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L’aggio di Equitalia

Fonte: http://consumatore.tgcom.it/

Con questo articolo voglio analizzare quali sono i soli compensi (aggio ed altri) di Equitalia S.p.A. per l’esercizio della propria attività pubblica e considerare se sia possibile rideterminarli, anche perché incidono in maniera non indifferente sul totale delle somme che i contribuenti devono pagare.

Al rapporto esattoriale ineriscono numerosi diritti a favore di Equitalia S.p.A.:
1) diritto all’aggio;
2) percentuale sull’interesse di mora;
3) diritto alle spese di esecuzione ed alle spese di notifica;
4) diritto al rimborso delle quote inesigibili.

In ogni caso, è importante ricordare che, a decorrere dall’01 ottobre 2006, è stato soppresso il sistema di affidamento in concessione del servizio nazionale della riscossione e le funzioni relative alla riscossione nazionale sono state attribuite all’Agenzia delle Entrate che le esercita tramite Equitalia S.p.A..

L’art. 17, comma 1, D.Lgs. n. 112 del 13 aprile 1999 stabilisce che l’attività dei concessionari (oggi agenti della riscossione) è remunerata con un aggio.

L’aggio ha natura tributaria.

La misura dell’aggio, disciplinata dall’art.17 D.Lgs. n. 112 del 1999 nel corso degli anni, ha subìto rilevanti modifiche.

Oggi, il contribuente deve pagare ad Equitalia S.p.A. le seguenti percentuali di aggio:
4,65%, in caso di pagamento entro 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale;
9%, in caso contrario, senza alcun frazionamento annuale;
1%, limitatamente alla riscossione spontanea a mezzo ruolo;
9% sui relativi interessi di mora (in sostanza, pari allo 0,615% annuo), in caso di pagamento dopo 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale (novità rispetto agli anni precedenti).

Tutto ciò evidenzia l’indubbia illegittimità costituzionale dell’art. 17 citato per irragionevolezza (artt. 3, 23, 53 e 97 della Costituzione) perché:
– c’è una sproporzione non giustificata economicamente tra l’aggio dell’1% e del 9% a seconda della spontaneità o meno del pagamento a mezzo ruolo;
il limite di pagamento dei 60 giorni non tiene conto, assurdamente, della sospensione feriale dei termini per proporre ricorso;
– l’aggio al 9%, non tiene conto del fatto che il suddetto mancato pagamento può dipendere dalla sospensione della riscossione a cura del giudice tributario o della stessa Amministrazione finanziaria o per cause di forza maggiore o per obiettive condizioni di incertezza sull’applicazione della norma tributaria;
– infine, nella determinazione dell’aggio nella misura unica e fissa del 9%, il legislatore non ha tenuto più conto della situazione sociale ed economica di ciascun ambito territoriale.

Anche la Corte Costituzionale con la sentenza n. 480 del 22-30 dicembre 1993 si è pronunciata sul compenso spettante al “vecchio” concessionario in misura percentuale delle somme riscosse, stabilita con un importo minimo (appunto Lire 15.000) ed un importo massimo, distintamente, per i pagamenti spontanei eseguiti dopo la notifica della cartella di pagamento, in base alla normativa siciliana  ed alla normativa nazionale.

Secondo la Corte Costituzionale, non c’è irragionevolezza quando l’aggio viene contenuto in un importo minimo e massimo che non superi di molto la soglia di copertura del costo della procedura.

Oggi, invece, con l’importo fisso del 9% non può certo parlarsi di ragionevolezza (artt. 3, 53 e 97 della Costituzione), soprattutto tenendo conto del costo del servizio pubblico non più gestito da concessionari privati, ma da Equitalia S.p.A., che è un ente pubblico economico.

Al “vecchio” esattore spettava l’indennità di mora sulle entrate per le quali sussisteva l’obbligo del “non riscosso per riscosso”.

E’ bene a questo punto precisare che “l’obbligo del non riscosso come riscosso” è stato totalmente abrogato, dal 26 febbraio 1999, dall’art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 37 del 22 febbraio 1999.

In definitiva, secondo me, il 9% sugli interessi di mora (pari allo 0,615% annuo) da corrispondere all’agente della riscossione deve essere totalmente abolito perché lo stesso non ha anticipato alcuna somma, una volta abrogato l’obbligo del non riscosso come riscosso, e quindi non ha subito alcun danno patrimoniale da riparare, tenuto altresì conto che trattasi di un servizio pubblico di riscossione.

Avv. Maurizio Villani
Avvocato Tributarista in Lecce
Patrocinante in Cassazione

www.studiotributariovillani.it

Fonte: http://consumatore.tgcom.it/

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