Avviati tre distinti procedimenti nei confronti di Tim, Vodafone e Wind per verificare eventuali pratiche commerciali scorrette

29 aprile 2013

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di avviare tre distinti procedimenti nei confronti di Tim, Vodafone e Wind, per verificare se le campagne pubblicitarie che propongono offerte per Internet ‘senza limiti’ o “illimitato” e condizioni valide ‘per sempre’ siano conformi alle norme del Codice del Consumo.

All’esame degli uffici, che hanno avviato le istruttorie nelle scorse settimane,  l’eventuale scorrettezza dell’uso di pubblicità che presentano ai consumatori la fruizione del servizio internet senza alcun limite e vincolo di utilizzo.

I procedimenti dovranno verificare se le modalità con cui sono pubblicizzate le offerte siano compatibili con l’esistenza di eventuali riduzioni alla velocità di navigazione al raggiungimento di una soglia prefissata, di limiti rispetto ad alcune tipologie di traffico dati, come le applicazioni Voip ovvero alla navigazione web mediante altri supporti compresi i pc.

Gli uffici dovranno inoltre verificare se le campagne pubblicitarie di Tim e Vodafone, che propongono offerte valide “per sempre”, escludano realmente la facoltà delle società di poter modificare, con preavviso, le condizioni tariffarie applicate al consumatore, secondo quanto previsto dalle condizioni generali di contratto.

Fonte: Agcm


Siti degli operatori telefonici: alcune ombre

23 novembre 2012

circa il sito della Tim ho già detto quando ho consegnato virtualmente il Premio U.C.C.S. ;-) ed ora che sono un utente soddisfatto di CoopVoce devo dire che il loro sito è molto chiaro e ben fruibile; sarebbe meglio però se si potessero disattivare tutte le opzioni attive e non solo alcune, comunque sia nel complesso è un problema da poco. Anche CoopVoce permette, con una sola registrazione, di controllare e gestire tutte le Sim.

leggo su Altroconsumo

Quasi tutti gli operatori di telefonia mobile offrono ai propri utenti una serie di servizi sul proprio sito che consentono di gestire in parte la propria utenza. Online è possibile non solo verificare il credito residuo e ricaricare la sim, ma anche controllare la propria tariffa, le opzioni attive (e attivarne di nuove), cambiare il piano tariffario e controllare il dettaglio proprio traffico telefonico.

Abbiamo scoperto che non tutto fila liscio: In due casi il servizio di ricarica online elude i sistemi di sicurezza delle carte di credito e in altri due non è possibile disattivare o cambiare online le opzioni telefoniche impostate.

Importante sapere che tutte le operazioni si possono fare solo nelle rispettive “aree clienti”, per accedere alle quali è sempre necessario registrarsi al sito. Tim e Tre hanno solo la registrazione “per numero telefonico”, ovvero una volta nell’area clienti l’utente può gestire solo quel determinato numero di telefono. Certamente più comoda la soluzione adottata da Vodafone e Wind, con la quale un solo utente registrato può controllare tutti i numeri a lui intestati passando agevolmente da un’utenza all’altra.


L’inutile Garante della Privacy ha un sito internet tutto nuovo

23 ottobre 2012

leggo su il Blog del Consumatore che: È online da ieri il nuovo sito dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Una veste grafica completamente rinnovata, decisamente più colorata e, soprattutto, ispirata a criteri di velocità, semplicità e trasparenza. Il tutto per rendere i contenuti più chiari e fruibili per tutti gli utenti della rete.

Perdonate l’evidente scetticismo che si percepisce sin dal titolo del post, tuttavia mi baso sulla mia esperienza personale e resto dell’idea che il Garante per la Privacy, di fatto, non serva a niente.

Oltre 3 anni fa ho segnalato la Fastweb che nonostante la mia richiesta di cancellazione dati, inviata seguendo le loro istruzioni e con ricevimento della richiesta confermato via mail, non ha mai provveduto in tal senso.

Una volta aperta l’istruttoria, la Fastweb ha scaricato sul call-center esterno la responsabilità, tuttavia il titolare dello stesso mi informava che il contratto con Fastweb prevedeva la comunicazione delle richieste di cancellazione e nulla era stato loro comunicato, infatti a casusa della mia segnalazione hanno successivamente interrotto i rapporti con Fastweb.

Forse aveva ragione quell’operatore di call center al quale, dopo aver detto che avevo già chiesto la cancellazione del nominativo, avevo chiesto come potessi fare con loro, mi rispose testualmente: Lei non si libererà mai di noi.

Quasi una minaccia di stampo mafioso…

Ed infatti, quasi ogni giorno, negli ultimi 4 anni ricevo almeno una telefonata da Fastweb (oltre che dagli altri operatori).

C’è poi da chiedersi se l’Autorità ci è o ci fà…

Un esempio tipico, che ho citato nel 2009  è quello di Mauro Paissan, allora componente del Garante della Privacy: “Il Paissan dice che si può richiedere la cancellazione dei propri dati, così come ha ripetuto a Striscia la Notizia, la scorsa settimana, il Presidente di un’associazione dei consumatori.”

Chiedere a chi?

Quando chiedi infatti di parlare con un responsabile, per capire come e perchè abbiano il tuo nominativo, in genere chiudono la comunicazione oppure, con ulteriore presa in giro, ti mettono in attesa e dopo qualche minuto la “linea cade”.

Ed il trucco di non rispondere a numeri privati, applicato da tempo a casa, non è purtroppo utilizzabile in azienda dove riceviamo (tutti i giorni, da anni!) una media di 8-10 telefonate dai vari operatori delle compagnie telefoniche, senza poi dimenticare di quelle dei vari giornali dei sindacati di Polizia & C. e, non ultimo, di aziende vinicole e via dicendo che, al pari degli altri, hanno una politica pubblicitaria discutibile, secondo me.

Si potrebbe dire che dove non arriva il Garante può aiutarci la tecnologia, ma è logico spendere 69 € per acquistare un apparecchio che blocchi le telefonate moleste?

Mi ripeto: il Garante a che serve?

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Nuovo iPad: le tariffe proposte degli operatori

10 maggio 2012

leggo su Altroconsumo

Gli operatori di telefonia mobile hanno proposto nuove tariffe abbinate all’ultima versione di iPad. Le abbiamo confrontate, distinguendole tra quelle in abbonamento con acquisto del tablet e quelle classiche in abbonamento o ricaricabili.

Clicca QUI per consultare la tabella che riassume le varie proposte tariffarie

Per fare chiarezza sulle tariffe proposte dagli operatori telefonici per l’acquisto del nuovo tablet di casa Apple, abbiamo messo a confronto le loro caratteristiche. Le tariffe in abbonamento con acquisto del nuovo iPad prevedono un costo fisso mensile, comprensivo del prezzo del tablet.

L’esborso iniziale è spesso nullo o comunque molto limitato, anche se il contratto vincola l’utente a un abbonamento di 30 mesi. In caso di recesso anticipato, però, questa modalità prevede il pagamento di tutte le rate mancanti fino al completamento dei 30 mesi, in aggiunta a una penale.

Le tariffe classiche in abbonamento o ricaricabili, invece, prevedono il pagamento integrale del tablet ma, in caso di recesso anticipato, non è prevista alcuna penale.

In tutti i casi in cui l’esborso iniziale è inferiore a 100 euro, la tariffa è ricaricabile nel caso di Tim e un abbonamento per gli altri operatori, in ogni caso sempre comprensivo dell’acquisto del tablet: prevede il vincolo di 30 mesi e una penale per recesso anticipato.

Nel caso di Tre, è previsto è previsto una spesa iniziale di 99 euro che viene però rimborsato nella prima fattura. In tutti gli altri casi la tariffa è ricaricabile ed è necessario versare inizialmente il prezzo del tablet pari a 599 euro. 

Se si sceglie Wind, è necessario versare anche 5 euro di attivazione della tariffa. Nel caso degli abbonamenti, il costo mensile comprende anche la tassa di concessione governativa pari a 5,16 euro al mese, costo che gli operatori omettono sempre di includere nel costo mensile effettivo.

Come si può notare, il costo dopo un anno non differisce molto dal costo dopo tre anni. E non potrebbe essere diversamente: abbiamo infatti incluso tutti i costi che si dovrebbero sostenere in caso di recesso anticipato.

Gli operatori che propongono le soluzioni sistematicamente tra le migliori sono Tre e Wind, sempre nella loro versione ricaricabile: gli abbonamenti, di fatto, non convengono. Se utilizziamo il tablet e la tariffa per 3 anni, la situazione non cambia poi in modo significativo.

La tariffa più conveniente, però, diventa quella di Tim, Tutto Tablet 1 GB, con 774 euro complessivi. In questo caso, tuttavia, una differenza considerevole c’è: abbiamo diluito tutto il costo nel corso dei 3 anni e non abbiamo dovuto sborsare immediatamente i 599 euro di iPad.

Wind e Tim Internet 1GB superano i 900 euro, come Tim Tutto Tablet 5GB. Tutte le altre proposte ci costerebbero nel volgere dei 3 anni oltre 1000 euro.

Tim Tutto Tablet e Tre Superinternet sono decisamente le due soluzioni più interessanti proposte sul mercato. Tra le tariffe che consentono di diluire il costo del tablet nei 30 mesi, l’unica davvero conveniente è Tim Tutto Tablet.

 


Telefono fisso: calano i clienti ed aumentano le tariffe

11 aprile 2012

Una volta di più ecco i vantaggi del mercato libero per noi consumatori.

leggo su Il Portale dei Consumatori

Calano i clienti, ma le tariffe continuano a rincarare. E in molti decidono di rescindere il contratto casalingo del telefono fisso e sostituirlo con quello del più comodo cellulare.

TeleTu ad esempio ha rincarato di 3 euro (arrivando a 34,90 euro) il costo mensile – dopo i primi 2 anni – della soluzione che prevede Adsl a 7 Mega e chiamate illimitate verso i fissi nazionali. Oltre al canone è cresciuto anche lo scatto alla risposta, da 15 a 18 centesimi di euro.

Non è stata da meno Wind Infostrada che ha alzato la soglia per la sua Absolute Adsl a quota 32,95 euro. Anche in questo caso lo scatto alla risposta ha subìto un aumento fotocopia da 15 a 18 centesimi. Come se non bastasse, l’operatore ha rincarato la dose inserendo una spesa ulteriore di 10 euro per l’attivazione del servizio.

Rincari che fanno storcere il naso ai consumatori soprattutto perché sono stati effettuati dagli operatori alternativi a Telecom Italia, cioè coloro i quali sulla carta dovrebbero fare concorrenza all’ex monopolista.

Secondo i gestori responsabile è l’aumento del costo dell’unbundling, il canone di noleggio che devono corrispondere a Telecom Italia per usare la sua rete.

“TeleTu ha rivisto la propria offerta a seguito dell’aumento dell’unbundling: una delle principali voci per il costo finale del servizio di rete fissa”, spiega Alfonso Lotito responsabile marketing di TeleTu.

In effetti il costo dell’unbundling è passato da 9,02 a 9,28 euro al mese nel 2012, secondo quanto stabilito dall’Agcom, e nonostante che la Commissione europea spinga da anni per una riduzione generale dell’unbundling con l’obiettivo di favorire i consumatori.

Particolare inoltre, da questo punto di vista, la scelta di Telecom di unirsi al coro di aumenti, nonostante la rete sia di sua proprietà.

“Purtroppo non possiamo fare altro che prendere atto di questi ritocchi approvati dall’Autorità per le comunicazioni”, spiega Francesco Luongo, del Movimento difesa del cittadino. “E nei prossimi anni saremo costretti ad assistere a una crescita ulteriore dell’unbundling e quindi dei costi finali. Avere il telefono fisso sarà sempre meno conveniente, soprattutto rispetto al cellulare”.

Per farsi un’idea basta osservare il trend degli ultimi 8 mesi (luglio 2011-marzo 2012) che evidenzia per il fisso ritocchi al rialzo generalizzati. A stupire è proprio il fatto che avvengano in una fase in cui la telefonia tradizionale è ormai incapace di inseguire quella mobile (il sorpasso in termini di minuti totali di conversazione è avvenuto già nel 2009). In altre parole, gli italiani dimostrano di poter fare a meno della vecchia cornetta a tutto vantaggio del telefonino.

Secondo Stefano Quintarelli, esperto del settore e fondatore del primo fornitore di servizi internet per il mondo business, la causa degli aumenti va individuata soprattutto qui: “Il numero delle utenze fisse è in netto calo da tempo, ma il costo di gestione per gli operatori, che è fisso, è invece aumentato. I gestori non fanno altro che scaricare su un numero inferiore di utenti una spesa fissa che è andata via via crescendo”.

Un vicolo cieco che, salvo svolte, costringerà gli utenti nei prossimi anni a una fuga generalizzata dalla telefonia fissa, a meno di esser disposti a pagare canoni esorbitanti.

Se i prezzi della telefonia fissa sono sempre più elevati, le cose non vanno meglio per i servizi Adsl, sempre meno efficienti. Lo conferma un’indagine condotta dal comparatore on line SosTariffe.it che ha confrontato prezzi e prestazioni delle linee Adsl di mezza Europa.

Il risultato? Le offerte più economiche sono in Grecia, Gran Bretagna e Germania e hanno un costo mensile per Mbps rispettivamente di 0,96, 1,12 e 1,5 euro. Il Bel Paese si piazza a metà classifica con 4,04 euro.

Ma la nota dolente è che in Italia la banda internet è tutto fuorché larga, con una velocità media di connessione che si attesta intorno a 13 Mbps quando Francia e Germania toccano punte di 20,6 e 29,3 Mega. L’Italia, in sostanza, si piazza al terzultimo posto nel panorama europeo se si confrontano le offerte solo Adsl e all’ultimo se si considerano i pacchetti tutto compreso internet e telefono.

A dare l’ennesima mazzata ai consumatori c’è che questi numeri si riferiscono ai dati dichiarati dai fornitori dei servizi (Internet Service Provider) e non certo alle performance reali che solitamente si attestano a metà strada rispetto a quanto pubblicizzato.

 


Sim con servizi accessori: l’Antitrust multa le compagnie

29 marzo 2012

leggo su Altroconsumo

Al momento dell’acquisto di una sim, le compagnie telefoniche non informavano i clienti dell’esistenza di servizi accessori già attivati, come la segreteria telefonica e la navigazione internet in mobilità. Servizi entrambi a pagamento che, se non disattivati esplicitamente, venivano addebitati automaticamente ai clienti.

Secondo l’Antitrust una pratica commerciale scorretta che l’ha portata a sanzionare Telecom, Vodafone, Wind e H3G con una multa complessiva di 870 mila euro.

L’autorità contesta alle quattro aziende di non aver informato in maniera adeguata gli acquirenti delle sim sull’esistenza di servizi già attivati e sulla loro fruizione a pagamento. Questa mancanza di dati ha esposto i consumatori al rischio di utilizzare dei servizi a pagamento non richiesti. Da qui le sanzioni per pratiche commerciali scorrette, così suddivise: 300 mila euro a Telecom; 250 mila euro a Vodafone; 200 mila euro a Wind; 120 mila euro a H3G.

Al momento della prima attivazione dunque la sim che hai acquistato è già abilitata sia alla segreteria telefonica sia alla navigazione internet in mobilità. Se usufruisci di questi servizi i relativi costi ti verranno addebitati dal gestore finché non chiederai esplicitamente la loro disattivazione.

L’acquisto di una sim, oltre al traffico voce, è collegato a diversi servizi eterogenei e il produttore deve metterti a conoscenza di tutti questi costi aggiuntivi in modo che tu possa scegliere consapevolmente di quali usufruire e quali no.

Leggi l’inchiesta di Altroconsumo sulla scarsa trasparenza al momento dell’acquisto della Sim.

 


Telefonini: all’estero senza collegamento

14 marzo 2012

leggo su Il Portale dei consumatori

Ecco cosa è accaduto ad un nostro lettore con un contratto Wind: superato in treno il confine Italia-Francia niente più rete, impossibile fare o ricevere chiamate, di sms e accesso alla rete dati nemmeno a parlarne.

“Non sapevo come contattare le persone che mi aspettavano lì”, ci scrive il malcapitato lettore. “Dal lavoro e da casa, a loro volta, non riuscivano a contattarmi. Ho dovuto farmi prestare il telefono da un passante e spendere diversi euro nelle carissime cabine telefoniche francesi”.

Superato il panico psicologico e finita la vacanza, poi, la seconda, amara, scoperta. Tutti i messaggi e le chiamate fatti verso il suo numero nei quattro giorni del soggiorno estero erano andati irrimediabilmente persi: salvo chi di persona gli ha poi chiesto come mai non fosse raggiungibile o non avesse risposto agli sms, lui non saprà mai chi lo ha cercato in quei giorni.

Un problema non da poco, dato che lui il telefono lo usa per lavoro e proprio per questo aveva da poco più di una settimana sottoscritto con Wind un abbonamento voce e dati con addebito in conto corrente bancario.

Incuriositi dal racconto abbiamo chiesto spiegazioni alla compagnia, pronti a trovarci di fronte alla descrizione di un errore di rete o di un guasto del cellulare.

Niente di tutto questo, quanto accaduto è assolutamente normale ci hanno “tranquillizzato” da Wind. È infatti prassi disabilitare il traffico per e dall’estero per tutti i clienti che sottoscrivono un abbonamento con addebito in conto corrente fintanto che il primo pagamento non sia andato a buon fine.

Lo scopo è tutelarsi nei confronti di chi potrebbe accumulare bollette stratosferiche per poi disdire il rid in banca prima del primo addebito.

“Lo fanno tutte le compagnie ed è una pratica ammessa dal Garante” ci conferma Antonio Bosco, responsabile telefonia di Adiconsum.

Eppure al momento di sottoscrivere l’abbonamento nessuno aveva avvertito il nostro lettore dei problemi che avrebbe incontrato se fosse andato all’estero prima del primo addebito in banca.

E sul contratto non c’è scritto niente a riguardo. “Avrebbe dovuto informarsi al servizio clienti prima di partire – ribattono da Wind – o informare l’addetto vendita dell’intenzione di varcare il confine al momento della sottoscrizione.  Oppure avrebbe potuto trovare l’informazione sul nostro sito web o su dépliant informativi”.

E tutte le chiamate e gli sms che dovevano arrivargli ma sono finiti nel nulla in quei quattro giorni?

“In linea teorica chi ha inviato quei messaggi mai arrivati potrebbe chiedere lo storno in via conciliativa”, spiega Bosco.

Ma i 13-15 centesimi di un messaggio perso sono ben poca cosa rispetto ai danni che può causare una chiamata che dà numero inesistente o un messaggio mai recapitato e dunque rimasto senza risposta.

Mettiamo, ad esempio, che il nostro lettore in quei 4 giorni abbia perso una chiamata in cui gli offrivano un posto di lavoro o un sms che gli permetteva di recuperare il rapporto con la sua donna…


Gli ostacoli per disattivare un abbonamento telefonico

29 febbraio 2012

in sintesi un articolo che leggo su Il Portale dei Consumatori e che arriva forse in ritardo per aiutare l’amico Gigi…

È vasto il campionario di disservizi cui troppe volte sono sottoposti i consumatori che vogliono disattivare un abbonamento telefonico, sia relativo ai servizi di telefonia fissa o a internet non c’è differenza.

Per farsi solo un’idea di quanto sia diffuso questo malcostume basta visitare il sito Disdette.com e leggere le testimonianze di utenti vessati dai rispettivi gestori che, in un modo o nell’altro, ostacolano la disattivazione dei servizi.

Una pratica che contrasta con quanto prevede il decreto legge “Misure urgenti per la tutela dei consumatori” del 2007, norma voluta dall’allora ministro per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, che sancisce testualmente: “I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia (…) devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferirlo presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati da esigenze tecniche (…) e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a 30 giorni”.

Sei gestori “ostacolano” o quanto meno rallentano la disdetta del cliente in vari modi, a complicare ulteriormente la vita ai consumatori ci pensano i famosi costi di distacco, cioè  le spese tecniche che gli operatori sostengono per la disattivazione del servizio o il trasferimento dell’utenza (sconfigurazione nei sistemi di fatturazione, modifica delle tabelle di instradamento delle chiamate ecc.).

E qui viene il bello, ma sarebbe meglio dire il brutto, perché conti alla mano questi costi – che vengono scaricati sul consumatore – annullano ogni eventuale beneficio che si avrebbe se si volesse migrare a un altro gestore, magari per aderire a un’offerta promozionale per telefono e internet.

A mischiare un altro po’ le carte contribuisce il fatto che ogni gestore applica propri costi di disattivazione, che variano in base al tipo di servizio di cui si decide di fare a meno. Come già in passato, abbiamo fatto il punto sulle spese di recesso dai servizi di telefonia fissa dei principali operatori.

A distanza di un anno ci sono da segnalare piccoli cambiamenti. I costi di disattivazione infatti sono stati leggermente ritoccati al rialzo a causa dell’aumento dell’Iva dello scorso 17 settembre (passata dal 20 al 21%).

Ecco quindi che staccarsi da Telecom Italia costa 48,40 euro Iva inclusa, che diventano 60,50 per la disattivazione sia dei servizi telefonici che di quelli Adsl. La stessa somma si spende per la cessazione del servizio. In certi casi però i prezzi posso lievitare, e non di poco. Si veda, ad esempio, l’offerta Tutto Senza Limiti: in caso di recesso prima dei 24 mesi previsti dal contratto il cliente sarà tenuto a corrispondere un importo di 96,80 euro.

Vodafone è l’unico operatore che prevede una tariffa unica per tutto, dalla migrazione alla cessazione, senza distinzioni in base al servizio: il cliente che si “stacca” paga 40 euro, punto.

(La mia esperienza con la disdetta di Vodafone Internet Key: Vedi Post 1, 2 e 3)

I costi di chi vuole abbandonare Tiscali vanno da 26,62 a 87,12 euro, secondo i casi. Allo stesso modo la cessazione di ogni rapporto va da 41,14 (solo telefono) a 107,69 euro (telefono e Adsl) in base all’offerta e alla tecnologia che è stata impiegata per erogarla.

Molto diversi fra loro anche i costi di Fastweb, unico gestore proprietario di un’infrastruttura di rete (in fibra ottica) indipendente da quella di Telecom Italia. In questo caso la disdetta costa 55,66 euro (un anno fa era 55,20 euro); se si decide di non rientrare in Telecom la spesa scende a 49,61 euro. La cessazione costa da 96,62 euro a 109,69.

Wind Infostrada chiede 35 euro per disattivare il telefono o internet, o entrambi. Più cara la cessazione, che può essere di 55 (servizio voce non attivo su rete Infostrada) o 65 euro (in tutti gli altri casi).

Completa il panorama TeleTu che impone agli utenti il pagamento di 40 euro per la normale disdetta, ma 30, 55 o 70 euro in caso di cessazione di ogni servizio. La raccomandazione finale quindi è di leggere con attenzione le norme scritte sul contratto che si è stipulato per non avere brutte sorprese.


Qualità delle reti per navigare in mobilità

9 ottobre 2010

L’articolo è disponibile solo per i Soci di Altroconsumo, per cui pubblico solo un breve riassunto:

Essere sempre online, ovunque ci si trovi. Ma è davvero possibile anche percorrendo il Belpaese? Non sempre. Dipende dall’operatore, dal numero di antenne lungo il percorso, dalla conformazione del territorio e dalla vicinanza o meno ai centri urbani. Questo è quello che emerge dalla nostra prova sul campo, su e giù per l’Italia.

La nostra prova
Abbiamo percorso 2.673 Km lungo la penisola, viaggiando da Torino a Palermo e da Olbia a Cagliari con un’auto sulla quale abbiamo installato strumenti in grado di rilevare l’intensità (e quindi la qualità) del segnale Gsm e Umts delle reti di Tim, Vodafone, Wind e Tre. Abbiamo calcolato i dati medi delle velocità di download, upload e ping (tempo di reazione). L’insieme di questi valori ha permesso di creare, per ogni operatore, una mappa della qualità del segnale lungo il percorso.

Questione di rete
Esistono due tipi di reti mobili: Gsm e Umts. Si differenziano in base alla velocità di trasferimento dei dati: l’Umts è di norma più veloce. Ci sono anche versioni “potenziate” di entrambe queste reti, come Gprs ed Edge (versioni più veloci del Gsm) e Hspa (versione superveloce dell’Umts). Se però questa ultima è offerta ormai da tutti gli operatori, solo Tim e Wind offrono l’Edge. Va detto poi che Tre non ha una sua copertura Gsm, ma si appoggia a quella di Tim (in roaming nazionale e con salati costi aggiuntivi).

Fonte: www.altroconsumo.it

Articolo correlato >
http://paoblog.wordpress.com/2010/10/01/adsl-velocenemesys/


Pubblicità ingannevole sui siti per ragazzi: l’Antitrust condanna siti e operatori telefonici

1 giugno 2010

Hai vinto: anzi no
Ne avevamo parlato sul numero di novembre di Hi_Test, al quale era seguita una raffica di nostre segnalazioni al Garante della concorrenza e del mercato. Analizzando alcuni tra i siti di giochi e svago destinati a bambini e ragazzi, ci eravamo imbattuti in numerosissimi banner e messaggi dalla dubbia natura promozionale: in apparenza concorsi e vincite fortunate, nella realtà messaggi con il solo scopo di raccogliere adesioni per servizi a sovrapprezzo (come abbonamenti a suonerie per cellulari).

Anche l’Autorità ha ora riconosciuto questi messaggi pubblicitari come fuorvianti e ingannevoli, tanto più perché destinati ad attrarre gli adolescenti, particolarmente sensibili a tale tipologia di promozioni.

Multe per quasi 300.000 euro
Oltre al divieto di ulteriore diffusione dei messaggi, l’Antitrust ha combinato sanzioni amministrative per un totale di circa 275.000 euro. Tra i multati, i gestori dei siti http://www.dindo.it e http://www.giocagratis.net, ma soprattutto quasi tutti gli operatori di telefonia mobile in qualità di corresponsabili della pratica commerciale scorretta.

Nello specifico 85.000 euro a Neomobile, 65.000 a Telecom, 55.000 a Vodafone, 40.000 a Wind e 30.000 a Tre; da notare però che tutti hanno avuto 10.000 euro in più di sanzione perché considerati dal Garante recidivi: l’Agcm, infatti, li aveva già sanzionati in passato per queste stesse cose (anche allora grazie a una nostra segnalazione).

Fonte: www.altroconsumo.it


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