Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Fuga dalle auto potenti: il redditometro genera mostri

di Maurizio Caprino

Sarà per la stangata imposta dalla manovra, sarà per la bomba che ha ferito il direttore generale di Equitalia, sta di fatto che da dieci giorni la lotta all’evasione fiscale è tornata sulle prime pagine.

E via con i succulenti dati fatti trapelare dall’Anagrafe tributaria sui falsi poveri che risultano proprietari di beni di lusso, via con gli articoli sulle cose mirabolanti che possono fare i supercomputer del fisco eccetera.

Ma io, nel mio piccolo, ricevo lettere preoccupate di gente cui il commercialista consiglia di vendere la Mercedes del 2003 o di non acquistare la Porsche usata ormai a prezzo stracciato (causa superbollo e Ipt esosa, entrambi introdotti dalle manovre economiche 2011). Il tutto per non incappare nelle maglie del nuovo redditometro.

E allora mi viene il dubbio che si stiano bloccando i consumi (non solo le vendite di certe auto) in nome di una crociata infondata. Almeno in materia di auto. Vi spiego perché.

A guardare i dati forniti dall’Anagrafe tributaria al Sole-24 Ore, c’è da prendere i forconi: almeno un quarto di chi possiede auto “di lusso”, barche di fascia “media o alta” e aerei dichiara al fisco meno di 20mila euro annui. Non dubito che su barche e aerei il discorso possa filare. Ma sulle auto c’è da stare molto più attenti.

La distorsione sta nel fatto di considerare vetture di lusso tutte quelle con potenza superiore a 185 kW, come da nuovo superbollo. Questo è giusto nel caso degli esemplari nuovi e nemmeno sempre, come vi spiegavo prendendo come esempio il caso della Chevrolet Camaro.

Ma un’auto non è una casa: si svaluta nel tempo, fino ad arrivare a valore zero nel giro di 10-15 anni (dipende dal modello, dalle sue condizioni e dalla zona in cui si trova, perché i blocchi del traffico antismog hanno falcidiato le quotazioni in molte aree del Nord e del Centro). Le auto potenti si svalutano ancora di più: non solo perché costano molto in termini di manutenzione, assicurazione e carburanti, ma anche perché bollo e Ipt colpiscono la potenza.

Succede da sempre, ma in questi mesi, con le manovre economiche, la situazione è peggiorata: accise inasprite cinque volte, tariffe Ipt schizzate in alto anche per gli esemplari acquistati presso rivenditori, superbollo.

Infine, come abbiamo visto, c’è il redditometro. Il risultato è che ora pure i pochi modelli destinati davvero al collezionismo (e che quindi possono rivalutarsi nel tempo) stanno crollando: lo ha denunciato ieri l’articolo di Repubblica.it.

Il punto è che, tradizionalmente, il mercato delle auto potenti usate si basa prevalentemente su appassionati con redditi medi, che acquistano un usato “di lusso” al prezzo di una vettura nuova più “normale”, per poi fare sacrifici per l’acquisto e limitare l’utilizzo dell’auto tanto desiderata per risparmiare su manutenzione, carburante e assicurazione (da quando ci solo le polizze che si pagano in base ai giorni di effettiva circolazione).

Si può discutere sul fatto che siano persone che si fanno ammaliare da pubblicità e marketing o sul fatto che spendono soldi su modelli che a volte non sono allo stato dell’arte per quanto riguarda la sicurezza e che occorre saper guidare davvero per gustarsele davvero, ma queste sono altre storie (e comunque possedere un certo tipo di auto non è ancora un reato, nel nostro ordinamento).

Dunque, nessuno scandalo se l’Anagrafe tributaria fa vedere che il 57% dei proprietari di auto potenti denuncia un reddito compreso tra 20mila e 100mila euro. La conferma viene dal dato degli intestatari di vetture del genere che rientrano fra i “veri” ricchi, quelli che dichiarano oltre 100mila euro: certo, sono appena il 12% del totale dei proprietari, ma in valore assoluto sono 72mila.

Un numero equivalente alle auto nuove dei due segmenti di mercato superiori (assumiamo che il lusso si concentri in essi) vendute in due anni e mezzo. I conti tornano, perché un ricco generalmente la vettura la cambia dopo un periodo del genere, quando la moda torna a solleticargli il portafogli (che è tanto gonfio da non curarsi di benzina, assicurazione a tempo pieno, bollo, superbollo e Ipt).

E’ in quel momento che la vettura va a ingrossare il gruppone centrale di quelle intestate a chi ha un reddito medio e che, con quotazioni così basse, finora si è potuto permettere la “follia” (in futuro, con le strette fiscali, non si sa: dipenderà anche da quanto si abbasseranno ancora le quotazioni). Semmai resta da indagare su quel 32% di proprietari (quasi 190mila persone) che dichiara un reddito compreso tra zero e 20mila euro. Ma non si può gridare allo scandalo indiscriminatamente.

Invece col redditometro che succede? Non si considera adeguatamente l’età della vettura: si dà per scontato che il valore del bene non tracolli, che le spese di esercizio non diminuiscano sensibilmente quando l’auto passa dalle mani del ricco a quelle del semplice appassionato. E si generano mostri, come le raccomandazioni dei commercialisti a disfarsi di queste vetture per non incappare nel redditometro.

Ora, il fisco dichiara di avere banche dati e buonsenso ( N.d.P.: 😀 il buonsenso neanche sanno dove sta di casa) adeguati a scovare i veri evasori. Dimostri di averli davvero e di saperli utilizzare di conseguenza.

°°°

(Per chiarire: N.d.P. = Nota di Paoblog)

Il fisco “si sbatte” perchè ci sono gli incentivi, fatto questo che mi fa capire la ragione per la quale l’Agenzia delle Entrate “non recepisce” le sentenze a favore dei contribuenti onesti che nulla devono.

Loro la chiamano produttività, io lo chiamo accanimento... (fermo restando che è giustissimo perseguire con ogni mezzo i veri evasori.)

Partendo dal fatto che io pago le tasse ed ho un reddito normale, peraltro pesantemente intaccato dalla crisi perdurante, (come molti, ovvio) c’è da dire che il problema delle auto aziendali riguarda anche le “auto normali”, grazie anche alla Legge 14.09.2011 n. 148 che contiene una norma di interesse comune e molto penalizzante.

Viene altresì introdotta una spiacevole disposizione che consiste nel dover dichiarare entro il 31.03.2012 anche i beni che nel periodo di imposta 2011 sono stati utilizzati, anche se alienati, alla fine del suddetto periodo.

Quest’ultima disposizione dovrebbe essere adempiuta, come sopra specificato, entro il 31.03.2012 pena, in caso di inosservanza, l’applicazione della sanzione da € 258,00 ad € 2.065,00.

Quanto sopra “sembrerebbe studiato strumentalmente” per anticipare all’anno 2012 i controlli a campione di chi dà in godimento i beni ai soci o familiari, in quanto la normativa della tassazione di tali beni sarà in vigore dal 1° gennaio 2012.

Ed allora per quel che ci riguarda scatta la rottamazione per una vecchia Picasso del 2001 utilizzata poco, ma ormai c’era… tanto valeva usarla nel momento del bisogno, così come faceva un amico che ha intestato al padre il vecchio 206 del ’90, spendendo quasi 500 € di IPT & C..

Come commentava la mia commercialista: Se io utilizzo l’auto ai fini aziendali, ma loro mi concedono solo di scaricare il 40%,…l’altro 60? L’unica cosa che ho capito che qualsiasi cosa facciamo dobbiamo pagare, se giriamo di qua dobbiamo pagare, se giriamo di là pure.

Ed attenzione, queste non sono le lamentele di chi ha il Cayenne intestato all’azienda come autocarro…

E lo Stato vessa sempre i soliti noti, che si fa prima…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: