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La mediazione tributaria = Conflitto d’interessi

un interessante articolo che leggo su Il Portale dei Consumatori che fa nascere una domanda molto semplice ovvero: chi pensa a queste norme o procedure è esperto del settore? Ha la capacità professionali per fare quello che fa?

Così come ieri leggevo un articolo su SicurAuto dove leggevo di un Giudice di pace di Napoli che di fatto ha smontato l’obbligo di mediazione civile perché il codice già prevede che lo stesso giudice di prossimità possa fare le stesse cose del mediatore. E allora perché hanno introdotto la nuova norma? Già, perché? Chi l’ha proposta non si è accorto del problema?

Ed ecco che in questo articolo leggo che quello che non va èLa decisione di non affidare a un soggetto terzo e imparziale la soluzione del reclamo. Questa scelta porta necessariamente a uno squilibrio strutturale a favore di una parte, l’amministrazione finanziaria, e a danno dell’altra, la parte più debole, che normalmente è il contribuente.

In due parole, come spiega  Cesare Zafarana (consigliere delegato al Contenzioso tributario dell’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili di Milano): 

Nella mediazione tributaria non c’è nessun mediatore in senso stretto, nessun terzo soggetto neutrale rispetto ai contendenti: è la stessa Agenzia (seppur attraverso uffici diversi da quelli che hanno istruito l’atto impugnato) a trattare le istanze conciliative dei contribuenti.

In realtà un istituto similare alla mediazione esiste già nell’ordinamento tributario ed è quello dell’autotutela. Sarebbe bastato snellire i tempi e le procedure di questo meccanismo, già ben sperimentato, per rispondere alla domanda di tutela avanzata dal contribuente e non affollare le commissioni tributarie.

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Per quanto mi riguarda vi segnalo una volta di più la vicenda paradossale che mi riguarda e della quale sono vittime molti contribuenti onesti, e ribadisco onesti, in quanto si parla di somme chieste, ma non dovute ovvero di persecuzione.

> Agenzia delle Entrare & Equitalia, che accoppiata <

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Via alla mediazione tributaria. L’Agenzia delle Entrate ha dettato le “istruzioni per l’uso” (circolare 9/E del 19 marzo 2012) e dallo scorso 2 aprile i contribuenti devono fare attenzione al valore delle cartelle che ricevono: se inferiore ai 20.000 euro scatta, infatti, l’obbligo del tentativo di conciliazione con il fisco.

Niente ricorso giudiziale, insomma, se prima non si è tentata la mediazione. L’obiettivo è “alleggerire” il lavoro dei giudici tributari, sul cui tavolo si cerca di non far arrivare le liti minori (il 66% del contenzioso secondo Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate) eliminandole sul nascere.

Bene, si potrebbe dire, un altro strumento stragiudiziale per risparmiare tempo e denaro e “chiudere” in fretta piccoli contenziosi fiscali. Se non fosse che… nella mediazione tributaria non c’è nessun mediatore in senso stretto, nessun terzo soggetto neutrale rispetto ai contendenti: è la stessa Agenzia (seppur attraverso uffici diversi da quelli che hanno istruito l’atto impugnato) a trattare le istanze conciliative dei contribuenti.

In pratica, il fisco è parte in causa e mediatore, un doppio ruolo difficile da digerire per i cittadini, cui toccherà confidare nella sua imparzialità e buona fede.

E veniamo ai modi e tempi di svolgimento di questa nuova procedura.

A disposizione dei contribuenti ci sono 60 giorni dalla notifica dell’atto per presentare (alla direzione provinciale o regionale che lo ha emanato) la cosiddetta domanda di reclamo-mediazione: si tratta dell’istanza in cui il contribuente deve indicare i motivi per cui chiede l’annullamento, totale o parziale, dell’atto e in cui può inserire una “propria” proposta di mediazione con rideterminazione della somma dovuta (oltre che la richiesta di sospensione dell’atto impugnato).

L’Agenzia delle Entrate ha 90 giorni per accogliere (anche parzialmente) o respingere il reclamo-mediazione oppure per formulare un’altra proposta di accordo in mancanza di quella del contribuente. Se la mediazione si conclude positivamente, viene sottoscritto un accordo in base al quale le sanzioni eventualmente dovute vengono ridotte al 40% (riduzione che si applica anche se la mediazione si conclude con un accordo che conferma integralmente il tributo contestato) e il pagamento dell’intero importo dovuto (o della prima rata, in caso di rateizzazione di al massimo 8 rate trimestrali di pari importo), deve essere effettuato entro 20 giorni dalla sottoscrizione.

Se, invece, non c’è accordo si apre per il contribuente la via giudiziale con la possibilità di presentare ricorso, entro 30 giorni, alla commissione tributaria competente.

Ma non sarà una scelta scontata. Con l’introduzione delle nuove disposizioni in tema di spese giudiziali – che prevedono per la parte soccombente il versamento, oltre che delle spese di giudizio, di una somma pari al 50% di queste, a titolo di rimborso delle spese di reclamo – molti contribuenti saranno scoraggiati dal “disturbare” i giudici tributari e piuttosto “incoraggiati” ad accettare le soluzioni (im)poste dalla stessa Agenzia in sede di mediazione…

90 giorni: è il termine per l’Agenzia delle Entrate per decidere sul reclamo-mediazione.

60 giorni: è il termine per il contribuente per presentare il reclamo-mediazione; decorre dal ricevimento (notifica) dell’atto.

2 aprile: l’obbligo della mediazione tributaria è scattato per gli atti notificati a partire da questa data (per le controversie riguardanti i rifiuti taciti, il nuovo procedimento si applica se, a questa data, non sono ancora decorsi 90 giorni dalla presentazione dell’istanza di rimborso)

20.000 euro:è il valore massimo della lite per cui opera la mediazione tributaria (è il tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni, oppure, in caso di lite che riguarda solo le sanzioni, è la somma delle sanzioni; se la lite riguarda il rifiuto di un rimborso, si tiene conto dell’importo chiesto a rimborso).

La nuova procedura di mediazione tributaria ha carattere generale perché riguarda tutti gli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate (e notificati dopo il 2 aprile): non solo, quindi, gli avvisi di accertamento ma anche, ad esempio, i rifiuti espressi o taciti di rimborso, le iscrizioni a ruolo, le sanzioni pecuniarie e gli interessi non dovuti, il rifiuto e la revoca di agevolazioni.

Restano fuori – in quanto atti non riconducibili all’attività dell’Agenzia -, l’iscrizioni di ipoteca, il fermo delle auto, gli atti relativi alle operazioni catastali e le cartelle di pagamento di cui si contestino solo vizi propri, come la ritualità della notifica (ma se il contribuente impugna la cartella sollevando anche eccezioni riferite all’attività dell’Agenzia – ad esempio la mancata notifica dell’avviso di accertamento – scatta l’obbligo di mediazione).

Un commento su “La mediazione tributaria = Conflitto d’interessi

  1. Marco Ambrogiani
    23 aprile 2012

    Scusate se esco dall’argomento ma in relazione a: “Giudice di Pace di Napoli che di fatto ha smontato l’obbligo di mediazione civile perché il codice già prevede…”

    Quel Giudice ha confuso la “Mediazione” con la “Transazione”.
    In Mediazione ci si può scambiare documentazione, richiederne di nuova, compiere verifiche, svolgere accertamenti e fare tutto ciò che è necessario a livello informale in modo che, trovando eventualmente la convenienza in una soluzione alla luce dei nuovi elementi a disposizione, si possa evitare il conseguente ed ineluttabile contenzioso legale con un considerevole risparmio di denaro ed energie.
    In Giudizio si deve seguire strettamente il C.p.c. e, quindi si effettua solo una transazione tra le parti.
    NON ha capito assolutamente NULLA della mediazione quel Giudice, come del resto molti legali che venendo in mediazione si limitano solo a transare come se fossero in giudizio.

    L’ignoranza sull’Istituto della mediazione è abissale, sopratutto in merito alla r.c. auto (oggetto della sentenza): anche le Compagnie assicuratrici non partecipano perché dichiarano di essere prive di documentazione (senza sapere che in mediazione si può reperire senza formalità tutto quello che si vuole) o, raramente quando partecipano, inviano agli incontri dei Legali con il solo “mandato a transare” impedendogli, così, di vagliare tutti gli elementi che emergono e valutare di conseguenza, trasformando l’incontro di mediazione in una farsa.

I commenti sono chiusi.

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