“Solo la metà delle telefonate e dei messaggi che fai può essere verso numeri di altri gestori. Un po’ meno, se stai chiamando un cliente di Tre. In ogni caso, per ogni chiamata che fai verso numeri di altre compagnie devi riceverne almeno tre. Se sbagli i conti, paghi a consumo, oltre al canone fisso. Prima di decidere se e chi chiamare, quindi, verifica bene di quale compagnia è cliente il destinatario. E convincilo a venire con noi”.
Dovrebbe suonare così la pubblicità della tariffa di Tim, “Tutto compreso Unlimited”.
Certo, sarebbe un messaggio meno efficace, ma più sincero dell’attuale “Minuti e sms senza limiti verso tutti”.
Controllare il bilancio del proprio traffico telefonico come da istruzioni di Tim non è complicato. È impossibile. Il numero di telefono rimane lo stesso quando si cambia operatore. Chiamare un 338, per esempio, non garantisce di raggiungere un’utenza Tim. Ma chi sbaglia, chi non riesce a tenere il conto del delicato rapporto tra chiamate in entrata e in uscita verso altre compagnie, paga.
Il sovrapprezzo per chi sgarra, peraltro, include un giudizio poco gradevole: “Si presume un uso non conforme a buona fede”, scrive in buona fede la compagnia.
L’esempio della tariffa Tim è il caso più eclatante, ma non l’unico, di offerte in odore di ingannevolezza. Proposte all’apparenza complete, che in cambio di un canone fisso annunciano “Chiamate, messaggi e web senza limiti. Per sempre”. Ma che nascondono varie limitazioni al traffico, riferite alla tariffa “illimitata” meno cara, senza fornitura di uno smartphone, proposta da Wind, Vodafone e Tim.
A incuriosirsi sullo strano fenomeno delle tariffe senza limiti ma con troppe limitazioni è anche l’Antitrust, che il 24 aprile ha annunciato di avere avviato tre indagini distinte su Wind, Vodafone e Tim per verificare la presenza di eventuali pratiche commerciali scorrette.
Il Garante punta in particolare alle pubblicità “che presentano la navigazione internet ‘senza limiti’ e le condizioni di offerta valide ‘per sempre’”. Ma nel corso dei procedimenti sarà certamente in grado di appurare se lo strabismo tra lo spot e l’offerta reale riguarda anche il traffico (chiamate e sms).
Sulle limitazioni poste (in modo poco evidente) alla navigazione sul web tramite smartphone, l’Antitrust intende “verificare se le modalità con cui sono pubblicizzate le offerte siano compatibili con l’esistenza di eventuali riduzioni alla velocità di navigazione al raggiungimento di una soglia prefissata, di limiti rispetto ad alcune tipologie di traffico dati, come le applicazioni Voip ovvero alla navigazione web mediante altri supporti compresi i pc”.
Per intenderci, quello che prevede Vodafone nel caso di uso della sim come modem per connettere al web il pc (si paga la tariffa base giornaliera internet) o al superamento della soglia mensile di 1 Gb, oltre la quale si pagano anticipatamente 2 euro ogni 100 Mb.
I dettagli di alcune offerte prese in esame, li trovi QUI
Con i procedimenti avviati nei confronti degli operatori di telefonia mobile, l’Antitrust intende verificare anche la fondatezza delle promesse pubblicitarie per sempre. L’intenzione del Garante è appurare se queste “escludano realmente la facoltà delle società di poter modificare, con preavviso, le condizioni tariffarie applicate al consumatore, secondo quanto previsto dalle condizioni generali di contratto”.
L’approfondimento su questo aspetto riguarda soltanto le campagne pubblicitarie di Tim e Vodafone. A ben vedere, però, anche Wind – che nel confronto sembra la più trasparente – in qualche modo usa lo stesso linguaggio.
Lo fa abbinando alla tariffa il meccanismo Best Price, che prevede l’adeguamento automatico del canone ad eventuali riduzioni tariffarie sulla stessa offerta. Il verificarsi della promessa sembra improbabile, sia perché in controtendenza con le usanze attuali (solo i nuovi clienti hanno lo sconto), sia perché in un contesto così competitivo conviene lanciare nuove tariffe, invece di scontare quella esistente. Ma se lo dice la pubblicità.
Pubblicato da paoblog 




