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Perché le tariffe delle telefonate fisso-mobile sono così alte?

in sintesi un articolo che leggo su Il Portale dei Consumatori

Perché le tariffe delle telefonate fisso-mobile sono così alte? La domanda è legittima, ma la risposta tuttavia è complessa e ruota attorno alle tariffe di terminazione, un sovrapprezzo che grava su ogni telefonata fisso-mobile e che in Italia è a livelli molto più alti del resto d’Europa.

Secondo gli operatori di telefonia fissa la tariffa di terminazione rappresenta quasi il 30% di quei 19 cent/min che mediamente si pagano per ciascun minuto di telefonata da fisso a mobile. In altre parole, la spesa per chiamare da casa su un cellulare è gonfiata di un terzo, a esclusivo beneficio delle aziende che operano nella telefonia mobile. Una distorsione che all’estero è stata già risolta. Ma che in Italia ancora resiste.

Nel 2009 la Comunità europea aveva chiesto all’Autorità garante per le comunicazioni, che ha il compito di fissare le tariffe di terminazione, un loro abbattimento entro il 2012.

Con due anni di ritardo, il 5 maggio 2011 il consiglio dell’Agcom, ha approvato una proposta di delibera nella quale ha individuato il nuovo percorso di riduzione tariffaria che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2012.

Ma non piace alla Commissione europea, ai consumatori e ai gestori della telefonia fissa.

La proposta di Agcom fissa per i tre principali operatori mobili tariffe di terminazione decrescenti: 4,10 centesimi (di euro al minuto) per il 2012; 2,60 per il 2013; 1,60 per il 2014; 0,98 centesimi per il 2015.

Per H3G, ultimo operatore entrato sul mercato e ancora svantaggiato (ha meno frequenze), l’Autorità ha previsto una tariffa più favorevole per il prossimo biennio. Ma dal 2014  si arriverebbe alla piena simmetria tariffaria tra tutti e quattro gli operatori.

La decisione finale dell’Agcom è stata nuovamente sollecitata da Bruxelles, che ha accolto le contestazioni degli operatori del fisso e di Altroconsumo, e ha chiesto all’Authority italiana un’accelerazione del percorso di riduzione delle tariffe. Salvo ulteriori ritardi, il responso è atteso per gli inizi di ottobre.

La proposta di decisione dell’Agcom ha sollevato molte critiche tra gli operatori della telefonia fissa. In una lettera inviata alla Commissione europea, Fastweb, Tiscali e Aiip hanno denunciato il disallineamento del listino proposto da Agcom con quelli europei. Ma non ai profitti degli operatori mobili. Per loro, secondo un calcolo degli operatori fissi, l’extra profitto annuale (rispetto alla media europea) è di circa 1 miliardo di euro.

Fastweb, Tiscali e Aiip hanno chiesto alla Commissione di indurre Agcom ad allineare le tariffe italiane a quelle della media europea e di far scendere i prezzi più rapidamente e quindi già dal 2012 avere un prezzo non superiore ai 3,1 cent/min.

Dello stesso avviso è Altroconsumo. Insieme al Beuc,  l’associazione si è rivolta alla Commissione europea per invocare un suo intervento affinché l’Agcom possa rivedere la sua proposta di decisione e adotti un percorso di riduzione delle tariffe molto più rigoroso.

Perché, dice Marco Pierani di Altroconsumo, “se è vero che le tariffe di terminazione vengono pagate tra operatori, è pur vero che esse si ribaltano inevitabilmente sul prezzo al consumo”.

A determinare i prezzi applicati ai clienti concorrono molti fattori e la tariffa di terminazione è solo uno di questi. Così sostengono gli operatori di telefonia mobile, che tifano per il mantenimento del balzello. A supporto della loro tesi, le compagnie citano uno studio della Fondazione Magna Charta che fa il punto sugli investimenti telefonici.

Secondo la Fondazione, tra il 2007 e il 2010 i ricavi per gli operatori sono diminuiti di oltre il 15%, e un’ulteriore diminuzione è prevista per il 2011 in un momento in cui investire è necessario per far fronte al crescente fabbisogno di banda (in capacità e velocità).

In questo contesto preoccupa soprattutto la prospettiva di un taglio delle tariffe di terminazione mobile: un intervento così immediato non solo causerebbe una riduzione dei ricavi degli operatori, ma inciderebbe sui programmi di investimento e sui consumatori finali che non si gioverebbero di una ridefinizione della struttura dei costi retail.

Da qui deriva la richiesta indirizzata all’Agcom, e sostenuta peraltro anche da alcuni parlamentari, di “congelare per qualche anno” qualsiasi tipo di intervento.

Lettura integrale dell’articolo QUI

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