Uganda: ennesimo caso di “rapina delle terre”

15 marzo 2012

in sintesi un articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

Negli ultimi mesi l’Uganda è stata oggetto di diverse accuse da parte delle Ong che tutelano i diritti umani. Oxfam aveva già denunciato la deportazione di decine di migliaia di persone dalle loro terre, ottenendo l’avvio di un’indagine indipendente. Ma a questa piccola buona notizia è seguita quella di una deliberata devastazione chimica dei campi per accelerare le operazioni di land grabbing.

Secondo i pochi dati disponibili, negli ultimi 10 anni le autorità ugandesi hanno venduto o concesso in licenza esclusiva almeno 227 milioni di ettari di terra a investitori stranieri, anche europei.

Tra questi una società britannica del legname, la New Forest Company (NFC), il cui “affare” ha portato alla deportazione di oltre 22.500 abitanti. Queste persone hanno subito la violenta privazione delle loro terre, l’incendio delle loro coltivazioni e l’uccisione del loro bestiame.

Migliaia di famiglie abbandonate nel nulla, senza terra né cibo, e nessuna spiegazione o indennità economica. Nel nome del profitto altrui e della presumibile corruzione dei reggenti locali.

Alcuni hanno provato a resistere, a denunciare alla magistratura l’illegittimo esproprio delle proprie terre. Hanno chiamato in causa gli investitori e gli amministratori locali, corruttori e corrotti. Ma “Cash is the Law” e nessuno può opporvisi, tantomeno un giudice dell’Alta Corte di Gulu, che ha infatti riconosciuto al Madhvani Group il diritto di accaparrarsi 40.000 ettari di terra per coltivare canna da zucchero, sulla base di una concessione del Segretario del Consiglio delle terre di Amuru. In barba alle popolazioni locali, dell’etnia Acholi, che avrebbero invece perduto i loro diritti a causa delle pregresse deportazioni nei campi di concentramento, durante la guerra civile.

Nei giorni scorsi poi, il direttore esecutivo di Africa Anti Corruption and Drugs Research Initiatives Network  ha riferito il caso del villaggio di Kyagaju, nel Distretto di Sheema in Uganda occidentale: i campi coltivati sono stati distrutti con micidiali mix di diserbanti e altre sostanze chimiche al preciso scopo di costringere gli agricoltori locali ad abbandonare le loro terre.

In Europa ci sono due grossi investitori che, a dispetto di qualsivoglia proclama di eticità degli affari, investono nel land grabbing. Si tratta della New Forest Company (NFC), finanziata tra gli altri dalla Banca europea per gli investimenti (e dalla Banca mondiale), e della PensionDanmark, un fondo pensionistico danese che investe sulle produzioni di commodities agricole e biocombustibili in Uganda.

Cosa possiamo fare. Oxfam ha dedicato molta attenzione e lanciato un’apposita iniziativa contro la rapina delle terre in Uganda.

Nel nostro piccolo, possiamo contribuire a diffondere l’informazione su queste atrocità e sollecitare l’adozione di misure internazionali per bloccarle. Basta qualche clic per iniziare: aderire alla campagna “Coltiva” di Oxfam, sottoscrivere la petizione dello Oakland Institute al Presidente degli Stati Uniti per fermare il land grabbing nella vicina Etiopia.

Piccoli gesti che, se ampiamente partecipati (al punto di dare vita a una critical mass), possono stimolare i decisori politici ed economici ad adottare apposite iniziative. Un esempio, in questo senso, è stato il successo della massa critica di reazione al progetto del gruppo coreano ‘Daewoo Logistics’, poi fallito, di acquisire il 60% delle terre arabili in Monzambico, nel 2008.

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L’Uganda propone il suo modello di auto elettrica

15 novembre 2011

Leggo su Rinnovabili

Sembra che ultimamente, la sfida di un futuro orientato verso soluzioni di mobilità sostenibile che faccia fronte alla richiesta crescente di automobili a basso impatto ambientale sia stata raccolta anche in Uganda: il caso recente del nuovo modello elettrico “Kiira EV” né è un esempio lampante.

Progettata e realizzata localmente dal team di Paul Isaac Musasizi dell’Università Makerere di Kampala, questa originale e-car, con i suoi 3 metri di lunghezza, è in grado di raggiungere i 65 km/h ed affrontare tranquillamente salite di 55 gradi in pendenza, grazie ad un sistema di batterie al litio che ad ogni ricarica garantisce un’autonomia di circa 80 km.

Musasizi, ha dichiarato che: “il progetto è partito per dimostrare che l’Uganda ha le stesse potenzialità e talento degli Stati Uniti o della Germania e, adesso che la nuova Kiira EV è pronta, si porterà avanti un progetto per la realizzazione di un bus elettrico adibito al trasporto pubblico”.


Salviamo la vita di Frank

12 febbraio 2010

Ricevo e pubblico

Il Parlamento dell’Uganda si sta preparando ad emanare una legge brutale che punirebbe gli omosessuali con l’arresto – e addirittura con la pena di morte.

Iniziali critiche a livello internazionale hanno spinto il presidente a richiedere una revisione della legge. Ma dopo che lobby di estremisti ben finanziate hanno fatto pressione sembra che la proposta di legge stia per passare — minacciando persecuzioni e pene di morte.

L’opposizione alla proposta di legge sta crescendo, anche da parte della Chiesa Anglicana. Frank Mugisha, difensore dei diritti degli omossessuali scrive che Questa legge ci metterebbe in serio pericolo. Per favore, firmate la petizione e incoraggiate altri a mettersi dalla nostra parte – se ci sarà una enorme riposta a livello globale, il nostro governo si renderà conto che l’Uganda verrebbe isolata a livello internazionale per questa legge e la boccerebbe.

Dal momento che la decisione sarà presa nei prossimi giorni, soltanto un’onda di pressione irresistibile a livello internazionale potrebbe salvare la vita di Frank e di molti altri. Diamo vita ad una immensa petizione per fermare questa legge che condannerebbe a morte gli omosessuali — clicca qui per dare il tuo contributo e poi inoltra questa email:

http://www.avaaz.org/it/uganda_rights/?vl

La petizione verrà consegnata al Presidente Museveni, ai membri della Comissione di Revisione e alle ambasciate dell’Uganda in tutto il mondo questa settimana prima che sia troppo tardi, e anche ai principali governi donatori.

La proposta di legge prevede che chiunque sia condannato per avere rapporti sessuali con individui dello stesso sesso sia arrestato e impone la pena di morte per i “recidivi”. I membri delle ONG che stanno lavorando per impedire la diffusione dell’AIDS potrebbero essere arrestati fino a 7 anni con l’accusa di “promuovere l’omosessualità”. Anche la gente comune potrebbe rischiare fino a tre anni di prigione per mancata dichiarazione di rapporti omosessuali alla polizia entro le 24 ore!

I difensori della proposta di legge sostengono che questa legge difende la cultura nazionale, ma le maggiori critiche alla legge vengono proprio dall’Uganda. Il Reverendo Canon Gideon Byamugisha – uno fra i tanti che ci hanno scritto – dice:

Viola la nostra cultura, le nostre tradizioni e valori religiosi che invece ci insegnano a combattere l’intolleranza, l’ingiustizia, l’odio e la violenza. Abbiamo bisogno di leggi che proteggano le persone — non che le umiliino, ridicolizzino, perseguitino e le uccidano in massa.

Rifiutando questa pericolosa proposta di legge e associandoci alla forte opposizione contro di essa, possiamo contribuire a creare un importante precedente. Aiutiamo tutti insieme i difensori dei diritti umani in Uganda e, fermando questa proposta di legge, salviamo delle vite – firma qui ora, e poi dillo ai tuoi amici e parenti:

http://www.avaaz.org/it/uganda_rights/?vl

Con speranza e determinazione,

Alice, Ricken, Ben, Paul, Benjamin, Pascal, Raluca, Graziela e tutto il team di Avaaz

FONTI (INGLESE)

Lettera africana diretta al Presidente dell’Uganda perchè non approvi la proposta di legge Anti-omossessualità:
http://www.africafiles.org/article.asp?ID=22761

Un capo della Chiesa di Uganda definisce la proposta di legge anti-gay come “genocida”:
http://www.guardian.co.uk/katine/2009/dec/04/gideon-byamugisha-homosexuality-bill

Valutazione dell ‘impatto della Bozza di Legge Ugandese Anti-Omosessualità sui Diritti Umani, di Sylvia Tamale, Preside della Facoltà di Legge presso l ‘Università di Makerere, Uganda:
http://www.zeleza.com/blogging/african-affairs/human-rights-impact-assessment-ugandas-anti-homosexuality-bill-sylvia-tamal

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