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Il futuro del Parco Sud

Un “modello europeo” da tutelare anche in vista di Expo 2015

Riaffermare il ruolo del Parco Agricolo Sud Milano come “modello” europeo di parco agricolo e, allo stesso tempo, sostenere l’agricoltura come risorsa economica, culturale e ambientale. Questi gli obiettivi di “Un bilancio, molte speranze”, l’incontro organizzato dal FAI che ha messo a confronto cittadini e istituzioni sul tema del passato, presente e futuro del Parco milanese. In vista di Expo 2015.

di Luca de Leone

Il Parco Agricolo Sud Milano, istituito nel 1990, è un modello di tutela dei territori agricoli della pianura milanese. Con i suoi 47mila ettari, distribuiti in 61 Comuni, rappresenta un valore insostituibile per l’ambiente, l’alimentazione, la biodiversità, la cultura, l’identità e l’economia locale e nazionale. Eppure, questo valore sempre più raramente è riconosciuto, a favore di una visione del parco come semplice riserva di aree non edificate.

Lo conferma l’aumento delle minacce all’integrità del Parco Sud, soprattutto in termini di infrastrutture stradali che coinvolgeranno il parco stesso e che vedono la contrarietà dei sindaci dei Comuni interessati. Fra queste, particolare preoccupazione suscita il progetto della nuova superstrada di 30 km che vorrebbe collegare la Tangenziale Ovest di Milano alla Boffalora-Malpensa.

In occasione della chiusura del mandato dell’attuale Ente Parco, il FAI ha organizzato “Un bilancio, molte speranze”, un incontro ospitato a Villa Necchi Campiglio a Milano per favorire il confronto di cittadini e istituzioni sul passato, presente e futuro del parco milanese in vista di Expo 2015, il cui tema “Nutrire il Pianeta, energia per la vita” è direttamente legato all’agricoltura.

Ad aprire l’incontro è stata la Presidente FAI, Giulia Maria Mozzoni Crespi, che ha ribadito l’importanza del Parco Agricolo Sud per la qualità della vita dei milanesi e per il futuro dell’agricoltura. “La Lombardia – ha spiegato la Crespi – è la Regione con maggior terreno agricolo in Italia, ricca di fontanili e acque che scorrono. Il Comune di Milano possiede 4.231 ettari del Parco Agricolo Sud, che circonda la parte meridionale del capoluogo lombardo. All’interno del Parco ci sono oggi 1.024 aziende agricole con terreni, 393 aziende zootecniche, 432 allevamenti. Oltre l’80% delle aziende possiede edifici storici, molti dei quali risalenti all’epoca viscontea. Il grande problema del Parco Sud è che diversi agricoltori hanno perso la fiducia di poter continuare a coltivare il terreno, a causa di ‘cementieri’ senza scrupoli, grandi costruttori che investono per cementificare aree del Parco stesso. Ciò porta a un abbandono delle campagne da parte di coloro che fino a oggi le coltivavano. Molti di questi costruttori si giustificano affermando che ormai gli scopi agricoli del Parco Sud si sono perduti, poiché le derrate alimentari si acquistano direttamente all’estero. La mia obiezione a questa teoria coinvolge diversi concetti fondamentali. OSSIGENO: le aree verdi sono fondamentali per garantire un’aria pulita ai nostri figli. Non è un caso che molti bambini oggi soffrono di disturbi ai polmoni causati dall’inquinamento dell’aria; CONSERVANTI: le derrate che arrivano dall’estero sono per forza di cose ricche di conservanti che hanno sul nostro organismo effetti dannosi; CARBURANTE: per importare prodotti dall’estero si consumano inevitabilmente grandi quantità di carburante inquinante; FILIERA CORTA: è l’organizzazione ottimale su cui basare la distribuzione dei prodotti alimentari, perché garantisce prodotti freschi e un abbattimento dei costi. Non è un caso che sia esattamente l’organizzazione adottata dal Parco Sud; TEMPO LIBERO: il Parco è un luogo perfetto per le famiglie per passare il tempo libero con i propri figli, passeggiano a piedi o in bicicletta, e per far scoprire ai più piccoli cos’è una mucca o un campo di riso; BELLEZZE ARTISTICHE: il Parco è ricco anche di bellezze artistiche, come per esempio le quattro abbazie di Mirasole, Chiaravalle, Vibaldone e e Morimondo. Tutelare il Parco Agricolo Sud significa tutelare l’esistenza di un terreno vivo, in cui gli agricoltori siano messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro e i bambini possano bere un latte puro senza conservanti”.

Proprio la garanzia di un futuro per le aziende agricole è stato al centro dell’intervento di Dario Olivero, imprenditore agricolo e rappresentante degli agricoltori nel Consiglio del Parco Agricolo Sud, che ha fatto un rapido quadro della storia del Parco: “A partire dal 1.200, grazie anche all’opera dei benedettini, nacque un tipo di agricoltura che sarebbe rimasta invariata per 600 anni e che segnò l’avvento di un nuovo rapporto tra città e campagna. Lo studio della natura divenne lo strumento per creare nuove forme di produzione ideate per accrescere la fertilità del terreno, come per esempio la marcita e la rotazione agricola. Alla fine del ‘700, a seguito della vendita da parte della nobiltà dei campi agli agricoltori, nacque per la prima volta l’imprenditoria agricola, che nel ‘900 iniziò a godere dei benefici dell’innovazione tecnologica. A partire dal dopoguerra le evoluzioni si successero a ritmo incalzante: la necessità immediata era aumentare la produzione per sfamare la popolazione stremata dalla guerra. La conseguenza fu la creazione di una grande quantità di eccedenze, per gestire le quali nacquero regole ben precise. Ma la svolta arriva a cavallo degli anni ’60 e ’70: per la prima volta dopo secoli si rompe infatti il rapporto diretto tra città e campagna, perché la prima può fare ormai a meno della seconda per approvvigionarsi di derrate alimentari, che adesso provengono dall’estero. A ciò si aggiunge il fenomeno dell’espansione urbanistica, che affibbia alla campagna un nuovo valore: quello immobiliare. Iniziano così le grandi operazioni di acquisizione di terreno a fini edilizi, che trasforma inevitabilmente il concetto di territorio e crea grandi contraddizioni: in alcune zone urbane si supera il limite del 70% di costruito rispetto al non costruito, limite invalicabile se si vuole vivere ‘bene’. Oggi si apre quindi una nuova fase dominata da un nuovo bisogno: il non costruito diventa fondamentale per vivere una vita di qualità. Da qui scaturisce la domanda: quale sarà il futuro dell’agricoltura? La risposta è che l’agricoltura di domani, non potendo mai rinunciare al reddito, dovrà sempre più sposare un approccio multifunzionale, che prevede un’offerta non solo di prodotti alimentari ma anche di servizi e cultura”.

Sulla stessa linea anche l’intervento di Luigi Tarantola, sindaco di Albairate, un piccolo comune di 4.700 abitanti all’interno del parco Sud, che si vede minacciato dal progetto della superstrada di collegamento tra la Tangenziale Ovest di Milano e la Boffalora-Malpensa. “Questa strada a quattro corsie – ha spiegato Tarantola – andrà a incidere su 7 km del nostro Comune che ne conta in totale 15, con un effetto devastante sulle nostre campagne che hanno vocazione agricola. Le amministrazioni dei 6 Comuni interessati si sono riuniti per evitare questo dramma, che provocherà l’eliminazione di numerose aziende agricole. Le soluzioni alternative ci sono: per esempio, raddoppiare la Milano-Mortara. Il punto è che a volte i progetti di infrastrutture non sono ideati sulla base delle esigenze reali. Ne è un esempio la bretella di Malpensa, dimensionata su un traffico di 90mila macchine al giorno, contro un traffico reale di 10mila. Finora non abbiamo visto una presa di posizione chiara delle istituzioni. Speriamo che a breve le cose cambieranno”.

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