Mediaset, il Pdl cerca di dettar legge

18 ottobre 2012

Libertà di parola, purchè non si parli male di me… ;-)

in sintesi un articolo che leggo su Lettera43

Questa volta a Mediaset l’hanno presa bene. Anzi, meglio del solito, tanto che i vertici del colosso editoriale di Cologno Monzese si sono messi a ridere. Il perché è presto detto.

Se deputati e senatori del Popolo della libertà hanno speso tempo per telefonare a Silvio Berlusconi chiedendogli la testa di Alessio Vinci, conduttore di Domenica Live su Canale 5, e di Paolo Del Debbio, padrone di casa di Quinta Colonna su Rete 4, significa che i programmi funzionano e che la loro rivolta, sostenendo che si tratta di «fuoco amico», è il miglior viatico per proseguire su questa strada.

Del resto la sindrome accerchiamento in casa, per gli esponenti azzurri, è una sorta di malattia congenita. I più colpiti, poi, sarebbero gli ex di Alleanza nazionale, recidivi nel reiterare la richiesta di rendere sempre più allineati gli organi d’informazione considerati ‘amici’.

«È la sindrome del Minculpop», ha sibilato gelido un deputato del Pdl, portatore sano di spirito critico, e quindi poco avvezzo a chiedere la testa di qualcuno. «Questi signori vorrebbero solo e soltanto house organ, bollettini che diffondano il loro vero e che non raccontino storie».

A dare il là alla protesta anti Mediaset sarebbe stato Antonio Tajani, fortemente adirato per il trattamento riservato a Carlo De Romanis, suo ex portaborse, oggi consigliere della Regione Lazio con particolare dedizione alle feste mascherate, a partire da quella con le teste di maiale e le ragazze seminude.

A seguire, poi, sarebbero arrivati tutti gli altri, aizzati dal commissario europeo, spostando il tiro sul trattamento riservato al governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, e all’ospitata di Nicole Minetti.

«In questo modo coloro che protestano», ha detto il deputato azzurro durante una passeggiata in Transatlantico, «dimostrano la loro esistenza e mascherano il loro pressappochismo politico. Con tutti i problemi che ci sono».

 


Fastweb: addio alla tv via Internet e gli abbonati restano a piedi…

7 settembre 2012

«Gentile Cliente dal 5 novembre il servizio Iptv (Internet Protocol Television) di Fastweb cessa di esistere».

Che tradotto significa: chi si è abbonato alla tv via fibra (e vede Sky con questo sistema) rimarrà a piedi. Ma cosa più importante per gli utenti è che Sky sospenderà il servizio dal 4 ottobre, in anticipo sulla data di chiusura della Iptv.

La notizia era già stata data questa primavera, ma ora in tanti hanno già ricevuto la lettera di avviso dalla compagnia fondata da Silvio Scaglia, in alcuni casi preceduta da una proposta del servizio clienti di Sky per un nuovo abbonamento con la parabola.

viaFastweb, addio alla tv via Internet – Corriere.it.


O guidi o guardi la tv….

3 settembre 2012

Tempo fa mi lamentavo di chi,  tecnolocigamente arretrato, guidava leggendo il giornale, appoggiato sul volante; successivamente Francesco alzava il tiro, raccontando di chi legge l’ebook, ma sabato ecco che davanti a me c’era una FiatPunto rossa con il guidatore impegnato a guardare un filmato su quello che suppongo fosse un’Ipad.

La foto che segue, ve lo dico io per primo, fa schifo per esigenze tecniche (presa al volo, al semaforo, pioveva, avevo sottomano la piccola Camileo C-clip e lo zoom digitale non è il massimo…) e racconta per poco, tuttavia potrete intuire la sagoma della testa del conducente e quella dello schermo, attaccato al parabrezza con un supporto a ventosa.

Sempre più spesso vediamo le pubbblicità di auto con il sistema multimediali e l‘infotainment è fra i parametri utilizzati per giudicare leauto nelle prove di alcune ruiviste; vien da chiedersi a cosa serva infarcire le auto di sensori, telecamere e quant’altro, se poi la sicurezza del guidatore e (soprattutto) di quelli che incrocia è vanificata da schermi multimediali, lettori dvd, e via dicendo…


Schettino in tv? Anche no…

10 luglio 2012

“E’ assurdo che per rilasciare l’intervista di questa sera, in onda su Canale 5 al programma ‘Quinta Colonna’, l’ex comandante della Costa Concordia -al quale sono stati revocati gli arresti domiciliari, ma gli è stato vietato di allontanarsi da Meta, provincia di Sorrento- riceverà 50.000 euro”.

E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), aggiungendo: “soprattutto se paragonati ai soli 14.000 euro di risarcimento per i passeggeri che hanno rischiato la vita”.

“Su internet -prosegue Dona- girano le cifre del compenso che l’ex capitano prenderà per spiegare le sue ragioni, ma ci domandiamo se davvero il popolo italiano ha bisogno di dar voce a chi gli ha fatto fare una figuraccia mondiale o se vuole sapere che la Giustizia faccia semplicemente il suo corso”.

“L’UNC lancia su Twitter l’hashtag #BoicottaQuintaColonna -conclude il Segretario generale- per dare voce ad una protesta importante: non può diventare una star, per giunta pagato più del risarcimento dei passeggeri, chi non solo ha contribuito al disastro della Costa Concordia, ma ha anche abbandonato la nave”.

°°°

Schettino è si è intascato (a quanto si legge) 50.000 € per andare in tv a dichiarare che Il naufragio è stato un incidente banale, nel quale la fatalità ha trovato breccia proprio nell’interagire tra esseri umani. Si è creato, credo, di base, un malinteso e proprio per questo c’è la rabbia. È come se tutte le teste, compresi gli strumenti, fossero andate in black-out.

Se non fosse che il tracciato radar lo inchioda alle sue responsabilità


Emilia: Una maratona tv per le scuole danneggiate

10 luglio 2012

Cinque ore di Maratona televisiva a favore delle popolazioni terremotate.

Si tratta di ‘Emergenza terremoto. Insieme per ripartire’ una raccolta fondi, promossa dai Giovani imprenditori di Confindustria Emilia-Romagna che, attraverso i Gruppi Giovani imprenditori delle varie province, hanno deciso di rendere pubblico e corale il loro impegno per aiutare le popolazioni colpite dal sisma a ritrovare e mantenere fiducia nel futuro.

La Maratona televisiva e’ in programma mercoledi’ 11 luglio dalle 20.00 all’una sul circuito di Odeon Tv. La lunga diretta sara’ infatti interamente realizzata e diffusa a livello nazionale (Odeon TV, Sky ch 914) e regionale (Telesanterno, Telecentro, Telestense) dagli studi di Bologna.

Durante la trasmissione e nei giorni che la precederanno e seguiranno sara’ attivo un apposito conto corrente per versamenti di beneficenza, intestato a Confindustria Emilia-Romagna: Cassa di Risparmio di Cento Spa IT 44 V 06 115024 0000000000 3991.

Tutti i fondi che saranno raccolti tramite la Maratona Tv andranno alla scuola, piu’ precisamente a donare attrezzature didattiche agli istituti scolastici danneggiati dal sisma.

La trasmissione, condotta da Elisa Stefanati con il supporto delle redazioni di Telesanterno, Telecentro e Telestense, prevede una serie di testimonianze dirette dai luoghi del sisma, per fare il punto sulle priorita’ e sulle necessita’. Seguiranno le risposte dei tecnici e delle Istituzioni.


La Disney dice basta alla pubblicità del cibo spazzatura

11 giugno 2012

un articolo di Valeria Nardi che leggo su Il Fatto Alimentare

La Walt Disney americanaha deciso di eliminare gli spot del cibo spazzatura dai propri canali televisivi, dalle stazioni radio e dai siti web. Il divieto viene incontro alla richieste di genitori e nutrizionisti che chiedono la promozione di cibi salutari e la diffusione di abitudini alimentari più sane per bambini e ragazzi.

Queste scelte per la Walt Disney non sono una novità, nel 2006 la società mette a punto linee guida nutrizionali per migliorare la qualità di cibo e bevande offerte. Un’altra iniziativa è stata smettere di abbinare giocattoli che pubblicizzano i propri film ai pasti dei bambini.

L’azienda sostiene che anche i grandi marchi possono avere un ruolo nella lotta all’obesità e, come dichiarato dall’amministratore delegato Robert A. Iger, non si tratta di altruismo, ma di business intelligente. Le iniziative sono state illustrate il 5 giugno in una conferenza stampa congiunta cui ha preso parte anche Michelle Obama, che definisce il progetto «un punto di svolta per la salute dei nostri figli».

Le nuove direttive per le pubblicità di cibi e bevande della Walt Dismey saranno completate entro il 2015, e seguiranno le linee guida federali, promuovendo il consumo di frutta e verdura e limitando calorie, grassi saturi, sodio e zucchero.

Infine è stato presentato il marchio “Mickey Check”, un logo che avrà il compito di segnalare bibite, cibi e menu che soddisfano gli standard nutritivi dell’azienda.

L’annuncio di Disney, grazie anche al supporto della First lady americana, potrebbe spronare i concorrenti a fare lo stesso, innescando un circolo virtuoso.


Gioco d’azzardo: mozione per limitare gli spot tv

9 marzo 2012

Nell’acuta fase di crisi economica che stiamo vivendo, il gioco d’azzardo patologico è diventato una piaga sociale che dovrebbe essere contrastata e che invece viene alimentata da una pubblicità martellante che spinge le persone a tentare la sorte.

E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), intervenuto alla conferenza stampa sul tema svoltasi oggi presso la Camera dei Deputati.

“Abbiamo espresso in più occasioni la nostra preoccupazione rispetto alle dimensioni assunte dal problema -ricorda Dona- e abbiamo accolto con soddisfazione la condanna dello spot ‘10 e Lotto’ da parte del Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria, che ha reputato ingannevole il messaggio in seguito ad una segnalazione proveniente proprio dalla nostra associazione”.

“Ecco perché -prosegue Dona- accogliamo con favore la mozione presentata alla Camera dal Gruppo di Futuro e Libertà che impegna il Governo a disciplinare in modo  più stringente il mercato in questione”.

“Infatti, pur essendo ben consapevoli dell’importanza per le casse dello Stato degli introiti generati dal giro d’affari legato al gioco  -conclude Dona- riteniamo necessario che il Governo prenda atto del problema, regolamenti il settore per prevedere che le informazioni fornite spieghino in modo trasparente la reale possibilità di vincita per ogni giocata e che sia contestualmente stabilito il divieto di pubblicità commerciale di tutte le attività legate a giochi, scommesse, lotterie e concorsi a premio”.

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I programmi TV per dimagrire destinati a bambini obesi possono aiutare? Gli esperti dicono di no

20 febbraio 2012

in sintesi un articolo di Valentina Murelli che leggo su Il Fatto Alimentare

È boom in tv di reality che abbiano per protagonisti bambini o adolescenti in sovrappeso oppure obesi.

Su MTV, per esempio, va in onda Teenager in crisi di peso, programma made in Usa dedicato – si legge sul sito – a “ragazzi un po’ in carne che vogliono perdere peso prima di iniziare il college”.

Come? Con l’aiuto di un coach che li incita a seguire uno schema durissimo di dieta e di esercizi fisici. Josh, per esempio, pesa 143 kg, è molto goloso e un po’ pigro. Un giorno, però, nella sua vita irrompe “l’energumeno tatuato” Joey, il trainer, e tutto cambia: niente più hamburger e pancake al cioccolato e bando alla pigrizia.

In palestra, Josh comincia a sollevare pesi, correre, salire scale e così via. Dopo 110 giorni, la prova bilancia è un trionfo: il ragazzo andrà al college con 53 kg in meno.

Su RealTime un altro programma americano, Adolescenti XXL, segue le vicende di un gruppo di giovani obesi in una scuola particolare, in cui non solo si studia ma si sta anche a dieta e, di nuovo, si fa della grande attività fisica.

E ancora, su FoxLife è arrivato a fine novembre Tesoro, salviamo i ragazzi, programma di rieducazione sul modello del fortunatissimo SOS Tata. Il format è della BBC, ma adattato alla produzione italiana, con un’atmosfera visibilmente meno competitiva ed esasperata di quella dei reality americani.

Punto di forza del programma è il conduttore Marco Bianchi, autorevole figura di “scienziato-chef”, con un lavoro all’Istituto europeo di oncologia e una passione per cucina e alimentazione naturale. In ogni puntata Bianchi guida una famiglia con un bambino o una bambina con problemi di peso a scelte più consapevoli in fatto di stile di vita, assistendo nella spesa di cibo e proponendo ricette più salutari.

La vasta offerta di programmi di questo tipo risponde evidentemente a una domanda, del resto anche in Italia l’obesità infantile ha raggiunto livelli preoccupanti: si stima che nel nostro paese il 23% di bambini tra gli 8 e i 9 anni sia in sovrappeso e il 12% sia obeso. Più di uno su tre.

Ma un reality che ruoti attorno a una bilancia può davvero fare qualcosa per curare o prevenire l’obesità?

O magari anche soltanto per promuovere la consapevolezza delle famiglie sul tema?

Il Fatto Alimentare lo ha chiesto ad alcuni esperti che si occupano di obesità e disturbi del comportamento alimentare (DCA), specialmente sul fronte infantile.

Il loro giudizio nel complesso non è affatto positivo. Se può essere importante parlare del problema (e non è detto che sia così) e magari presentarlo in tv anche attraverso le modalità narrative del reality, più accattivanti, i contenuti proposti da quello che passa oggi sullo schermo non sono adeguati, quando non addirittura controproducenti.

«L’obesità infantile è una malattia grave e complessa, di origine multifattoriale», spiega Alessandro Sartorio, che è anche promotore del sito educativo www.cresceresani.it. «Sono coinvolte componenti genetiche, psicologiche, sociali: non la si può ridurre a una questione di peso da affrontare con una dieta drastica e un’attività fisica estenuante, con il solo aiuto di un coach.

Ci vuole un approccio multidisciplinare, che segua il piccolo paziente in un percorso lungo e lento: un aspetto che non emerge affatto dai reality».

Pienamente d’accordo Simone Pampanelli: «L’unica possibilità per vincere la malattia è lavorare contemporaneamente su più fronti: non basta un trainer che inciti a fare del proprio meglio, né un cuoco che consigli ricette, neppure le migliori del mondo».

Ben vengano gli sforzi per proporre alle famiglie nuove idee in cucina, ma attenzione che siano davvero fattibili e ben accolte: il tempo a disposizione per cucinare è comunque poco e se è vero che un panino integrale con crema di tofu e olive è sicuramente più sano di un hamburger con salse e patatine, bisogna poi essere sicuri che i bambini lo mangino davvero.

Soprattutto nei reality di matrice americana, la parte sull’attività fisica sembra tratta da un programma di allenamento per campioni olimpici.

«Eppure quelli che si sforzano a correre e a saltare non sono campioni e neanche sportivi: anzi, non sono neppure persone sane, ma malati», precisa Sartorio.

«Per di più, le nostre ricerche hanno mostrato che, per essere davvero efficace nel bruciare i grassi, l’attività fisica fatta dai ragazzini deve essere a bassa intensità: proprio il contrario di quello che si vede in tv».

Tanta forza di volontà: per dire no a gelato e patatine e per resistere all’ennesima flessione. Sembra questo, alla fine, l’ingrediente fondamentale della maggior parte dei reality sull’obesità, in cui il coach ha proprio il ruolo di convincere il protagonista di turno che se si impegna può farcela davvero.

Ma non c’è messaggio più sbagliato, per Simone Pampanelli e Laura Dalla Ragione. «L’abbiamo detto: l’obesità una malattia multifattoriale, spesso con una forte componente psicologica. La forza di volontà del singolo non basta affatto», precisano. Per di più, puntare tutto sulla volontà del singolo significa lasciarlo ancora più frustrato se non riesce a perdere peso.

«Certi programmi esaltano la forma fisica come rinforzo del legame tra aspetto e felicità», spiega Dalla Ragione. «Si rischia che nella mente dei giovani spettatori si rinforzi l’equazione perdere peso uguale a essere sexy e felici. Ma se il peso in eccesso è, tra le altre cose, il sintomo di un disagio psicologico profondo, dimagrire non serve a far sparire quel disagio. Per questo noi lavoriamo piuttosto sull’accettazione del corpo, come unico e speciale».

Anche chi studia l’obesità attraverso la lente dell’epidemiologia, come fa Adriano Cattaneo, ha qualcosa da ridire sull’efficacia dei programmi di cui abbiamo parlato come deterrente per arginarne la diffusione.

«Tutti puntano a prevenire o ridurre l’obesità modificando i comportamenti individuali, ma ormai sappiamo che quando si ragiona in termini di popolazione questo approccio è sbagliato», afferma l’esperto.

«In generale, i comportamenti individuali dipendono solo in piccola parte dalle decisioni individuali e in misura maggiore da una serie di fattori detti determinanti sociali che possono andare dal livello d’istruzione al reddito, dall’occupazione alla possibilità di accesso a informazioni o a pubblicità, dalla disponibilità di sistemi di trasporto attivo ai sistemi di tassazione e così via.

Sono proprio gli interventi sui determinanti sociali a cambiare collettivamente i comportamenti: nel caso del fumo, per esempio, hanno fatto di più certe leggi e il cambiamento di certi modelli (come il cinema di Hollywood) del counseling dei medici di famiglia ai singoli pazienti.

Per l’obesità è lo stesso: meglio una bella legge che proibisca la pubblicità di alimenti per bambini o tassi al 500% le bibite zuccherate, piuttosto che un reality con personal trainer».

 


FAI TV – Accendi la tua passione per l’arte

25 gennaio 2012

Scopri il nuovo sito FAI TV


Frequenze tv: firma la petizione per un’asta pubblica

23 gennaio 2012

Servirà? Non servirà? Nel dubbio, io ho firmato. Bastano 2 minuti.

(Sempre nell’ottica del parla come mangi, vien da chiedersi perchè, anche in questo caso, sia stato utilizzato un termine come beauty contest. )

Leggo su Altroconsumo: Dopo che Sky aveva deciso di uscire dalla gara (la cosiddetta “beauty contest”) per aggiudicarsi le nuove frequenze digitali terrestri, le stesse erano destinate a essere assegnate gratuitamente a Rai e Mediaset, da decenni protagonisti del duopolio televisivo italiano.

Ora il Governo si è impegnato ad annullare l’assegnazione grauita delle frequenze e a indire una vera asta.

Altroconsumo e Femi (Federazione media digitali indipendenti) avevano inviato qualche giorno fa al Ministro una formale istanza perché il Governo intervenisse sulla procedura di questa gara, annullandola e avviando al suo posto un’asta pubblica come si è fatto con le frequenze per la banda larga di internet mobile. Il Governo si è ora impegnato in questo senso.

Continiamo comunque a raccogliere firme a sostegno della la nostra petizione.

In questo modo, oltre ad evitare di rafforzare ulteriormente il duopolio Rai-Mediaset anche nel nuovo contesto digitale, il Governo dimostrerebbe di non voler chiedere, nell’attuale situazione di grave crisi economica, sacrifici solo ai cittadini, esigendo il dovuto per la concessione delle frequenze digitali da Rai, Mediaset e ogni altro operatore che vorrà aggiudicarsele.

Di questi tempi, l’Italia non si può certo permettere di rinunciare a qualche miliardo di entrate nelle casse dello Stato.


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