Autovelox: il vigile non dovrà più essere presente alla stampa delle foto. Ma i pasticci si fanno già adesso

13 maggio 2014

autoveloxdi Maurizio Caprino

Nascosta tra le pieghe dell’ultima bozza di Dm sui controlli autovelox, c’è una modifica “pesante” all’attuale direttiva Maroni: tra le attività affidabili ai privati, resta lo sviluppo dei fotogrammi scattati dagli apparecchi di rilevazione e diventa più “libera” perché non ci dovrebbe essere più l’obbligo che vi presenzi un agente.

In sostanza – se la bozza entrerà in vigore così com’è adesso – l’agente potrà limitarsi a consegnare le pellicole o i cd e ritirare le stampe delle immagini da essi ricavate.

Scandalo? Onestamente, non dovrebbe cambiare granché: oggi è vero che per i privati è possibile taroccare tutto, ma nel caso che ha fatto più rumore di tutti si è visto che le uniche manomissioni sono state fatte su indicazione dei vigili.

Questo ci porta a bomba sul comportamento degli agenti. In italia regna l’incertezza del diritto, ma nessuno ha mai messo in discussione il loro obbligo di validare tutti i fotogrammi prima di dare l’ok alla notifica del verbale.

Eppure continuano ad arrivare notizie (l’ultima è la lamentela di un lettore sulle pagine milanesi di Quattroruote di questo mese, ma in passato ci sono stati casi ancora più clamorosi) di cittadini cui arrivano verbali relativi alla loro targa per vetture di modello diverso da quello da loro posseduto.

Dunque, che cosa controllano davvero i controllori?

 


Lettori di targhe per beccare chi non paga le multe o non è assicurato

18 febbraio 2014

di Maurizio Caprino

A Parma la Polizia locale ha “messo le mani” su un 45enne che aveva accumulato un debito di 110mila euro e svariati fermi amministrativi su un’auto intestata all’ignara madre novantenne. La sua “specialità” era l’ingresso nella zona a traffico limitato, senza poi pagare le multe che arrivavano a casa dell’anziana.

I vigili lo hanno beccato su strada, non per un colpo di fortuna ma per l’impiego della tecnologia: un lettore di targhe collegato a una banca dati con la lista nera dei veicoli con cui sono state accumulate tante infrazioni senza mai pagare, in modo che il lettore allerti in tempo reale gli agenti, che così fermano e identificano una volta per tutte il trasgressore e gli sequestrano il veicolo per poterlo pignorare nel caso in cui il debito non venga saldato.

Anche Milano e altre città si sono attrezzate in questo modo, soprattutto per individuare chi si nasconde dietro una targa straniera.

Negli ultimi mesi, invece, si sta sperimentando l’uso di analoghi lettori di targhe per individuare chi circola senza assicurazione. Non sono ancora i controlli automatici previsti teoricamente dalla legge 183/2011 e dal Dl 1/2012, perché sono norme tecnicamente sbagliate e il correttivo è saltato l’altro ieri assieme all’intero pacchetto Rc auto del Dl Destinazione Italia.

Quindi, anche qui il lettore di targhe avvisa gli agenti in tempo reale, in modo che il veicolo segnalato possa essere fermato, controllato e, se del caso, sanzionato. Cose rese possibili dal fatto che ora la Motorizzazione ha completato la black list dei veicoli non assicurati e ne manda mensilmente l’aggiornamento a tutte le forze di polizia.

In ogni caso, anche quando ci saranno (bisognerà attendere oltre al correttivo di legge anche i tempi per far approvare gli apparecchi da parte del ministero delle Infrastrutture), i controlli automatici non saranno mai veramente tali: genereranno non verbali d’infrazione, ma inviti a recarsi in un ufficio di polizia a mostrare i documenti, in modo che gli agenti possano verificare se davvero l’infrazione c’è e calcolare la giusta sanzione (cosa che richiede di capire dai documenti esattamente da quanti giorni il veicolo è scoperto da assicurazione).

Su questo filone, a Verona, la Polizia locale – dopo aver debellato i furbi che usano pass invalidi veri senza averne il diritto o addirittura falsi (Download Verona bilancio pass invalidi- inizia a usare computer palmari con memorizzate le targhe di chi non ha rispettato gli inviti a portare in visione i documenti.

Il sistema, teoricamente, è replicabile per varie altre applicazioni. Per esempio, per individuare chi circola con la revisione scaduta.

Dobbiamo pensare che nulla più possa sfuggire all’occhio della tecnologia?

No: stiamo parlando di città in cui c’è una filosofia di fondo molto attenta alla vigilanza per la sicurezza, a prescindere dal fatto che consenta o no al Comune di fare molta cassa.

Prima che questi mezzi si diffondano capillarmente, ammesso che si diffondano, ci vorrà molto tempo.

Ma di sicuro si sta per la prima volta concretizzando un sistema che noi addetti ai lavori vediamo da un decennio negli angusti recinti delle fiere specializzate e di qualche iniziativa sperimentale o poco più.


Sconto multe e sanatoria cartelle – Quando il marketing politico fa autogol

24 gennaio 2014

Il Sig. Befera anni fa a Report ha dichiarato che il contribuente è sempre in malafede.

Pensare a queste parole mentre sei in ballo a cercare di sistemare una situazione nata dal dialogo che non c’è fra Agenzia delle Entrate ed Equitalia, dopo due sentenze a mio favore, fa girare le scatole…

Ironico poi che quando si tratta di “prendere” i canali di dialogo fra le due agenzie siano sempre aperti, a differenza di quanto succede, invece, quando è il cittadino ad avere ragione e sono loro ad essere in malafede.

Se non fosse che, scriveva tempo fa il garante per la privacy Francesco Pizzetti: “È proprio dello Stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno Stato democratico, il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori.”

di Maurizio Caprino

Paghi la multa per divieto di sosta con lo sconto del 30% e poi il Comune ti manda lo stesso il verbale. Eppure il ministero dell’Interno aveva stabilito che il beneficio vale anche per chi ha in mano solo il preavviso di sanzione, che trova sotto il tergicristallo.

Decidi di aderire alla “rottamazione” delle cartelle esattoriali prevista dalla legge di stabilità, ti rivolgi a un ufficio di Equitalia e ti rispondono che non ne sanno nulla, perché è ancora presto: è accaduto a un lettore del Sole 24 Ore.

Eppure è passato un mese da quando la norma è diventata definitiva e il termine per pagare sarebbe il 28 febbraio, per cui occorrerebbe muoversi per evitare i soliti affollamenti dell’ultimora.

Senza contare il balletto di notizie sulla possibilità di includere nella sanatoria anche le cartelle per multe stradali (qualcuno ha incautamente pubblicato bozze non definitive della direttiva di Equitalia sulla materia) e il fatto che gli enti gravano le cartelle di una maggiorazione (prevista dall’articolo 27 della legge 689/81) che la Cassazione già nel lontano 2007 ha dichiarato non dovuta (certo, fu un errore della Corte, ma poi l’Avvocatura delo Stato scrisse che la sentenza andava applicata!).

Ecco come stanno finendo due delle misure con cui negli ultimi mesi la politica ha cercato di accattivarsi i consensi dei cittadini (e, nel caso delle cartelle, ha forse anche cercato di aggiustare i bilanci di Equitalia).

Vi stupisce?

A me no: è praticamente impossibile agevolare i cittadini senza scassare qualcosa, nel sistema italiano. Un po’ perchè è un sistema giuridicamente complicato, un po’ perché è gestito in modo inefficiente, con uffici pubblici che hanno un’informatizzazione tutt’altro che a prova di bomba.

Sotto quest’ultimo profilo, è sintomatica l’ultima sortita di Attilio Befera, direttore dell’agenzia delle Entrate: ora che la Sogei (società informatica pubblica) non lavora più in esclusiva per l’agenzia ma ha raccolto tante commesse anche da altre amministrazioni pubbliche, ha denunciato che così non va.

Ma prima andava meglio?

 

 


Se paghi la multa entro 5 giorni, hai lo sconto, ma rischi un altro verbale…

22 gennaio 2014

tasse 2La vicenda raccontata ieri a Mi Manda Rai 3, corredata da video girato con telecamera nascosta e supporto in studio di un giornalista di Quattroruote, sembra confermare quello che già sappiamo; si fa prima a scrivere una norma che a farla effettivamente funzionare.

Se poi aggiungiamo il fatto che i vari programmi dell’amministrazione non parlano fra di loro… vedi ad esempio quanto succede a Milano con il 112 (Numero Unico d’Emergenza).

Secondo quanto risponde l’incaricato ad una signora che ha pagato la multa, presso la Sisal, nei tempi prescritti, il pagamento non viene girato in tempo utile all’amministrazione ragion per cui parte la notifica del verbale a prezzo pieno.

Alla contestazione del fatto che non è colpa del cittadino e che così si rischia di dover pagare due volte, la risposta è la classica: eh, se paga due volte chiede il rimborso.

E dato che, a parte il fatto che nessuno ha soldi che gli avanzano, perdi tempo, ore di lavoro e via dicendo, solo perchè loro sono incapaci a gestire al meglio la riscossione delle multe.

Vien da pensare che sulla carta ti diano la possibilità di usufruire dello sconto (hai visto, cittadino ed elettore, quanto siamo bravi?) e poi, nei fatti, ti spingano a pagare la multa per intero, che alle fine forse è più conveniente..

 


Tutor a Como – Ci guadagnano più i privati che la Provincia ed ora si cambia fornitore

9 dicembre 2013

di Maurizio Caprino

Miracolo a Como. Il controllo della velocità media non costerà più alla Provincia 35 euro a verbale, ma solo 12. Come mai?

E’ bastato assegnare il secondo appalto a un fornitore meno esoso rispetto a quello cui fu affidato (in base a quali calcoli di convenienza per l’ente?) il primo, che aveva infatti suscitato polemiche la scorsa primavera grazie a un opportuno intervento del collega di Quattroruote, Mario Rossi.

Sul suo blog, Mario aveva fatto notare che per i primi due impianti (quattro portali Celeritas, messi sulla Lomazzo-Bizzarone) la Provincia non solo garantiva un canone mensile fisso al gestore (come vuole la legge), ma anche un compenso di 65 euro per ogni verbale.

Un po’ tanto, in rapporto al valore reale dei servizi che giustificano questo compenso.

Lo schema è comunque quello usato dall’estate 2010 in varie parti d’Italia per eludere il divieto di compenso “a cottimo”, affermato nettamente proprio in quel periodo dalla riforma del Codice della strada.

La novità, nel caso di Como, è che la Provincia riconosceva all’operatore privato anche compensi nel caso in cui le apparecchiature non sanzionassero nessuno o restassero inattive.

Insomma, per questi operatori il rischio d’impresa è stato azzerato. Come sognano tutti gli imprenditori, ma solo pochi riescono a ottenere davvero.

Nel caso di Como, gli imprenditori sono la cordata composta da Poste Tributi (gruppo Poste Italiane, che sfrutta tutte le occasioni di business possibili, facendosi forte anche della sua doppia veste pubblico-privata, un po’ come fa l’Aci) e Safety 21 (società romana guidata da Gianluca Longo, che ha lavorato anche a Finmeccanica e alla Bee Team, società nella cui compagine c’era un big come Rocco Sabelli e che ha avuto un ruolo in una storia sui controlli di velocità che già ci aveva lasciato perplessi).

Ora che la Provincia ha aggiudicato a condizioni molto più convenienti (per lei) il secondo appalto per la rilevazione della velocità media, viene da chiedersi se ripeterebbe le stesse dichiarazioni con cui sei mesi fa difese le condizioni che accettò nel contratto con Poste Tributi e Safety 21.


Chi strappa le multe e chi sopporta anche quelle ingiuste

20 marzo 2013

di Maurizio Caprino

Si dice che il mondo è bello perché è vario. Ma di alcune “variabilità” faremmo volentieri a meno.

Ve ne indico una che è stata sottolineata da due casi di cronaca recentissimi: quello del “giustiziere” genovese che toglieva i preavvisi di verbale lasciati dal vigili sotto i tergicristalli (grazie a Paolo Giachetti per la segnalazione) e quello del povero artigiano milanese che continua a ricevere multe infondate nella Ztl in cui abita e si è ormai rassegnato a passare le mattinate del sabato al comando dei vigili a far gentilmente notare l’errore (grazie a Paoblog per la segnalazione).

Sono storie che mi danno fastidio perché sono estreme e, come tali, andranno ad ampliare il campionario delle motivazioni esibite dalle parti eternamente in conflitto: tanti automobilisti convinti (come il giustiziere genovese) che i vigili facciano solo cassa e un bel po’ di tutori dell’ordine che si sentono costantemente presi in giro dagli utenti della strada furbi.

Controversie che sento ogni giorno e che mi inducono a fare spallucce: alcune volte hanno ragione gli uni, altre volte hanno ragione gli altri e spesso non ne ha nessuno dei contendenti perché certe situazioni di tensione sono inevitabili (l’Italia non è un Paese con strade a misura di automobile) e potrebbero sgonfiarsi solo con un po’ di buonsenso reciproco.

Impossibile da avere concretamente perché i protagonisti sono intere collettività, fatte di persone l’una diversa dall’altra. Un mondo vario ma non bello, appunto.

Opinioni personali, direte voi. Vero. Ma c’è anche un aspetto oggettivamente dannoso. Per tutti: lo spreco di risorse.

Provate infatti a pensare a chi si trova col foglietto del vigile sottratto dal giustiziere e quindi riceverà a casa un verbale gravato da spese di notifica e di ricerca al Pra. E provate a pensare a quanto costano e a quanto tempo fanno perdere le notifiche fatte dal Comune di Milano all’artigiano perseguitato della telecamere della Ztl.

Non basta. Provate a pensare che cosa accadrebbe se l’artigiano si decidesse a portare il Comune davanti al giudice di pace non solo per farsi annullare l’ennesimo verbale, ma anche per chiedere i danni.

Ci sono sentenze che, di fronte a casi così clamorosi, hanno dato ragione ai cittadini ingiustamente perseguitati. Sentenze che dovrebbero indurre tutta la pubblica amministrazione a eliminare una volta per tutte le cause degli errori persecutori.

E invece pochi cittadini perseguitati ci si mettono di puntiglio: gli altri sopportano. Lasciando spazio ai soliti atteggiamenti per cui si prende atto di qualcosa che non va (come un dato errato in un archivio) ma ci si limita a rimediare per quella volta, scaricando su altri la responsabilità di rettificare in modo risolutivo per sempre.

Uno scaricabarile facilitato dall’intreccio di procedure e competenze tipico della Pubblica amministrazione italiana.

Tutto questo, detto con parole diverse, c’era già nei programmi di tanti governi che si sono avvicendati nell’ultimo quarto di secolo. Nel frattempo, la tecnologia ha anche fatto i passi avanti necessari ad assecondare questo processo. Ma la normativa, pur essendo cambiata anch’essa, non è stata all’altezza.

Evidentemente una riorganizzazione nuoce a troppi interessi.

 


La multa (al disabile) è sbagliata, ma non si può annullare subito: ci vuole un ricorso

8 febbraio 2013

di Maurizio Caprino

L’Italia è la culla del diritto, si dice.

Eppure è anche il Paese dove, se una multa palesemente errata la prendi in una località, te la cavi con una telefonata e una mail all’ufficio da cui dipende l’agente che ha sbagliato; se invece la prendi altrove, sei costretto a presentare un ricorso. È capitato anche alla povera moglie di un disabile marchigiano, che aveva dovuto accompagnare il marito a Milano per curarsi ed è incappata nelle telecamere dell’Area C.

In un Paese normale, la signora non dovrebbe muovere un dito per difendersi: esisterebbe un database nazionale dei permessi per disabili, cui chi gestisce rilevatori automatici di accessi abusivo è sempre collegato per un far inviare multe a sproposito (con relative spese di notifica).

Nell’Italia che funziona meglio, basta inviare una copia del permesso per far annullare il verbale.

Nell’Italia più Italia, ci vuole un ricorso. Forse dipende dagli orientamenti di ciascuna Prefettura (che dovrebbe invece essere un organo di coordinamento che garantisca l’applicazione uniforme delle leggi per conto del Governo).

Però non è vero che presentare un ricorso, se il verbale arriva da una località lontana, faccia spendere più soldi della multa, come ha invece raccontato il Corriere della Sera a proposito della signora marchigiana multata a Milano: quando una multa è palesemente infondata, non occorre rivolgersi al giudice di pace (cosa che di fatto obbliga a sobbarcarsi almeno un viaggio).

Basta un ricorso al prefetto, che decide senza richiedere la presenza dell’interessato. Dunque, si manda il ricorso al prefetto per raccomandata (preferibilmente spedendolo al comando da cui dipende l’agente accertatore, così si risparmia tempo) e via.

 


Per il ricorso basta una app, per spedire un verbale non bastano 90 giorni: controsensi della tecnologia

6 febbraio 2013

di Maurizio Caprino

Prima o poi sarebbe successo ed infatti è successo: i ricorsi contro le multe ora sono scaricabili anche con una app. E’ la tecnologia, bellezza. D’altra parte, anche i controlli automatici sono diventati molto più efficaci negli ultimi anni, proprio grazie alla tecnologia. Ma a volte, in queste cose, alla tecnologia deleghiamo troppo e arrivano gli abusi. Che vanno sempre a svantaggio del cittadino.

Infatti, anche quando ad abusare è lui, ci rimette egli stesso: non sono rari in cui servono ricorsi ben fatti, cuciti “su misura” per il caso singolo. Quali garanzie può dare qualcosa di scaricato sullo smartphone come una app?

Più grave è il caso in cui della tecnologia abusano i corpi di polizia. Non mi riferisco solo ai casi clamorosi di uso a sproposito di immagini riprese dalle telecamere.

Parlo anche di un fenomeno più strisciante, ma non per questo meno fastidioso: l’arbitrio con cui vengono spedite le multe a chi riceve un verbale per una violazione che comporta la decurtazione di punti e non risponde.

Sembra fin troppo chiaro che l’illecito relativo alla mancata risposta si deve considerare commesso alle ore 24 del 60esimo giorno successivo alla notifica del verbale: l’articolo 126-bis del Codice della strada (quello sulla patente a punti) dà appunto 60 giorni per indicare chi fosse alla guida al momento dell’infrazione originaria.

Quindi, a partire da questo 60esimo giorno, scatta il conteggio dei 90 giorni entro i quali si può notificare l’infrazione che consiste nella la mancata risposta. E invece ci sono corpi di polizia locale che effettuano questa notifica con tutto comodo.

Nel verbale indicano la data in cui viene commessa l’infrazione di mancata risposta come la data in cui un agente in ufficio si è accorto che l’interessato non ha indicato il nome del conducente. Sarebbe come spedire un verbale di autovelox con una anno di ritardo perché solo in quel momento ci si è messi a guardare le foto scattate un anno prima.

A voler essere magnanimi, si potrebbe obiettare che in verità gli uffici se la prendono comoda perché in alcuni casi il motivo della mancata dichiarazione è il fatto che l’interessato ha presentato un ricorso al giudice di pace e che la notizia dell’esistenza di questi ricorsi arriva al corpo di polizia solo dopo (quando arriva).

Ma non avevamo avviato collegamenti informatici tra polizie e giudici di pace? lo impone anche la riforma del Codice della strada, che a luglio compirà tre anni…


A Milano sono 378.828 le multe non pagate tra il 2009 e il 2010

27 ottobre 2012

Sono 378.828 le multe risalenti al secondo semestre 2009 e primo semestre 2010 mai pagate a Milano per le quali da oggi e fino a fine anno il Comune ha avviato un’opera di recupero attraverso l’emissione di cartelle esattoriali di Equitalia per un valore di circa 97 milioni di €.

er verificare quando e dove è stata commessa l’infrazione o avere altre informazioni riguardanti la contravvenzione si può accedere al sito del Comune di Milano, sezione “multa semplice”.

Qui, con i numeri del verbale al proprio caso, è anche possibile verificare se c’è un errore e documentarlo e chiedere l’annullamento della cartella che il Comune di Milano può eseguire  direttamente comunicandolo ad Equitalia.

Nel medesimo spazio del sito sono rappresentati i vari casi di errore, indicando per ciascuno cosa fare per risolvere la questione.

E’ anche possibile  telefonare al n. 020202 per avere spiegazioni verbali e istruzioni oppure recarsi in via Friuli 30, inviare un fax al numero 0277272780 o una mail .

Fonte


A Prato i vigili fanno un verbale veramente “creativo”

25 novembre 2011

di Maurizio Caprino

Auto d’importazione? Favorisca anche la carta di circolazione estera, altrimenti multa.

Certo, l’auto era nata con targa tedesca. Ma dal 2008 quella Mercedes Classe A (acquistata probabilmente d’importazione parallela) aveva regolare targa italiana, con tanto di carta di circolazione che (come sempre in questi casi) menziona la precedente immatricolazione estera.

Eppure l’altro giorno la Polizia municipale di Prato ha chiesto al guidatore anche il libretto originale tedesco.

E, visto che il documento non c’era (ovvio: va lasciato alla Motorizzazione quando si nazionalizza il veicolo), lo hanno multato. Un’inezia: 39 euro, a confermare che la vicenda appare più comica che altro. Ma il verbale contiene l’invito di prammatica a esibire il documento mancante, un invito giustificato dalla natura della violazione ma impossibile da rispettare data la situazione.

La questione si risolverà in una bolla di sapone: appena il verbale finirà sulla scrivania di un responsabile della Polizia municipale, partirà una lettera al prefetto con la richiesta di annullamento in autotutela (all’insegna del principio “abbiamo sbagliato, fermiamo tutto prima di far danni al cittadino e a noi stessi, soprattutto se poi lui ci fa causa”).

Ma un paio di cose vanno sottolineate.

Quel verbale è davvero troppo “creativo“: accerta una violazione dell’articolo 180 del Codice della strada, che elenca tassativamente i documenti da tenere a bordo, tra cui ovviamente non può esserci la carta di circolazione originaria quando ce n’è un’altra regolarmente valida al momento del controllo.

L’articolo 180 si sarebbe potuto usare solo per invitare il cittadino a fornire le informazioni o i documenti obbligatori o che comunque l’autorità di polizia ritiene necessari per la sua attività di accertamento di violazioni amministrative al Codice della strada. Se poi il cittadino non avesse ottemperato entro il termine stabilito dagli agenti, sarebbe scattata una sanzione ben più pesante, prevista dallo stesso articolo 180: 398 euro.

Ma per quale motivo gli agenti hanno ritenuto necessaria la carta di circolazione tedesca?

Evidentemente per controllare la data completa di prima immatricolazione e risalire così al termine entro cui il veicolo andava sottoposto a revisione (essendo un’auto entrata in circolazione nel 2007, il dubbio ci sta tutto).

Ma a tutto questo pensa già la Motorizzazione, che, tra le tante note del riquadro 3 della carta, mette anche quella col mese entro cui il mezzo va revisionato.

Accade – vado a memoria – dal 1999 o comunque da quegli anni.

Ma questo i vigili non lo sapevano…


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