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Gli ostacoli per disattivare un abbonamento telefonico

in sintesi un articolo che leggo su Il Portale dei Consumatori e che arriva forse in ritardo per aiutare l’amico Gigi…

È vasto il campionario di disservizi cui troppe volte sono sottoposti i consumatori che vogliono disattivare un abbonamento telefonico, sia relativo ai servizi di telefonia fissa o a internet non c’è differenza.

Per farsi solo un’idea di quanto sia diffuso questo malcostume basta visitare il sito Disdette.com e leggere le testimonianze di utenti vessati dai rispettivi gestori che, in un modo o nell’altro, ostacolano la disattivazione dei servizi.

Una pratica che contrasta con quanto prevede il decreto legge “Misure urgenti per la tutela dei consumatori” del 2007, norma voluta dall’allora ministro per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, che sancisce testualmente: “I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia (…) devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferirlo presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati da esigenze tecniche (…) e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a 30 giorni”.

Sei gestori “ostacolano” o quanto meno rallentano la disdetta del cliente in vari modi, a complicare ulteriormente la vita ai consumatori ci pensano i famosi costi di distacco, cioè  le spese tecniche che gli operatori sostengono per la disattivazione del servizio o il trasferimento dell’utenza (sconfigurazione nei sistemi di fatturazione, modifica delle tabelle di instradamento delle chiamate ecc.).

E qui viene il bello, ma sarebbe meglio dire il brutto, perché conti alla mano questi costi – che vengono scaricati sul consumatore – annullano ogni eventuale beneficio che si avrebbe se si volesse migrare a un altro gestore, magari per aderire a un’offerta promozionale per telefono e internet.

A mischiare un altro po’ le carte contribuisce il fatto che ogni gestore applica propri costi di disattivazione, che variano in base al tipo di servizio di cui si decide di fare a meno. Come già in passato, abbiamo fatto il punto sulle spese di recesso dai servizi di telefonia fissa dei principali operatori.

A distanza di un anno ci sono da segnalare piccoli cambiamenti. I costi di disattivazione infatti sono stati leggermente ritoccati al rialzo a causa dell’aumento dell’Iva dello scorso 17 settembre (passata dal 20 al 21%).

Ecco quindi che staccarsi da Telecom Italia costa 48,40 euro Iva inclusa, che diventano 60,50 per la disattivazione sia dei servizi telefonici che di quelli Adsl. La stessa somma si spende per la cessazione del servizio. In certi casi però i prezzi posso lievitare, e non di poco. Si veda, ad esempio, l’offerta Tutto Senza Limiti: in caso di recesso prima dei 24 mesi previsti dal contratto il cliente sarà tenuto a corrispondere un importo di 96,80 euro.

Vodafone è l’unico operatore che prevede una tariffa unica per tutto, dalla migrazione alla cessazione, senza distinzioni in base al servizio: il cliente che si “stacca” paga 40 euro, punto.

(La mia esperienza con la disdetta di Vodafone Internet Key: Vedi Post 1, 2 e 3)

I costi di chi vuole abbandonare Tiscali vanno da 26,62 a 87,12 euro, secondo i casi. Allo stesso modo la cessazione di ogni rapporto va da 41,14 (solo telefono) a 107,69 euro (telefono e Adsl) in base all’offerta e alla tecnologia che è stata impiegata per erogarla.

Molto diversi fra loro anche i costi di Fastweb, unico gestore proprietario di un’infrastruttura di rete (in fibra ottica) indipendente da quella di Telecom Italia. In questo caso la disdetta costa 55,66 euro (un anno fa era 55,20 euro); se si decide di non rientrare in Telecom la spesa scende a 49,61 euro. La cessazione costa da 96,62 euro a 109,69.

Wind Infostrada chiede 35 euro per disattivare il telefono o internet, o entrambi. Più cara la cessazione, che può essere di 55 (servizio voce non attivo su rete Infostrada) o 65 euro (in tutti gli altri casi).

Completa il panorama TeleTu che impone agli utenti il pagamento di 40 euro per la normale disdetta, ma 30, 55 o 70 euro in caso di cessazione di ogni servizio. La raccomandazione finale quindi è di leggere con attenzione le norme scritte sul contratto che si è stipulato per non avere brutte sorprese.

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