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Fisco e assistenza: quale riforma possibile?

in sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo

Alla Camera dei deputati sono in corso i giochi per ridisegnare il nostro sistema fiscale e assistenziale. Anche noi siamo stati convocati per dire la nostra sul disegno di legge in discussione. Queste le nostre osservazioni.

Concordiamo con il disegno di legge riguardo alla riunione di tutte le leggi fiscali in un unico Codice, che comprenda anche i princìpi dello “Statuto del contribuente”.

Chiediamo, però, che questi princìpi diventino legge costituzionale, così da non poter essere modificati da altre leggi e leggine ordinarie. Questo per far sì che nessuna legge fiscale possa avere effetto retroattivo (in sostanza, per non cambiare le regole del gioco a partita iniziata). Inoltre in questo modo, finalmente, le leggi fiscali dovranno diventare chiare anche per i non addetti ai lavori.

Il disegno di legge in discussione prevede la rimodulazione delle aliquote Irpef a soli 3 scaglioni di reddito, che pagherebbero il 20, il 30 e il 40% dell’imponibile fiscale. Riteniamo che questo tipo di revisione debba però accompagnarsi al mantenimento delle detrazioni di base (lavoro e famiglia), perché senza queste ultime verrebbero penalizzati i redditi più bassi.

Allo stesso modo, deve essere rivista la soglia di reddito per esser considerati a carico: il limite di reddito di 2.840,51 euro è infatti superato (è fermo dal 1995). Bisogna aggiornarne l’importo per adeguarlo alla realtà economica attuale.

L’Iva al 21% deve ritornare al 20%, ma deve essere estesa anche ad alcuni beni su cui attualmente vengono applicate ingiustificatamente aliquote più basse. Inoltre, ed è importante, l’aliquota del 38%, che attualmente colpisce pochissimi beni, deve essere abbassata ma applicata a tutti i beni che possono essere  considerati voluttuari o di lusso.

Deve cambiare l’atteggiamento dello Stato nel confronti del contribuente.

Quest’ultimo viene infatti trattato in maniera differente a seconda che debba dare o avere dei soldi dalla pubblica amministrazione.

In particolare, ci sembra assurdo che ogni volta che lo Stato deve versare contributi si premuri di verificare la condizione del contribuente all’interno di una famiglia, mentre quando deve chiedere contributi aggiuntivi, consideri in automatico il contribuente come entità singola, senza considerare la sua situazione familiare.

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