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Migliaia di carte di credito bloccate: la frode arriva dalla Spagna

A qualcuno è successo di pagare una cena al ristorante a Madrid e di ritrovarsi un mega addebito dall’Arabia Saudita. Qualcun’altro ha fatto shopping a Ibiza e mesi dopo si è visto prosciugare il conto. Qualcun’altro, invece, ha passato le vacanze a Barcellona la scorsa primavera e ora si è ritrovato con la carta di credito bloccata.

Nel corso di quest’anno, pirati informatici molto raffinati hanno messo a segno uno dei migliori furti di dati sensibili degli ultimi tempi. Le carte di credito e i bancomat che sono riusciti a “crackare” sono stati usati dai loro legittimi proprietari in Spagna, ma appartengono a cittadini che vivono in tutta Europa, anche in Italia.

Per questo problema solo un paio di settimane fa in Germania i maggiori istituti di credito hanno messo in atto il più grande blocco di carte di credito di tutti i tempi. Così almeno raccontava la stampa nazionale. Più di 100.000 carte sono state ritirate a scopo precauzionale per evitare che i loro proprietari si vedessero prosciugare il conto.

E in Italia? Nel nostro Paese le persone coinvolte dal blocco potrebbero essere alcune decine di migliaia. Se qualcuno, allora, in questi giorni si ritrova con la carta di credito inutilizzabile non si spaventi. Cerchi di ricordare se nel corso del 2009 è stato in Spagna e ha pagato qualcosa. In questo caso rientra nella categoria “a rischio” e probabilmente la sua banca gli ha bloccato la carta di credito o il bancomat in via preventiva.

Già perché mentre alcuni istituti di credito, prima avvisano il cliente e poi stoppano il servizio, altri invece prima chiudono il rubinetto e poi inviano una lettera per informare che è necessario buttare la vecchia carta e aspettare l’arrivo della nuova. Mettendo naturalmente in grandi difficoltà il proprio cliente.

“I clienti di Deutsche Credit Card”, fanno sapere però dalla Deutsche Bank, intervistata sul caso da il salvagente.it, “sono stati preventivamente avvisati tramite posta prioritaria del blocco della propria carta e della conseguente sostituzione. La nuova carta verrà spedita entro 2 giorni lavorativi dalla data di blocco. Inoltre eventuali transazioni non riconosciute dal cliente, saranno prontamente riaccreditate”.

Per capire la gravità della frode che si è consumata in Spagna e di cui ancora non si conoscono i particolari, visto che le indagini sono ancora in corso, basta pensare che questa operazione precauzionale alle banche è costata davvero molti soldi.

Il cambio di qualche migliaio di carte di credito costa la bellezza di 300.000 euro. Ciò vuol dire che  solo in Italia per questo scherzetto le banche sono state costrette a sborsare diversi milioni di euro.Le prime segnalazioni di anomalie sull’uso della carte sono state eseguite da Visa e Mastercard addirittura a gennaio scorso. Agli episodi iniziali, però, non è stato dato molto peso, dal momento che le frodi sulle carte di credito sono all’ordine del giorno e tra l’altro in costante crescita. Nel 2009 sono balzate dell’11% rispetto all’anno precedente.

Strane transazioni avvenute nelle parti più disparate del globo hanno continuato a essere segnalate fino a quando tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre si è concentrato un picco di furti dai conti dei proprietari di migliaia di carte di credito.

A questo punto le banche si sono mobilitate quasi tutte contemporaneamente e hanno deciso di mettere in atto il blocco di carte di credito e bancomat che erano stati utilizzati in Spagna nel corso del 2009.

I colpevoli del furto informatico, però, ancora non si conoscono. Per ora chi fa le indagini, condotte dalla polizia spagnola, sta vagliando due ipotesi di frode. La prima è che all’interno di una delle società che gestiscono i flussi delle transazioni nel percorso che va dal pos alla banca ci sia un dipendente disonesto che ha sottratto e poi rivenduto un file contenente migliaia di nomi e numeri di migliaia di carte di credito. Un episodio del genere però sarebbe facilmente verificabile, dal momento che il sistema permette di vedere se qualcuno ha manomesso o trafugato i dati. Dunque non si spiega come mai le banche, a un anno dalle prime segnalazioni, ancora non siano riuscite a capire se il furto è stato messo a segno in questo passaggio o meno.

La seconda ipotesi, invece, molto più inquietante della prima, è che qualcuno con conoscenze tecnologiche molto sofisticate si sia incuneato nelle linee telefoniche attraverso cui viaggia il flusso di dati e li abbia registrati. Insomma, il pirata in questo caso avrebbe la capacità tecnologica di intercettare il flusso di dati come se fosse una banale conversazione telefonica.
Ad avvalorare questa tesi ci sarebbe anche un particolare importante: nella frode messa a punto in Spagna i ladri sono riusciti a utilizzare anche bancomat che funzionano con il pin, cioè con un codice di solito segreto, così segrete da essere sconosciuto persino dalle stesse banche.

Fonte: www.ilsalvagente.it

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