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E’ allarme rosso per l’ecosistema del Delta del Po

E’ allarme rosso per l’ecosistema del Delta del Po: la densa macchia nera di petrolio che ha invaso il fiume Lambro dopo il sabotaggio alla raffineria ‘Lombarda Petroli”, avanza pericolosamente lungo il Po ed è in queste ore nel piacentino all’altezza di Isola Serafini.

Tutto l’ecosistema fluviale è in pericolo – spiega il Wwf – ed ora si pensa anche al Delta del Po, una delle zone umide più importanti d’Italia e d’Europa per la migrazione e lo svernamento degli uccelli acquatici. Il Delta del Po in questo momento è estremamente vulnerabile anche a causa del livello delle acque del fiume che permette una connessione diretta con molti rami laterali e con le aree di maggiore interesse naturalistico.

In questa stagione, spiega l’associazione, nelle zone umide deltizie vi sono migliaia di uccelli alla vigilia della cova e della stagione di riproduzione: anatre (germani reali, morette, moriglioni, mestoloni, alzavole), aironi (aironi cenerini, aironi bianchi maggiori, garzette, aironi guardabuoi), limicoli (avocette, pantane, piro piro), inoltre quest’area è fondamentale per la presenza di molte specie di pesci che si riproducono, transitano o trovano qui rifugio come l’anguilla, la cheppia, la savetta, il muggine calamita, o, nelle zone umide tra i canneti, come il luccio e la tinca. Non vanno poi dimenticati anfibi e rettili come ad esempio la testuggine palustre.

°°°

L’onda nera del petrolio sversato da ignoti sul fiume Lambro avanza inesorabile e ormai si sta spalmando lungo il Po. Lo sbarramento di Isola Serafini, che pure ha opposto resistenza, è stato superato in nottata e in questo momento chiazze e veli oleosi sono segnalati nel tratto tra Cremona e il mantovano, fino ad oltre 150 chilometri dalla ex-raffineria brianzola. La velocità della corrente spinge il deposito di petrolio sulle sponde.

I danni sono già elevatissimi e rischiano di aggravarsi quando il petrolio raggiungerà il Delta. La radiocronaca della situazione è fatta da Legambiente, che denuncia, nell’emergenze, “incredibili ritardi sia da parte del Governo che delle tre regioni coinvolte con sottovalutazioni e insufficienza di persone e mezzi”. Secondo l’associazione ambientalista manca soprattutto “una cabina di regia unitaria ed efficace, ma è ancora possibile intervenire per limitare i danni prima che il petrolio raggiunga il Delta e l’Adriatico”.

Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente chiede che il Governo nomini un commissario “capace di gestire l’emergenza, mettendo in campo le competenze della Protezione Civile nazionale e delle aziende che operano nel settore con i mezzi per intervenire tempestivamente”.

La chiazza oleosa minaccia infatti i preziosi ecosistemi del Delta del Po, un complesso sistema di specchi d’acqua tra loro comunicanti, con tutte le specie che vi risiedono. Il rischio riguarda le attività di pesca, gli allevamenti ittici e di mitili e l’approvvigionamento idropotabile, visto che l’acquedotto di Ferrara pesca da una falda alimentata direttamente dal fiume Po.

APCOM

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Questa voce è stata pubblicata il 25 febbraio 2010 da in Ambiente & Ecologia, Animali, natura & via dicendo... con tag , , , , , .
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