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Contratti a distanza: da giugno cambiano le regole

La domanda che mi faccio è: abbiamo bisogno di nuove regole oppure che si rispettino quelle che già ci sono?

Capiamoci, è sempre buona cosa migliorare  le regole esistenti, adattandole alla realtà del mercato, tuttavia mi sembra un approccio classico, all’italiana, che non affronta il problema alla radice.

Che poi, con la caduta del Governo, l’insediamento di nuovi ministri, può anche essere che quello che leggiamo oggi, cambi domani.

Resta il fatto che anche gli utenti di Bip Mobile erano tutelati, sulla carta, da regole precise eppure poi ci siamo trovati a leggere che: La normativa imporrebbe all’operatore di dare agli utenti un preavviso di 30 giorni in caso di gravi problemi come questo, per consentire loro di migrare il numero verso altri gestori.

Se non fosse che quello che la normativa impone, non è stato fatto. E quindi le normative valgono carta straccia…

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in sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo

Tutti i costi devono essere esplicitati, anche quelli di disattivazione del contratto spesso poco trasparenti. Il diritto di recesso, in base al quale il consumatore può tornare sui propri passi e fare saltare il contratto senza il consenso del venditore, passa da 10 a 14 giorni.

In caso di omessa comunicazione dell’informazione sull’esistenza del diritto di recesso, il consumatore potrà recedere entro 12 mesi (attualmente il limite è di 60 giorni dalla conclusione del contratto e di 90 giorni dalla consegna del bene).

Infine, è vietato imporre al consumatore commissioni aggiuntive in caso di pagamenti con carte di credito o bancomat. Il vizietto di applicare commissioni aggiuntive a chi paga con carta di credito per acquistare un volo online accomuna i siti di viaggi eDreams, Volagratis, Opodo, Lastminute, Logitravel, Travelgenio e Airtickets.

Sempre per effetto del decreto, da giugno l’Autorità garante della concorrenza e del mercato sarà l’unica (finora questa competenza è stata condivisa con l’Agcom) a occuparsi di sanzionare gli operatori per pratiche commerciali scorrette nel settore delle telecomunicazioni.

Secondo quanto previsto dal decreto, nelle vendite a distanza, via telefono o internet, l’azienda (venditrice del bene o fornitrice del servizio) prima della sottoscrizione del contratto dovrà obbligatoriamente informare il consumatore su tutti i costi, compresi quelli di disdetta spesso poco trasparenti nell’offerta degli operatori.

Dopo aver raccolto circa 5.400 segnalazioni di consumatori, abbiamo inviato 6 ricorsi per pratiche commerciali scorrette all’Agcom e all’Antitrust contro le principali compagnie di telefonia fissa: Fastweb, Infostrada, Telecom, Tiscali e Vodafone (anche rispetto ai clienti Teletù).

Alle Autorità abbiamo contestato la pratica messa in atto da questi operatori, del non informare correttamente gli utenti sull’entità di questi costi di disattivazione (che possono variare da un minimo di 30 e superare anche i 100 euro), che ostacolano il recesso da parte dei consumatori.

Se hai dovuto pagare anche tu queste “penali mascherate”, segnalaci il tuo caso.

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