Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Il silenzio della musa

La stanza è sempre la stessa. L’inquadratura anche. Così come la donna di schiena. Eppure, ogni quadro, ogni colore, ogni pennellata è un sofferto passo in più verso la perfezione. I dipinti di Viktor Riis sono come lui: si alimentano di silenzio e di studio. Neppure la sua musa, la moglie Severine, può infrangere il delicatissimo cristallo in cui è racchiusa la sua ispirazione.

C’è solo un modo, per la musa, di sottrarsi al silenzio che il marito le impone: affidare il proprio amore per la vita e per l’arte a un diario. Ed è in quelle parole che forse risiede la chiave di un enigma: perché negli ultimi tre quadri di Riis la musa non compare più?

Il diario di Severine, scritto in Danimarca nei primi del Novecento, giunge misteriosamente nelle mani dell’ultimo proprietario dei quadri, Joen Alsted, ambasciatore danese nella Romania di Ceaus¸escu e coinvolto, suo malgrado, in un delicato intrigo internazionale.

Vent’anni dopo, alla sua morte, sarà compito di Freya, studiosa d’arte legata agli Alsted da un amore filiale, cercare di far luce su una vicenda che affonda in un passato in parte anche suo, e il cui perno sembra ancora e sempre la figura sfuggente e irraggiungibile della donna nei dipinti.

“Percepisco i suoni leggeri che Viktor produce mentre lavora, quando posa il tubetto di colore, sceglie dal barattolo il pennello più adatto e avvicina la sedia al cavalletto.
Trascorre gran parte delle sue giornate con gli occhi puntati su di me, eppure non saprei dire cosa veda con esattezza.”

Fonte: www.illibraio.it

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 20 luglio 2010 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: