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La Cassazione: via la tassa di concessione governativa sui cellulari in abbonamento? Forse si, forse no, si vedrà…

L’argomento di cui leggo in un articolo de Il Salvagente mi interessa in quanto in azienda buttiamo letteralmente dalla finestra questi 25 € a bimestre per una tassa governativa, che come spiegano nell’articolo, non ha neanche più motivo di esistere.

Ma siamo in Italia e così come paghiamo semper tasse che erano una tantum, ecco che la certezza del diritto mal si sposa con il pantano legislativo, ma anche interpretativo, che abbiamo nei Tribunali.

Delle due l’una: o questa tassa è legittima oppure non lo è. Eppure leggo che la Cassazione sentenzia e poi si smentisce. A questo puntta nulla è certo, se ogni singola sentenza, può essere sistematicamente ribaltata. E’ anche vero che ho i miei dubbi che il Governo rinunci ad una tassa, lecita o meno, che frutta 2,4 miliardi all’anno.

La Cassazione non c’entra, ma è oltremodo interessante, per me, che io non possa convertire la Sim aziendale da Abbonamento a Ricaricabile, perchè il contratto con VRU non lo consente.

°°°

La tassa di concessione governativa sui cellulari in abbonamento è legittima?

La disputa è ancora aperta. Stiamo parlando del contributo a carico dei titolari di contratti di telefonia in abbonamento,  che ammonta a 12,91 euro mensili per le utenze business e a 5,16 euro per i clienti privati.

Un’imposta su cui si concentra, ormai da anni, l’avversione degli utenti di telefonia e l’attenzione della giurisprudenza, visto che la vicenda vale complessivamente vale per l’erario circa 2,4 miliardi di euro.

A cambiare il vento per l’ennesima volta è una sentenza della sezione tributaria della Cassazione. Stando a quanto riferisce l’associazione dei consumatori Aduc, a maggio i giudici, investiti per l’ennesima volta del caso, hanno ribaltato il precedente orientamento dei colleghi.

La Corte ha infatti emesso una nuova ordinanza in cui dichiara che non esisterebbe alcun presupposto per poter esigere l’imposta di concessione governativa.

Visto che ormai sulla questione si registrano opinioni discordanti, la sezione tributaria ha preferito girare la patata bollente alle Sezioni Unite della Cassazione: ora si attende da queste la sentenza definitiva che decreti, si spera una volta per tutte, la legittimità o meno della tassa.

A ribellarsi contro la tassa sono le associazioni dei consumatori, almeno dal 2009: esse ritengono indebita l’applicazione di un tale contributo in un mercato ormai privatizzato e liberalizzato come quello della telefonia mobile.

La vicenda ruota intorno al fatto che, con la privatizzazione, si sia passati da un atto amministrativo tipico del diritto pubblico, in cui la pubblica amministrazione detiene una posizione di superiorità rispetto all’operatore, ad un contratto privato tra il cliente e la compagnia telefonica, che presuppone una situazione di parità tra le parti.

Con queste motivazioni, dal 2009, i verdetti pro-contribuenti in sede di Ctp e Ctr sono stati ben il 95% del totale.

Ma a spegnere gli entusiasmi dei consumatori è intervenuta, il 14 dicembre 2012, la Corte di Cassazione, che ha decretato che i consumatori debbano continuare a pagare la tassa di concessione governativa, e che i verdetti di rimborso a loro favore debbano essere impugnati.

La motivazione? Secondo la Cassazione, nonostante la liberalizzazione della telefonia, la fornitura di servizi di comunicazione elettronica resta “soggetta a un’autorizzazione generale, che consegue alla presentazione della dichiarazione, resa dall’interessato, di voler iniziare la fornitura e costituente denuncia di inizio attività”.

Adesso, però, si ricomincia daccapo.

3 commenti su “La Cassazione: via la tassa di concessione governativa sui cellulari in abbonamento? Forse si, forse no, si vedrà…

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