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Ogm, il Parlamento europeo fa un passo indietro

in sintesi un articolo di Dario Dongo che leggo su Il Fatto Alimentare e del quale suggerisco la lettura integrale.

Il 5 luglio il Parlamento europeo in seduta plenaria ha adottato in prima lettura  la relazione sulla proposta della Commissione  di lasciare agli Stati membri la scelta se limitare o vietare la coltivazione di Ogm nei loro territori.

Ma crediamo davvero che la questione possa venir risolta con il motto “Not In My Back Yard” (NIMBY)? Proviamo a guardarci attorno.

Il Parlamento si è spinto oltre la proposta della Commissione, e ha definito con maggior chiarezza i motivi che legittimano ogni Stato membro a vietare la coltivazione di Ogm sui propri territori:

ragioni di carattere ambientale, quali la resistenza agli antiparassitari, la preservazione della biodiversità, la mancanza di dati sulle potenziali conseguenze negative per l’ambiente

motivazioni di tipo socio-economico, come ad esempio l’impossibilità di attuare misure di coesistenza idonee a proteggere l’agricoltura convenzionale o biologica dai rischi di contaminazione con Ogm.

Tutti gli Stati membri devono in ogni caso adottare misure per prevenire la contaminazione  e assicurare che i responsabili di eventuali incidenti possano venire condannati al risarcimento dei danni .

Soddisfatta del voto la relatrice Lepage: “sono lieta che il Parlamento abbia raggiunto un accordo sugli OGM, per anni una difficile questione di interesse pubblico. Se il Consiglio riesce a raggiungere una posizione comune, questo accordo equilibrato permetterà ai paesi e alle regioni di non coltivare OGM, se non lo desiderano”.

Il Consiglio si era già espresso in direzione contraria a quella del Parlamento, il 27 settembre scorso, bocciando la proposta della Commissione di rimettere a ciascun Paese membro la scelta se autorizzare o meno la coltivazione di Ogm a casa propria .

Un po’ meno soddisfatto è parso il Commissario europeo per la Salute e i Consumatori John Dalli, che ha insistito sul valore delle vigenti procedure, centralizzate, per la valutazione del rischio (affidata all’Efsa) e le autorizzazioni in tema di Ogm da parte della Commissione europea) .

I soli OGM autorizzati per la coltivazione in UE, di fatto, sono un mais e una patata geneticamente modificata.

L’impressione è che nessuno voglia assumersi la responsabilità di valutare a fondo la questione.

La battaglia tra i fautori e gli oppositori degli Ogm continua a sembrare una lotta tra campanili, tuttavia avulsa dalla realtà: da un lato i coltivatori americani, argentini e canadesi dall’altro i governi locali e gli agricoltori di varie parti d’Europa.

Se si osasse guardare alla realtà si potrebbe annotare che la diffusione degli Ogm è inarrestabile: nel 2010 le superfici coltivate hanno superato i 148 milioni di ettari, su 29 Paesi nei cinque continenti .

Ma perché gli agricoltori di ogni parte del mondo coltivano Ogm? Grandi o piccoli che siano i loro appezzamenti, si suppone che essi abbiano simili esigenze: ridurre i costi, migliorare le rese, garantire la sicurezza dei raccolti.

Il biotech non è certo l’unica né la migliore delle soluzioni, visto che l’eco-agricoltura e la tutela delle coltivazioni locali su piccola scala potrebbero sortire migliori effetti.

Ciò nonostante, la ricerca sulle tecnologie genetiche prosegue nell’intero pianeta, e viene condotta non soltanto dai soliti noti, ma anche da università, amministrazioni pubbliche, enti di ricerca indipendenti.

Al di là delle ideologie potrebbe esser giunta l’ora di affrontare questioni sinora trascurate, che pur meritano attenzione:

1) Perché questo OGM? Sarebbe interessante iniziare a discernere le sementi GM in relazione alle loro finalità specifiche, anziché fare “di tutta l’erba (Ogm) un fascio”.

2) Come è realizzato questo Ogm? Un altro aspetto degno di considerazione, quantomeno sotto il profilo etico, è l’oggetto della ricerca.

3) Quanto è sicuro questo Ogm?  La valutazione di sicurezza viene affidata ad autorità indipendenti, sulla base di protocolli che appaiono rigorosi.

Possiamo pretendere che l’aggiornamento di questi protocolli segua effettivamente il passo dell’evoluzione della ricerca, in modo da poter intercettare ogni possibile nuovo rischio emergente? E che i prodotti già valutati siano sempre mantenuti sotto controllo, per consentire valutazioni di sicurezza sul medio-lungo termine?

Alcune regole già esistono, per la tutela dell’ambiente e i politici potranno anche migliorarle quando riusciranno a pensare ad altro che al velleitario proclama del NIMBY (Not In My Back Yard).

Un commento su “Ogm, il Parlamento europeo fa un passo indietro

  1. claudio
    14 luglio 2011

    Ma perché gli agricoltori di ogni parte del mondo coltivano Ogm?

    La risposta è molto semplice! Perchè nei loro Paesi non esiste “separazione di filiera”, per cui sul mercato esiste un unico prezzo per il mais convenzionale e per quello OGM. In relazione al fatto che il costo di produzione del mais OGM è inferiore a quello del mais convenzionale è ovvio che gli agricoltori preferiscano coltivare quello OGM, tanto il prezzo di vendita sarà lo stesso e, conseguentemente, il margine sarà superiore!

    Fortunatamente nei Paesi in cui la persona ha ancora voce è stata richiesta l’etichettatura degli OGM, per cui non c’è stato questo grosso sviluppo e questa pressante richiesta di coltivare OGM da parte degli agricoltori.

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