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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

P = Φ (A,B,Y) La formula del crac

Temo che questo lungo articolo possa interessare a ben pochi, resta il fatto che è interessante… Pao

Soltanto un anno fa si dava per scontato che un mago della matematica come David X. Li si sarebbe prima o poi visto attribuire il premio Nobel. Dopotutto alcuni economisti finanziari, perfino tra gli Analisti di Wall Street (i cosiddetti quant), avevano già ricevuto il Nobel in economia e il lavoro di Li sulla misurazione del rischio ha avuto un impatto superiore, e più rapido, rispetto ai contributi alla materia dei precedenti Nobel.

Oggi però, mentre banchieri, politici, autorità di regolamentazione e investitori osservano stupefatti gli effetti della più grande crisi finanziaria dalla Depressione in poi, Li probabilmente può dirsi contento di avere ancora un lavoro nel mondo della finanza. Non che i suoi risultati siano da buttare via. Si è preso in carico un noto problema – determinare la Correlazione, cioè il modo in cui gli eventi più disparati sono strettamente collegati tra loro – e l’ha risolto con una formula matematica semplice ed elegante, una formula che presto sarebbe diventata onnipresente nel mondo della finanza internazionale.

Per cinque anni la formula di Li, nota come funzione di copula gaussiana, è apparsa come un notevole progresso, un pezzo di teoria finanziaria che permetteva di modellare in maniera più facile e accurata rispetto al passato rischi altamente complessi.

Con la sua propensione per la matematica illusionistica, David X. Li ha reso possibile ai trader la vendita di enormi quantità di nuovi titoli, provocando un’espansione senza precedenti dei mercati finanziari. Il metodo che aveva messo a punto è stato adottato da tutti, dagli investitori in obbligazioni (bond) alle banche di Wall Street, passando per le agenzie di rating e le autorità di regolamentazione, e si è radicato così profondamente che le preoccupazioni sui suoi limiti sono state ignorate alla grande.

Poi il modello è crollato. Le prime crepe sono apparse presto, non appena i mercati finanziari hanno cominciato a comportarsi in modi che gli utilizzatori della formula di Li non avevano previsto. Quelle crepe sono diventate voragini nel 2008, quando le fratture nel sistema finanziario hanno ingoiato migliaia di miliardi di dollari, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza del sistema bancario mondiale. David X. Li, insomma, non riceverà a breve termine il Nobel. La sua funzione di copula gaussiana passerà alla storia come la formula all’origine delle perdite che hanno messo in ginocchio il sistema finanziario mondiale.

Continua la lettura qui: http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/02/storie/p-=-%CF%86-(a,b,y)-la-formula-del-crac.aspx?page=2

3 commenti su “P = Φ (A,B,Y) La formula del crac

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  3. Miro
    20 aprile 2009

    Pubblico la risposta inviatami dall’amico Miro (ingegnere e matematico). Indico la mail del Blog quale riferimento. Pao

    E’ interessante…a suo tempo lessi parecchio sulla gestione del rischio e specialmente su quanto poco sappiano di questa materia gli investitori. di teorie e formule ne esistono tante, la conclusione però è sempre la stessa: noi tendiamo a confondere la distribuzine degli eventi passati con la distribuzione della probabilità, mentre il più delle volte ciò che è avvenuto è stato “drogato” da eventi esterni.

    Ma se anche così non fosse la maggior parte delle persone riuscirebbe a rovinarsi con le proprie mani (pensa che il 95% delle persone milionarie grazie a lotterie torna povera in 5 anni), i laureandi in economia studiano Markowitz (che sull’argomento ha detto praticamente tutto) ma, senza offendere nessuno, la maggior parte non lo digerisce, casomai comincia a capirne qualcosa dopo aver visto depauperarsi parecchi portafogli.

    Io una volta ho provato a fare questo piccolo giochino: fai ad una persona la seguente domanda “mettiamo che si possa scommettere su un evento che paghi quota 2 (scommettere1 per guadagnare 1) ma tu, in qualche modo, scopri un algoritmo che centra l’evento giusto non la metà delle volte (caso di scommessa equa) ma il 60% delle volte. come sfrutteresti questa opportunità?” le risposte sfiorano l’assurdo, gente disposta a scommettersi tutto il capitale subito, altri che ritengono opportuno giocare la metà di quello che si ha e così via…,ma nessuna cognizione del concetto di rischio di rovina anche in caso di scommessa favorevole.

    la risposta corretta “scommettere non oltre l’8-10% del proprio capitale (come ordine di grandezza, in realtà vado a memoria, forse la percentuale ragionevole è anche inferiore)” non te la dà nessuno se non qualche appassionato di statistica o esperto di calcolo combinatorio. per pudore e timore di offendere non l’ho mai chiesto a chi gestisce portafogli di risparmiatori ma temo che parecche risposte sarebbero disarmanti.

    Pensa te se si tratta non di valutare il rischio nel comprare un solo titolo, ma addirittura di costruire un portafoglio su mercati diversi…un marasma!

    un altro test interessante lo trovi qui http://www.albanesi.it/Varie/Cultura/bicchieri.htm

    secondo l’autore (Albanesi) chi non lo superasse deve togliersi subito dalla testa l’idea di giocare in borsa, io sono d’accordo con lui.

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