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Garanzie trasparenti per l’acqua

Facendo riferimento alla recente privatizzazione dell’acqua, pubblico l’editoriale di questo mese del Direttore di Altroconsumo che in maniera chiara fa risaltare le storture di una decisione che, come sempre, poteva essere redatta in modo migliore.

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La questione dell’acqua andava affrontata, visto lo stato in cui versano le strutture, l’inefficienza della rete con perdite del 37% , l’erogazione a singhiozzo al Sud, la necessità di modernizzazione e investimenti.

Ma non in maniera così sbrigativa e sommaria, riducendola a paragrafo di decreto che contiene di
tutto un po’, un calderone di articoli sulle più disparate questioni. Di sicuro la gestione in tutto il suo ciclo (dalle sorgenti, alla distribuzione, alla depurazione) di un bene pubblico tanto importante, prezioso e non inesauribile meritava una riflessione più profonda. Ma tant’è.

Tolti pregiudizi e ideologie a favore del pubblico o del privato, mettiamo a fuoco alcuni punti critici, in attesa dei decreti attuativi, che ci faranno capire la vera portata della riforma.
L’importante per i cittadini è che rimangano chiari il sistema di valori legati all’acqua e il senso della missione del servizio, che non deve diventare terreno di caccia di speculazioni o di potere.

Per questo servono regole e garanzie su cui deve essere chiamata a vigilare un’Autorità di controllo indipendente, che si faccia garante di tariffe eque e di un servizio efficiente e di qualità per tutti. Poco importa chi sia a gestirlo, ma non si capisce perché debbano per forza entrare i privati e perché sia stata fissata una quota minima (il 40%) di partecipazione dei privati nelle società di gestione.

Che senso ha, dove il pubblico funziona benissimo, essere obbligati a dare una quota (e così elevata) a soci privati? E comunque, l’acqua e la rete saranno di proprietà pubblica, solo la gestione sarà privata. Gli “erogatori” dunque non avranno interesse a fare investimenti su strutture non di loro proprietà, ma a vendere l’acqua con profitto, aumentando le tariffe. Che sono l’altro punto critico.

Gli indizi di oggi non fanno sperare nulla di buono: Arezzo, dove, l’acqua è gestita da privati, ha una bolletta quattro volte più elevata di quella delle città più economiche. L’Autorità svolgerebbe un ruolo fondamentale anche nel monitorare le tariffe applicate e la loro congruità rispetto agli investimenti fatti e alla qualità offerta, come fanno oggi gli enti di vigilanza territoriale (Ato).

Tanto più in un servizio che sarà in regime di totale monopolio a livello locale, dove nemmeno giocherà la concorrenza come per altri servizi essenziali liberalizzati quali comunicazioni, luce, gas dove i rischi reali – e le valenze vitali e simboliche – sono minori, ma un garante è stato previsto fin dall’inizio.

Qui si privatizza, senza pretendere garanzie. Si cede l’acquedotto come si danno in concessione le fonti di minerale. Forse un giorno ci venderanno in bottiglia anche l’acqua del rubinetto.

Rosanna Massarenti
Direttore Altroconsumo

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Questa voce è stata pubblicata il 5 gennaio 2010 da in Consumatori & Utenti, Leggo & Pubblico con tag , , , , , , .
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