Rischio Ebola: fra le tante precauzioni, forse dovremmo smettere di “darci la mano”…

16 ottobre 2014

pensieri paroleIeri ho inviato agli Amici un articolo che ho letto su Lettera43 che a sua volta riprendeva un articolo del Guardian con indicati i 9 punti delle prevenzione dal virus Ebola.

Ne parlano diffusamente i media, anche se come spesso capita “informano” poco, per cui mi sembrava inutile un post in merito; non sono un medico, ma solo un semplice uomo della strada, non ho competenze tali da scrivere in merito, se non fosse che ho notato che molti Amici mi hanno detto della loro preoccupazione in merito.

L’amica Maria mi scriveva: Questa cosa mi fa paura….ne parlavo in ufficio e secondo me sarebbe utile anche andare in giro con i guanti e poi toglierseli quando si è a casa. Lo so, forse sono un po’ esagerata, ma credo che tutto sommato non sarebbe una cattiva idea.

E la prima cosa che mi balzata in mente è che la prima buona idea sarebbe di smettere di darsi la mano quando ci si saluta ….

Un’idea che viene confermata dalle parole del Ministro Lorenzin che in un’intervista ha dichiarato che: Per curare 20.000 casi ci saranno tanti operatori impegnati nei paesi ad alto rischio cioè Liberia, Guinea e Sierra Leone … ho parlato con alcuni di loro e mi hanno raccontato che non si danno neanche la mano per mesi, proprio per evitare pericoli. 

Leggevo infatti che il virus non si trasmette per via aerea, se non negli ultimi stadi della malattia ovvero quando il malato è decisamente identificato come tale e pertanto a quel punto sono gli addetti sanitari a doversi ptroteggere con guanti, mascherine, ecc.

Nel quotidiano, l’unico vero rischio di contagio arriva dal contatto; vero che anche in questo caso quando è in incubazione, il virus non è ancora infettivo, tuttavia come possiamo sapere se la persona davanti a noi sta passando dallo stato di incubazione a quello infettivo?

E quindi evitare contatti evitabili (scusate il gioco di parole) come quello di una stretta di mano, potrebbe essere utile.

Per quel che mi riguarda, ora come ora sono più allarmato dal solito andamento ondivago dei Governi, che diramano comunicati e linee guida, e poi mostrano clamorosi buchi nella sicurezza.

I 9 punti della prevenzione potete leggerli nel dettaglio cliccando sul link in apertura, tuttavia riassumo i punti principali:

Di positivo c’è il fatto che gli esseri umani non trasmettono il virus nel periodo d’incubazione. Diventano infettivi solo quando la malattia si è ormai manifestata.

Vien da pensare che se si riuscisse ad applicare una rigida maglia di controlli, abbinata ad un perido di quarantena per i casi sospetti, sarebbe possibile contenere la diffusione; infatti leggevo poi che questa capacità di trasmissione limitata è uno dei motivi principali per cui le epidemie di ebola possono spesso essere arrestate nel giro di settimane o mesi.

Come si trasmette?

Ebola si trasmette attraverso i fluidi corporei. Sangue, vomito o feci dei malati sono i fluidi più infettivi in assoluto, soprattutto nelle ultime fasi della malattia; il virus però è fragile e si distrugge facilmente con alte temperature, raggi ultravioletti e disinfettanti, incluso il sapone.

Il 10 ottobre il Ministro della Salute e il Commissario europeo alla salute pubblica Tonio Borg hanno inviato una lettera a firma congiunta ai Ministri della salute degli Stati Membri UE per convocare una riunione straordinaria del Consiglio che si terrà a Bruxelles il prossimo 16 ottobre alle 11.00.

Mi chiedo se invece che aspettare il 16 ottobre, in una situazione di rischio alto come quello attuale, non sarebbe stato meglio vedersi nel giro di un paio di giorni e magari evitando trasferte di Ministri di qua e di là e sfruttare la tecnologia, con una videoconferenza.

Il Ministro dice che in Italia non ci sono rischi, tuttavia leggevo anche che La Sicilia e’ la regione piu’ esposta allo sbarco di migranti potenzialmente infetti, e anche la Simit, Societa’ italiana di malattie infettive e tropicali, l’ha indicata come la zona piu’ a rischio.

Per il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta pero’ “non esiste il rischio ebola. Sono attive da tempo misure eccezionali per il controllo degli immigrati che sbarcano nell’isola. Controlli che sono gia’ fortissimi e che verranno rafforzati”.

Se non fosse che è lo stesso Ministro poi a spostare l’attenzione proprio sui controlli:

Con i tagli lineari al Sistema sanitario nazionale si mette anche a rischio il sistema dei controlli …  Le ispezioni non si fanno da sole. La sicurezza è una priorità e per questo ho chiesto più fondi nella legge di stabilità destinati al controllo sanitario di porti e aeroporti, che svolgono gli operatori dell’Usmaf, gli Uffici di sanità marittima aerea e di frontiera. Abbiamo molti fronti aperti e serve un rafforzamento del sistema di sicurezza.

Il Ministro Lorenzin ha anche affermato che “abbiamo un sistema di allerta e controlli tra i primi al mondo, come ha riconosciuto anche l’Oms.

Sarà…

Perchè a leggere il racconto di Sergio Ramazzotti, un fotografo rientrato in Italia dopo essere stato in LIberia per 3 settimane, per un reportage, vien da chiedersi se il Ministro Lorenzin (e la cosa riguarda anche il ministro belga) sa di che cosa stia parlando…

Perchè a quanto pare il fotografo all’arrivo del volo diretto Monrovia- Bruxelles prima, ed all’arrivo a Malpensa dopo, non ha subito nessun controllo, a differenza di quanto successo al momento della partenza dalla Liberia dove…

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Fortuna vuole che, con grande senso di responsabilità, a differenza di tanti altri, il fotografo si è auto-recluso per una quarantena di 21 giorni, come peraltro gli era stato consigliato dai medici in Liberia.

Per informazioni aggiuntive sul virus Ebola > clicca QUI

 

 

 

 

 


Frutti di bosco surgelati & Epatite A: meglio essere (ancora) prudenti

13 settembre 2014

Visto quanto leggo nell’articolo di Cristina Da Rold su Il Fatto Alimentare (qui in sintesi) è meglio non considerare del tutto conclusa la vicenda dei frutti di bosco surgelati che hanno causato un’epidemia di dall’Epatite A.

Il fatto stesso che non vi sia la certezza assoluta sull’origine dell’infezione, mi fa pensare che non si possa garantire che la stessa sia realmente terminata, come si supponeva tempo fa.

A quanto leggo i casi sono in netta diminuzione, anche se l’Italia è stata la più colpita, forse a causa della mediocre gestione del problema da parte delle Autorità, cosa della quale ho avuto conferma avendo a che fare con ristoratori che erano totalmente all’oscuro dei fatti.

Il consiglio alla fine resta il solito: non consumare frutti di bosco surgelati se non previa cottura.

Per approfondire, clicca QUI.

* * *

Per l’epidemia causata da frutti di bosco congelati contaminati dal virus dell’epatite A  tra il 2013 e il 2014 non è stata individuata l’origine.

L’ipotesi più verosimile riconduce a ribes rossi provenienti dalla Polonia e more prodotte in Bulgaria.

La tesi viene ufficializzata in un dossier pubblicato in questi giorni dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e ripreso anche da Ministero della sanità.

In Italia gli ultimi dati parlano di 1.300 casi ospedalieri notificati, anche se solo in 346 è stato possibile raccogliere un campione di sangue da analizzare presso i laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità.

Secondo il nostro Ministero, a partire dal mese di ottobre 2013 non sono più stati identificati campioni di frutti di bosco surgelati contaminati in prodotti venduti al dettaglio, anche se l’epidemia si è protratta ancora per sei mesi con centinaia di casi.

Questo fatto è dovuto probabilmente alla scarsa consapevolezza del pericolo fra i consumatori, sia per quanto riguarda i prodotti venduti al supermercato sia per i dolci serviti in bar e ristoranti.

L’epidemia è stata studiata e gli epidemiologi e i virologi dell’ISS sono riusciti a individuarne la causa e ipotizzare la zona d’origine con un certo grado di precisione, ma rimane il fatto che in molti paesi, soprattutto nell’Est Europa, i sistemi di sorveglianza dovrebbero essere migliorati.

L’aver individuato come responsabili dell’epidemia dei lotti di ribes rosso polacchi e delle more bulgare non basta. Bisognerebbe avere gli strumenti per capire prima di tutto in che modo e in che momento della filiera produttiva questi frutti di bosco si sono contaminati, per agire in maniera efficace.

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Smart TV: l’HbbTV esegue qualunque malware gli venga inviato

13 giugno 2014

virus-informaticiin sintesi un interessante articolo di Paolo Attivissimo che leggo sul Disinformatico – Se hai questo tipo di televisore, meglio se lo leggi integralmente, metti mai… (che poi, Smart non sta per “furbo”? )

Sembra proprio che i progettisti delle Smart TV e dei nuovi standard televisivi non vogliano imparare una delle lezioni fondamentali della sicurezza informatica: non ti puoi fidare ciecamente di quello che ti arriva da fuori ed eseguirlo senza verifiche.

Dopo le TV Samsung che permettono agli intrusi di guardare in casa via Internet, quelle della LG che mandano alla casa madre un avviso ogni volta che accendiamo e spegniamo l’apparecchio e l’elenco dei file video che guardiamo, e quelle della Philips che hanno password non modificabili e permettono agli intrusi di prenderne il controllo, arriva un problema a un livello più alto: lo standard HbbTV è vulnerabile.

Come spiega bene Forbes, lo standard HbbTV (Hybrid Broadcast Broadband TV), supportato in quasi tutti gli apparecchi Smart TV, consente alle emittenti di inviare software ai televisori predisposti, con l’intento di fornire servizi come le pubblicità interattive, il televoto, i giochi, i social network e le guide ai programmi. Il guaio è che questo standard non fa alcun controllo di sicurezza su quello che riceve. Si fida ciecamente.

Questo permette attacchi spettacolari e inattesi: per esempio, un aggressore piazza un apposito trasmettitore che imita le normali trasmissioni TV digitali, lasciando intatte le immagini ma iniettando nella parte HbbTV del segnale del software ostile.

Questo software ostile viene eseguito dalla Smart TV senza alcuna verifica preliminare e senza chiedere il consenso dell’utente. Siccome la Smart TV è collegata al resto della rete domestica, il malware cerca router Wifi e PC che non si aspettano attacchi dall’interno e li infetta e ruba le password dei social network, postando false recensioni e post e combinando ogni sorta di sabotaggi.

I ricercatori hanno segnalato il problema ai responsabile dello standard HbbTV, che però hanno risposto che l’attacco non era sufficientemente grave; lo standard non verrà modificato e resterà vulnerabile.

 



Malware attacca Mac, Linux e Windows tramite Java

8 febbraio 2014

un avviso che leggo sul Blog di Paolo Attivissimo

attenzioneViene segnalato dagli esperti per la sicurezza informatica che in questi giorni è in corso un attacco basato su Java, che colpisce Windows, OS X e Linux.

L’attacco, diffuso probabilmente attraverso visite a siti-trappola, infetta i computer e li trasforma in elementi di una botnet (rete di computer infetti), prendendone il controllo e usandoli per sferrare attacchi di massa (DDOS, distributed denial of service) verso altri siti. I computer infetti ricevono ordini e istruzioni tramite Internet Relay Chat.

Per evitare di finire nelle grinfie di questo attacco è importante verificare quale versione di Java è installata sul computer (facendo il test disponibile qui su Java.com) e aggiornarla a una versione successiva a quelle vulnerabili, che sono la 7 Update 21, 6 Update 45 e 5.0 Update 45 e precedenti. La versione più aggiornata è ora la 7 Update 51, che è scaricabile gratuitamente presso Java.com.

Un’altra possibilità è rimuovere del tutto Java dal computer, se nessuno dei siti e delle applicazioni adoperate lo usa, e comunque è buona cosa tenere aggiornato l’antivirus, in modo da renderli possibile identificare eventuali tentativi di infettare in questo modo.

 

 


Natale a rischio con i frutti di bosco: il Ministero diffonde in tutta Italia la locandina anti epatite A

12 dicembre 2013

Meglio tardi che mai, tuttavia ancora una volta il Ministero non ha assolto ai suoi doveri.  Clicca QUI per leggere gli articoli sull’epidemia in corso

L’incremento del numero di casi di epatite A registrato dalla primavera del 2013 non accenna a fermarsi.

Per questo motivo il Ministero della salute, in vista delle festività natalizie – durate le quali il consumo di questi prodotti tende ad aumentare – ha diffuso una locandina  elaborata dalla Task force sull’epatite A che invita a non mangiare frutti di bosco surgelati, se non previa cottura.

Il manifesto è stato inviato alle Asl e ai centri regionali che si occupano del sistema di allerta e deve essere affisso in tutte le strutture sanitarie e all’interno di ospedali e consultori pubblici.

Fonte: Il Fatto Alimentare

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BadBIOS, il virus informatico che si propaga nell’aria? Troppo presto per liquidarlo come bufala

4 novembre 2013

in sintesi un articolo di Paolo Attivissimo

Repubblica ha pubblicato la notizia di un virus informatico che sarebbe in grado di propagarsi da un computer all’altro attraverso l’aria, usando le onde sonore come canale di trasmissione. Viene spontaneo liquidare la storia come una bufala, visto il suo tenore fantascientifico, ma c’è una serie di elementi che mi impediscono di farlo.

La fonte originale non è Repubblica, ma Dragos Ruiu, un esperto di sicurezza informatica molto noto nel settore. Questo non garantisce nulla, ma è certamente sufficiente a non liquidare subito come delirio le sue tesi.

Aa sottolineato, a scanso di equivoci, che Ruiu non afferma che è possibile infettare un computer pulito semplicemente inviandogli dei segnali sonori: afferma che un computer già infettato da questo malware può comunicare con altri computer altrettanto infettati nelle vicinanze usando segnali acustici e usare questa comunicazione per resistere ai tentativi di disinfezione.

Il problema di fondo è che per ora abbiamo soltanto la parola di Ruiu: anche se ci sta lavorando da circa tre anni, non ha pubblicato dati oggettivi (per esempio un dump dei BIOS alterati o i font modificati che cita qui o una descrizione dettagliata dei suoi esperimenti).

Può capitare anche ai migliori di innamorarsi della propria idea. Staremo a vedere: in ogni caso è uno scenario molto interessante.


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