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Il test sui conti deposito ”liberi”

in sintesi un articolo che leggo su Il Salvagente

La concorrenza, a colpi di spot pubblicitari, si gioca con tassi di interesse al rialzo, dove i nomi più blasonati spesso non sono i più convenienti.

È quello che ha scoperto il settimanale il Salvagente confrontando condizioni e interessi di 15 conti deposito, vincolati o liberi, per il test che presenta nel numero in edicola da giovedì 1 marzo.

Più redditizi di un conto corrente tradizionale, e meno rischiosi di un investimento finanziario, sul mercato ci sono ormai oltre 40 tipologie di conti di deposito, molti dei quali offrono, sulle somme vincolate per dodici mesi, un rendimento annuo netto dal 3,6 al 4,4% capace di battere l’inflazione.

Dal primo gennaio scorso poi, per effetto della rimodulazione delle aliquote fiscali, la tassazione sui depositi, liberi e vincolati, è passata dal 27 al 20%. Senza considerare che sulle giacenze al di sotto dei 5mila euro non si applica neppure l’imposta di bollo di 34,20 euro annui.

L’apertura e i costi di gestione di questi strumenti è quasi sempre a costo zero e la stragrande maggioranza degli operatori, almeno al momento, si accollano anche le spese dell’imposta di bollo.

Molti prodotti sono in promozione e alcuni richiedono anche l’apertura contestuale di un conto corrente presso lo stesso istituto. Nella maggior parte dei casi invece l’accensione di un conto deposito si fa direttamente sul web e senza essere costretti a aprire un nuovo conto corrente di appoggio. Si utilizza il proprio per alimentare, con il primo bonifico iniziale, il conto di deposito.

Queste nuove forme di investimento si dividono in due categorie: libere e vincolate.

Nel primo caso, i tassi di interesse,  sono più bassi rispetto ai depositi con vincolo, ma le somme depositate possono essere, non solo alimentate di volta in volta, ma anche ritirate in qualsiasi momento dal risparmiatore senza penalizzazioni.

I vincolati invece prevedono tassi più convenienti ma anche condizioni contrattuali da conoscere nei dettagli. Sono depositi per i quali l’investitore si impegna a non smobilizzare le somme per un determinato periodo: da un minimo di 3 mesi a un massimo di 36.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 marzo 2012 da in Consumatori & Utenti, Economia, Soldi, Banche, Assicurazioni , ecc., Leggo & Pubblico con tag , , .
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