Energy drink? Meglio il succo di pomodoro

19 febbraio 2013

leggo su Newsfood

Chi pratica sport, potrebbe bere succo di pomodoro: per quanto meno pubblicizzato, tale alimento è più efficace nel far recuperare le forze dei più pubblicizzati energy drink.

A spiegarlo, una ricerca del General Chemical State Laboratory of Greece (Atene, Grecia), diretta dalla dottoressa Christina Tsitsimpikou e pubblicata su “Food and Chemical Toxicology”.

Gli scienziati si sono attivati in seguito ad un comportamento diffuso, sia tra sportivi professionisti che tra dilettanti. Dopo aver svolto un esercizio, o nei momenti di recupero i soggetti assumevano energy drink. Loro obiettivo, favorire il recupero dei muscoli e di alcune sostanze (in primi sali minerali) perdute in seguito allo sforzo.

Allora, il team del General Chemical ha voluto verificare se gli energy drink fossero necessari, mettendoli a confronto con del comune succo di pomodoro.

A tale scopo, sono stati selezionati 15 volontari, tutti sportivi praticanti, divisi a caso in due gruppi. I soggetti hanno svolto esercizi fisici: dopodiché, il primo gruppo (9 persone) ha consumato succo di pomodoro, mentre il secondo (6 persone) un energy drink.

La procedura si è ripetuta due mesi, durante i quali gli atleti hanno subito esami sui test vitali, lo stato dei muscoli e l’effetto dello stress ossidativo.

Questi controlli hanno provato come il primo gruppo (succo di pomodoro) mostrasse recupero muscolare e ripristino dei livelli di glucosio più rapidi. Inoltre, i livelli di proteine ed enzimi nocivi, scarti causati dall’attività fisica, erano inferiori rispetto ai consumatori di energy drink.

Per la capo-ricercatrice, il merito del pomodoro sta nel licopene, antiossidante già protagonista di ricerche passate per la sua azione contro cancro e malattie cardiache.

Allora, conclude la dottoressa, il succo di pomodoro può essere doppiamente utile. Per gli sportivi, come mezzo di recupero più efficace (ed economico) degli energy drink. Per i medici, come potenziale componente di terapie contro ossidazione ed eccessi di composti nocivi.


Alitalia serve succo di frutta Santal con latte. Un rischio per i passeggeri allergici…

16 novembre 2012

un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare

Un lettore ci segnala che Alitalia durante alcuni voli offre ai passeggeri la bevanda Santal Pesca e Mango Plus, una bibita a base di succo di frutta arricchita con latte, un ingrediente che potrebbe creare qualche problema alle persone allergiche.

La presenza del latte è indicata sull’etichetta, ma in questo caso i passeggeri non possono leggere il testo perchè la bevanda viene servita direttamente nel bicchiere. Trattandosi di un ingrediente che abitualmente non si trova nei succhi venduti in Italia, la presenza dovrebbe essere sempre segnalata dagli assistenti di bordo.

Il nostro lettore dice di non avere ricevuto quest’informazione e di avere reclamato. Il personale ha confermato la presenza del latte precisando che tutti i viaggiatori vengono informati al momento del servizio.

Il problema evidenziato è abbastanza serio perchè di solito i succhi non contengono latte e anche le persone allergiche li bevono senza troppe preoccupazioni.

Il problema si pone anche acquistando il succo al supermercato anche se in questo caso le persone hanno la possibilità di leggere gli ingredienti sull’etichetta. Forse  sarebbe il caso di evidenziare con una certa evidenza anche sul fronte della confezione  questa “curiosa” presenza.

Tra le tante bevande presenti nell’assortimento Santal, Alitalia potrebbe scegliere un succo senza allergeni evitando sgraditi inconvenienti.


Rosse innaturali: le aranciate sono ”tinte” (il video)

28 agosto 2012

un articolo che leggo su Il Salvagente

“La freschezza dissetante delle rosse” non è poi tanto fresca, visto che di frutta fresca non c’è traccia.
A ben guardare non è neppure tanto dissetante, almeno a giudicare dal generoso contenuto in zuccheri (che, si sa, fanno venire ancora più sete).

Rimane il rosso, che sta prendendo sempre più piede tra gli amanti del succo d’arancia, il cui consumo negli ultimi anni in Europa è più che raddoppiato. È proprio questa la tipologia di arance che da qualche anno a questa parte stanno sottraendo vendite alle classiche bionde.

Affermare che si tratta di rosse insidiose, però, non è in questo caso un luogo comune. Almeno non per il settimanale il Salvagente che nel numero in edicola da domani (e acquistabile da subito nel nostro negozio on line) dedica ampio spazio a un test su 12 famose confezioni (qui la tabella con tutti i prodotti).

Provate a leggere bene le scritte in piccolo piazzate sugli scaffali accanto ai succhi che contengono il 100% di frutta, e tra le pieghe dell’etichetta, consigliano dal giornale dei consumatori, scoprirete che non di succhi si tratta, ma di “bevande al gusto di”.

Confezioni che mostrano turgide e succulente arance infatti, fanno apparire come salutari bibite che di frutta ne contengono intorno al 20-30%.

Il colore vivo e invitante, poi, è spesso merito del colorante E120, o Carminio. In parole più comprensibili cocciniglia essiccata e polverizzata in modo da estrarre la molecola colorata. Sì, proprio gli infestanti che cerchiamo di sterminare quando prendono di mira le nostre piante.

Per produrre un chilogrammo di colorante occorrono circa 100mila insetti, con buona pace di tutti i vegetariani e i vegani che inconsapevolmente interrompono il regime alimentare.

Lo zucchero, in media intorno ai 25 grammi al bicchiere, è sempre aggiunto. Ma un conto è addizionare glucosio, altro è aggiungere sucralosio, come fa chi si dichiara “Zero Zuccheri”, ammonendo che si tratta di dolcificante artificiale non certo innocuo, tanto che sono stati fissati limiti giornalieri di assunzione pari a 15 mg per chilo (a rischio soprattutto i bambini, che hanno peso corporeo più basso).

In particolare, inciderebbe sul funzionamento del timo, ghiandola che regola il sistema immunitario, tanto che è stato bandito, negli Stati Uniti, da catene distributive come la Whole Food Market.

Ingannati dall’idea di bere qualcosa di sano e ricco di vitamine, in generale, è facile ingurgitare 500 ml (poco più di 2 bicchieri) di questi succhi, ma l’idea che contengano frutta non deve farci rinunciare a dare uno sguardo alle calorie. Che non sono affatto poche: in media 47 ogni 100ml, almeno 100 al bicchiere.


Bevande all’arancia Valfrutta e Consilia, identiche tranne nel prezzo

6 luglio 2012

in sintesi un articolo che leggo su Io leggo l’etichetta:

Confrontiamo una confezione di bevanda all’Arancia Rossa Valfrutta e una confezione di Bevanda Consilia all’Arancia Rossa. Valfrutta è un marchio di proprietà di Conserve Italia che produce bevande e succhi di frutta con i marchi Yoga (leggi l’articolo precedente), Derby, Valfrutta e anche per marchi della Grande Distribuzione come Consilia. I prodotti a marchio Consilia sono venduti presso la catena dei supermercati Tigre del Gruppo Gabrielli Spa.

Gli ingredienti coincidono perfettamente. L’ingrediente più presente è l’acqua seguito dal 30% di succo d’arancia (da qui il nome bevanda e non nettare o succo di frutta), poi lo zucchero, l’acido citrico come conservante, aromi e il colorante E120 che avrebbero potuto risparmiare.

I due prodotti che abbiamo comparato sono identici, anche a livello di gusto. Tutto uguale quindi? No, cambia il prezzo per il consumatore.

Nello stesso giorno e nello stesso supemercato la confezione di 1500 ml Valfrutta costava 2,29 € mentre la confezione di 1500 ml Consilia costava 1,49 € con una differenza di 0,80 € pari al 35% in meno.

 

 


Lo sapevate che il succo di frutta Coop è prodotto da…

17 maggio 2012

Leggo su Ioleggoletichetta:

Parliamo di succhi di frutta. Ne esistono di diversi tipi, con notevoli differenze sia in termini di concentrazioni di zuccheri sia in termini di concentrazione di frutta. Inutile dire che maggiore è la concentrazione di frutta, maggiore è la qualità del prodotto.

Succhi Yoga è un’azienda italiana specializzata nella produzione di succhi di frutta, fondata a San Lazzaro di Savena (BO) nel 1940, diventata poi parte della più ampia Conserve Italia con sede a San Lazzaro di Savena (BO). Conserve Italia è un consorzio cooperativo italiano che si occupa della conservazione e commercializzazione di frutta, pomodori e vegetali, ed è il primo gruppo conserviero in Europa. Suoi marchi come Yoga, Valfrutta, Derby, Cirio, De Rica.

Il consorzio aderisce alla Confcooperative ed ha sede a San Lazzaro di Savena (Bologna). Le vendite di succhi e bevande a base frutta coprono il 45% del fatturato. Questo fatturato è generato dalla commercializzazione oltre che di succhi a marchio Yoga anche di succhi con marchi della Grande Distribuzione come ad esempio Coop.

Un litro di succo di frutta alla pera YOGA costava nello stesso supermercato 1,20 € mentre un litro di succo di frutta alla pera COOP costava 0,99 € una differenza di 0,21 € pari al 17,5% in meno.

Quindi ricapitolando: stesso produttore, stesso stabilimento di produzione, stessi ingredienti, stessi valori nutrizionali, stesso colore e densità visiva del succo di frutta e stesso gusto percepito all’assaggio.  Cambia il prezzo.

 Iniziamo a risparmiare in maniera intelligente! Leggiamo l’etichetta!


Il succo di arancia brasiliano ha troppi fungicidi e non può entrare negli Usa, ma…

22 febbraio 2012

Un applauso per gli  Stati Uniti, così attenti ai fungicidi nel succo brasiliano; considerando la giusta osservazione fatta dall’autore in chiusura dell’articolo:

…se una sostanza è nociva per i cittadini americani (in questo caso i test negli animali evidenziano un pericolo per il feto e forse un effetto cancerogeno), lo è anche per gli europei.

vien da chiedersi se qualcuno si ricorda che la Coca Cola venduta in Europa contiene l’edulcorante ciclammato, vietato negli Usa dopo gli anni ’70… ;-)

P.S. Resta il fatto che, come spiegava Luca Foltran tempo fa: L’80% del succo d’arancia bevuto in Europa viene importato da Brasile e dagli Stati Uniti …

… quindi prendo atto che noi continueremo a bere succo e fungicida …

°°°

un interessante articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

Gli Stati Uniti non compreranno più succo d’arancia concentrato dal Brasile che provvedeva a fornire il 10% dei succhi esposti sugli scaffali dei supermarket americani.

La decisione è giunta dopo che la Food and Drug Administration (Fda) ha rifiutato un compromesso sulle quantità di residuo di carbendazim, il fungicida che il Brasile ha iniziato a utilizzare negli ultimi anni sugli alberi di agrumi per contenere l’invasione di black spot, una muffa particolarmente insidiosa.

 L’impiego del fungicida  sugli agrumi è vietato negli Stati Uniti,  anche se l’Environmental Protection Agency ha dichiarato che in concentrazioni al di sotto delle 80 parti per miliardo (ppb), non è pericolosa per la salute umana. Nonostante ciò l’ente federale è stato irremovibile: non sono ammesse concentrazioni superiori ai 10 ppb. I produttori brasiliani, riuniti nella Brasilian Citrus Exporters Association avevano chiesto di innalzare il livello di tolleranza a 60 ppb e, soprattutto, di distinguere tra succo concentrato che contiene concentrazioni maggiori  del fitofarmaco e succo al 100%.

A questo punto è probabile che dal Brasile (primo produttore al mondo di succo d’arancia) verrà esportato  negli Stati Uniti solo succo non concentrato, che in genere rientra nei parametri, mentre ci sarà uno stop per quello da diluire. A questo punto diversi marchi statunitensi hanno già dichiarato di essere alla ricerca di nuovi produttori mentre è probabile un incremento dell’export brasiliano verso l’Europa, che è già oggi il primo acquirente.

La vicenda ha avuto inizio qualche settimana fa, quando la Coca Cola ha riferito alla FDA di aver rinvenuto basse concentrazioni di carbendazim,  in succhi utilizzati nella produzione di alcuni dei suoi prodotti più conosciuti come Minute Maid e Simply Orange.

I controlli effettuati dalla stessa FDA hanno confermato quanto denunciato dal colosso di Atlanta e evidenziato che molti succhi venduti negli Stati Uniti contenevano tracce più o meno evidenti della sostanza.

Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie su 104 succhi analizzati, 24 avevano una quantità di carbendazim uguale o superiore ai 10 ppm: metà provenivano dal Canada, metà dal Brasile. I succhi promossi venivano invece dallo stesso Canada (22), dal Messico (18), dalla Repubblica Dominicana (3), dall’Italia (2), dall’Argentina (2), dal Costa Rica (2), dall’Honduras (2), da Trinidad & Tobago (2), dal Brasile (1), dal Libano (1), dal Belize (1) e dalla Turchia (1).

I campioni italiani hanno superato il vaglio delle ispezioni perché l’impiego di carbendazim da  noi è vietato dal 2005. L’Unione Europea consente l’uso solo per cereali, colza, barbabietola (da zucchero e da foraggio) e mais, ma vieta i trattamenti aerei, con la pompa a spalla e l’uso per giardinaggio domestico. La concentrazione limite nei prodotti ammessa dall’UE è di 100 ppb.

La questione pone ancora una volta il problema dei regolamenti disomogenei adottati nei diversi paesi, che lasciano molte perplessità, perché se una sostanza è nociva per i cittadini americani (in questo caso i test negli animali evidenziano un pericolo per il feto e forse un effetto cancerogeno), lo è anche per gli europei.


Succhi di frutta, la UE vota la riforma, ma il comunicato ufficiale contiene qualche errore

21 dicembre 2011

un articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

Il 14 dicembre l’Assemblea plenaria ha votato a Strasburgo la proposta di riforma dell’attuale direttiva sui succhi di frutta. Si tratta di un voto apprezzabile sotto diversi aspetti, ma c’è un piccolo inconveniente, il comunicato-stampa  riporta alcuni errori.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Già ora la denominazione di un succo o di un nettare di frutta è completata dall’indicazione della frutta utilizzata.

Per cui non è corretto quanto riportato nel comunicato stampa del Parlamento Europeo, secondo cui oggi sarebbe possibile riportare sulla confezione la scritta succo di fragola in un prodotto ottenuto dal 90% di succo di mela e solo il 10% di fragola, poiché devono comparire i nomi di entrambi i frutti nella denominazione di vendita.

La modifica introdotta dalla direttiva con la frase: “il nome del prodotto è composto dall’elenco dei frutti utilizzati…“, è da intendersi come una conferma e semmai una sottolineatura delle regole esistenti, non certo come un “nuovo adempimento”.

Il testo ribadisce che ai succhi di frutta (cioè ai prodotti ottenuti interamente dalla frutta), non è consentito aggiungere zuccheri. Ma questa regola è già da anni una realtà di mercato, basta scrutare gli scaffali dei supermercati per notare come sulle etichette dei succhi venga sempre riportata l’indicazione “senza zuccheri aggiunti”. Il nuovo regolamento  ‘fotografa’ quindi una realtà, senza apportare alcuna rivoluzione.

Quanto agli edulcoranti artificiali, ossia i dolcificanti, va ribadito che l’impiego di questi ingredienti non sono mai stati permessi nei succhi di frutta: anche in questo caso la la direttiva non dice nulla di nuovo.

Non ci sono quindi novità neppure per i nettari di frutta che da sempre possono contenere zuccheri e/o edulcoranti e devono riportare in etichetta l’elenco dei dolcificanti eventualmente presenti.

Nessuna novità anche per il puro succo di arancia che deve essere composto al 100% da succo di arancia fresco o ricostituito da concentrato come già viene riportato sulle etichette. Ogni aggiunta di succhi diversi – mandarino ad esempio – non solo deve esere segnalata nell’elenco degli ingredienti, ma deve anche essere citata nella denominazione di vendita.

Qualche ‘furbetto’ al Parlamento europeo aveva introdotto un emendamento volto a consentire la miscela del succo d’arancia con succo di mandarino, fino al 10%, senza l’obbligo di informare il consumatore.

Si sarebbe trattato di una ‘frode commerciale per legge’, motivata tra l’altro da un grossolano errore presente anche nell’ultimo comunicato-stampa del Parlamento, secondo cui la miscela arancio-mandarino sarebbe una prassi dei fornitori statunitensi e brasiliani.

I produttori europei di succhi di frutta si sono opposti e hanno vinto nell’interesse del consumatore che ha diritto a un’informazione leale e veritiera sul contenuto del prodotto. Né la legislazione europea né quella italiana tollerano miscele non dichiarate, e il voto del 14 dicembre ha messo definitivamente a tacere i furbetti. Arancia è, e arancia sia. Se si aggiunge mandarino, si informino i consumatori.

Articoli correlati: I segreti del finto succo d’arancia - Leggere l’etichetta; si ma quale?

Succo d’arancia: diritti spremuti -


U.S.A: bocciato succo di mele: contiene troppo arsenico, troppi zuccheri e troppe calorie

5 dicembre 2011

 

in sintesi un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare

Non è stata una buona settimana, questa, per uno dei succhi più amato dalle famiglie USA. L’associazione statunitense di consumatori Consumer Union ha pubblicato un voluminoso rapporto sulla sua rivista Consumer Reports di un test condotto analizzando 88 succhi soprattutto di mela, e in pochi casi di uva, acquistati in diversi stati e in forme diverse (bottiglie di vetro, di plastica, tetrabrick e così via).

Le analisi hanno evidenziato che circa il 10% dei succhi aveva concentrazioni di arsenico inorganico (proveniente da lavorazioni e prodotti umani, noto cancerogeno) superiori ai limiti ammessi per l’acqua, pari a 10 microgrammi/litro e che un campione su quattro presentava valori elevati anche di piombo.

Consumer Reports ricorda che la FDA stabilisce limiti severi per l’acqua, in linea con quanto fanno le altre autorità sanitarie di molti paesi, ma sui succhi di frutta non esistono limiti specifici e in genere si usa come riferimento a un valore di 23 microgrammi/litro come soglia massima. Lo stesso accade per il piombo: nell’acqua non deve oltrepassare i 5 microgrammi/litro, ma per i succhi non viene definito un limite.

Come mai? Secondo l’associazione l’assenza di regole non è giustificata e bisogna porre rimedio alla lacuna, fissando per l’arsenico nei succhi un limite inferiore a quello dell’acqua (3 microgrammi/litro), perché sono  bevuti preferibilmente dai bambini.

L’arsenico è tossico anche a basse dosi ed è causa di diverse patologie. Tenendo presente i molti studi che hanno inchiodato il metallo alle sue responsabilità, l’associazione si chiede come mai  in base a un normale principio di precauzione, non siano  stati definiti limiti molto severi, soprattutto nell’alimentazione per l’infanzia.

Ma non c’è solo l’arsenico a porre il succo di mela sotto una luce diversa: c’è anche il fatto che i bambini ne bevono troppo, perché i genitori spesso lo percepiscono come più sano e meno zuccherato rispetto ad altri succhi, anche se non è così. Innanzitutto il succo è particolarmente ricco di zuccheri naturali, per cui, anche quando non ve ne sono di aggiunti, il bilancio calorico è simile a quello di una bevanda zuccherata e molto superiore a quello del latte semplice.

Di fatto, bere un bicchiere di succo equivale a mangiare diverse mele, ma non dà il senso di sazietà che dà la polpa né tantomeno le fibre. Il succo di mela, inoltre, è particolarmente povero di vitamine e sali, rispetto ad altri succhi.

E’ un prodotto da guardare con sospetto, dunque? Non proprio, come sempre ci vuole buon senso. Ecco i consigli di Consumer Report e dell’ADA:

  • Per limitare i rischi derivanti dall’arsenico è meglio variare, e preferire comunque quelli biologici di produzione locale (molti dei succhi con più elevate concentrazioni di arsenico e piombo provengono da paesi nei quali l’arsenico è ancora ampiamente usato negli erbicidi e pesticidi)
  •  Preferire sempre i succhi pastorizzati
  • I bambini al di sotto dei sei anni non dovrebbero bere più di un bicchiere di succo al giorno, quelli con più di sei al massimo a due, quelli con meno di sei mesi non dovrebbero bere nulla di diverso dal latte materno . Diluire il succo con acqua può aiutare a rispettare queste indicazioni
  • Non lasciare libero accesso ai bambini ai succhi durante tutto il giorno né tantomeno di notte
  • Incoraggiare i bambini a mangiare frutta
  • Non lasciarsi ingannare da scritte salutistiche del tipo “privo di colesterolo” – la frutta non ne contiene per definizione – o “privo di zucchero”, perché gli zuccheri naturali possono essere comunque molto elevati
  • Ricordare che, per quanto riguarda l’arsenico, non esiste il rischio zero: è dannoso anche in minime dosi

 

 

lettura integrale dell’articolo QUI


Mangostano: Antitrust avvia nuova procedura

8 novembre 2011

Il 4 novembre ho ricevuto dall’Ufficio Stampa di Xango un comunicato che, al fine di fornire un’informazione completa a chi è interessato all’argomento, ho pubblicato nel post dedicato alla sanzione inflitta dall’Antitrust.

Oggi invece leggo su Altroconsumo che:

L’Antitrust ha aperto una nuova procedura contro la società Xango, che commercializza il succo di Mangostano. Questa società continua ad attuare pratiche commerciali scorrette anche dopo il provvedimento di aprile 2011 che imponeva alla Xango di interrompere le attività e comminava una sanzione di 250 mila euro.

Secondo l’Antirust, la pratica commerciale è scorretta in quanto “da un lato idonea a generare confusione sulla reale natura, composizione e proprietà della bevanda pubblicizzata, della quale vengono vantate inesistenti proprietà salutistiche, e, dall’altro, il complesso sistema di commercializzazione e vendita del succo XanGo risulta connotarsi per il suo carattere piramidale” in violazione di diversi articoli del Codice del Consumo. Da qui la sanzione stabilita nell’aprile 2011.
Ora l’apertura del nuovo procedimento

°°°

Dal mio punto di vista questo significa giocare sporco, approffittando dello spazio che ho dato alla voce di tutte le parti in causa, per fare un comunicato autopromozionale che peraltro è smentito dai fatti. Complimenti…

Altri articoli su Xango ed il succo di Mangostano li trovi QUI

 


Bufale alimentari: continuano le leggende metropolitane sui quotidiani

5 ottobre 2011

Secondo me più che di leggende metropolitane è il caso di parlare di Disinformazione; c’è da capire se  sia interessata o causata dalla scarsa professionalità di chi è pure pagato per scrivere…

°°°

Un articolo di Roberto La Pira che leggo sul Il Fatto Alimentare

Tre bufale  circolano sui giornali.

La prima riguarda lo yogurt fatto con il latte in polvere, poi ci sono gli sprechi domestici che ormai avrebbero raggiunto il 30 % della spesa, e i succhi di arancia senza arance.

Purtroppo queste bufale vengono rilanciate continuamente sui più importanti quotidiani nazionali (le ultime citazioni riguardano il  Corriere della sera e la Repubblica di martedì 27 e 30 settembre) in articoli  firmati da  giornalisti e opinionisti di rilievo.

Per la questione yogurt basta leggere i documenti originali, per capire che la proposta fatta non riguardava l’aggiunta di latte in polvere,  ma di una pre-concentrazione del atte destinato a diventare yogurt presso le centrali per risparmiare carburante nel trasporto.

Si tratta di una proposta condivisibile, visto che lo stesso latte quando arriva in azienda viene sempre pre-concentrato e poi inoculato con i fermenti per diventare  yogurt e che la qualità non cambia.

Il secondo punto riguarda gli italiani spreconi, che buttano via fino al  30% della spesa. Il dato che circola piace molto ai giornalisti, ma è ottenuto da un’indagine priva di fondamento statistico, fatta su un campione di pochissime famiglie  e firmata da un’associazione di consumatori (Adoc). In questo caso per contestare i dati basta leggere il questionario e, senza scomodare i centri di ricerca, rendersi conto di quanto sia poco credibile.

Lo stesso professor Andrea Segrè dell’Università di Bologna, fondatore di Last minute market, in un’intervista rilasciata al nostro sito pochi mesi fa non parla di sprechi domestici, ma focalizza l’attenzione sulla produzione agricola che resta sul campo (3,3%), sull’industria alimentare che spreca il 2,3% di ciò che produce e sulla grande distribuzione che trova conveniente distruggere un altro 1,2% (il 40% costituito da prodotti ortofrutticoli)”.

Non cita lo spreco domestico perchè non esistono dati.  In ogni caso, quante famiglie buttano via il 30% della spesa, ovvero quasi due delle sei borse comprate al supermercato il sabato pomeriggio? Io non ne conosco.

Il succo di arancia senza arance è un’altra favola metropolitana. La normativa europea non ha mai cambiato la composizione delle aranciate fatte con il 12 % di succo o dei succhi che contengono il 100%. La norma interessa le “bibite senza succo” che circolano da anni in Europa.

Queste bevande riportano in etichetta la dicitura “bibita al gusto di arancia” oppure “bibita al sapore di arancia”, seguita dall’elenco degli ingredienti (zucchero, coloranti, conservanti e aromi) e nelle bottiglie  non si possono riportare  foto o immagini di arance o agrumi.

Questi sono fatti che si possono criticare o commentare, ma non stravolgere come accade spesso.


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