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Azioni Parmalat, una sentenza che fa scuola

leggo su Il Portale dei consumatori

Una importantissima pronuncia giurisprudenziale in materia non di obbligazioni, ma di azioni Parmalat – sottolinea Confconcosumatori – Finora c’era stato solo un precedente, a Trento nel 2007.

L’associazione dei consumatori ricostruisce poi la vicenda. Nelle scorse settimane il Tribunale di Parma ha condannato la banca venditrice a rimborsare l’investitore che aveva acquistato 40.687,47 euro in azioni Parmalat il 12 dicembre 2003, ossia poco prima del disastro. L’associato ha ottenuto la restituzione dell’intero capitale maggiorato degli interessi e delle spese del giudizio.

L’acquisto era stato effettuato in esecuzione di un regolare contratto di negoziazione, raccolta ordini e collocamento e concluso in forma scritta; in sede di assunzione del suo profilo di rischio il risparmiatore aveva dichiarato di avere un’alta esperienza in prodotti finanziari, di avere effettuato investimenti in titoli ad alto rischio e che circa 1/3 del suo patrimonio era investito in azioni.

Nonostante tali premesse la sua domanda è stata accolta in quanto le azioni Parmalat, a pochissimi giorni dal default del gruppo, avvenuto a fine dicembre 2003, sono state considerate un investimento troppo pericoloso e, per questo, inadeguato.

È  questa – dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale Confconsumatori che ha tutelato in giudizio il risparmiatore – una delle prime volte (vi è solo un lontano precedente del Tribunale di Trento) che la giurisprudenza si occupa di acquisti non di obbligazioni, ma di azioni Parmalat effettuati quando ormai l’insolvenza del gruppo era nota a tutti. Una  sentenza che fa scuola, perché è  chiarissima nell’affermare che, anche se il risparmiatore è uno che ama il rischio, non è consentito farlo investire in prodotti notoriamente pericolosi senza avvertirlo dei rischi e senza fargli sottoscrivere, come prescritto all’art. 29 Reg. Consob n. 11522/98, una dichiarazione con  la sua volontà di procedere comunque all’operazione.

A fronte di una sentenza del genere – conclude l’avv. Franchi – c’è da chiedersi come sia potuto accadere che a tanti risparmiatori che pensavano di investire in titoli sicuri, quali le obbligazioni Parmalat, sia stato dato torto in causa.

 

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