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Firma anche tu la petizione per dire basta alla vendita di …

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione – leggi in calce

Firma la petizione promossa da Il Fatto Alimentare per dire basta alla vendita di snack, caramelle e dolci vicino alle casse dei supermercati

Per firmare CLICCA QUI

obesità bambinoIl tema non è nuovo. Più volte nei dibattiti e nei convegni è stata fatta questa richiesta ai responsabili delle catene di supermercati, ma le risposte non sono mai arrivate.

Spostare dolci, caramelle e snack situati in prossimità delle casse in altri scaffali probabilmente rallenta le vendite, ma si tratta di un gesto doveroso da parte delle catene di supermercati che ogni giorno si dichiarano vicine ai problemi e alle esigenze dei consumatori.

Lo spunto questa volta arriva dall’Inghilterra dove in seguito ad un appello di alcune associazioni di cittadini e consumatori, Tesco, la più grande catena di supermercati, ha annunciato che entro la fine dell’anno eliminerà snack e dolci dagli espositori posizionati vicino alle casse in tutti i negozi.

L’azienda ha preso la decisione dopo avere valutato l’esito di un’indagine secondo cui il 65% delle persone voleva l’eliminazione di questi prodotti dalle casse. La motivazione addotta è stata la volontà di acquistare alimenti più sani per i propri figli (67%).

Sempre in Inghilterra la catena di hard discount Lidl (presente in Italia) pochi mesi fa ha sostituito qualche mese fa le caramelle e gli snack in vendita in prossimità delle casse con succhi di frutta e altri prodotti meno attraenti per i bambini.

L’esposizione di prodotti e snack generalmente ricchi di zuccheri, grassi, sale, conservanti e coloranti rappresenta infatti un elemento di conflitto tra genitori e bambini, che quando sono in fila per pagare la spesa, fanno capricci finché non ottengono uno di questi snack.

La scelta di posizionare alimenti classificati come cibo spazzatura vicino alle casse è una forma di marketing inaccettabile perché rivolta a minori.

Il Fatto Alimentare ha inviato la richiesta alle più importanti catene e aspettiamo fiduciosi una risposta.

Per supportare l’iniziativa chiediamo a lettori, cittadini, consumatori, genitori e alle associazioni di dietisti e pediatri di aderire alla petizione (firma qui).

(*) Coop, Conad, Esselunga, Auchan, Carrefour, Simply, Eurospin, Lidl, Il Gigante, Pam, Iper, Billa, Crai, Unes, Selex, Sma, Gruppo Lombardini, MD Market, LD Market, Supersigma, NaturaSì…

Aggiornamento del 1° giugno 2014: Clicca QUI per leggere la lettera spedita da Mario Piccialuti direttore dell’Aidepi (Associazione  di categoria che riunisce i produttori di dolciumi e di pasta italiani) che critica l’ iniziativa.

Secondo me: Ho firmato e pubblicizzato la petizione, anche se ritengo che i veri colpevoli siano i (molti) genitori che non sanno gestire i bambini ed i loro capricci; spesso vedo capricci che “ai miei tempi” non sarebbero stati tollerati e meno che mai sarebbero terminati con la resa del genitore.

Conosco molti genitori che fanno vedere la tv con il contagocce, che non concedono l’uso dell’Ipad al bambino di 7 anni, e che sono capaci di dire No al bambino e mantenere questa linea di condotta, anche se è la meno facile e richiede più impegno.

Ma vedo anche tanti, troppi, che dopo una debole resistenza “tra mezz’ora si mangia, non ti prendo le patatine”, dopo un capriccio insistito ad arte ecco che le patatine si materializzano nelle mani del bimbo.

Scene queste che si vedono alla cassa, certo, ma anche davanti agli scaffali. Il problema non è, non dovrebbe essere, “dove” sia posizionato il prodotto, ma chi lo compra e perchè.

Fatta questa premessa, condivisa in famiglia, resta il fatto che il problema dell’abuso di snack, dolci, che bene non fanno, all’adulto come al bambino.

E se c’è un problema è necessario affrontarlo, facendo talvolta una certa autocritica e magari rinunciando ad una parte dei guadagni facili, sempre che si voglia avere una condotta responsabile in nome del Bene comune.

Non si è chiesto di rendere illegali i dolci, ma semplicemente di lasciarli nelle zone apposite degli scaffali e non posizionati in modo strategico, calcolato, per venderli a colpo sicuro.

L’Etica delle aziende la si vede anche in questi frangenti. Peccato che la gran parte dei consumatori italiani non abbiano memoria lunga ed una consapevolezza necessaria.

Chissà che direppe Adeipi se la gran parte dei consumatori decidesse di boicottare i supermercati e/o le aziende che ostacolano questa iniziativa chiesta da Il Fatto Alimentare?

Vorrei citare una vicenda che porto ad esempio sul Blog, quando si parla di consapevolezza e di risposta da parte dei consumatori:

“ho letto della protesta nata in Israele per l’aumento di prezzo di un formaggio, il Cottage, un prodotto simile allo Jocca che era prodotto in Israele dalla Tnuva, una società cooperativa di proprietà dei kibuzin.

Un prodotto a basso prezzo, consumato da tutti sino a che la Tnuva è stata acquistata da Apax, un fondo internazionale di investimenti che, fatti due conti, ha intravisto la possibilità di un facile guadagno aumentando il prezzo di un prodotto di largo consumo e confidando che i consumatori avrebbero accettato l’aumento, vista appunto l’abitudine radicata al consumo del prodotto.

In effetti, nonostante un aumento del prezzo dell’80%, dal 2007 al 2011, il consumo è rimasto invariato sino a che una persona scrisse su Facebook che era stufa e non avrebbe più acquistato il Cottage a quel prezzo.

150.000 persone su Facebook cliccarono su Mi piace ed 1 milione di persone non acquistò più il formaggio, facendo crollare le vendite, con perdite elevatissime, per produttori e per i supermercati, in quanto il prodotto fresco inacidisce rapidamente.

La Tnuva abbassò il prezzo, ma a quel punto era partito il vento della protesta che si allargò poi ad altri settori…

Noi ne saremmo capaci? Dubito fortemente…

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