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Comunisti vecchi e nuovi a cui piace il super-vitalizio

leggo su Lettera 43

Compagno sì, ma con buona uscita da centinaia di migliaia di euro. Anni e anni a difendere i diritti dei lavoratori per poi finire con un vitalizio che in due mesi raggiunge una somma equivalente a un anno di stipendio. Lo spettro della Casta, insomma, aleggia anche su una certa sinistra che si definisce proletaria, ma vive tra i privilegi.

Gli esempi non mancano. Dagli oltre 3 mila euro pagati a Toni Negri per i suoi 64 giorni da parlamentare nel 1983 alle due pensioni che ogni mese finiscono nelle tasche di Luciano Violante, per un totale di 16.680 euro.

(L’8 maggio 2011 Violante ammoniva: La questione del taglio dei costi della politica è un problema di etica pubblica.)

Nel mezzo, cifre astronomiche per tutti gli ex segretari delle molteplici sigle in cui sono divisi i comunisti in Italia: 9.604 per Armando Cossutta, 5.990 per Achielle Occhetto, 5.305 per Oliviero Diliberto e Fausto Bertinotti, 4.277 per Franco Giordano.

E dire che in molti si sono spesi, e in più riprese, a favore della riduzione dei costi della politica. «Con il latte ho succhiato il manifesto del partito comunista», ebbe a dichiarare la figlia di Cossutta, Maura, anche lei titolare di una maxipensione da 4.725 euro al mese. Eppure gli storici e i filosofi non rammentano passaggi su vitalizi dorati, al suo interno…

lettura integrale dell’articolo QUI

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P.S. Anche Giulio Tremonti, ha sposato una pensionata baby. Si chiama Fausta Beltrametti e dal 1986, quando aveva 39 anni, ha diritto a una rendita di anzianità pari (ai tempi della Lira) a 1,9 milioni al mese. Comunque sia è in buona compagnia, come si legge in questo articolo del Corriere del 1997.

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