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Solfiti e sale negli alimenti, il falso allarme di Anna Bartolini su “Oggi”

Se anche gli addetti ai lavori si mettono a scrivere in modo impreciso, siamo a posto…

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Una sintesi dell’articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare

Il radar anti-bufale de ilfattoalimentare.it ha intercettato il numero dell’11 maggio di “Oggi”, sul quale Anna Bartolini, nella rubrica “La borsa della spesa”, lancia un falso allarme sui solfiti. Al di là dei toni allarmistici del tutto fuori luogo, vi sono alcune inesattezze che devono essere corrette.

Anzitutto, non è vero che “una legge impone di dichiarare la presenza di solfiti anche sulle etichette dell’aceto balsamico e di quello di vino”.

La “direttiva allergeni” (dir. 89/2003/CE, recepita in Italia con d.lgs. 114/06) prevede l’obbligo di indicare la presenza di solfiti solo quando la loro concentrazione nel prodotto sia superiore a 10mg su kg/lt.

Al di sotto di questa concentrazione la lista degli ingredienti può riportare la presenza degli additivi mediante citazione dei codici di autorizzazione comunitaria (E 220-228).

La Bartolini, con un inspiegabile salto logico, scrive anche che “molti piatti non preparati in casa (salumi, formaggi, snack, primi pronti, pani speciali, corn flakes) sono definiti “cibi a rischio” dai nutrizionisti”.

Davvero, e perché? “Sia perché sono ricchi in sale sia perché, appunto, molto spesso contengono solfiti”, prosegue l’articolo.

Cosa si vuole dire con queste dichiarazioni approssimative?

Nei prodotti citati si fa un uso decisamente marginale dei solfiti come conservanti. Per i salumi, per esempio, ci sarebbe assai più di che allarmarsi sull’impiego dei nitrati. Semmai i cibi elencati possono essere criticati per l’eccessiva presenza di sale.

Questo non significa che gli alimenti salati si devono considerare per definizione “a rischio”.

Bisogna invece imparare a mangiare cibi meno salati, ridurre il sale nell’acqua di cottura della pasta e leggendo attentamente le etichette dei prodotti alimentari che indicano il quantitativo presente.

Infine, sui solfiti l’allarmismo della Bartolin sembra del tutto fuori luogo.

I solfiti sono utilizzati da da lungo tempo per la conservazione – vale a dire anche per la protezione, la garanzia della sicurezza – di molte categorie di prodotti alimentari. L’impiego nel vino è già documentato dagli antichi romani.

Oggi il loro utilizzo come additivi alimentari è autorizzato in UE, sulla base di valutazioni periodiche ricorrenti ora affidate all’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

La nocività dei solfiti, peraltro, è documentata soprattutto in campo allergico.Va dunque considerata con estrema attenzione, ma soprattutto dalle persone con tendenze asmatiche e allergiche.

Inutile seminare il panico in maniera indistinta.

Lettura integrale dell’articolo QUI

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