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Le maxibollette ed i silenzi colpevoli delle compagnie telefoniche

in sintesi un articolo che leggo su Il Portale dei consumatori

A quante persone è capitato di acquistare un nuovo cellulare o un super accessoriato smartphone e ritrovarsi nel giro di pochi giorni con la ricarica telefonica prosciugata o l’addebito di bollette stratoferiche?

La rabbia è tanta. Spesso accresciuta dal muro di gomma contro cui si va a sbattere quando si è alla ricerca di informazioni.

Scava, scava, però, alla fine si scopre di aver utilizzato inconsapevolmente la segreteria telefonica oppure di aver navigato su internet, magari di notte.

In realtà si stava dormendo profondamente, ma come dimostrarlo? Impossibile. La possibilità di essere rimborsati appare legata esclusivamente al buon cuore dell’operatore con cui si è sottoscritto il contratto. Almeno fino a oggi.

In futuro queste brutte esperienze non dovrebbero più verificarsi. L’Antitrust, infatti, ha multato le compagnie telefoniche con una stangata da 870mila euro per pratica commerciale scorretta. Tim di proprietà di Telecom, Wind, Vodafone e H3G hanno eluso il Codice del Consumo adottando strategie aggressive ai danni dei loro clienti.

Le società coinvolte non li hanno informati adeguatamente con l’obiettivo “di determinare un indebito condizionamento tale da limitare considerevolmente, e in alcuni casi addirittura escludere, la libertà di scelta degli utenti in ordine all’utilizzo e al pagamento di servizi preimpostati”, si legge nel bollettino dell’Authority, “determinando, inoltre, una possibile decurtazione automatica derivante dalla fruizione di servizi onerosi che il consumatore non ha richiesto e non ha avuto la possibilità di scegliere consapevolmente anche con riferimento al profilo tariffario più aderente alle proprie esigenze”.

In sostanza, quando si acquista un nuovo apparecchio munito di Sim, la società telefonica intenzionalmente non comunica all’acquirente l’esistenza di servizi accessori già attivati, come connessione al web e segreteria telefonica. La prassi, verificata dalle indagini dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, è quella di disattivare questi servizi solo su esplicita richiesta dell’utente (meccanismo di “opt out”).

Per quanto riguarda la segreteria telefonica le informazioni sono reperibili all’interno della confezione della nuova Sim, anche se non sono facilmente fruibili da un consumatore medio.

Mentre per gli smartphone, cioè i cellulari di terza generazione con cui è possibile navigare, comunicare sui social network e accedere alla posta elettronica, nelle istruzioni delle nuove Sim non è rintracciabile alcuna indicazione utile.

Per scoprire che questi apparecchi sono di tipo “always on”, ovvero sono automaticamente connessi alla rete, bisogna andare a spulciare nelle  istruzioni.

Perché nei punti vendita gli operatori si guardano bene dallo spiegare questa caratteristica tecnica. Non solo. Per questi smartphone la connessione a internet “in virtù delle applicazioni presenti sul terminale che necessitano di un permanente collegamento in rete”, chiarisce l’Antitrust, “potrebbe essere attivata senza alcuna richiesta da parte dell’utente, anche se la Sim viene acquistata per la sola fruizione del traffico voce”.

E nella trappola, se non si è ben informati, ci si finisce anche quando si sposta una vecchia Sim in un cellulare nuovo.

La malafede degli operatori è stata confermata dai documenti reperiti nel corso delle ispezioni. A marzo 2010, cioè già due anni fa, a Telecom arrivarono circa 2.500 reclami di utenti costretti a sborsare cifre non dovute per connessioni inconsapevoli. Più del triplo rispetto al solito.

Alcuni documenti interni, scrive l’Authority, attestano che sarebbe stato possibile un miglioramento delle comunicazioni di carattere generale per aumentare la consapevolezza della clientela con riferimento al traffico connesso all’always on”. Ma nulla è stato fatto.

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