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Dentifrici alla prova

in sintesi un articolo che leggo su Il Salvagente

Non deve solo pulire i denti e lasciare una sensazione di freschezza in bocca ma anche prevenire le carie, proteggere le gengive, rimuovere i batteri, eliminare le macchie, rinforzare lo smalto, ridurre la sensibilità dentale, prevenire placca e tartaro.

Ma cosa c’è in questa pozione magica?

Principalmente abrasivi, poi conservanti, coloranti, aromi, addensanti, emulsionanti.

È quanto ha scoperto il Salvagente nel test che pubblica nel numero in edicola e che passa in rassegna 13 tra le più vendute paste in commercio in Italia.

La base dei dentifrici, spiega il settimanale dei consumatori, è costituita da tensioattivi, sostanze che vengono usate nelle formulazioni per facilitare l’effetto detergente. Tra questi il sodio lauryl solfato, un ingrediente considerato come troppo aggressivo per la pelle e le mucose perchè rende il pH eccessivamente alcalino.

La viscosità, utile per una buona applicazione, si ottiene anche dai polietilenglicoli o peg, emulsionanti che rendono i tessuti più permeabili e dunque pronti ad assorbire altre sostanze nocive.

Ad esempio gli allergizzanti come alcuni aromi che servono a lasciare quel senso di freschezza che spesso scambiamo per pulizia: eugenolo, limonene o mentolo che, a differenza di come comunemente si crede, non è affatto lenitivo.

Come ogni cosmetico, anche se qui il rischio dovuto all’ingestione è molto maggiore, i dentifrici si servono di potenti conservanti, come i parabeni, composti molto discussi perchè hanno un’attività simile a quella degli ormoni e possono alterare la funzionalità del sistema endocrino, con conseguenze, in particolare, per la fertilità maschile.

Naturalmente le quantità presenti in un tubetto sono bassissime, ma la presenza in un prodotto che finisce nel cavo orale sarebbe da evitare.

Negli ingredienti si trovano anche edulcoranti, come sorbitolo e saccarina, e coloranti.

Ce ne sono di diversi tipi, contrassegnati con le lettere CI, che stanno per color index, seguite da un numero. Non servono a nulla se non a rendere più bello il prodotto, invece occorrerebbe un’accurata indagine sulla loro qualità”, spiega Fabrizio Zago, chimico e inventore del Biodizionario (la più famosa guida alla compatibilità ambientale degli ingredienti industriali).

Oltre al rosso al verde e al blu, il colore dominante è il bianco e come ottenerlo se non con uno sbiancante?

Ecco in aiuto il diossido di titanio, o E171, che conferisce il tipico colore molto bianco ai dentifrici: l’impatto sull’uomo è ancora poco chiaro, ma alcuni studi lo collegano all’insorgenza del morbo di Crohn (colite ulcerante), mentre l’Agenzia dell’Oms per la ricerca sul cancro lo classifica come possibile cancerogeno (gruppo 2B).

Espulso da molti prodotti cosmetici per la comprovata nocività, il triclosan ancora appare in prodotti di cui rischiamo di ingerirne parte; questo antibatterico è presente in quantità molto basse (la legge ne consente al massimo lo 0,3%), recentemente è stato scartato da ogni formulazione dalla Johnson & Johnson.

Un commento su “Dentifrici alla prova

  1. Pingback: Che cosa ci fa il biossido di titanio nel nostro cibo? E soprattutto: è dannoso per la salute? « Paoblog

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Questa voce è stata pubblicata il 20 settembre 2012 da in Consumatori & Utenti con tag , , , , .
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