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Troppe frodi nell’olio extra vergine spagnolo: il 24% dei campioni non è in regola. L’Italia è coinvolta dato che importa grossissimi quantitativi

in sintesi un articolo di La norma prevede infatti l’obbligo di dichiarare in etichetta che il prodotto proviene da un Paese della Comunità Europea. Questo significa che ciò che viene confezionato e commercializzato in Italia può essere stato prodotto in un altro Stato e poi miscelato con quello prodotto in Italia o addirittura provenire totalmente dalla Spagna o da uno dei Paesi dai quali importiamo. L’olio di qualità elevata, che sia anche italiano, potrebbe quindi non essere presente sulle nostre tavole così spesso come crediamo.”

In ogni caso considerando il numero delle frodi alimentari, con contraffazione di marchi Dop ed Igp, anche l’acquisto di olii italiani non può essere una forma di garanzia assoluta, ma si cerca di fare del nostro meglio in fase di scelta ed acquisto.

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L’olio spagnolo rappresenta il 30% della quantità venduta in Italia. Per questo non lascia indifferenti la notizia che una serie di controlli realizzati nel paese iberico abbia evidenziato il 24% di irregolarità tra 770 campioni ispezionati.

Dall’ispezione di 351 campioni di olio extra vergine di oliva, 85 hanno evidenziato una o più irregolarità. Ne 54% dei casi i problemi riguardano la qualità e la purezza visto che : «la qualità non corrisponde alla categoria indicata in etichetta – spiega Alberto Grimelli, agronomo, tecnico olivicolo-oleario e direttore di Teatro Naturale – dall’esame organolettico emergono tracce di muffa, morchia oppure riscaldo. In altre parole non è più extra vergine».

Il 30% delle irregolarità riguarda diciture sulle etichette non supportate da documentazione adeguata come ad esempio «estrazione a freddo», oltre alla mancanza di indicazione corrette sulla provenienza dell’olio.

Di particolare importanza sono le violazioni relative alla qualità, come la produzione di olio di qualità inferiore ottenuto dalla miscelazione con quello di semi, oppure sottoposto deodorazione (un processo di riscaldamento per eliminare cattivi odori dovuti allo stoccaggio non ottimale delle olive).

«Si tratta della contraffazione più difficile da individuare – spiega Grimelli – a causa dell’assenza di metodi analitici sufficienti. L’unica analisi riconosciuta è quella della ricerca degli alchil esteri ma l’Europa ha aumentato* fino a 75 mg/Kg il limite permesso, mentre un olio di qualità ne dovrebbe contenere 10-15 mg/kg fino a un massimo di 30 mg/kg. Per fortuna è in corso una revisione dei parametri».

(Nota di Paoblog: * E questa follia normativa la UE dovrebbe spiegarmela…)

Le irregolarità sono quindi in realtà sottostimate, poiché gli oli deodorati possono sfuggire facilmente ai controlli. Come se non bastasse le autorità spagnole hanno analizzato una quantità di campioni pari a una ispezione ogni 2000 tonnellate di olio, mentre in Italia se ne realizzano il doppio.

Grimelli assicura che il numero di irregolarità registrate in Italia è inferiore rispetto a quello spagnolo. Il dato spagnolo è importante perché l’Italia produce 500 mila tonnellate di olio e ne importa 300 mila dalla Spagna e altrettante da Grecia, Tunisia e Marocco. Il consumo interno è pari a 600 mila tonnellate mentre la restante quota di 500 mila viene esportata.

L’altro aspetto da sapere è che buona parte dell’olio prodotto in Italia viene miscelato con quello importato dagli altri paesi e poi destinato al consumo interno oppure venduto all’estero. La norma prevede infatti l’obbligo di dichiarare in etichetta che il prodotto proviene da un Paese della Comunità Europea.

Questo significa che ciò che viene confezionato e commercializzato in Italia può essere stato prodotto in un altro Stato e poi miscelato con quello prodotto in Italia o addirittura provenire totalmente dalla Spagna o da uno dei Paesi dai quali importiamo.

L’olio di qualità elevata, che sia anche italiano, potrebbe quindi non essere presente sulle nostre tavole così spesso come crediamo – a causa della miscelazione con oli importati, delle irregolarità difficili da individuare e di una legge ancora troppo permissiva.

2 commenti su “Troppe frodi nell’olio extra vergine spagnolo: il 24% dei campioni non è in regola. L’Italia è coinvolta dato che importa grossissimi quantitativi

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