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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Piloti d’aereo stanchi a loro insaputa. Ora gli allungano l’orario. E noi su strada?

di Maurizio Caprino

Alitalia e Iberia sono in crisi profonda, altre compagnie (pure low cost) non se la passano bene. Senza contare quelle che hanno chiuso di recente (in Italia, la siciliana Wind Jet). Solo pochi esempi per dire che il trasporto aereo risente della crisi e della grande competitività che da anni lo contraddistingue (anche i protezionismi e i contributi pubblici non favoriscono sempre gli stessi soggetti).

Così la Ue sta cercando di venire incontro alle compagnie, anche consentendo loro di sfruttare di più i piloti. Però i piloti sono già abbastanza stanchi.

Spesso non se ne accorgono nemmeno, altrimenti avrebbero il dovere di non prendere servizio: alcuni studi dicono che il decadimento delle prestazioni fisiche che deriva da lunghe notti di volo (sugli intercontinentali) o sveglie frequenti la mattina presto (pensate a voi stessi quando dovete prendere l’aereo alle 6,30-7) è un problema per chi deve sempre garantire la massima prontezza di riflessi e freddezza.

Lo stesso problema riguarda noi comuni mortali che ci mettiamo alla guida o i professionisti dei mezzi pesanti. Anche qui non sempre ci si accorge di essere stanchi. L’unica fortuna è che su strada il margine di errore è più ampio che per aria: alla peggio, si può frenare.

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