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Grecia sempre meno affidabile. Cosa c’è dietro le turbolenze dei mercati?

Mercati in allarme per la situazione finanziaria della Grecia e per il piano di “salvataggio” messo a punto dagli altri Paesi europei con l’aiuto del Fondo monetario internazionale. Dietro alle buone intenzioni, Atene starebbe cercando di boicottare questo piano anche per nascondere una situazione finanziaria ben più compromessa di quella dichiarata finora. Per gli investitori, quindi, la Grecia è meno affidabile.

Il nostro consiglio per chi vuole investire in bond greci è di farlo (tanto più che il calo dei prezzi ha reso i rendimenti ancora più interessanti), ma consapevoli di tutti i rischi della situazione opaca attuale. Comunque, è sempre meglio non superare il 20% del vostro portafoglio di investimenti complessivo.

Atene prova a fare la furba?
Nonostante le rassicurazioni del ministro delle finanze greco Papacostantinou che ha dichiarato “il Paese ha un serio programma di stabilizzazione e vuole applicarlo”, la diffidenza sulle sue reali intenzioni prevale. Deriva dai rumors sui tentativi di Atene di modificare le condizioni dell’intervento europeo. Sembrerebbe che la Grecia voglia evitare di far entrare in campo il Fondo monetario internazionale e cerchi di ottenere condizioni più favorevoli dall’Ue. Un tentativo che potrebbe nascondere una situazione finanziaria ancora più compromessa di quella finora resa pubblica. Il dubbio è lecito. Perché lasciar fuori il Fondo monetario internazionale? Forse perché significa aprirgli i propri bilanci e far saltar fuori gli eventuali scheletri nell’armadio? L’Eurostat, l’istituto di statistica europeo, che sta valutando i conti pubblici greci, secondo alcune voci avrebbe rilevato un deficit che arriva al 14% del Pil (la ricchezza prodotta) e non al 12,7% dichiarato da Atene.

Parenti (europei) serpenti?
Passando poi all’eventuale intervento degli altri Paesi europei, anche qui Atene sembra puntare i piedi. Può trattarsi solo di un tentativo di abbassare il prezzo da pagare, anche perché la Germania preme per far sborsare ad Atene il 6-6,5% contro il 4-4,5% pagato da altri grandi “malati” come Portogallo e Irlanda. Ma in fondo il tasso chiesto dalla Germania è quasi in linea con quello spuntato da Atene nell’ultima emissione di titoli (il 5,9%), se ha accettato di pagarlo nell’asta di pochi giorni fa perché ora si rifiuta? Può trattarsi di un segnale che i conti greci sono più in affanno di quanto appaia, e che la Grecia non è più in grado di sostenere un costo così alto.

Un comportamento ambiguo
Il mercato, insomma, si sta interrogando su quali siano le vere motivazioni del comportamento della Grecia: è una dimostrazione di forza per provare di essere in grado di “camminare” con le proprie gambe o dietro c’è qualcos’altro? Certo può darsi che Atene sia solo cercando di mostrare i muscoli, così come può darsi che si tratti solo di un ultimo attacco speculativo prima di un periodo di calma relativa (passato lo “scoglio” dei rimborsi da qui a maggio, Atene non avrà altri debiti da rifinanziare prima del 2011). Ma potrebbe anche esserci qualcosa di peggio: c’è n’è a sufficienza, a nostro avviso, per abbassare il nostro giudizio sull’affidabilità della Grecia dall’attuale “discreta” al livello minimo, cioè “sufficiente”.

La via americana
A conferma del fatto che Atene sta cercando di finanziarsi su altri fronti, possibilmente meno cari, è arrivata anche la notizia secondo cui starebbe per emettere un bond negli Usa, sperando così di superare la sempre minor affezione degli investitori europei (l’ultima asta ha visto un drastico calo del rapporto tra domanda e offerta).

Brutti segnali
In questo scenario incerto il differenziale di rendimento tra i bond greci e il più “tranquillo” bund tedesco è schizzato oltre il 4%, un record mai toccato dall’introduzione nell’euro nel 1999 (settimana scorsa era “solo” del 3,5%).

Molti titoli ne hanno pagato le conseguenze: il prezzo del bond con scadenza 2017 è passato in un solo giorno da 88,22 a 85,03 (-3,6%), quello con scadenza 2018 è calato da 88,95 a 85,8 (-3,5%), quello con scadenza 2019 passa da 97,1 a 92,9 (-4,3%).

Anche il prezzo dei credit default swap, una sorta di “assicurazione” sul rischio fallimento della Grecia, torna a segnare allarme rosso: in una sola giornata è passato da circa 320 a 374, il livello più alto dallo scorso febbraio.

Fonte: www.altroconsumo.it

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Questa voce è stata pubblicata il 9 aprile 2010 da in Consumatori & Utenti, Economia, Soldi, Banche, Assicurazioni , ecc. con tag , , , , , , .
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