Siti degli operatori telefonici: alcune ombre

23 novembre 2012

circa il sito della Tim ho già detto quando ho consegnato virtualmente il Premio U.C.C.S. ;-) ed ora che sono un utente soddisfatto di CoopVoce devo dire che il loro sito è molto chiaro e ben fruibile; sarebbe meglio però se si potessero disattivare tutte le opzioni attive e non solo alcune, comunque sia nel complesso è un problema da poco. Anche CoopVoce permette, con una sola registrazione, di controllare e gestire tutte le Sim.

leggo su Altroconsumo

Quasi tutti gli operatori di telefonia mobile offrono ai propri utenti una serie di servizi sul proprio sito che consentono di gestire in parte la propria utenza. Online è possibile non solo verificare il credito residuo e ricaricare la sim, ma anche controllare la propria tariffa, le opzioni attive (e attivarne di nuove), cambiare il piano tariffario e controllare il dettaglio proprio traffico telefonico.

Abbiamo scoperto che non tutto fila liscio: In due casi il servizio di ricarica online elude i sistemi di sicurezza delle carte di credito e in altri due non è possibile disattivare o cambiare online le opzioni telefoniche impostate.

Importante sapere che tutte le operazioni si possono fare solo nelle rispettive “aree clienti”, per accedere alle quali è sempre necessario registrarsi al sito. Tim e Tre hanno solo la registrazione “per numero telefonico”, ovvero una volta nell’area clienti l’utente può gestire solo quel determinato numero di telefono. Certamente più comoda la soluzione adottata da Vodafone e Wind, con la quale un solo utente registrato può controllare tutti i numeri a lui intestati passando agevolmente da un’utenza all’altra.


Frà, devo fare la categoria 3 ruote…?

18 giugno 2012

Caro Francesco, sono indeciso; dopo la categoria Il mondo dell’automobile e L’angolo delle due ruote, non dovrò mica fare pure quello delle 3 ruote? :-D

Vista sabato a Sirmione. Di fatto una moto con quasi gli stessi ingombri di una Smart… ;-)

E se conosco il mio pollo, ne vorrai sapere di più… clicca qui


Nuovo iPad: le tariffe proposte degli operatori

10 maggio 2012

leggo su Altroconsumo

Gli operatori di telefonia mobile hanno proposto nuove tariffe abbinate all’ultima versione di iPad. Le abbiamo confrontate, distinguendole tra quelle in abbonamento con acquisto del tablet e quelle classiche in abbonamento o ricaricabili.

Clicca QUI per consultare la tabella che riassume le varie proposte tariffarie

Per fare chiarezza sulle tariffe proposte dagli operatori telefonici per l’acquisto del nuovo tablet di casa Apple, abbiamo messo a confronto le loro caratteristiche. Le tariffe in abbonamento con acquisto del nuovo iPad prevedono un costo fisso mensile, comprensivo del prezzo del tablet.

L’esborso iniziale è spesso nullo o comunque molto limitato, anche se il contratto vincola l’utente a un abbonamento di 30 mesi. In caso di recesso anticipato, però, questa modalità prevede il pagamento di tutte le rate mancanti fino al completamento dei 30 mesi, in aggiunta a una penale.

Le tariffe classiche in abbonamento o ricaricabili, invece, prevedono il pagamento integrale del tablet ma, in caso di recesso anticipato, non è prevista alcuna penale.

In tutti i casi in cui l’esborso iniziale è inferiore a 100 euro, la tariffa è ricaricabile nel caso di Tim e un abbonamento per gli altri operatori, in ogni caso sempre comprensivo dell’acquisto del tablet: prevede il vincolo di 30 mesi e una penale per recesso anticipato.

Nel caso di Tre, è previsto è previsto una spesa iniziale di 99 euro che viene però rimborsato nella prima fattura. In tutti gli altri casi la tariffa è ricaricabile ed è necessario versare inizialmente il prezzo del tablet pari a 599 euro. 

Se si sceglie Wind, è necessario versare anche 5 euro di attivazione della tariffa. Nel caso degli abbonamenti, il costo mensile comprende anche la tassa di concessione governativa pari a 5,16 euro al mese, costo che gli operatori omettono sempre di includere nel costo mensile effettivo.

Come si può notare, il costo dopo un anno non differisce molto dal costo dopo tre anni. E non potrebbe essere diversamente: abbiamo infatti incluso tutti i costi che si dovrebbero sostenere in caso di recesso anticipato.

Gli operatori che propongono le soluzioni sistematicamente tra le migliori sono Tre e Wind, sempre nella loro versione ricaricabile: gli abbonamenti, di fatto, non convengono. Se utilizziamo il tablet e la tariffa per 3 anni, la situazione non cambia poi in modo significativo.

La tariffa più conveniente, però, diventa quella di Tim, Tutto Tablet 1 GB, con 774 euro complessivi. In questo caso, tuttavia, una differenza considerevole c’è: abbiamo diluito tutto il costo nel corso dei 3 anni e non abbiamo dovuto sborsare immediatamente i 599 euro di iPad.

Wind e Tim Internet 1GB superano i 900 euro, come Tim Tutto Tablet 5GB. Tutte le altre proposte ci costerebbero nel volgere dei 3 anni oltre 1000 euro.

Tim Tutto Tablet e Tre Superinternet sono decisamente le due soluzioni più interessanti proposte sul mercato. Tra le tariffe che consentono di diluire il costo del tablet nei 30 mesi, l’unica davvero conveniente è Tim Tutto Tablet.

 


A confronto le offerte e le tariffe per iPad

12 ottobre 2011

in sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo:

Abbiamo messo a confronto le offerte e le tariffe per iPad, che si distinguono in abbonamenti e ricaricabili.

I primi, solitamente, hanno la seguente struttura:

a) una tariffa mensile tra i 20 e i 40 euro al mese che comprende il prezzo del tablet e un dato traffico internet

b) un contratto della durata di 30 mesi

c) una penale nel caso di recesso anticipato rispetto ai 30 mesi

d) in alcuni casi, un pagamento iniziale (fino a circa 100 euro) all’atto della sottoscrizione del contratto. Se poi l’abbonamento lo fai con Tre, quello che sottoscrivi non è solo una tariffa ma un vero e proprio contratto di finanziamento con una società finanziaria, la Compass.

Ciò significa che la concessione dell’offerta è subordinata all’approvazione, da parte della finanziaria, del prestito.

Nel caso delle ricaricabili, invece, viene acquistato il tablet e separatamente si attiva una micro sim con una tariffa ricaricabile di navigazione.

La tabella ti illustra che cosa accade se hai un ripensamento sulla tariffa. Dai risultati emerge che, in prevalenza, le soluzioni in abbonamento non sono affatto le più economiche, anzi, molto spesso una ricaricabile ti consente di ottenere il tablet e il servizio di connessione a condizioni migliori.

In conclusione: l’abbonamento è molto appetibile perché ti consente di diluire il prezzo del tablet in un lungo periodo di tempo, ma è estremamente vincolante. In un arco temporale così lungo è molto probabile che il mercato produca offerte con tariffe più convenienti di cui non potresti usufruire.

Offerte economicamente migliori di cui invece puoi approfittare se acquisti il tablet in un’unica soluzione con sim e tariffa separate.

Lettura integrale (consigliata) dell’articolo + tabella > QUI


Qualità delle reti per navigare in mobilità

9 ottobre 2010

L’articolo è disponibile solo per i Soci di Altroconsumo, per cui pubblico solo un breve riassunto:

Essere sempre online, ovunque ci si trovi. Ma è davvero possibile anche percorrendo il Belpaese? Non sempre. Dipende dall’operatore, dal numero di antenne lungo il percorso, dalla conformazione del territorio e dalla vicinanza o meno ai centri urbani. Questo è quello che emerge dalla nostra prova sul campo, su e giù per l’Italia.

La nostra prova
Abbiamo percorso 2.673 Km lungo la penisola, viaggiando da Torino a Palermo e da Olbia a Cagliari con un’auto sulla quale abbiamo installato strumenti in grado di rilevare l’intensità (e quindi la qualità) del segnale Gsm e Umts delle reti di Tim, Vodafone, Wind e Tre. Abbiamo calcolato i dati medi delle velocità di download, upload e ping (tempo di reazione). L’insieme di questi valori ha permesso di creare, per ogni operatore, una mappa della qualità del segnale lungo il percorso.

Questione di rete
Esistono due tipi di reti mobili: Gsm e Umts. Si differenziano in base alla velocità di trasferimento dei dati: l’Umts è di norma più veloce. Ci sono anche versioni “potenziate” di entrambe queste reti, come Gprs ed Edge (versioni più veloci del Gsm) e Hspa (versione superveloce dell’Umts). Se però questa ultima è offerta ormai da tutti gli operatori, solo Tim e Wind offrono l’Edge. Va detto poi che Tre non ha una sua copertura Gsm, ma si appoggia a quella di Tim (in roaming nazionale e con salati costi aggiuntivi).

Fonte: www.altroconsumo.it

Articolo correlato > http://paoblog.wordpress.com/2010/10/01/adsl-velocenemesys/


Pubblicità ingannevole sui siti per ragazzi: l’Antitrust condanna siti e operatori telefonici

1 giugno 2010

Hai vinto: anzi no
Ne avevamo parlato sul numero di novembre di Hi_Test, al quale era seguita una raffica di nostre segnalazioni al Garante della concorrenza e del mercato. Analizzando alcuni tra i siti di giochi e svago destinati a bambini e ragazzi, ci eravamo imbattuti in numerosissimi banner e messaggi dalla dubbia natura promozionale: in apparenza concorsi e vincite fortunate, nella realtà messaggi con il solo scopo di raccogliere adesioni per servizi a sovrapprezzo (come abbonamenti a suonerie per cellulari).

Anche l’Autorità ha ora riconosciuto questi messaggi pubblicitari come fuorvianti e ingannevoli, tanto più perché destinati ad attrarre gli adolescenti, particolarmente sensibili a tale tipologia di promozioni.

Multe per quasi 300.000 euro
Oltre al divieto di ulteriore diffusione dei messaggi, l’Antitrust ha combinato sanzioni amministrative per un totale di circa 275.000 euro. Tra i multati, i gestori dei siti http://www.dindo.it e http://www.giocagratis.net, ma soprattutto quasi tutti gli operatori di telefonia mobile in qualità di corresponsabili della pratica commerciale scorretta.

Nello specifico 85.000 euro a Neomobile, 65.000 a Telecom, 55.000 a Vodafone, 40.000 a Wind e 30.000 a Tre; da notare però che tutti hanno avuto 10.000 euro in più di sanzione perché considerati dal Garante recidivi: l’Agcm, infatti, li aveva già sanzionati in passato per queste stesse cose (anche allora grazie a una nostra segnalazione).

Fonte: www.altroconsumo.it


Le offerte (a senso unico) dei gestori telefonici

4 maggio 2010

L’articolo è disponibile solo per i Soci di Altroconsumo, tuttavia pubblico un breve riassunto:

Wind gioca sulle opzioni. Queste da un lato sono positive, perché consentono di costruire un piano tariffario più personalizzato. Dall’altro, quando in certi periodi non le usiamo (per esempio se siamo in vacanza all’estero) e ci dimentichiamo di disattivarle, erodono irrimediabilmente il credito residuo. Anche Wind prevede una tariffazione internet a scatti di 15 minuti, adeguandosi colpevolmente a Tim e Vodafone. Wind è inoltre tra i pochi operatori (oltre a quelli virtuali) a proporre ancora tariffe a volume.

Tim è il leader del mercato e dispensa offerte a raffica. Ma i pacchetti temporanei, si sa, sono specchietti per le allodole e alla scadenza si tramutano in vere e proprie tagliole: solo allora scatta il vero piano tariffario. A questo né Tim né rivenditori accennano mai al momento della sottoscrizione. Da qualche tempo Tim propone l’offerta Tim x Tutti, dove quel “tutti” è ingannevole perché sta solo per “tutti i Tim”. Attenti a navigare in internet: la tariffa è a scatti di 15 minuti. Inoltre si distingue la navigazione su pc da quella su cellulare.

L’offerta di Vodafone è molto varia e di solito è proposta in modo abbastanza trasparente. Alcuni piani però prevedono delle restrizioni davvero deprecabili. Nel piano “Più Facile” il traffico (voce e sms) verso altri operatori non deve superare l’80% di quello totale e quello verso un singolo operatore diverso da Vodafone non deve superare il 60%. Come fa l’utente a fare i calcoli e chi garantisce che siano giusti quelli di Vodafone? Se poi si sgarra, cosa facilissima, Vodafone applica le tariffe del piano “Anytime” di cui non si sa nulla e che non compare neanche sul sito. I contratti per internet prevedono una tariffazione a scatti di 15 minuti, e con l’ingannevole distinzione tra navigazione da telefonino e quella da pc. Come fa Tim. Che coincidenza!

In fatto di gabole nei piani tariffari, Tre rappresenta l’avanguardia. Non prevede solo restrizioni nelle chiamate e negli sms in uscita (massimo 60% e 70% a seconda dei casi), ma pretende che il totale dei minuti di chiamate ricevute ogni mese sia superiore al 10% dei minuti totali di quelle effettuate. Come se l’utente potesse decidere quante chiamate ricevere. Insomma, contorsioni da virtuosi delle trappole. Tutto per farci sgarrare e applicare piani tariffari punitivi, che si risolvono in lauti guadagni per la compagnia telefonica. Tre è poi l’unico operatore che prevede gravissime restrizioni sulla navigazione internet. Se nel corso di una sessione di navigazione la sim non rintraccia più la rete Tre e si connette ai trasmettitori di un altro operatore, ipotesi tutt’altro che teorica, la tariffa applicata si tramuta in un stangata per i nostri portafogli.

Fonte: www.altroconsumo.it


Chiavette” ricaricabili, traffico e tariffe: 9 modelli a confronto

3 marzo 2010
Articolo aggiornato dopo la pubblicazione
Lente, poco trasparenti e ancora meno convenienti.
Le internet key nel nostro paese hanno ancora molta strada da fare. Nonostante siano oramai milioni gli utilizzatori italiani di questi dispositivi, le chiavette Usb per la connessione mostrano molti punti deboli, anche se spesso si tenta di nasconderli.
Il Salvagente ne ha messe a confronto 20 nel numero in edicola (ma il numero potete acquistarlo da oggi in Pdf nel nostro negozio virtuale).
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Una panoramica fra le più usate nelle due tipologie più diffuse: in abbonamento e ricaricabili. E ha registrato tutti i difetti che, nonostante i molti richiami delle Authority italiane e le condanne dell’Antitrust, continuano a farla da padroni in questo settore. Il primo dei punti deboli è la scarsa velocità di navigazione, tanto reclamizzata come “alta” negli spot quanto deludente nella realtà.

Il protocollo di connessione utilizzato dalle key è l’Hsdpa (High speed downlink packet access) che garantisce una velocità massima fino a 7,2 Mbps in download (scaricamento file) e 2 Mbps in upload (caricamento). Si tratta di una velocità teorica condizionata da molti fattori: dalla copertura di rete dell’operatore, dal numero degli utenti connessi in quel momento, perfino dalla distanza dall’antenna. Questo standard non è neppure supportato su tutto il territorio nazionale e quando è assente la connessione viene trasferita su altre reti più “lente” (nell’ordine Umts, Edge e Gprs).

Se a questo si aggiunge una massiccia presenza di utenti nell’area da dove si effettua la connessione, va da sé che la capacità totale della cella di rete deve essere suddivisa in più parti limitando così la velocità di scambio dei dati. Il risultato, in soldoni, è che le performance di navigazione promesse dagli operatori sono spesso e volentieri un miraggio.

Nel rapporto preliminare Italian Broadband Quality Index (ottobre 2009) si legge non a caso che “le misure effettuate sulle tecnologie Hsdpa/Hsupa in fortissima crescita e commercializzate tipicamente con valori fino a 7,2 Mbps mostrano un dato medio inferiore a 2 Mbps in download e valori di upload attorno ai 250 Kbps”.

Le alternative? Faticano a decollare. Vodafone ha recentemente lanciato sul mercato una internet key che promette di far navigare alla soglia di 28,8 Mbps, salvo precisare che la chiavetta “naviga con velocità fino a 21,6 Mbps, ma è pronta per supportare i 28,8 Mbps con un upgrade del software”. E che “la velocità fino a 14,4 Mbps è disponibile su buona parte della rete mobile e verrà progressivamente estesa a tutta la rete Umts”. I 28,8 Mbps in altre parole rappresentano una performance di picco e non di media reale.

L’altra nota dolente delle chiavette modem è il costo. Un recente studio condotto da SosTariffe ha confrontato i prezzi medi in Italia con quelli di 17 paesi europei evidenziando che all’apparenza nella penisola ci sono canoni allineati con la media europea, ma che il costo reale è invece superiore.

“Le tariffe dei servizi mobile internet destinate all’utenza privata – si legge nello studio – sono fra le più care d’Europa se si considera il costo per singolo GB o ora di navigazione”. Analizzando le tariffazioni di un consumo medio (100 ore al mese o 1 GB di traffico) viene fuori che l’Italia è al quintultimo posto – superando di 14 volte il costo unitario di Austria e Finlandia. Ancor peggio nell’ipotesi di uso intensivo (300 ore o 4 GB) che ci vede all’ultimo posto nella classifica di convenienza.

A distorcere ulteriormente il mercato contribuisce la tariffazione, tutta italiana, di 15 minuti con scatti anticipati che penalizza fortemente gli utenti costringendoli a pagare più di quanto consumino (16 minuti di navigazione, per esempio, costano come 30 e leggere la posta per un minuto quanto per un quarto d’ora). “Le tariffe a tempo sono state concepite per far spendere di più al consumatore e meno all’azienda”, spiega Mauro Vergari, responsabile Nuove tecnologie e Tlc di Adiconsum. “Ma lo scatto anticipato di 15 minuti è contrario a ogni principio perché l’utente paga anche quando il suo computer non scambia alcun dato con la rete”.

“Al contrario, la tariffazione più giusta è quella a consumo, in quanto da un lato è più trasparente e dall’altro non penalizza chi usa internet in modo corretto, cioè non per il file sharing massiccio”, spiega il responsabile di Adiconsum, che sulla questione ha chiesto all’Agcom di intervenire e agli operatori di aprire un tavolo di confronto. “Il punto è che c’è ancora una scarsa conoscenza di questi strumenti da parte dei consumatori, che preferiscono orientarsi su soluzioni più pratiche come le tariffe a tempo, ma decisamente più costose, ignorando il fatto che con 1 GB di traffico è possibile navigare, controllare la posta, chattare e altro ancora”.

Eppure, nonostante il fuoco di sbarramento contro la tariffa a scatti, pochi operatori rinunciano a tanto “ben di Dio”. Anzi, tra quelli esaminati dal Salvagente, solo 3 nelle offerte a tempo prevede una tariffazione a secondi effettivi di navigazione senza scatto iniziale. L’unico aspetto negativo è quello del roaming: quando la rete 3 non è disponibile – la copertura del territorio non è totale – l’utente passa sull’infrastruttura di un altro operatore con un costo superiore a quello previsto dal piano tariffario (l’opzione può comunque essere disattivata dall’utente).

Il confronto

Tim Internet 30 ore
Traffico disponibile    30 ore al mese
Tariffa    10 euro al mese
Costo attivazione    5 euro
Tariffazione    Sessione da 15 minuti
Velocità connessione    Fino a 7,2 Mbps
Avviso sforamento traffico    No, il cliente deve inviare sms

Vodafone Internet Small
30 ore al mese
10 euro al mese
10 euro
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
No, il cliente deve inviare sms

Wind Mega Ore
50 ore al mese
9 euro al mese
4 euro
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
No, il cliente deve inviare sms

Tim Internet 100 ore
100 ore al mese
20 euro al mese
5 euro
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
No, il cliente deve inviare sms

Vodafone Internet Large
150 ore al mese
25 euro al mese
25 euro
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
No, il cliente deve inviare sms

Wind
Mega 100 Ore
100 ore al mese
15 euro al mese
4 euro
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
No, il cliente deve inviare sms

Wind Easy Internet
A consumo
50 cent l’ora
No
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
-

3 Super Web Time
A consumo
90 cent l’ora (1euro/MB su rete altro operatore)
No
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps
-

Fastweb    Naviga Mobile 5 GB
A consumo fino a 5 GB (dopo 0,07 Cent/KB)
17 euro al mese
No
Sessione da 15 minuti
Fino a 7,2 Mbps

Fonte: www.ilsalvagente.it

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Tariffe poco trasparenti, bollette stellari, consumatori arrabbiati. Una miscela esplosiva che ha spinto l’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) a studiare in queste settimane una delibera per favorire la maggiore trasparenza ed eventualmente stabile  l’obbligo di un tetto di spesa (che si ipotizza di 50 euro) per l’utente: e questo costringerebbe il provider del servizio a sospendere automaticamente la connessione al raggiungimento della soglia.

La delibera, in fase di studio, segue l’indagine conoscitiva dello scorso aprile, condotta insieme all’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato) sulle condizioni di mercato dei servizi dati in mobilità (Sdm).

Nel documento messo a punto dai tecnici era emerso con chiarezza il problema della trasparenza “a causa del difficile equilibrio fra evoluzione tecnologica e adeguata tutela del consumatore”. Un problema imputabile “anche all’assenza di puntuali specifiche tecniche e di adeguati standard qualitativi verificabili”.

In altre parole, gli operatori di telefonia mobile non forniscono agli utenti gli strumenti indispensabili per accertare e misurare la qualità del servizio nel corso delle sessioni di navigazione. In qualche caso, inoltre, i contatori del traffico, i cosiddetti counter,  di cui dispongono i consumatori non sono perfettamente allineati con quelli dell’operatore e spingono gli utenti a superare la soglia di traffico prevista dal piano tariffario, con ovvie ripercussioni sull’importo della bolletta.

A questi si aggiungono carenze informative sul fronte della velocità effettiva di navigazione e l’eccessiva durata dei contratti (24 mesi), che non permette di sfruttare la concorrenza del mercato mentre sono previste penali costose in caso di recesso anticipato.

Navigare in mobilità era fino a qualche anno fa un’operazione costosa e riservata a pochi eletti. Oggi è invece un’opportunità concreta e a portata di tutti. Merito oltre che degli smartphone, soprattutto delle internet key, le chiavette Usb che abbinate a un pc portatile consentono di svolgere tutte le funzionalità legate al web.

Poco più grandi di una comune pennetta Usb per l’archiviazione dei dati, le internet key sono dei modem per la connessione in rete (al pari delle connect card) che ospitano al loro interno una scheda telefonica uguale a quella del cellulare espressamente dedicata alla navigazione e su cui viene attivato un piano tariffario da parte dell’operatore.

Facilissime da portare e da usare (basta inserirle nel computer e si autoinstallano), le chiavette Usb stanno conoscendo in Italia un vero e proprio boom: secondo i dati diffusi dall’Osservatorio banda larga solo nell’ultimo trimestre del 2009 l’aumento del loro numero nel nostro paese si può stimare in circa 1,8 milioni di pezzi. Un successo legato anche alle vendite dei netbook (i mini-pc portatili) a basso costo che ne costituiscono il complemento necessario per navigare in rete.

La grande distinzione da fare è tra le formule in abbonamento e ricaricabile. Nel primo caso l’utente decide di sottoscrivere un contratto con il provider che lo vincola per un periodo prestabilito (oscilla tra i 12 e i 24 mesi).

È richiesto l’addebito su carta di credito o conto corrente bancario e in caso di rescissione anticipata dal contratto occorre pagare una penale il cui importo può essere fisso (99 euro per Vodafone e Tiscali) o variabile (per Tim 100 euro nei primi 8 mesi, 67 euro dal 9° al 16° mese, 33 euro dal 17° al 24°). Variabili anche le penali per 3 ammontano a 100 euro (1-18 mesi), 70 euro (19-21 mesi) e 30 euro (22-23 mesi).

Per la gran parte le offerte sono estremamente simili fra loro. In media, per un profilo da 30 ore mensili si spendono circa 10 euro al mese, compresa la chiavetta Usb fornita dall’operatore in comodato d’uso (sole eccezioni Wind e Tiscali). Il canone, logicamente, aumenta in proporzione al numero delle ore di navigazione offerte nel pacchetto: lo step successivo va da 100 a 200 ore al mese a fronte di una spesa di 14-20 euro (esistono anche pacchetti con più ore).

In caso di esaurimento del traffico scatta la tariffa di 2 euro l’ora (leggermente inferiori i costi di 3 e Tiscali rispettivamente di 1,2 euro e 1,52 ogni 60 minuti). Ma come ci si accorge se il traffico disponibile sta finendo? L’utente viene avvisato tramite sms (Tim e Vodafone) o, in alternativa, può controllare direttamente sul suo pannello di controllo (Tre, Tiscali) oppure inviare un messaggio e ottenere risposta in tempo reale (Wind).

Punto di forza della formula ricaricabile invece è l’assenza per il consumatore di vincoli contrattuali, a fronte di tariffe più o meno speculari a quelle dei profili in abbonamento. Rispetto a quest’ultimo, però, nella maggioranza dei casi prevede un costo iniziale di attivazione (da 4 a 25 euro), l’acquisto della chiavetta Usb e la mancanza dell’avviso di esaurimento del credito da parte del provider; il che costringe l’utente a essere particolarmente attento nell’uso della connessione.

Alcune chiavette includono software che impostano una soglia massima di traffico e che in caso di sforamento avvertono il consumatore. Detto questo, è comunque consigliabile fare leva su altre applicazioni per misurare con precisione il volume di dati in entrata e in uscita ed essere così più sicuri.

Fonte: http://www.ermesconsumer.it


Portabilita’ numero telefoni cellulari

11 settembre 2009

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Contro i tempi biblici per la portabilità del numero, sino a trentatré giorni, avallati dall’intervento del Tar Lazio del giugno scorso favorevole alle richieste di Tim e Vodafone, è intervenuta oggi al Consiglio di Stato Altroconsumo, che affianca l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni nell’udienza prevista domani.

I gestori di telefonia si erano rivolti al Tar Lazio per annullare la delibera 78/08 dell’AGCOM che poneva a 72 ore il tempo massimo entro cui gli operatori avrebbero dovuto completare la procedura di migrazione per l’utenza.

L’Autorità era infatti intervenuta per sanare un’anomalia già esistente: il tempo limite sino a quel momento era di cinque giorni, ma solo sulla carta. Mediamente per gli utenti la procedura durava quindici giorni, già un’enormità. La delibera restringeva il tetto a tre giorni, un tempo verosimile, dato che il passaggio avviene in forma automatizzata.

Con l’intervento del Tar Lazio favorevole ai gestori sono saltati i tempi che avvicinavano il panorama italiano alla realtà europea, dove la media per completare la procedura è di otto giorni e mezzo. Oggi nel BelPaese si può arrivare fino a un mese.

Non è solo un discorso di attesa, già di per sé un disservizio. Nel lasso di tempo così allungato i gestori più forti possono mettere in atto attività di retention, cioè proposte alternative, spesso annunciate a voce, a cui poi non corrisponde un seguito formale né contrattuale. Obiettivo: far tornare a sé utenti che, seguendo l’offerta più conveniente di operatori concorrenti, avevano accettato il cambio di gestore. E’ una prassi segnalata da centinaia di utenti alla consulenza giuridica di Altroconsumo.

Se la portabilità non si realizza in tempi rapidi, cade la ragione per cui è stata istituita: favorire la mobilità degli utenti, le offerte concorrenziali più convenienti, allargare il cerchio degli operatori anche a nuovi competitor.

Fonte: www.altroconsumo.it

Aggiornamento del 14.09.2009

Portabilità dei cellulari in 3 giorni soltanto. Il Cosniglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dall’Adoc. L’associazione è, ovviamente, soddisfatta della decisone. Anche il Codacons accoglie con soddisfazione la sentenza del Consiglio di Stato che, annullando il pronunciamento del Tar del Lazio, conferma la delibera dell’Agcom, che imponeva alle aziende un tempo massimo di tre giorni per le procedure relative alla portabilità del numero di telefonia mobile.
“Si tratta di una sentenza che fornirà maggiori garanzie agli utenti, spesso impotenti di fronte all’arroganza delle compagnie telefoniche – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi. “
Troppo frequenti  continua Rienzi – finora i casi in cui gli operatori hanno ostacolato la portabilità del numero, allungando a dismisura i tempi per il passaggio da un gestore all’altro, comportamento che arrecava un evidente danno economico ai consumatori”.

“Invitiamo da ora in poi gli utenti – conclude Rienzi – a rivolgersi al Codacons per chiedere rimborsi e indennizzi nei casi in cui i gestori telefonici non rispetteranno i tempi previsti dall’Agcom per la portabilità dei numeri nella telefonia mobile”.

Fonte: www.ilsalvagente.it


3 secondi per il giallo?

2 settembre 2009

Nota di Pao: Ho letto l’articolo di Quattroruote riassunto in calce, tuttavia così come sono convinto che 8 secondi per il giallo siano troppi, sono anche certo che solo sulla carta siano sufficienti 3 secondi per fermarsi al giallo. Sicuramente sono sufficienti per essere tamponati dal solito fesso che: 1) Non è abituato a fermarsi al giallo 2) Procede a velocità elevata 3) é sempre attaccato al paraurti di chi lo precede.

Detto questo, le prove in pista danno risultati solo indicativi in quanto realizzate senza il traffico cittadino, senza il conducente distratto dal telefonino sempre presente, senza la mamma che guarda il pupetto alloggiato (non sempre) nel seggiolino posteriore e, soprattutto, senza gli inconvenienti dell’ultimo secondo, causati da quello che sosta dove non deve, si ferma in doppia fila o frena e svolta improvvisamente senza segnalare e, di fatto, falsa la tua percezione.

In ogni caso, mesi fa ero sulla Statale ed al semaforo che si trova prima di Bareggio è scattato il giallo al quale mi sono fermato; peccato che la macchina che mi seguiva, nonostante fosse a notevole distanza, fosse guidata da una ragazza impegnata in una conversazione con il passeggero e non è stato piacevole guardare il retrovisore e rendersi conto che non aveva notato nè il semaforo, nè il fatto che io esistessi e fossi fermo al rosso. Improvvisamente una frenata violenta, la macchina si è intraversata sulla strada e si è fermata a 10 centimetri. Fortuna vuole che la ragazza abbia avuto almeno il buonsenso di chiedere scusa.

Lo scorso anno una mia amica a Trezzano s/n (MI) è involontariamente passata con il rosso; ha perso i punti patente, ha pagato la multa. Alcuni mesi dopo, transitando per la stessa strada, al giallo si è fermata per essere istantaneamente tamponata da quello che la seguiva e che le ha causato 4000 € di danni ad una Yaris con ancora le rate da pagare.

I 3 secondi possono anche andare bene in Svizzera, dove mi sono recato la scorsa settimana e dove gli altri automobilisti, rispettando i limiti, danno anche a te la possibilità di farlo, in sicurezza.

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Tre secondi bastano. Dopo mesi di furibonde polemiche sulla durata della luce gialla ai semafori, “Quattroruote” è sceso in pista per una prova singolare: non la solita auto, come da nostra tradizione, ma un semaforo. Obiettivo, capire quanto deve durare il giallo. O, meglio, quanto tempo deve avere a disposizione un comune automobilista che si avvicina a un incrocio per fermarsi in condizioni di sicurezza allo scattare del giallo.

Il risultato del test non lascia spazio a dubbi: in un comune incrocio cittadino, per velocità non superiori a 50 km/h, una durata di tre secondi è sempre sufficiente, sia ad arrestarsi sia a passare con il giallo (e quindi a non essere multati se vi sono le telecamere) nel caso in cui, come prevede il codice della strada, si sia così prossimi alla linea d’arresto da non potersi più fermare in sicurezza.

“È ovvio che incroci complessi, da attraversare con mezzi pesanti richiedano durate diverse, ma”, conclude il mensile, “quasi mai superiori a cinque secondi. L’importante è che prima di regolare il giallo si faccia uno studio ad hoc”. “Quattroruote”, insomma, boccia la recente “interpretazione” della regione Veneto che aveva suggerito ai comuni di adottare durate non inferiori a 8 secondi e conferma, invece, il parere ministeriale che prevede un giallo compreso tra 3 e 5 secondi.

Fonte: www.quattroruote.it


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