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La tassa di concessione governativa sulle utenze telefoniche

Non è accettabile che gli utenti di telefonia siano ancora tenuti al pagamento della tassa di concessione governativa.

E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC) ricordando lo strano percorso di questo inutile balzello:

la “Tassa di Concessione Governativa”  deve essere corrisposta dagli intestatari di un abbonamento di telefonia mobile allo Stato nella misura di 5,16 euro mensili se privati e di 12,91 euro se business (ma in tale caso la tassa è deducibile per l’80 per cento).

Introdotta dal DPR sulla “Disciplina delle tasse sulle concessioni governative” del 1972, ed estesa nel 1995 ai telefoni cellulari in abbonamento, considerati “beni di lusso”, è stata abrogata nel 2003 dal Codice delle comunicazioni elettroniche che, in osservanza alle direttive comunitarie, ha liberalizzato il mercato.

In effetti nel 2007 il governo si era impegnato ad abolire la tassa ma, considerato anche il gettito 750 milioni di euro annui che essa fruttava, la decisione fu rimandata a tempo indeterminato.

Finalmente nel gennaio scorso sono state emesse due sentenze – dalla Commissione Tributaria Regionale del Veneto – che hanno stabilito che gli enti locali non sono tenuti al pagamento della tassa, e anzi che essa è illegittima, aprendo la strada alla possibile richiesta di esenzione degli utenti nonché al rimborso di quanto illegittimamente pagato.

“Per il rimborso -rende noto Dona- l’Unione Consumatori sta studiando una azione di classe: nel caso di ‘erroneo pagamento’ la richiesta può andare indietro per tre anni dal giorno del pagamento ma se invece fosse riconosciuta l’illegittimità del pagamento (nel caso in cui lo Stato facesse ricorso in Cassazione e lo perdesse), si tratterebbe di ‘indebito pagamento’ e quindi la prescrizione sarebbe di dieci anni.”

“Invitiamo i consumatori -conclude Dona- a segnalare il proprio caso a info@consumatori.it”.

Ufficio stampa Unione Nazionale Consumatori

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