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Bici vietate nel tunnel hi-tech

Nota di Pao: Sebbene io non usi la bici, noto sempre con sgomento che anche in caso di nuove opere legate alla viabilità, le piste ciclabili (o corsie o quel che è…) non siano mai prese in considerazione. Il che fa ridere (amaro) soprattutto se messo in contrapposizione di certi annunci e proclami che arrivano dal Comune.

Tra l’altro il tunnel citato serve una zona nevralgica, si, ma anche con molte zone ZTL per cui incentivare o, meglio, facilitare il transito delle bici sarebbe solo a vantaggio della città.

°°°

Qualcuno ha mai percorso il nuovissimo e così moderno tunnel di viale della Liberazione, quello che va alla stazione Garibaldi? È stato appena costruito e aperto da pochi mesi, ma purtroppo in fase di progettazione non è stata prevista alcuna pista ciclabile: segno, a mio avviso, di poca lungimiranza — per usare un eufemismo —: i termini adatti sarebbero, in realtà, miopia governativa ed errore progettuale. Da qualche settimana puntualmente è comparso un cartello che vieta l’accesso ai «velocipedi». Ovvio, visto che non c’è l’ombra di una corsia apposita.
Il divieto di accesso salverà senz’altro la vita di qualche «velocipede» che avrebbe voluto avventurarsi nel tunnel, ma c’è da chiedersi: quale mente geniale ha trascurato in fase di progettazione di prevedere una pista ciclabile per questo nuovissimo tunnel che, tra l’altro, serve una zona cruciale della città, la stazione Garibaldi? Secondo me, per queste nuove opere pubbliche la pista ciclabile dovrebbe essere obbligatoria. E non mi vengano a proporre gimcane alternative per i ciclisti, pronte fra tre anni: non si vede perché gli automobilisti possano usare una strada diritta mentre i ciclisti dovrebbero fare un giro dell’oca.

Elisabetta Galassi

E questo, aggiungo io, proprio mentre a Milano il progetto del ministero dell’Ambiente per incentivare l’acquisto delle bici va a gonfie vele (4 mila «pezzi» andati in due giorni) e mentre il bike sharing ha sempre più successo: segno che parte dei cittadini ha perfettamente compreso la necessità di rinunciare, quando possibile, all’automobile. Di fronte a simili inspiegabili errori progettuali, come possiamo avere fiducia nelle promesse dell’assessore che annuncia il raddoppio delle piste ciclabili?
Tanto più che, come ha scritto a questa rubrica Luigi Lazzaroni, è stata lasciata cadere una sua iniziativa, concordata ai tempi del sindaco Albertini, per la sponsorizzazione di una trentina di rastrelliere da distribuire in città per risolvere almeno parzialmente il problema del parcheggio delle bici, che ora vediamo legate a grate, cancelli, archetti e pali di ogni sorta, anche dei semafori, dove spesso intralciano il passaggio dei pedoni. Il messaggio che pare di cogliere è, insomma, abbastanza preciso: i ciclisti più di tanto non interessano. Il vero problema sono gli automobilisti ai quali le piste ciclabili toglierebbero parcheggi: è la loro ira che l’Amministrazione teme, per cui si mostra ondivaga sull’inevitabile scelta che l’attende tra una città vecchia, inquinata e trafficata e una città nuova dove l’auto potrebbe essere solo un optional.

ibossi@corriere.it

Isabella Bossi Fedrigotti

2 commenti su “Bici vietate nel tunnel hi-tech

  1. Pingback: Milano: piste ciclabili a rischio « Paoblog

  2. Donata
    2 ottobre 2009

    Il problema del tunnel Garibaldi è ben presente ai miei amici di Ciclobby, che già ci hanno fatto una mini-manifestazione e forse riusciranno a fare qualcosa di più grosso tra non molto. Andate sul sito di Cicllobby per sapere se e quando si farà. Certo che per le nuove opere la ciclabile è obbligatoria! ma alle nostre rimostranze il comune ha risposto che a lavori finiti (nel 2012!) ci sarà un fantastico giardino sopra il tunnel, con vialetto pedonale e pista ciclabile; prima, non si sentono obbligati! per i pedoni almeno hanno fatto un budello protetto in quella camera a gas; per la bici niente. E noi torneremo alla carica con la domanda: E LA BICI DOVE VA?
    Ciclobby prganizza ogni anno, senza l’appoggio del comune, il censimento dei ciclisti: mobilitando a turni di 2,3,anche 4 ore più di 70 volontari riusciamo a censire le bici che entrano ed escono dalla cerchia dei navigli; poche rispetto a quelle che circolano in Milano, ma di più non possiamo fare, e un risultato c’è: ripetendo il censimento ormai da 6 anni possiamo fare dei confronti. Il nuero delle bici ha avuto un’impennata qualche anno fa, ma ancora è in lenta ma costante crescita, quest’anno più del 3 per cento. I risultati, disaggregati per luogo, ora della giornata, e quest’anno anche con il conteggio separato delle bici bike-sharing, li presenteremo ufficialmente quando saremo riusciti ad analizzare i dati (anche questo per opera di volontari, e anche di questo sarà dato annuncio sul sito, ma ci vorrà un po’ di tempo.
    Albertini, a parte l’abortito progetto di rastrelliere, di bici non ne voleva neanche sentir parlare. Moratti invece parla molto, e i velocipedi si arrangiano! Ma lo sapete che il bike sharing si sarebbe dovuto pagare con tabelloni pubblicitari presso le stazioni di presa delle bici, e da novembre scorso il comune non è riuscito a installarle? Così con i nostri soldi il comune pagherà una penale a Clear Channel, la società che lo gestisce.
    Donata

    P.S. A proposito di sito, non c’è qualcuno che ci sappia mettere le mani per aiutare il nostro Max (volontario anche lui) a migliorarlo e gestirlo? Volontariamente, si capisce, perché soldi non ne abbiamo.

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