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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Cellulari e tv: se fanno “crac” meglio aggiustare o cambiare?

un’ampia sintesi di un articolo che ho letto su E-R Consumatori

Secondo i dati di Ecodom, il maggior ente di smaltimento di rifiuti elettrici in Italia, ogni famiglia possiede un totale di 46,5 apparecchi, ma più di 8 sono superati, non funzionanti o non più utilizzati, praticamente il 19% del totale. Spesso non si ha il coraggio di buttarli perché in fondo non sono vecchi.

D’altronde sembrano fatti apposta per non durare. Ma neanche viene voglia di ripararli, visto che praticamente conviene comprarli nuovi. Che fare, dunque?

Smontare e aggiustare spesso costa più che acquistare ex novo e questo vale soprattutto per fax, lavatrici e frigoriferi. Ancor di più per i cellulari, la cui tecnologia in continua evoluzione li rende subito antiquati.

“I prezzi variano molto da modello a modello. Lo schermo touch, che nei modelli più nuovi – come il Samsung Galaxy 2 e 3 o nell’iPhone 4s o 5 – si presenta spesso integrato al display, rende più costosa la riparazione, perché bisogna sostituire mezzo telefono”, spiegano da iRiparo.com, una delle principali società di servizi di riparazioni prenotabili on line.

E i costi?

“Si va dai 30 euro, per la serie economica del Galaxy, ai 190 dell’iPhone 5, passando per i 150-250 euro dei Galaxy S2 e 3”.

Insomma, riparare costa anche se c’è il “ritorno” alla riparazione dovuto in parte alla crisi ma anche all’innalzamento dei prezzi dei nuovi dispositivi.

“Prima il telefono si cambiava perché era venduto a prezzi stracciati, ma da quando l’iPhone ha cambiato il mercato, i prezzi delle varie marche si sono notevolmente alzati: si parte da 400 euro”, dice Alessandro Gallarotti, titolare di iPhone Vco, azienda specializzata in riparazioni di smartphone.

E aggiunge: “Va poi considerata la fragilità degli apparecchi che risentono dell’umidità e, in inverno, a volte bastano gli sbalzi termici, per crepare il vetro a causa della differenza di temperatura. E in questi casi è difficile dimostrare che non sia dovuto a una caduta accidentale, per cui difficilmente si otterrà la riparazione in garanzia”.

Altro elemento a forte rischio usura, specie negli smartphone, è il tasto home, quello principale, il cui costo per la riparazione si aggira intorno ai 75 euro.

“Quando poi si rompe la scheda madre – conclude Gallarotti – si cambia tutto perché queste schede non vengono neanche vendute come ricambio”.

Se prima si ricomprava a cuor leggero, con la crisi la nuova frontiera è la riparazione fai-da-te, a dire il vero non molto conveniente, se si considerano i danni che si possono fare.

Non dimentichiamoci che se un apparecchio ancora in garanzia viene sottoposto a una riparazione “amatoriale” si perde il diritto di farla valere.

Spiega infine Gallarotti: Non poche persone vengono da noi do­po aver provato da soli ad aprire un dispositivo, e allora a volte è anche molto difficile riparare i danni. Per non parlare di chi si cimenta nel cambio della batteria, ma non provvede a smaltire in modo corretto la vecchia disperdendo metalli pericolosi come nichel, cadmio e piombo nei cassonetti della raccolta indifferenziata”.

Se il danno non è stato causato dall’acquirente, gli smartphone nuovi sono coperti, in presenza di relativi scontrino o fattura, da assistenza gratuita per due anni. Ma attenzione agli esemplari in super offerta: spesso sono coperti dalla sola garanzia internazionale, il che vuol dire che per le riparazioni saranno spediti all’estero, con tempi di riconsegna anche di due mesi, rispetto ai 3-7 giorni in genere necessari presso i punti di assistenza degli apparecchi con garanzia italiana.

In caso di guasto, per l’assistenza tecnica Samsung c’è il numero verde 800-672678, dove un efficiente call center provvede a indirizzare al punto assistenza più vicino.

Il call center della Nokia risponde al numero 848-390073, ma invita a consultare il sito internet per trovare il punto assistenza più vicino.

Ai numeri verdi indicati sul sito di i­Phone (800-554533 e 848-789424) risponde un centralino automatico che richiede una serie di informazione, quali il codice Imei, il numero identificativo del telefono.

A differenza delle altre case produttrici, in caso di danno, la Apple non ripara ma sostituisce direttamente il telefono con un modello uguale o superiore, non nuovo ma rigenerato, ovvero “resettato”: praticamente resuscitato. Se si è coperti da garanzia la sostituzione è gratuita, ma se ne può usufruire anche fuori garanzia, pagando: 149 euro per iPhone 3, 3gs e 4; 199 euro per  4s; 210 euro per il 5. A questi importi si devono aggiungere le spese di spedizione.

Più complicata è la vita per i proprietari di Blackberry, che dal  sito ufficiale sono invitati a contattare il provider che fornisce il servizio telefonico, il quale dovrebbe sapere a chi inviare l’apparecchio danneggiato… ma che spesso reindirizza il cliente al fantomatico servizio on line.

I nuovi televisori a schermo piatto, che con l’avvento del digitale hanno rimpiazzato il tubo catodico, sono molto più fragili di quanto il prezzo che li paghiamo lascerebbe pensare. Accensioni misteriose di notte, fumo e puzza di bruciato dovuti al surriscaldamento, strani sibili o ronzii: sono le segnalazioni più frequenti.

La chiamano obsolescenza programmata, e sul tema c’è una vera e propria letteratura sul web. Fatti per durare molto meno dei modelli a cui eravamo abituati, spesso non troppi mesi oltre lo scadere della garanzia, i nuovi tv, Lcd o plasma, sono costituiti essenzialmente da due pezzi: scheda madre e pannello. Come avviene per i cellulari, anche per i televisori  la tendenza dei produttori è di realizzare apparecchi sempre più compatti e difficili da riparare.

Tutto è costruito in modo tale che, per intervenire, bisognerebbe avere strumentazioni tecnologiche costosissime, che  pochi riparatori possono a permettersi.

Giuseppe Di Fraia, titolare della D.F.Tv, ripara televisori da 16 anni: “Mentre con i vecchi apparecchi la componentistica era molto varia e la riparazione più economica, ora la struttura interna tende a semplificarsi ma anche a rendere più costoso l’intervento. Tanto che prima si riparavano 9 tv su 10, oggi solo 4. Con la crisi però qualcosa è cambiato, il lavoro è molto aumentato”.

Se qualcosa si deve rompere, è bene augurarsi che si tratti delle schede interne. Spiega ancora il tecnico:  “Sostituire quella di alimentazione, che gestisce l’entrata della corrente, può costare dai 50 ai 250 euro Iva e manodopera escluse, la scheda principale o motherboard intorno ai 150,  l’inverter, per monitor Lcd, sui 50-150 euro”.

Tutto si complica se “il danno, come spesso accade, è al pannello. In questo caso i prezzi salgono notevolmente” . Non riparabili, ma solo sostituibili, i pannelli hanno prezzi che variano da modello a modello e in base alla grandezza.

“In genere – prosegue Di Fraia – corrispondono praticamente a due terzi del valore complessivo: per un televisore Lcd a 42 pollici, il classico da salotto, possono arrivare ai 400 euro (per un tv al plasma si paga il doppio, ndr). Bisogna considerare che lo stesso apparecchio nuovo costa sui 600 euro”.

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