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Alle strade i soldi degli abusi edilizi. Sulla carta

di Maurizio Caprino

Non se n’è accorto quasi nessuno e io stesso sono stato allertato da uno scrupoloso collega di Isoradio, che si è passato al setaccio il Milleproroghe da poco diventato legge dopo le note tribolazioni.

Nel testo c’è anche l’estensione fino al 2012 dell’articolo 2, comma 8 della legge 244/07. Tradotto in italiano, vuol dire che i proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni in materia (Dpr 380 del 6 giugno 2001) possano ancora essere utilizzati dai Comuni, per una quota non superiore al 25%, per spese di manutenzione ordinaria del verde, delle strade e del patrimonio comunale.

Ma non se n’è accorto nessuno non solo perché la cosa è annegata nella babele del Milleproroghe.

Il punto, infatti, è che quella quota va divisa fra i tre utilizzi prospettati dalla norma, senza prevedere un minimo per ciascuno dei tre. E, storicamente, alla manutenzione straordinaria delle strade è andato sempre ben poco.

Quindi, per il settore di cui ci occupiamo, la norma è come se non fosse mai esistita.

Se fossero state nel frattempo attuate le novità della riforma del Codice della strada che dovrebbero effettivamente far affluire alla manutenzione parte dei proventi delle multe, poco male. Ma il fatto è che ciò non è ancora accaduto.

Se n’è lamentata più volte Confindustria, con varie sue articolazioni: la Finco e, ancora ieri per l’ultima (nel senso di più recente) volta, Assosegnaletica.

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