Articolo aggiornato dopo la pubblicazione
Dopo la lunga battaglia contro l’approccio telefonico de il Giornale dei Carabinieri, senza peraltro dimenticare l’Osservatorio dei Carabinieri e meno che mai la rivista del Sindacato di Polizia (o presunto tale, vai a sapere) ecco che mi trovo alle prese con una nuova realtà editoriale della quale non posso fare Nome & Cognome perchè ho ricevuto una diffida legale da parte della Casa editrice.
Loro la chiamano diffida, io la chiamo censura. Ma non ho la forza legale di oppormi, poco da fare.
(Apro una piccola parentesi in merito. Dal mio punto di vista, condivisibile o meno ovviamente, sarebbe stato un buon servizio al consumatore, proprio in nome della massima trasparenza di cui parla l’editore, inserire nel post una loro comunicazione nella quale prendevano atto della contestazione assicurando la trasparenza ed un maggior controllo del comportamento degli operatori telefonici; avrebbero anche potuto chiedermi informazioni circa le modalità del contatto, se avevo il numero del chiamante, al fine di fare una verifica e prendere i provvedimenti del caso. La diffida invece erige un muro tra consumatore e controparte.)
L’eventuale abbonamento è da fare ad una società che afferma di operare secondo regole di massima correttezza e trasparenza, per il rispetto delle quali i nostri operatori – al momento della stipula del contratto di assunzione – si impegnano per iscritto a non millantare in alcun modo credito spacciandosi per rappresentanti delle Forze dell’Ordine, del Sindacato rinnovamento sindacale di Polizia.- U.G.L. o della Pubblica Amministrazione in genere.
Non dico che non sia vero quanto affermano, tuttavia vien da pensare che l’operatore che ha chiamato me non abbia ben recepito l’impegno sottoscritto, perchè se uno inizia la telefonata dicendo:
Carabinieri, posso parlare con il titolare?
…secondo me non sta operando con la massima correttezza e trasparenza; d’altro canto, come sempre succede quanto capitano queste cose, la prima difesa di queste società è di scaricare sul singolo operatore il cattivo comportamento, anche se poi abbiamo visto in un servizio di Striscia come tale comportamento sia abituale per molti operatori.
Normalmente però gli operatori appartegono a società esterne di telemarketing ed in questo settore purtroppo si trovano molti improvvisati, così persone perbene e parlo per esperienza diretta (Vedi i problemi con Fastweb); in questo caso però l’Editore parla di personale da lui assunto, per cui è il caso che riveda la procedure di formazione del personale, a tutela di noi consumatori, ma anche del suo buon nome.
Le condizioni di abbonamento per i cittadini non sono neanche così convenienti, secondo me, in quanto l’abbonamento parte da € 158 ed arriva ad € 198. Nota bene: l’abbonamento ha la durata di 1 anno con tacito rinnovo se non si invia una disdetta a mezzo R.R. o fax entro 90 giorni dalla scadenza.
Quanto sotto riportato si riferisce al Codice al consumo, tuttavia anche per quanto riguarda i contratti fra aziende, esistono limitazioni alle clausole vessatorie e/o inique e parlo a ragion veduta in quanto in azienda ho vinto qualche battaglia con alcuni clienti che prevedevano contratti a senso unico.
Circa il tacito rinnovo, pur senza metterci la mano sul fuoco, visto che le modifiche delle normative a nostro discapito sono all’ordine del giorno, ho trovato questo:
Il rinnovo tacito è una clausola vessatoria che deve essere sottoscritta a parte, cioè con una seconda firma, come prevede l’articolo 1341 del Codice civile. Quindi, se una persona ha messo una sola firma, la clausola del rinnovo tacito non ha alcun valore.
Inoltre, la previsione di una disdetta da inviare almeno 3 mesi prima della scadenza dell’abbonamento rientra fra le clausole inique che il decreto legislativo n. 206/2005 ritiene inefficaci. Tale decreto, infatti, prevede l’inefficacia di una clausola che stabilisca “un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per comunicare la disdetta al fine di evitare la tacita proroga o rinnovazione”.
E’ da tenere presente che se l’editore del periodico vuole fare veramente una causa (ma c’è proprio da dubitarne, è solo una minaccia), deve farla davanti al giudice di pace ove risiede il consumatore, in quanto il foro competente è quello del consumatore*.
Fonte: Scelte del Consumatore – giug. 2006
Al fine di informarmi meglio prima di scrivere il post ho visionato la rivista: 23 pagine, di cui 5 pubblicitarie. Gli articoli? Eccoli qua: Internet e sicurezza, Fisco e pensioni, Un convegno sulla sicurezza, Body scanner in aeroporto, intervista al segretario del SAP, Nassirya, i suicidi ed i divorzi fra i carabinieri.
A parte l’interesse specifico dei Carabinieri (quelli veri), per quel che riguarda me, come privato cittadino, il gioco non vale la candela. Spendo meno e mi informo uguale con altri canali.
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La telefonata. Rispondo ed una voce (impostata, con un certo piglio autoritario) mi fa: Carabinieri, posso parlare con il titolare?
Gli chiedo a che proposito e lui, mi dice: per un’informativa su xxxx (e cita il nome della rivista) e…
A quel punto, faccio una precisazione: quindi lei non è dei Carabinieri…..
E lui abbozza: sono un collaboratore della rivista, mi chiamo XY….lei conosce la rivista? Magari la riceve già?
Ed io lo blocco sul nascere: non la ricevo e neanche la riceverò!
E fortunatamente finisce lì e mi dice: nessun problema, buongiorno.
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