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In Francia meno incentivi, in Italia gas meno conveniente

di Maurizio Caprino

La Francia sta inasprendo il bonus-malus che da qualche anno tassa o incentiva gli acquisti di auto nuove secondo che si tratti di modelli che emettono tanta o poca CO2. Nel 2014 i grammi di CO2 in eccesso costeranno di più e la soglia di emissioni sotto la quale scattano gli incentivi verrà abbassata.

Sacrilegio? Voglia di fare cassa ingannando i consumatori?

Non proprio: sono meccanismi economici normali, che operano ovunque. Per esempio, in Italia lo vediamo col prezzo di Gpl e metano. Vediamo quindi di spiegarlo.

Certo, a tutti i governi servono soldi in questa fase e la Francia ha gli stessi problemi dell’Italia (cambiano solo le proporzioni).

Però il bonus-malus francese aveva anche lo scopo di riorientare le scelte di chi acquista un’auto verso modelli che emettono meno CO2, in modo da facilitare il rispetto degli accordi internazionali sulla riduzione dei gas serra (per quel che è possibile, visto che le auto non sono il problema più grande, ma solo uno dei problemi).

E l’obiettivo è stato raggiunto (anche grazie al proliferare dei modelli con emissioni tagliate), tanto che i bonus erogati dallo Stato francese hanno superato di molto i malus incassati.

Ora è tempo di porsi obiettivi più ambiziosi. Non solo per riequilibrare la cassa, ma anche perché l’offerta di modelli “verdi” sta aumentando (guardate il Salone di Francoporte) sempre più e con versioni sensibilmente più costose delle loro concorrenti di pari dimensioni e prestazioni. Dunque, se vogliamo davvero vederle in strada, dobbiamo incentivarle.

Mentre le auto a benzina e diesel che emettono e consumano meno di quanto eravamo abituati a vedere sono diventate merce comune; come tali, non vanno più favorite (certo, ora bisogna evitare di penalizzarle improvvisamente, dobbiamo passare a una fase di neutralità).

Cose analoghe sono accadute in Italia durante le varie fasi degli incentivi, andate avanti – anche se “a strattoni” legati più alla volontà di favorire le case automobilistiche che a quella di proteggere l’ambiente – dal 1997 al 2010.

Lo stesso meccanismo s’innesca coi prodotti petroliferi. Lo Stato incentiva soprattutto il metano e poi anche il Gpl, i combustibili più “ecologici”, per favorirne una diffusione finora ostacolata da reti di distribuzione non così capillari e “comode” (orari di apertura limitati, file, assenza di self service) e da problemi tecnici e di funzionalità dei veicoli (ultimamente migliorati). L’incentivo consiste nel non calcare la mano con le accise.

Ma ovviamente, quando i consumi dei combustibili incentivati aumentano, cresce in qualche misura pure il prezzo alla pompa, spinto dalla sua componente non fiscale: è la legge della domanda e dell’offerta. Impariamo a tenerne conto, togliendoci dalla testa che il mondo sia immutabile, come troppo spesso ancora mostriamo di credere.

Certo, in questi mutamenti c’è sempre chi specula. E la speculazione è in grado di muovere i prezzi anche di tanto.

Ma alla base di tutto ci sono sempre la legge della domanda e dell’offerta e la conseguente necessità di rimodulare gli incentivi in base agli obiettivi di fondo che ci si fissa secondo l’interesse generale. Senza l’ansia della cassa o di voler favorire la lobby più potente o rompiscatole.

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