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Con lo scooter elettrico, in cerca di una spina

A Milano la rete è attiva da tre anni. A2a, l’utility energetica che le gestice, ha messo sul piatto un paio di milioni di euro:«Non c’è molto guadagno per ora investiamo sui milanesi» spiegano.

Nel capoluogo lombardo solo il 5% dei proprietari di veicoli a emissioni zero usa le colonnine e in città circolano soltanto un centinaio di tessere di A2a, indispensabili per accedere alla ricarica.

E partendo proprio da qui, dai punti di ricarica, emergono i primi limiti della filosofia «green», perché bisogna attendere lunghe ore accanto alla moto fino a quando la batteria non sarà full. Onde evitare furti. Altri modelli hanno la batteria incorporata e in questo caso la colonnina è indispensabile (a meno che non si possieda un cortile o un garage attrezzato con prese elettriche).

C’è l’obbligo di avere una tessera prepagata per la ricarica. Niente monete, quindi, ma una card magnetica che, al momento, funziona solo all’interno della città in cui si stipula il contratto. Solo tra qualche mese la tesserina sarà valida ovunque. Regole all’italiana.

E poi c’è l’inconveniente della normativa. «Si fa riferimento alla norma del maggio 2012 – spiegano dal Cei- Cives, la commissione italiana veicoli elettrici stradali. Tutti i veicoli devono essere costruiti in maniera tale da potere interagire con le colonnine. E quelli vecchi dovranno essere necessariamente modificati».

Indicazione però, che non viene ancora adottata da tutti i rivenditori, quindi spesso è necessario comprare un apposito adattatore (che costa diverse centinaia di euro) per potere ricaricare la propria moto.

viaElettrico, in cerca di una spina – Attualita Corriere.it.

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