Calabria: un virus (ma non solo) blocca l’export negli Usa dei salumi Dop

13 maggio 2013

In sintesi un articolo che leggo su Lettera43 e del quale consiglio la lettura integrale

Dopo 15 anni gli Usa hanno riaperto all’importazione di salumi, un comparto in cui la Calabria vanta strepitose eccellenze.

Dopo tre lustri di chiusura ermetica, l’Animal and plants inspection service (Aphis) – l’Authority statunitense per la sicurezza di piante e animali – ha ora riammesso l’importazione di salumi esteri negli Stati Uniti: i produttori calabresi erano già pronti a festeggiare. Ma sono destinati a restare ancora al palo.

Colpa di alcuni cavilli burocratici. Ma non solo. La denuncia è arrivata da Coldiretti e dal suo presidente regionale Pietro Molinaro, che ora vorrebbe vedere dimissioni a valanga.

La Calabria infatti non è ufficialmente riconosciuta indenne dalla Malattia vescicolare suina (Mvs). Si tratta di una patologia non trasmissibile all’uomo, ma contagiosissima per i maiali (per consumo di carni infette, per esempio) e che ne impone l’abbattimento.

Le ansie per la Mvs in Calabria risalgono a 11 anni fa. L’allarme fu però ribadito nel 2007 anche per Abruzzo e Campania, «regioni che non possono essere considerate Mvs-free», si legge sul sito web dell’Aphis.

Tuttavia, Coldiretti ha fatto notare che da anni è stato «chiesto alle autorità sanitarie regionali di lavorare per avere l’accreditamento»: tutto inutile.

Peccato, però, che un paio di settimane fa, la Mvs sia rispuntata in quattro suini nella stalla di un commerciante in contrada Cusemi di Portigliola. E proprio questo avrebbe compromesso un iter «in dirittura d’arrivo», sostengono alla Regione: per ottenere l’accreditamento per Mvs non devono presentarsi focolai infettivi per due anni e il caso nel piccolo centro della Locride s’è registrato poco prima che il biennio terminasse.

Dice il veterinario Francesco Corigliano, dell’ex Agenzia per i servizi in agricoltura della Regione Calabria: Anche la Regione purtroppo è molto indietro: di concerto con il ministero, sarebbero stati sufficienti sette-otto mesi per ottenere l’accreditamento», si è sfogato con Lettera43.it.

Altri ancora, all’Asp di Cosenza, prima confermano le presunte lentezze burocratiche della Regione e poi chiedono l’anonimato.

Di sicuro, i produttori calabresi di salumi si sentono beffati. La Mvs, in Calabria, esiste solo sulla carta; avevano chiesto alla politica di ovviare per tempo a questa ‘falla’ e sono stati ignorati; e per responsabilità non loro, hanno perso una preziosa occasione.


Occhio al virus di Skype

29 ottobre 2012

Ieri leggevo del virus che sta girando ultimamente tramite Skype:

L’infezione si verifica in questo modo: in primo luogo, l’utente Skype riceve un messaggio da un contatto sconosciuto:

lol is this your new profile pic?

http://goo.gl/%5Bgalimatías%5D?img=%5Busuario%5D

Il messaggio contiene un link abbreviato anonimo.  Cliccando sul link, si scarica un file ZIP denominato skype_ [data] _image.zip contenente un file eseguibile. Questo eseguibile copia se stesso nella cartella dei dati utente con il nome Jqfsfb.exe, aggiungendosi automaticamente  all’avvio automatico di Windows.

Il virus è molto simile a quello che aveva infettato il pc di qualche amico, infatti leggo che:

Il malware in questione, chiamato Dorkbot, è piuttosto pericoloso: infetta il computer e ti leva il controllo della macchina… A quel punto si riceve un messaggio che “invita” a pagare una somma di denaro per riavere indietro l’accesso ai propri dati.

Resta il fatto che l’infezione è facilmente evitabile adottando delle misure di sicurezza minime se non basilari ovvero come scrivono su Softonic:

1 – Nelle opzioni di privacy di Skype, scegli di ricevere chat solo da persone che sono nella tua lista contatti.

2 – Non aprire file sconosciuti senza prima sapere cosa contengono. E questo vale sempre, non solo per Skype! Chiedi di cosa si tratta anche se il file ti viene inviato dal tuo migliore amico. E se il messaggio è in una lingua diversa dalla tua, non esitare: rifiuta.

3 - Deselezionare l’opzione “Nascondi le estensioni …” nel menu Opzioni cartella dell’Esplora risorse (accessibile premendo Alt per qualsiasi cartella e aprendo il menu Strumenti).

4 - Attiva il firewall di Windows, eviterai che escano informazioni dal tuo PC in caso di infezione.

5 - Utilizza un servizio com Unshorten, o simili, per scoprire dove conducono gli URL abbreviati. Tipo quelli ottenuti con Bit.ly o Goo.gl, per intenderci.

Se invece avete voglia di correre rischi inutili, fate un pò come vi pare ;-) e nel caso di infezione le istruzioni su come rimuovere il virus le potete trovare QUI

 

 

 


Strana questa mail, sembra una richiesta di permesso d’invio, tuttavia…, la cestino.

30 luglio 2012

Alcuni giorni fa in azienda ho ricevuto una mail inviata da una presunta Agenzia autorizzata Fastweb (noti rompiscatole) con la quale venivo informato (in inglese) che avevano ricevuto una mia richiesta di informazioni e di cliccare sul link incluso al fine di confermare la cosa.

A prescindere che non ho chiesto nulla alla Fastweb o chi per essa, c’è anche da dire che la mail è stata inviata ad uno degli indirizzi mail presenti sul sito aziendale e che sono utilizzati solo per il primo contatto, dopodichè le risposte vendono spedite sempre da un’altro indirizzo.

Va da sè che se avessi voluto chiedere informazioni avrei lasciato quale recapito il mio indirizzo e non quello da loro utilizzato. ;-)

Andiamo oltre… è perlomeno strano (sospetto) che un’Agenzia autorizzata Fastweb mi scriva in inglese.

Giusto per curiosità ho verificato che il link indicato nella mail si riferisce ad una società che crea software di email marketing per aiutare le piccole imprese di automatizzare email di follow-up e la consegna email newsletter.

In ogni caso, che si tratti di una nuova forma di marketing, di un virus o chissà che altro, io cestino.

La mail ricevuta è questa:

Oggetto:     Confirm your subscription.
Data:     Thu, 26 Jul 2012 11:43:38 -0400 (EDT)
Mittente:     Agenzia Autorizzata Fastweb <contattileadmakers@ymail.___>
A:    xxxxxxx

We received your request for information from the LeadMakers1
group.  Before we begin sending you the information you
requested, we want to be certain we have your permission.

———————————————————–
CONFIRM BY VISITING THE LINK BELOW:

http://www.aweber.com/z/c/?ysnxsy03a2lndmb2rapb2dp5ralj0x_________

(link modificato prima che qualcuno clicchi e vada a cacciarsi in un pasticcio :-) )

Click the link above to give us permission to send you
information.  It’s fast and easy!  If you cannot click the
full URL above, please copy and paste it into your web
browser.

———————————————————–
If you do not want to confirm, simply ignore this message.

lead makers


La piantiamo con questi isterismi? Lunedì Internet non collasserà

7 luglio 2012

L’altro giorno ho letto sul Corriere un articolo su questa vicenda del DNS ed anche in questo caso si parlava di Apocalisse di internet; sarò sincero, ho cliccato sul link necessario per fare il test, visto che non costa nulla fare una verifica aggiuntiva al pc, tuttavia è stato sufficiente leggere l’articolo per capire che al solito si stava esagerando, infatti l’ipotesi che vengano staccati dalla rete meno di 300.000 computer nel mondo  non mi sembra paragonabile all’Apocalisse. Sicuramente scocciante per quei 300mila, ma forse sarebbe il caso di fare Informazione e non di creare inutile panico, soprattutto considerando che le teste non pensati in giro sono parecchie.

Oggi leggo il parere in merito di Paolo Attivissimo:

“Internet oscurato da un virus – lunedì il rischio Apocalisse”. Il rischio imbecillità, invece Repubblica ce lo offre subito, con titoli assurdi e spudoratamente falsi come questo.

Non ci sarà nessuna Apocalisse o oscuramento globale di Internet lunedì. Molto, molto più banalmente, quei pochi che hanno il computer ancora infettato dal malware DNS Changer non potranno più collegarsi a Internet da lunedì. Tutti gli altri continueranno a navigare come sempre. Fine della storia.

Se vi interessano i dettagli tecnici, ho scritto un articolo apposito per la Radiotelevisione Svizzera,  che spiega anche come verificare se per caso siete infetti da DNS Changer. Le probabilità che lo siate sono minime. Secondo i dati più recenti, in Italia ci sono circa 26.000 computer (Windows o Mac) tuttora infetti; in Svizzera sono meno di milleseicento. In totale, gli infetti nel mondo sono circa 300.000.

Fate comunque il test. Per dirla tutta, chi è così inetto da essere ancora infettato da DNS Changer (un malware di cinque anni fa, riconosciuto da tutti i principali antivirus) merita di essere scollegato. Purtroppo non si può fare la stessa cosa con i giornalisti e titolisti che scrivono bubbole catastrofiste e causano panico senza motivo.

 


Occhio a “Facebook rosa”

25 maggio 2012

Ricevo da il Testimone:

Negli ultimi tempi, molte ragazze e ragazzi stanno cadendo vittima di Facebook rosa, un malware che si finge un’estensione per il browser in grado di colorare di rosa tutte le pagine del social network.

 

In realtà, Facebook rosa non fa altro che iniettare nel PC un software malevolo che spia i dati di navigazione dell’utente e quindi va assolutamente eliminato.

Se anche tu hai questo add-on sul computer, segui le istruzioni che sto per darti e scopri come togliere Facebook rosa subito. Mi raccomando, liberatene prima che puoi e stai alla larga da tutti i post di Facebook che parlano del nuovo Facebook rosa (Edizione limitata). Anzi, se li vedi sui diari dei tuoi amici avvertili della minaccia e di’ loro di cancellare il malware.

Se vuoi scoprire come togliere Facebook rosa, tutto quello che devi fare è rimuovere l’estensione per il browser relativa a questo fastidioso malware. Nulla di complicato, ma forse è meglio se ti rinfresco un po’ le idee su come si fa.

Se utilizzi Internet Explorer, devi cliccare sull’icona dell’ingranaggio collocata in alto a destra e selezionare la voce Gestione componenti aggiuntivi dal menu che compare. Nella finestra che si apre, individua il componente aggiuntivo Facebook rosa e disabilitalo cliccando sul pulsante Disabilita per due volte consecutive.

Successivamente, recati nel Pannello di controllo e clicca sulla voce Disinstalla un programma per accedere alla lista dei programmi installati sul PC. Accertati quindi che nella finestra che si apre non ci sia alcun riferimento a Facebook rosa e, in caso contrario, provvedi a rimuoverlo cliccando sul pulsante Disinstalla.

Se vuoi togliere Facebook rosa da Chrome, invece, devi cliccare sull’icona della chiave inglese collocata in alto a destra e selezionare la voce Strumenti > Estensioni dal menu che compare. Nella scheda che si apre, individua l’icona di Facebook rosa, posiziona il puntatore del mouse su di essa e clicca prima sull’icona del cestino che compare sulla destra e poi sul pulsante Rimuovi per completare la disinstallazione.

Anche su Firefox è tutto molto facile. Non devi far altro che cliccare sul pulsante arancione Firefox che si trova in alto a sinistra e selezionare la voce Componenti aggiuntivi dal menu che compare. Nella schermata che si apre, seleziona l’icona di Facebook rosa e clicca prima su Rimuovi e poi su OK e Riavvia adesso per completare la disinstallazione e riavviare il programma.

Dopo essersi installato sul PC, Facebook rosa lascia un messaggio promozionale sul diario dell’utente per attirare nuove potenziali vittime e diffondersi. Quindi dopo aver provveduto ad eliminare il malware dal tuo browser, recati sulla tua pagina Facebook e cancella il messaggio lasciato da Facebook rosa sul tuo diario.

Per farlo, devi posizionare il puntatore del mouse sul post e cliccare prima sulla matita che compare sulla destra e poi sul pulsante Elimina. In questo modo, eviterai che i tuoi amici cadano vittima della truffa provando a installare l’applicazione di Facebook rosa sul proprio profilo.

Fonte


Occhio al “virus della SIAE”

18 maggio 2012

Pubblico un avviso ricevuto oggi da il Testimone:

Dopo le truffe dai virus che colpivano i pc con FALSE schermate delle Forze dell’Ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza), dove l’utente si vedeva “multato” e doveva pagare per riavere il controllo del proprio pc, è arrivato il “virus della SIAE”.

Può capitare, infatti, che il computer si blocchi visualizzando una schermata con la richiesta economica (a nome SIAE) per la sua riattivazione.

Il comunicato stampa della SIAE: Attenzione: il blocco dei pc attribuito alla Siae è una truffa

Stanno arrivando al centralino della SIAE telefonate da più parti d’Italia che segnalano la circolazione in rete di un virus che blocca i computer e fa apparire un avviso con una richiesta di pagamento da parte della SIAE, con tanto di logo.

Mai e in nessun modo la SIAE utilizza o potrebbe utilizzare sistemi di blocco dei computer degli utenti per fare richieste di pagamento. Per contrastare l’ulteriore diffusione del virus sono state allertate le forze dell’ordine competenti.”

Fonte


Pacchetti antivirus e firewall a confronto

16 aprile 2012

Leggo su Altroconsumo

Non esiste un pacchetto di sicurezza informatica capace di fornire al nostro pc un sistema immunitario a prova di qualunque virus: ce n’è sempre qualcuno che potrebbe riuscire a farsi strada. Per questo la prudenza non è mai troppa quando si naviga in internet o si copiano sul disco fisso file esterni (per esempio, da una chiavetta usb o allegati di email).

Nuovi virus nascono come funghi e, anche se i produttori di pacchetti di sicurezza aggiornano i loro database e inviano di continuo nuovi “vaccini” ai loro clienti (cosa che rende consigliabile impostare l’aggiornamento automatico), restano comunque margini in cui si rimane senza uno scudo contro possibili infezioni. Nel nostro test sono state promosse solo due delle 14 suite testate (nel gergo informatico le suite sono pacchetti che racchiudono un insieme di funzioni destinate a mettere al sicuro il computer e i dati in esso registrati), perché riescono a rilevare il 96% dei virus che abbiamo dato loro in pasto.

Il vero tallone d’Achille di questi prodotti sembrano essere le chiavette usb, nel senso che, se all’interno ci sono file infetti, non vengono bloccati quando tentiamo di copiarli sul nostro pc. La maggior parte delle suite on viene eseguita la scansione della memoria esterna nel momento in cui si chiede di aprire o copiare il file. Si tratta di un’operazione semplice, compiuta di continuo per esempio dai servizi di posta elettronica (Gmail, Yahoo, Hotmail…), che sottopongono a scansione tutti i file allegati alle mail, alla ricerca di virus prima di scaricarli. Se abbiamo, come si spera, un antimalware installato, il consiglio è quindi di ricordarsi di avviare manualmente la scansione di tutti i dispositivi esterni quando li colleghiamo al computer.

Un altro problema riguarda i file compressi (con estensione .zip o .rar), sui quali i software di sicurezza fanno acqua da tutte le parti. In pratica alcuni software sono in grado di individuare la presenza di un virus ma non di debellarlo. Solo otto programmi riescono anche a pulire un file zippato. Eppure basterebbe che avessero integrato un programma di decompressione, per superare l’ostacolo e riuscire a portare a termine il compito. Se alcuni avvertono che non ce l’hanno fatta a pulire la cartella zippata, invitandovi implicitamente a cavarvela da soli, altri mettono direttamente in quarantena tutto il suo contenuto, non distinguendo i file infetti da quelli che non lo sono. Insomma, non proprio un buon servizio.

Abbiamo messo alla prova anche quattro software antimalware scaricabili gratuitamente dal web. Considerando i risultati più che accettabili vale la pena di provare. La difficoltà maggiore deriva dal dover gestire due programmi differenti (oltre all’antimalware anche il firewall) che non fanno parte dello stesso pacchetto. Comunque ci si troverà di fronte a due interfacce separate da gestire. Infatti, i “free antivirus” non sono software paragonabili alle suite che sono prodotti molto più articolati che oltre al firewall e all’antimalware comprendono anche altre funzioni come antiphishing, parental control, antispam…

°°°

Per quel che mi riguarda utilizzo da alcuni anni la suite di Avast e mi trovo bene; gli aggiornamenti sono automatici ed ogni settimana ho programmato la scansione di tutto il sistema, salvo poi effettuare le scansioni del singolo file quando serve. Integro poi il tutto con una scansione utilizzando HouseCall di TrendMicro, un programma online di analisi antivirus gratuito per l’identificazione e la rimozione di virus, cavalli di Troia, worm, plug-in indesiderati del browser e altre minacce informatiche e che in alcune occasioni ha rilevato un Trojan e qualche Rootkit maligno.

Visto che siamo in argomento e che ormai sono parecchi gli amici che sono stati colpiti dal virus che inchioda il PC e corredato da una schermata (Falsa  ovviamente) con sedicente Guardia  di Finanza (qualcuno mi ha segnalato la variante Polizia di Stato). Ne parlo in questo post dove troverete anche il link che porta alle istruzioni per la rimozione, a cura della vera G.d.F..


Mac vulnerabili, trojan s’installa senza password

3 aprile 2012

in sintesi un articolo che leggo sul Blog di Paolo Attivissimo

Macworld segnala una variante del trojan Flashback che si può installare in un Mac anche senza chiedere la password di amministratore, sfruttando una vulnerabilità di Java, come descritto qui da F-Secure.

Per infettarsi può essere sufficiente visitare un sito ostile, che fa partire un finto aggiornamento di OS X o di Flash.

Pronto l’aggiornamento di Apple > Clicca QUI per leggere l’articolo di Attivissimo

Apple non ha ancora rilasciato l’aggiornamento che risolve il problema e in attesa è quindi consigliabile disabilitare Java (da non confondere con Javascript) nei browser.

  • In Safari basta andare nelle Preferenze, scegliere la scheda Sicurezza e togliere il segno di spunta dalla casella Abilita Java.
  • Per Firefox si va nel menu Strumenti, si sceglie Add-ons (Componenti aggiuntivi) e poi Plugin, cliccando su Disattiva accanto alla voce Java Plug-in.
  • Per Chrome, mi risulta che Java sia disabilitato per default e venga chiesto il consenso dell’utente se il sito visitato richiede Java, per cui non occorre fare nulla se non usare la testa.

Questa storia dovrebbe chiarire, una volta per tutte, che anche i computer Apple sono vulnerabili semplicemente visitando un sito se non si prendono le precauzioni opportune.


Se ti appare una schermata della Guardia di Finanza o della Polizia, è un virus truffaldino

20 gennaio 2012

Ieri mi ha scritto Bosch con un quesito preciso: ad un  amico è apparsa  una schermata (Falsa  ovviamente) con sedicente Guardia  di finanza e per  farla breve gli  si e inchiodato il PC..ne sai  qualcosa ?

Questa mattina anche il Testimone mi ha comunicato che la stessa cosa è successa ad un suo amico.

Non sono un esperto informatico, per cui ho fatto una breve ricerca in rete ed ho appurato che si tratta di un virus e più esattamente del Trojan.Win32.FakeGdf.A

In calce pubblico due schermate tratte da Tgsoft.it dove potrete poi trovare informazioni più dettagliate; in ogni caso anche sul sito della Guardia di Finanza c’è un avviso in merito (Clicca qui) nel quale spiegano che:

Una nuova frode telematica si sta diffondendo sfruttando il logo istituzionale della Guardia di Finanza. Decine di utenti hanno visto apparire, sullo schermo del computer,  un avviso web firmato Guardia di Finanza con il quale si comunica che il computer è stato bloccato e si invita l’utente a versare la somma di € 100,00 per ripristinarne la funzionalità.

Altri utenti hanno ricevuto al proprio indirizzo di posta elettronica, una e-mail nella quale venivano richieste informazioni personali.

Invitiamo chiunque ricevesse un avviso del genere, di non pagare.

Coloro che sono caduti “nella trappola”, pagando la somma, sono pregati di segnalare quanto accaduto al più vicino Reparto della Guardia di Finanza.

Sempre sulla pagina della G. d. F.potete trovare le informazioni su come rimuovere il virus.

Dato che esiste anche la versione Polizia Postale: seguite le istruzioni che la stessa Polizia di Stato fornisce sul proprio sito.


Ramnit ruba 45.000 password di Facebook: cosa fare per difendersi

7 gennaio 2012

Leggo sul Blog di paolo Attivissimo

Sta cominciando a diffondersi in Rete e negli altri media un certo panico intorno a Ramnit, definito “l’ultimo virus terrore degli utenti di Facebook” in un allarme che sta circolando su Facebook e altrove.

Prima di tutto ci sono alcune cose da tenere presente prima di lasciarsi andare al panico:

  • 45.000 password rubate sono niente in confronto ai 600.000 login violati ogni giorno su Facebook (dichiarati da Facebook stessa).
  • La maggior parte delle password rubate riguardano utenti britannici e francesi, secondo Seculert.
  • Circa la metà delle password erano obsolete, secondo Facebook (The Inquirer).
  • Ramnit si propaga tramite file eseguibili per Windows, file di Microsoft Office e file HTML contenenti VBScript, secondo Microsoft. Su Facebook compaiono link-esca che portano a questi file.
  • Ramnit non ha infettato Facebook; ha infettato i computer degli utenti.
  • Ramnit si propaga pubblicando messaggi-esca nei profili Facebook degli utenti di cui ha rubato la password.

Da queste informazioni di base si può scegliere una strategia di difesa, che vale per molti attacchi simili:

  • I principali antivirus rilevano Ramnit. Usateli e teneteli aggiornati.
  • Non si devono mai eseguire programmi o file ricevuti via Internet senza un controllo antivirus e senza un’ottima ragione per farlo (no, giocare al videogame craccato non è un’ottima ragione).
  • Non permettete mai al vostro computer di eseguire automaticamente i VBScript ricevuti via Internet. Usare sistemi operativi diversi da Windows risolve questo problema alla radice.
  • Se vedete che un vostro amico di Facebook ha pubblicato in bacheca qualcosa che non fa parte del suo normale stile di pubblicazione, non cliccatevi sopra ciecamente. Probabilmente è un’esca.
  • Non usate la stessa password per più di un sito: Ramnit ruba le password di Facebook non perché gli interessano i fatti vostri nel social network, ma perché usa Facebook per infettare altri utenti e sa che probabilmente la password che usate su Facebook è la stessa che usate per mail, blog o servizi bancari e aziendali (che sono quelli che interessano ai suoi creatori).

In sintesi, non c’è motivo di preoccuparsi per Ramnit più di quanto ci si debba preoccupare normalmente. L’allarme mediatico sembra del tutto ingiustificato dal punto di vista tecnico, ma è comunque un’occasione per ripassare e diffondere alcuni concetti di base sulla sicurezza informatica. Fatelo.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 122 follower