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Il ministro ribadisce che non ci sarà la supertassa sull’hi-tech

Tasse

Aggiornamento del 5 febbraio 2014: Non che sia la prima volta che una smentita oppure una notizia “infondata” non si sia dimostrata vera, ma fidiamoci.

Un’ora fa è stata batttuta questa notizia: «Non è prevista nessuna tassa su smartphone e tablet e le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate».  Lo ha dichiarato il ministero dei Beni culturali in riferimento alle polemiche divampate in rete sull’aumento della tassazione su smartphone e tablet.

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Ci sfilano i soldi da tutte le parti e poi si lamentano del calo dei consumi, del minor gettito fiscale, del blocco della produzione…

Ma sanno fare i conti? Ed in che mondo vivono, vien da chiedersi?

Ma poi basta leggere le dichiarazioni della Sen. Marialuisa Gnecchi (Pd) per capire quale sia il loro mondo e quanto siano distanti dai cittadini: è evidente che pensioni nette da 3.300-3.400 non sono d’oro.

ed ecco un articolo che leggo su Il Salvagente nel quale ad esempio si può leggere che: per l’acquisto di un decoder con una memoria interna superiore ai 400 Gb la tassa diventa di 39,28 € ossia più o meno il valore del decoder.

Adiconsum, poi, fa notare che: È una tassa iniqua, un balzello da Medioevo il che calza a pennello con quello che scrivo da un pò:  Questo non è uno Stato, ma una “Repubblica delle banane” e noi non siamo cittadini, ma “sudditi”. I cittadini partecipano alla crescita della società, i sudditi ubbidiscono, perchè non hanno alternative. Però tira la corda quanto vuoi, ma prima o poi si spezza.

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Presto una nuova tassa si abbatterà sui consumatori italiani. Colpirà chiunque acquisterà un dispositivo hi-tech che funziona da archivio digitale. Ossia smartphone, tablet, pc, portatili, chiavette Usb, hard-disk, televisioni con funzione di registratore e decoder.

In verità questa tassa, i cui introiti andranno alla Siae, già è in vigore. Ma il suo importo è molto più basso (90 centesimi per l’acquisto di uno smartphone, nulla per i tablet).

Il rincaro è dovuto al Decreto del 30 dicembre 2009 che stabilisce il periodico aggiornamento delle cifre dovute per l’acquisto di dispositivi con memoria interna, e a un emendamento all’ultima Legge di stabilità. E potrebbe scattare già nei prossimi giorni. A meno che il ministro dei Beni culturali Massimo Bray non sia di differente avviso.

Per l’acquisto di uno smartphone si pagano 5,20 euro, per quello di un decoder (sia digitale che satellitare) con una memoria interna superiore ai 400 Gb la cifra diventa di 39,28 euro (32,20 più Iva). Ossia più o meno il valore del decoder. Una cifra davvero spropositata.

“Fino a oggi gli importi erano ragionevoli, ma con il nuovo adattamento tariffario in molti casi risultano più che quintuplicati”, denuncia infatti Maurizio Iorio, il presidente dell’Andec Confcommercio, l’associazione che raggruppa i maggiori produttori hitech.

Il ministero dei Beni culturali ridimensiona però l’allarme: “Le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate, il ministro Bray sta lavorando a una soluzione condivisa, nel rispetto e nella difesa del valore del diritto d’autore, ascoltando tutte le categorie interessate per raggiungere una decisione equilibrata nell’interesse degli autori, dei produttori di smartphone e tablet e, soprattutto, dei cittadini fruitori degli stessi”.

Contraria alla nuova tassazione è l’associazione dei consumatori Adiconsum: “È una tassa iniqua, un balzello da Medioevo che aggrava ancora di più il già pesante carico fiscale delle famiglie italiane”.

Per questo il suo presidente Pietro Giordano “chiede al ministro Bray di non recepirla e di convocare con urgenza un tavolo con le associazioni dei consumatori e gli operatori del settore”.

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