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La cedolare secca sugli affitti

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Leggo su Il Portale dei Consumatori

Una buona notizia, con molti (forse troppi) ma. La cedolare secca sugli affitti (19% per i contratti concordati, 21% per quelli liberi) sarà applicata – per chi la sceglie: è facoltativa – già dalla prossima dichiarazione dei redditi e consentirà ai proprietari di risparmiare sulle imposte, e agli inquilini di non subire aumenti del canone sulla base del famigerato “indice Istat”.

Che il primo anno incide relativamente poco sul canone d’affitto, ma nel caso di  contratti di 8 anni può portare a pagare molto più della cifra pattuita all’inizio.

Altro beneficio “indiretto” per gli inquilini: non pagheranno, per la parte a loro carico (il 50%), le imposte di registro e di bollo, sulla locazione, la risoluzione e le proroghe dei contratti, non più dovute dai proprietari.

In sostanza, gli immobili saranno tassati per il loro valore e non in base al reddito del proprietario. Il provvedimento si applica solo alle persone fisiche, quindi non alle imprese, e vale esclusivamente per le abitazioni.

Opinioni divergenti

La cedolare secca, sostengono da Tecnocasa, uno dei più famosi franchising di vendita e affitti, ‘’potrà avere effetti sul mercato della locazione, contribuendo a calmierare i canoni’’.

Di tutt’altro avviso il Sunia. Secondo il sindacato degli inquilini, il provvedimento è“un favoritismo nei confronti dei proprietari più ricchi, mentre gli inquilini risparmieranno ben poco”. Una tesi confermata da uno studio della Cgia di Mestre.

Secondo il Sunia, “con questo sistema gli affitti continueranno a  essere proibitivi. Nessun reale incentivo è stato dato per il sostegno degli affitti a canone concordato che a loro volta sono l’unico freno all’impennata dei prezzi”.

Del resto, anche ai proprietari cui l’opzione della cedolare conviene è richiesta un po’ di attenzione.

Che fare, si chiede ad esempio “il Sole 24 Ore”, degli adeguamenti Istat dei primi mesi del 2011 già intascati dai proprietari?

Il quotidiano della Confindustria  ricorda anche che il reddito soggetto alla cedolare va comunque conteggiato per il calcolo dell’Isee e, in generale per le detrazioni, deduzioni e tutti i benefici non tributari legati al reddito. “Meglio non dimenticarlo”, suggerisce il giornale.

Niente è per sempreUna volta effettuata l’opzione per il nuovo tipo di imposta, la tassazione si applica per tutta la durata del contratto e non va più confermata. C’è anche la possibilità di tornare indietro: la decisione si può revocare entro il termine di versamento annuale della vecchia imposta, ovvero 30 giorni dalla data della stipula.

Da tener presente che per chi decide di passare al nuovo regime fiscale sono esclusi rimborsi per eventuali versamenti o acconti già versati in ossequio al vecchio regime. Anche per la cedolare secca è ammesso il pagamento rateale degli acconti, che non possono essere inferiori all’85% del dovuto.

Impegni scritti

Gli inquilini, se il proprietario ha optato per la cedolare secca, riceveranno una comunicazione tramite lettera raccomandata con la quale vengono informati di tale decisione. La comunicazione deve contenere la rinuncia del proprietario a chiedere aumenti di qualsiasi natura e titolo per tutto il periodo in cui opta per il nuovo regime fiscale (clausole Istat, aumenti per lavori, aumenti scadenzati nel tempo di canoni e degli oneri accessori se integrati nel canone). In caso contrario la comunicazione è inefficace e rende non valida fiscalmente l’opzione.

Divieto di aumenti

Entro il 6 giugno 2011 i proprietari devono registrare i contratti in corso  “in nero” e irregolari (per esempio, scritti e non registrati o neppure scritti).  Dopo questa data l’inquilino dovrà controllare la sussistenza o meno della sanatoria delle irregolarità. Fatto questo, per l’inquilino fiscalmente non cambia nulla, ma scatta il diritto a non subire aumenti del canone in applicazione dell’adeguamento Istat o per altri motivi (come  lavori e oneri accessori).

°°°

Leggo su Altroconsumo

Novità in vista per chi possiede una casa e la dà in affitto. Lo scorso aprile l’Agenzia delle entrate, in netto anticipo rispetto alle previsioni di molti, ha pubblicato un provvedimento con il quale ha reso materialmente possibile tassare con l’imposta sostitutiva, la cosiddetta “cedolare secca”, i redditi che provengono dall’affitto di immobili.

Cosa cambia…
La cedolare secca è il nome dato al regime opzionale di tassazione del canone di locazione che sostituisce l’Irpef, le addizionali regionali e comunale, l’imposta di registro e l’imposta di bollo sul contratto di locazione. In pratica, sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti, la cedolare secca si applica con un’aliquota fissa del 21% al posto di quella Irpef che varia in funzione del reddito. La cedolare secca scende invece al 19% se i contratti di locazione sono a canone concordato.

In realtà il risparmio per chi affitta può variare di molto, a seconda del proprio reddito. Facciamo un paio di esempi per capirci. Se si affitta un appartamento a 4.800 euro annui e si possiede un reddito da lavoro di 30mila euro il risparmio arriverà a 775 euro. Se invece il proprio reddito è inferiore agli 8mila euro il risparmio si ridurrà a soli 26 euro. La logica è chiara. Più si guadagna, più si risparmia.

…e quanto tempo avete
I proprietari di abitazioni date in affitto potranno applicare la cedolare nel 730 o nel modello Unico del 2012. Nell’immediato, le loro incombenze saranno il versamento dell’acconto – entro il 16 giugno – e l’invio della raccomandata all’inquilino, con cui lo informano di aver scelto la cedolare.

La raccomandata deve specificare la rinuncia per tutto il periodo del contratto all’aggiornamento del canone, incluso l’adeguamento Istat annuale. In altre parole l’importo del canone rimane congelato per tutta la durata del contratto di locazione.

Per passare al nuovo regime l’Agenzia delle entrate ha predisposto un nuovo modello, specifico per scegliere la cedolare secca in sede di registrazione di un nuovo contratto. Il suo nome è Siria, ed è scaricabile dal sito dell’Agenzia ma anche dal nostro portale, (qui trovate un fac-simile commentato).

Allo stesso modo, la normativa ha modificato il tradizionale “modello 69”, utilizzato finora per la registrazione dei contratti di locazione, aggiungendo la possibilità di optare per la cedolare secca.
Per entrambi i modelli rimangono validi i vecchi termini che prevedono la presentazione entro 30 giorni dalla data di stipula del contratto.

L’acconto
Per pagare acconto e saldo usate il “Modello F24”. Moltiplicate per il 21% (o il 19% nel caso di canone convenzionato) l’importo totale del canone annuo. Su questa cifra calcolate l’85%, vale a dire la somma d’acconto dovuta allo Stato.

Qualora l’acconto non superi i 51,65 € nulla è dovuto. Se invece non supera i 257,51 € pagate tutto entro il 30 novembre. Attenzione però: in caso superiate quest’ultimo importo, pagate il 40% entro il 16 giugno e il rimanente 60 entro il 30 novembre.

Come fare
Una volta scaricato e compilato il modello “Siria” bisogna, tramite i soggetti abilitati (commercialisti, Caf ecc…) inviarlo all’agenzia delle entrate esclusivamente per via telematica.

La copia che avete scaricato e presentato all’intermediario rimarrà a voi. Conservatela insieme alla ricevuta di avvenuta presentazione del modello telematico. Se però siete forniti del Pin per accedere ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, potrete compilarlo e inviarlo autonomamente.

Quando usare “Siria” e quando passare al “Modello 69”
Il modello “Siria” può essere usato solo se:
– I locatori e gli affittuari sono al massimo tre.
– Si sta affittando una sola unità abitativa con al massimo tre pertinenze (cantina, box ecc..).
– Tutti gli immobili devono essere censiti al catasto con rendita.
Non può invece essere utilizzato in tutti gli altri casi in cui si continua a utilizzare il vecchio “Modello 69” a cui sono state apportate le debite modifiche per passare alla cedolare.

Un commento su “La cedolare secca sugli affitti

  1. Leonardo Covelli
    26 maggio 2011

    Chiedo delucidazione sui seguenti due punti:
    – l’uso del modello “siria” è applicabile per le scadenze annuali del contratto ed il modello 69 (modificato)per nuovo contratto?
    – per la risoluzione anticipata del contratto si continua a pagare i famosi € 69?
    grazie LEO

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