a sostegno delle mie tesi mi arriva da un recente articolo di Maurizio Caprino:
Pensate a un’iniziativa come lo scontone Eni, dichiaratamente (e giustamente) nazionalpopolare, tanto che ha avuto il volto di Rocco Papaleo. Vi aspettereste che il sito dell’Eni metta in bella evidenza l’elenco dei distributori che aderiscono all’iniziativa.
E invece no: l’elenco c’è, ma per consultarlo dovete andare sul sito di Riparti con Eni e cliccare sul misterioso bottone “Station finder”.
Il significato di questa frase sarà ben noto agli uomini del marketing Eni. Ma ai vecchi del paese di Papaleo?
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Ieri stavo leggendo un articolo del direttore di Sorrisi & Canzoni sul concerto Italia Loves Emilia ed ecco che fra parentesi trovo la sua domanda: perchè non chiamarlo l’Italia Ama l’Emilia? Appunto…
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Chiamala Bring the food se ti va, ma se vuoi comunicare con la massa, devi farti capire al volo da tutti quanti
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Nei giorni scorsi ho scritto ad un sito, circa un loro comunicato:
….nel caso queste notizie siano destinate anche al normale pubblico e non solo agli addetti ai lavori, mi chiedo perchè non renderle immediatamente comprensibili evitando terminologie straniere che possano metttere in difficoltà i lettori; mi riferisco nello specifico a questo passaggio: “…hanno concluso che si tratti di un outbreak endogeno….”.
Outbreak? Dubito fortemente che si tratti di un termine intraducibile in italiano, così come il risk management che troviamo più avanti nell’articolo.
Non sono contrario a priori all’utilizzo di termini stranieri che magari possono essere intraducibili in italiano e/o scomodi da utilizzare, tanto più in certi ambiti lavorativi, tuttavia viviamo in un Paese i cui abitanti spesso non sono in grado di leggere/scrivere correttamente in italiano, cosa questa della quale ho conferma leggendo i vari commenti dei miei lettori e che è stata confermata in più occasioni da statistiche a dir poco inquietanti.
Dopo qualche giorno ho ricevuto la risposta, sicuramente gradita, ma tutto sommato mi dà da pensare, infatti se siamo arrivati al punto che se non sai tradurre un termine lo lasci così e via andare.
Cerchiamo di solito di tradurre gli inglesismi, se ci è sfuggito- e ci sfugge qualcosa- ci dispiace, anche se in certi casi -confesso- non è facile tradurre.
Nello specifico, su outbreak ho qualche difficoltà: “scoppio”?, “epidemia”? forse focolaio è la parola giusta. anche se mancando una tradizione di traduzioni, a volte e per la fretta – come di questi giorni, in cui per vari motivi abbiamo dovuto sospendere le pubblicazioni, non si trova immediatamente il corrispettivo. In altri casi, soprattutto quando i neologismi sono importati da altre esperienze, la cosa è ancora più faticosa. ma rileviamo il punto e cerchiamo di migliorare
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A Codice a barre un funzionario dell’Autorità garante che, in merito ai Contratti truffaldini di Luce & Gas, parla della possibilità per il consumatore dello Switch in back. Chiamarla Operazione di rientro?
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Mi scrive un amico che deve fare un corso per imparare a dare feed back; sostanzialmente come correggere i collaboratori senza offenderli evidenziando il loro comportamento e mai la loro persona! bah!!!
Mi chiedo…potremmo anche dire: Come migliorare le relazioni personali? Come gestire i conflitti relazionali?
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In una trasmissione televisiva, la conduttrice ha dato la linea ad un esperto di Corporate Management con il quale ha poi parlato del Convenience Food…; fortunatamente si tratta di una trasmissione dedicata ai consumatori, ai quali spiegare come risparmiare sulla spesa.
D’altro canto chiunque di noi vada a fare la spesa al super cercherà i Convenience Food … (si parlava infatti, di cibi pronti, comodi ma spesso poco convenienti…).
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Sempre peggio e neanche commento quanto leggo oggi in una mail ricevuta in azienda: “….CNA Milano Monza e Brianza è lieta di invitarLa alla presentazione gratuita del workshop S.Y.T: SHINE YOUR TALENT…”
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Ecco arrivare una confezione speciale di caramelline TicTac della Ferrero: le Weekly pack special edition che costano ben 142,9 €/kg. E pensare che sono composte al 95% da zucchero!
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Io sarò un rompipalle, tuttavia non è accettabile vedere le città tappezzate da queste pubblicità.
A meno che la Fiat tappezzi Londra di immagini della Panda con scritto: Fai guidare il tuo corpo

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Alcuni giorni fa stavo cercando alcune informazioni sul sito di un vettore ed ho notato, oltre al Track and Tracing
e la sezione Download anche quella Fuel Surcharge.

Fedele alla mia linea di pensiero spiegata inizialmente, accetto il Download, perchè alla fine è il termine più usato e, nonostante tutto, facilmente comprensibile da chiunque navighi sul web; ho alcune perplessità su Track and Tracing (si poteva anche scrivere: segui la tua spedizione) , ma francamente trovo che la sezione Fuel Surcharge sia assurda in quanto assolutamente traducibile con Supplemento carburante, perchè alla fine di questo si tratta: I cambiamenti nei prezzi dei carburanti hanno portato ad incrementi nei costi dell’industria di trasporto, rendendo necessaria l’introduzione di un supplemento carburante variabile denominato Fuel Surcharge Indicizzato.
Notare che le testo si parla per l’appunto di Supplemento carburante variabile….
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l’altro giorno ero dietro ad un autobus quando l’occhio mi cade (non faccio apposta… ) su questa pubblicità e francamente, a prescindere dall’utilizzo del termine inglese, mi chiedo anche che ci azzecchi il termine EXCITING (eccitante, emozionante) nel contesto ….

siamo seri, ma che vuol dire: da oggi Milano è ancora più exciting?
Per la nascita duna nuova concessionaria, poi?
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Sto guardando un servizio di Matteo Morichini a Tg2 motori, si parla della Ford Kuga TDCI. Davanti al giornalista ci sono due possibilità. Utlizzare la pronuncia italiana della sigla ovvero Ti Di Ci I oppure quella inglese: Ti Di Si Ai … ed infatti dice: Ti Di Ci Ai … poca cosa, non casca il mondo, tuttavia è un segno dell’impreparazione linguistica…
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Parte lo spot, vediamo glorificare la bellezza del territorio italiano, e poi arriva questa immagine e relativo messaggio: Italia. Land of quattro…

Land of Quattro?
Oltre a sembrare una presa in giro (prima inneggi all’Italia e poi mi metti il messaggio in italo-inglese?) ogni volta che vedo questo spot, io penso alla LAND…ROVER
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Faccio parte di quella generazione che si sentiva dire: “dopo Carosello si va a letto” e ci si andava,“senza se e senza ma”.
Dubito fortemente che alle nuove generazioni possa interessare questa che altro non è che un’operazione per raccogliere pubblicità, tuttavia mi chiedo se fosse indispensabile scivolare una volta di più nell’uso ed abuso di termini stranieri?
Perchè chiamarlo “Carosello reloaded”?
