Unicredit multata per false promesse sul conto deposito

12 luglio 2013

euroal di là dei rassicuranti spot tv di Unicredit che sembrano porre il cliente al centro delle loro attenzioni ( qualcuno si fida ancora delle promesse delle banche? Ma soprattutto, vatti a fidare di una banca che evade mezzo miliardo di tasse… ) ecco cosa leggo su Altroconsumo

Unicredit è stata multata per 250.000 € per comportamento scorretto e pubblicità ingannevole per aver diffuso, tra metà maggio e metà giugno 2012, una campagna promozionale relativa al prodotto “Conto risparmio sicuro”.

Il claim recitava così “La vita è fatta di alti e bassi, affrontala dando sicurezza ai tuoi risparmi, entra in Unicredit, trovi Conto Risparmio Sicuro, il tuo capitale è garantito e cresce nel tempo”.

Nella pubblicità, inoltre, venivano evidenziate le caratteristiche del “capitale garantito” e “fino al 7%”.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, analizzata la campagna pubblicitaria, ha ritenuto che fosse scorretta e ingannevole, tale da indurre il consumatore in errore.

I messaggi lasciavano intendere che il tasso massimo fosse indicativo del rendimento complessivo del prodotto, mentre invece indicava solo il tasso d’interesse riconosciuto nell’ultimo anno, dopo un vincolo di cinque anni. Dai messaggi non si precisava neppure l’esistenza di un vincolo minimo di diciotto mesi.

Si tratta in realtà di un prodotto che ha un rendimento crescente per anno di possesso: in pratica, chi lo tiene per 5 anni di seguito, ha il 7% lordo solo per il quinto anno di possesso e questo fa sì che il rendimento effettivo sia del 4% lordo annuo.

La vicenda di Unicredit dimostra quanto sia importante verificare le condizioni contrattuali dei foglietti informativi dei prodotti, prima di sottoscriverli.


In difficoltà con il mutuo? Repossess friendly di Unicredit non ti aiuta

21 febbraio 2013

euroRepossess friendly?

leggo su Altroconsumo

Unicredit prova a dare una mano a chi è in difficoltà con il mutuo. Chi ha problemi con il pagamento delle rate può vendere la casa alla banca, con la quale firma un contratto di affitto, per poi riacquistarla entro cinque anni. Peccato che, a conti fatti, i vantaggi siano solo per la banca.

Con Repossess friendly, in pratica, il mutuatario in difficoltà vende alla banca (o meglio alla sua società Unicredit Credit Management, specializzata nella gestione e nel recupero dei crediti) la casa ipotecata a un prezzo definito dal perito, sulla base della valutazione dell’immobile e che dovrebbe essere sufficiente a coprire l’intero debito ancora da pagare.

Ha poi la possibilità di riacquistare la casa entro 5 anni dalla vendita pagando di nuovo il notaio e le imposte che ha già pagato al momento dell’acquisto dell’abitazione. In alternativa, può indicare un’opzione di acquisto, al massimo entro 8 anni dalla vendita della casa a un prezzo maggiorato.

Nel frattempo, però, bisogna pagare alla banca un canone di locazione. Quindi, per restare nella casa venduta alla banca con patto di riscatto bisogna pagare un affitto mensile di entità simile alla rata del mutuo che non si riesce a pagare.

Non sfidiamo la logica se ci chiediamo come fa il cliente a pagare il canone di locazione se non riusciva a pagare la rata del mutuo.

E, infatti, è quasi certo che non ci riesca perché gli importi saranno simili e, quindi, corre il rischio di perdere la casa.

Reposses Friendly non risolve i problemi finanziari di chi è in difficoltà col mutuo perché non solo deve pagare un canone di locazione, ma perde subito la proprietà della casa. Per riaverla indietro dovrà sborsare altro denaro.

I vantaggi ci sono, ma per la banca che elimina dal suo bilancio un credito rischioso, cioè un mutuo con rate non pagate, e allo stesso tempo avrà la proprietà della casa senza dover aspettare le lunghe procedure di esecuzione che richiede l’ipoteca.


Per aiutare chi è in difficoltà con le rate del mutuo perché ha perso il lavoro esiste un Fondo statale che non funziona più dal luglio scorso a causa di un decreto di attuazione che tarda ad arrivare. Grazie al Fondo il mutuatario può ottenere la sospensione del pagamento delle rate per un periodo massimo di 18 mesi. Non ci resta che sperare che il nuovo governo lo riattivi subito.

Altre soluzioni sono più difficili da attuare, ma si può tentare. Per esempio, si può chiedere un allungamento della durata del mutuo in modo che la rata mensile si riduca.

Forse sarà più difficile trovare un accordo in questo senso con Unicredit che ha più vantaggi con Reposses Friendly.

Si può anche provare a chiedere una ristrutturazione del debito a un’altra banca o finanziaria. Soluzione non semplice vista la situazione attuale, ma meglio provarci. Con la ristrutturazione si può accedere a un finanziamento più lungo magari a tassi d’interesse più alti, ma la rata periodica dovrebbe diventare più sostenibile.


La (presunta) truffa di Unicredit e non solo

5 giugno 2012

Quale premessa, mi aggancio a quanto scritto sei mesi fa parlando di banche ed integrando con il fatto che nei mesi scorsi, dopo aver chiuso i c/c familiari con Unicredit abbiamo fatto lo stesso passo anche con quello aziendale.

In sintesi avevo scritto di un’intervista a Nunzia Penelope, autrice di Soldi rubati, ed al fatto che un’interessante episodio era passato sotto un imbarazzante e colpevole silenzio stampa che dovrebbe farci riflettere, tanto più alla luce dei continui sacrifici che (noi) dobbiamo sopportare ovvero in merito alla colossale evasione fiscale che aveva viste coinvolte diverse banche.

Nell’agosto 2011, infatti Unicredit aveva fatto pace con il fisco pagando 99 milioni di € per un accertamento relativo al 2005 e gliene doveva ancora 450 milioni. Prima di lei Bpm ha patteggiato pagando 169 milioni ed il Credito Emiliano altri 45 milioni.

Oggi leggo che Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit, e altre 19 persone sono state rinviate a giudizio con l’accusa di frode fiscale. Il caso riguarda una maxi evasione fiscale messa in piedi da Unicredit e dalla banca inglese Barclays per 245 milioni di euro, attraverso un’operazione di finanza strutturata chiamata Brontos.

Ecco i personaggi che gestiscono i nostri soldi, che ricevono aiuti dai Governi. Dei faccendieri in giacca e cravatta. C’è chi usa la lupare, chi il computer, ma alla fine dei conti, fa differenza?

Come già detto, preferisco di gran lunga una banca differente che nello statuto parla di Etica e che mantiene quello che promette.

 


Phishing ovvero occhio alla falsa mail di Unicredit

16 dicembre 2011

Ho ricevuto da Unicredit (quello vero) una mail con la quale mi informano di un tentativo di phishing:

State all’erta che sennò rischiate un regalo di Natale che non è quello che vi aspettereste… ;-)

Negli ultimi giorni sono state inviate numerose email a clienti e non clienti della nostra Banca, sulle quali è riportato il logo UniCredit e la firma di Frederik Geertman, Responsabile della Divisione Italia Famiglie e Piccole e Medie Imprese.

Si tratta di comunicazioni contraffatte in cui viene richiesto, utilizzando un linguaggio spesso connotato da imperfezioni grammaticali e ortografiche, di fornire dati personali o codici della carta di credito attraverso il collegamento ad un sito internet creato ad arte per trarre in inganno l’utente (c.d. “Phishing”).

Qualora Lei fosse tra i destinatari di suddette comunicazioni, la preghiamo di non dare seguito all’email ricevuta evitando altresì di cliccare sul link in essa contenuto e provvedendo a cancellarla immediatamente.

L’invio di comunicazioni artefatte è uno dei più diffusi stratagemmi che le organizzazioni criminali adottano per impossessarsi subdolamente e fraudolentemente di codici personali e di numeri delle carte di credito degli utenti del web.

Le ricordiamo che sulle email di UniCredit non è mai richiesto di collegarsi a pagine web sulle quali venga richiesto, direttamente o a seguito di accesso a banca via Internet, l’inserimento di dati e informazioni relative alla Carta di credito o ai codici identificativi che consentono l’accesso al Servizio di Banca Multicanale.

Ulteriori informazioni sono disponibili:
nell’ambito del sito www.unicredit.it ai percorsi
1. Servizi Innovativi > Sicurezza Online > Riconoscere le frodi online
2. Area Clienti > Per scoprire come difendersi
in banca via Internet al percorso Profilo > Gestione sicurezza > Sicurezza Online
chiamando il numero gratuito 800.57.57.57 (scelta 3),
dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 22:00 e il sabato dalle 9:00 alle 14:00


Le banche evadono ed i giornali non lo scrivono…

8 settembre 2011

Leggendo l’intervista di Francesco Esposito (Vanity Fair) a Nunzia Penelope, autrice di Soldi rubati, ho trovato un’interessante episodio che come spiega la Penelope, è passato sotto un imbarazzante e colpevole silenzio stampa che dovrebbe farci riflettere, tanto più alla luce degli ulteriori sacrifici che (noi) dovremo sopportare.

Colgo l’occasione per far notare che la Casta ha approffittato di un maxiemendamento alla manovra per tagliare i tagli che la riguardavano, in modo tale da essere certi che sangue, sudore e lacrime restino totalmente a nostro carico.

Belle facce di merda. Scusate, ma quando ci vuole…

Ovviamente non paragono queste poche parole lette qua e là e raccolte in questo post con il lavoro ben più pericoloso degli Scassaminchia raccontati da Pif nella trasmissione il Testimone, tuttavia ritengo che ognuno di noi debba essere un Rompicoglioni come sono stato definito spesso e fare del nostro meglio per informare ed informarci, che se aspettiamo i Tg e la stampa…

Dice la Penelope: Il 13 agosto Unicredit ha fatto pace con il fisco pagando 99 milioni di € per un accertamento relativo al 2005 e gliene deve ancora 450 milioni. Prima di lei Bpm ha patteggiato pagando 169 milioni ed il Credito Emiliano altri 45 milioni.

Faccio la somma: 99+450+169+45 = 763 milioni di Euro che credo potrebbero alleggerire i tagli a nostro carico e/o i rincari. Eppure nessuno ne ha parlato, per cui è come se questi soldi non esistessero ed infatti mi chiedo dove andranno a finire…

Leggiamo ancora le parole della Penelope: La stampa preferisce stigmatizzare l’evasione, pur grave, dello scontrino fiscale al bar o della fattura del dentista. C’entrerà qualcosa la proprietà dei giornali?

Secondo quando ha detto il rettore della Bocconi c’entra eccome: Il fatto che le proprietà dei giornali italiani facciano capo a gruppi industriali o finanziari, non aiuta la diffusione di certe notizie.


I segreti per risparmiare sui conti correnti.

7 febbraio 2011

Il Salvagente e Consumer hanno confrontato 12 conti correnti rivolti a chi intende eseguire soprattutto operazioni on line, di altrettanti istituti, per vedere quali sono le condizioni migliori in circolazione, a seconda delle esigenze.

Il risultato? Costi sicuramente minori di un conto corrente tradizionale, visto che, in base alle simulazioni, il costo medio dei conti on line è di 72,84 euro, rispetto ai 130,70  euro di un conto tradizionale.

In particolare, si è scelto di confrontare le condizioni per una famiglia con operatività media, sfruttando il comparatore sul sito di Patti Chiari. I prodotti confrontati sono delle banche Bnl, Monte Paschi Siena, Intesa San Paolo, Banca Popolare Milano, Mediolanum, Unicredit e Credem, a cui si aggiungono i conti correnti di Poste Italiane e delle banche nate come strumento prevalentemente on line, quali Banca Sella, IwBank, CheBanca! e Ing Direct.

Uno dei dati più importanti da considerare è l’Indicatore sintetico di costo (Isc), che riassume in un unico numero gli oneri totali annui del conto. L’Isc deve essere indicato per trasparenza nei fogli informativi che le banche sottopongono all’utente in base al profilo prescelto.

Tra i prodotti confrontati, l’Isc calcolato, comprensivo di imposta di bollo pari a 34,20 euro annui, più conveniente per chi fa operazioni con canali on line è quello di Conto Arancio di Ing Direct, che è pari a zero. Questo è possibile perché Conto Arancio è l’unico che non fa pagare i 34,20 euro di imposta di bollo all’utente, e perché offre tutti i servizi base gratuitamente. Va specificato che la Ing non ha sportelli bancari propri, e che dispone di una rete di punti informativi nei centri commerciali italiani.

Il prodotto offre i prelievi presso gli sportelli automatici (Atm) delle altre banche senza alcuna commissione, e tutte le operazioni possono essere fatte via internet o telefono, ma non aver a disposizione uno sportello con un operatore in carne e ossa potrebbe essere una discriminante per i più tradizionalisti. Spese contenute per chi  sceglie WebSella, 34,20 euro e opta per il conto Freedom di Mediolanum che a fine anno costa 66,20 euro.

Chi sceglie una banca tradizionale, ma si impegna a effettuare il più possibile operazioni tramite i canali virtuali, troverà  nel Credem Senza Spese (69,73 euro) e nel Bnl Revolution (70,25 euro) le soluzioni più economiche.

L’articolo è molto lungo e dettagliato; per la lettura integrale clicca QUI


Antitrust, “stangata” a Mastercard e a 8 banche

5 novembre 2010

L’Antitrust ha multato Mastercard (che ha già annunciato ricorso) e otto banche italiane per un totale di oltre 6 milioni di euro per intese restrittive della concorrenza nel settore delle carte di pagamento.

L’Authority ha infatti deliberato che “la società Mastercard e otto banche (Banca Monte dei Paschi di Siena, Bnl, Banca Sella Holding, Barclays Bank, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, ICBPI e Unicredit) hanno posto in essere intese restrittive della concorrenza finalizzate a mantenere alta la commissione interbancaria sui pagamenti attraverso le carte di credito e di debito (c.d. carte Maestro) emesse dal circuito Mastercard, trasferendola sulle commissioni richieste ai negozianti convenzionati, con effetti sui prezzi praticati ai consumatori – si legge in una nota -. Si tratta delle banche licenziatarie del marchio Mastercard attive in Italia e che, come emerge dal provvedimento dell’Autorità, sono presenti nella governance dello stesso circuito”.

Secondo l’Antitrust, i comportamenti anticoncorrenziali hanno riguardato la fissazione da parte di Mastercard di una commissione interbancaria multilaterale (Mif), specifica per l’Italia, in assenza di motivazioni economiche connesse all’efficienza complessiva del sistema: la commissione è superiore del 30-40% a quella applicata dal circuito concorrente Visa.

L’altro comportamento sanzionato riguarda la fissazione, da parte delle banche che stipulano i contratti con i negozi e la grande distribuzione, di specifiche clausole a vantaggio dello stesso circuito e delle banche, in quanto volte ad impedire il confronto con altri circuiti e strumenti di pagamento caratterizzati da una Mif più bassa, favorendo così il marchio Mastercard.

Per effetto del provvedimento adottato, Mastercard e le otto banche dovranno, entro 90 giorni, inviare all’Antitrust relazioni che dimostrino la cessazione dei comportamenti anticoncorrenziali, con la definizione, da parte di Mastercard, di una commissione interbancaria che abbia giustificazioni economiche e di efficienza e, da parte delle banche e del circuito, di contratti di convenzionamento privi di limitazioni concorrenziali.

Fonte: http://www.ermesconsumer.it


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