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La stangata sull’auto: parlano le associazioni dei consumatori

leggo su Il Portale dei consumatori

Con l’estate dovevano arrivare finalmente i tanto sbandierati tagli alle auto blu, privilegio aborrito della casta, e invece si è materializzata una clamorosa stangata per tutti gli altri automobilisti.

Tra l’aumento di 4 centesimi delle accise sui carburanti, l’incremento del tributo provinciale sull’Rc-auto deciso già da una trentina di amministrazioni, la modifica dell’Ipt (Imposta provinciale di trascrizione), attesa per i primi di settembre, il governo ha deciso che l’auto privata è un bene di lusso e il suo proprietario un cittadino da tartassare.

Basta pensare che, oltre al bollo (attualmente aumentato per i veicoli con cilindrata superiore ai 225 kW), il peso delle imposte supera il 50% di quello che si paga alla pompa e sfiora il 30% di quello che si spende per assicurare la macchina con l’Rc-auto.

Così per l'”eccezionale afflusso di cittadini appartenenti a paesi del Nord Africa” e per la necessità di salvare il Fondo unico per lo spettacolo, gli italiani da qualche tempo pagano circa 3 euro in più a pieno (2,1 miliardi di euro in totale in un anno).

“In pochi giorni”, dichiara Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum, “gli italiani hanno perso quel piccolo risparmio accumulato con l’abbassamento del prezzo del petrolio e hanno visto la benzina schizzare nuovamente oltre 1,60 euro”.

E aggiunge: “Adiconsum ha avanzato due proposte al governo per contenere i prezzi: aumenti periodici e non giornalieri ed eliminazione di costi impropri, come la tassa per la guerra di Abissinia”.

Di “prezzi incredibili, che non si erano mai registrati neanche quando il petrolio aveva raggiunto quota 147 dollari al barile”, parla Federconsumatori.

“A determinare questi costi elevatissimi non vi è solo l’ormai incontrollato meccanismo della doppia velocità, ma c’è anche ‘lo zampino’ del governo che ha voluto infierire aggiungendo l’aumento delle accise sui carburanti non una, ma ben due volte (solo per la benzina, la prima volta di 2 centesimi, la seconda di altri 4 centesimi).

A questi danni si aggiunge il mancato intervento per favorire un processo di modernizzazione della rete e per mettere in campo i provvedimenti concordati con l’intera filiera petrolifera (ad esempio la Commissione Istituzionale sulla doppia velocità e l’eliminazione dei millesimi per favorire la comparazione tra i prezzi della benzina).

Insieme alle associazioni professionali di settore, stiamo portando avanti un disegno di legge per avviare un serio processo di modernizzazione della rete, che potrà portare a risparmi di 9-10 centesimi al litro”.

Le associazioni dei consumatori riunite nella sigla Casper (Adoc, Codacons Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) hanno annunciato la preparazione di un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia relativamente ai listini dei carburanti.

“I rincari di benzina e gasolio registrati negli ultimi giorni sono eccessivi e hanno portato i listini a livelli preoccupanti, raggiungendo al sud Italia quota 1,665 euro al litro – spiega Casper -. Aumenti che, temiamo, rappresentano solo l’inizio della speculazione sulle vacanze estive degli italiani, e che non trovano alcuna giustificazione dal momento che le quotazioni del petrolio appaiono in calo”.

“A causa di tali abnormi incrementi alla pompa, rispetto allo stesso periodo del 2010 ogni automobilista spende oggi 10,6 euro in più per un pieno di benzina, e addirittura 12,2 euro in più per un pieno di diesel. Una stangata che si abbatterà come un macigno sulle vacanze degli italiane”, proseguono Adoc, Codacons Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori.

Per le associazioni di Casper è indispensabile quindi un intervento della magistratura per accertare eventuali anomalie a danno dei consumatori nella formazione dei prezzi di benzina e gasolio, anomalie che potrebbero configurare l’ipotesi di aggiotaggio.

Intanto, per assicurare la quattro ruote, pagando le tariffe più care d’Europa, si potrebbe essere costretti a sborsare in media 15 euro in più all’anno. A tanto ammonta l’incremento del costo della polizza per un’auto di media cilindrata imposto da alcune Province per recuperare quegli introiti tagliati con le ultime due Finanziarie.

Da Alessandria a Pesaro, da Milano a Lecce, da La Spezia a Bologna, passando per Treviso e L’Aquila, le amministrazioni che hanno deciso di appesantire il balzello crescono di ora in ora, nonostante che l’Upi, l’associazione che le rappresenta tutte e 110, abbia tentato di dissuaderle.

L’articolo 17, comma 2, del d.lgs. n. 68 (6 maggio 2011), il quinto decreto attuativo della legge sul federalismo fiscale, infatti, permette alle Province di aumentare o diminuire di 3,5 punti percentuali l’aliquota base dell’imposta Rc-auto, pari al 12,5% del premio che si paga all’assicurazione: la bellezza di 2 miliardi e 200 milioni di euro.

(Aumentare o… diminuire? 😀 Devo ancora vedere un’amministrazione che fra le due opportunità scelga quella a vantaggio del cittadino.)

La norma prevede che le variazioni avranno effetto dopo un mese dalla pubblicazione del decreto, purché le Province abbiano inserito le misure in bilancio entro il 30 giugno 2011. A partire da agosto, insomma, in tanti potrebbero ritrovarsi un’amara sorpresa al momento del rinnovo della polizza auto.

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