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Privacy a scuola: le regole del Garante

leggo sul Blog del Consumatore un articolo che spiega quali siano le regole sulla privacy in ambito scolastico; proprio nei giorni scorsi mi raccontavano di un ragazzo (18 enne) che a scuola aveva fatto un tema particolarmente bello e che l’insegnante lo voleva leggere in classe, ma per poterlo fare aveva bisogno del l’autorizzazione scritta della madre (del 18enne ovvero del maggiorenne).

Va da sè che la madre del ragazzo, che lavora, ha dovuto uscire prima dal lavoro per recarsi a scuola in un orario prefissato per fare una firma che di fatto è inutile. A che serve essere maggiorenni se poi devono andare a firmare i genitori? Il tutto, in nome della privacy.

Comunque sia la mia opinione su quel che ho letto nell’articolo non fa testo, dato che le norme sulla privacy sono solo aria fritta o, meglio, non servono a tutelare veramente i cittadini.

A parte il fatto che gli alberi sicuramente non ringraziano per la mole di pagine su pagine che dobbiamo sistematicamente firmare per accedere a qualsiasi servizio, resta poi il fatto che banche, assicurazioni & c. ti vincolano all’accettazione di tutte le varie opzioni previste pena l’impossibilità di offrire il servizio. E così hai già perso in partenza…

Poi ci sono le classiche storture grazie alle quali tutelano l’incivile vietando ad esempio le telecamere quale detererrente per chi abbandona i rifiuti sul territorio, ma così facendo non tutelano il mio diritto di vivere in un ambiente pulito.

Pochi parlano del fatto che il Grande Fratello possa addirittura essere una tutela nel caso si venga, ad esempio, multati in una città nella quale non si è mai messo piede.

Infatti, come spiega Maurizio Caprino in un postle norme sulla privacy sono solo un impiccio. Perché vi sarebbe molto utile poter esibire le immagini della telecamera del parcheggio dove la vostra auto era al momento della presunta infrazione e invece, contattando il gestore, scoprite che ha già dovuto distruggere quelle immagini 24 ore dopo, causa privacy. Insomma, per andar dietro alle ragioni dei furbi non abbiamo fatto una cosa molto furba.

Ci sono norme sulla privacy della salute dei dipendenti, per cui il lavoratore assente per malattia deve fornire al datore un certificato contenente la prognosi con la sola indicazione dell’inizio e della durata dell’infermità. Il datore non può raccogliere certificati di malattia dei suoi dipendenti con l’indicazione della diagnosi.

Parlo con cognizione di causa, ma il mio punto di vista è viziato dal fatto che sono una persona corretta e so bene che molti – su entrambi i fronti – non agiscono per il meglio. C’è da dire che ci sono dipendenti che si assentano per patologie che nulla c’entrano con il lavoro. Così come il datore di lavoro è responsabile di patologie legate alle mansioni lavorative, dovrebbe essere tutelato da dipendenti che in azienda non possono fare sforzi e poi vanno a praticare attività sportiva che provoca lesioni da sforzo che vengono poi attribuite alle mansioni lavorative. Le tutele non possono viaggiare a senso unico.

Per garantire la riservatezza dei colloqui agli sportelli e nelle farmacie è necessario attendere il proprio turno oltre la riga gialla. Negli ospedali e nelle grandi strutture sanitarie i  pazienti non possono essere chiamati per nome ad alta voce: è necessario, quindi, distribuire bigliettini numerati al momento dell’accettazione.

Mi chiedo se sia veramente un problema essere chiamati per Nome & Cognome. Ho notato che spesso ci si affida alla chiamata nominale, penso ad esempio a quando ho fatto la visita per il rinnovo della patente. C’è anche da dire che spesso gli anziani si distraggono e non si accorgono dei numeri che scorrono sui display e che gli stessi sono gestiti con troppa velocità dagli addetti che non ti danno il tempo di alzarti dalla sedia, e già sono al numero successivo.

Ma la realtà, poi è ben diversa. Recentemente ho accompagnato mio padre a fare un controllo in ospedale, si è avvicinato al bancone, parlando sottovoce gli hanno assegnato un numero e ci siamo accomodati in sala d’attesa, gli occhi fissi sul display che indicava i numeri chiamati. Se non fosse che poi esce l’infermiera che ad alta voce inizia a chiamare i pazienti per cognome. Non èstato un problema, per noi, ma a che servono regole su regole se poi nella realtà sono disattese? Tanto vale semplifciareci un pò la vita…

Un commento su “Privacy a scuola: le regole del Garante

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